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IL POPOLO VENETO

Fondato nel 1921 n.16/2012 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

BRINDISI E LABISSO DELLUOMO


di Domenico Latino Vorrei vederti, infame, mentre la tua mano assassina preme il pulsante. Vorrei sentire che olezzo ha il sudore di un infame. Vorrei vederti, infame, nella stanza dei bottoni mentre smargiasso scrivi il mio destino. Vorrei guardarti, infame, quando tra le dita conti il tuo denaro: tanto meschino il suo sapore quanto vile la tua vita. Vorrei seguire, infame, il tragitto miserabile che ti ha condotto davanti a scuola e che, da quellinferno ti ha riportato a casa tua, se una casa ancora lhai o sei nascosto in una tana come un ratto di campagna. Vorrei spiarti quando, seduto su quel lurido divano, hai espiato le immagini dellorrore da te stesso generato latrando contro il lato oscuro del tuo ego, schiacciato dal peso dellerrore. Vorrei averti avuto accanto, infame, sotto il primo sole. Con laria ancora fresca che si riempie di paura e le tazzine bollenti del caff che vibrano le macabre note del boato. Vorrei averti avuto accanto, a sgranare gli occhi sullasfalto stinto, quando lodore del catrame si mescola a quello di bruciato. Infame. Quando i brandelli di carne ti sembrano i vestiti e i rottami sono inondati dal sangue innocente di vite spezzate. Vorrei tu fossi stato il vento che ha accarezzato le pagine dei diari incollati sullasfalto, fogli rimasti

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bianchi, trasparenti e che non avranno pi le loro frasi. Vorrei tu fossi stato la copertina di quei libri bruciacchiati, le bretelle di quegli zaini insanguinati, le assordanti sirene, le grida, i copertoni consumati. Vorrei tu fossi uscito con lei quella mattina: vorrei tu avessi avuto il bacio di sua madre. Vorrei tu fossi stato lo sguardo di suo padre, dietro una finestra ad accompagnare per mano la sua principessa fino alla pensilina. Vorrei avessi fatto con lei quellultimo viaggio, su un pullman gravido di sogni e speranze. Musica, voci, sussurri, sospiri, paure. Non la paura. Vorrei tu fossi stato il suo compagno di banco per un giorno: essere in ansia per linterrogazione, scrivere del primo amore, cenni e sorrisi che laccompagnano fuori e tu a rincorrerla per darle appuntamento per domani. Il suo domani, la vita. Il tuo domani, la morte. Vorrei tu fossi stato la sua prima sigaretta e le sue smorfie per un no, un suo rimpianto. Vorrei tu fossi il bruno corvo che dir messa per lultimo mistero: dalla tua spregevole bocca uscirebbero parole tremolanti, lodio si trasformerebbe in amore, il dolore porterebbe la gioia vedendoti piangere dietro un applauso scrosciante, dentro un mare di fiori. Vorrei tu avessi visto i suoi passi da fanciulla, la sua prima danza di l in cucina. Vorrei tu avessi asciugato il suo pianto per il suo primo amore, infranto su scogli dorati o fossi stato lo scooter che ha percorso quei vicoli: dai palazzi di periferia portano gi al molo, al mare che carica di odori le strade battute dal sole destate, i cesti di pesce, gli scorci azzurri sui lati. Vorrei essere, infame, la tua cravatta per stringere intorno alla tua gola la rabbia e lorgoglio. Vorrei incontrarti, infame, per dirti solo che sei un infame e correrti dietro prendendoti a sassate. Vorrei tu fossi un chirurgo del Perrino per farti vedere rasente le bruciature sulle cosce e i volti deturpati dalle schegge delle bombe, dal calore del tuo odio. Vorrei tu fossi il freddo di una lettiga. Vorrei guardarti, infame, quando vai a rapporto dai tuoi padroni, i veri mandanti: coloro che comprano te e il tuo tozzo di pane avvelenato vendendo la tua gente, infame. Vorrei tu fossi il suo ragazzo ad attendere invano, un angelo sacrificato sullaltare del potere. Terreno. La cricca di amiconi che laspetta gi al bar la sera per un sorso, il pizzaiolo che le prepara la solita fritta dopo le prove, il suo istruttore in piscina. Vorrei vederti, infame, domani quando ti indigni e proponi soluzioni. Vorrei far sprofondare le tue banche, i tuoi milioni, i tuoi affari, i tuoi

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sporchi giochi in borsa. Vorrei essere il tuo cappuccio o il tuo collare da grande ufficiale, tuo fratello prediletto. Vorrei essere il dossier di un magistrato per contenere le parole che sbattano dietro le sbarre la tua follia. Vorrei tutto ci non fosse mai accaduto, che tu non fossi mai nato. E poi, vorrei vederti sfilare in processione assieme ai benpensanti per additare te e loro che vendono il bene per il male. Vorrei pensarti, infame, come io ti penso ma forse non lo sei, forse sei anche tu una vittima di false convinzioni, di giochi, di inganni. Vorrei spiegarti, infame, che anche il malaffare deve rispetto alle sue regole, ha il suo codice donore. Vorrei raccontarti, infame, della strage di Natale su un treno che trabocca di carne da macello, di puzza di piscio e braccia da lavoro. Di un aereo sprofondato negli abissi allombra di un volo che non doveva decollare, uccellacci e uccellini da salvare. Dopo il solco prosciugato di Bologna e le stragi di Falcone e Borsellino la gente ha aperto gli occhi e il sipario della storia ha insegnato a non lasciarsi pi ingannare. La rivoluzione cultura, non si imbracciano le armi su persone inermi, non si scanna tanto per scannare. Se vuoi confondere e distrarre lattenzione, infame, sei sulla strada sbagliata, senza ritorno. Ora i ragazzi non dormono, non vedono mostri ma resistono per il futuro loro e dei loro figli. Vorrei tu fossi la goccia di lacrima che solcher il viso dellItalia intera, Italia che qualcuno ha gi deriso. Dea che ha subito e sta subendo lo scorno della vilt. Culla di sapere e terra di poeti e luminari caduta nelle mani di bassi trafficanti danime. Vorrei farti una promessa infame, un impegno per il futuro: che il male fatto oggi te lo faremo pagare con la moneta della giustizia. E non si indigni chi non si deve indignare! Il Paese non ha bisogno di falsi profeti o incantatori di serpenti. Vorrei domani tu fossi un tema su Melissa, infame, per poter scrivere la parola basta sotto una traccia che ti vede protagonista e affermare che sei un infame vorrei essere il tuo pentimento e farti capire quanto umano quel che sento.

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ALLOLIMPICO FISCHIATO LINNO DI MAMELI

di Ivano Maddalena Continuo a pensare che la grandezza della persona umana risiede anche nella sua intelligenza. Lintelligenza che ci permette di approfondire ci che sperimentiamo con i sensi, di conoscere le cose, non solo come si presentano, ma anche come sono realmente. Lintelligenza che ci permette di indagare e ricercare il significato della vita, di riflettere su ci che ci accade. Lintelligenza permette allumanit di progredire, di correggere i suoi errori, di liberarsi dai condizionamenti storici e sociali. Inoltre lintelligenza che ci aiuta a riconoscere ci che veramente necessario per condurre unesistenza umana ricca di significato e di camminare sulla via del bene. Questa conoscenza delle cose essenziali della vita viene detta sapienza. Ogni uomo chiamato a far fruttare la propria intelligenza e a diventare persona sapiente. Converrete certo con queste riflessioni ma converrete pure con il riconoscere che spesso e volentieri luomo non per nulla sapiente, saggio e quindi non intelligente per non dire ignorante e becero. Eccovi subito lesempio, per la verit se ne possono fare molti altri, ma questo mi ha colpito e non poco. Ieri sera, a Roma presso lo stadio Olimpico si disputata la finale di Coppa Italia tra Napoli e Juventus. Ha vinto meritatamente il Napoli dopo una partita non certo esaltante ma neppure brutta. Onore al Napoli e un tributo a capitan Del Piero che lascia la Signora da signore! Ci che mi ha lasciato basito sono stati i fischi al momento dellesecuzione dellinno nazionale prima della partita. Tutti hanno potuto constatarlo in diretta su Rai1. Quando lo speaker dello stadio annuncia larrivo della cantante Arisa per lesecuzione dellInno dagli spalti si levata una significativa bordata di fischi da parte di tifosi, se cos si possono definire. I fischi negli stadi allesecuzione dellinno nazionale purtroppo non sono una novit, non lo sono neppure le offese a sfondo razziale che sono

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punite con insignificanti ammende alle societ sportive. Uomini che si rendono protagonisti di comportamenti deprecabili, per nulla intelligenti. Costoro sono gli stessi che subito dopo, durante il minuto di silenzio osservato per Melissa Bassi vittima dellattentato di Brindisi e per le sette vittime del terremoto che ha colpito lEmilia, hanno applaudito composti. Non si rispettato il silenzio chiesto ok ma almeno non hanno fischiato vien da dire. Persone che nel giro di pochi minuti dimostrano la loro ignoranza e incivilt e poi un minimo di educazione e rispetto per i morti riescono a trovarlo. Le telecamere hanno inquadrato un innervosito presidente del Senato Schifani, che durante lintervallo si dichiarato sconvolto: E stato un gesto incivile, che mi ha anche sconvolto - ha detto la seconda carica dello Stato a Rai Sport. Contavo che, in una giornata come questa, il Paese potesse dimostrarsi unito sotto il suo inno. E' un gesto da dimenticare, questa deve essere la serata dellunit e linno unit. I fischi allinno sono come lo sputo allavversario, ignobile, deprecabile e incivile. Ignobile e squallido pure il link su Facebook, apparso e poi rimosso ma il dado tratto, da parte di un consigliere del comune di Rovato in provincia di Brescia esponente della Lega Nord, un certo Stefano Venturi poco pi che trentenne che cos si espresso: Terremoto nel Nord Italia. Ci scusiamo per i disagi, ma la Padania si sta staccando (la prossima volta faremo pi piano). Ha rassegnato le dimissioni che gli sono state chieste. Tal Venturi solo uno degli esempi di poca intelligenza e saggezza che sfocia poi in poca umanit. Tornano alla memoria le risate di chi la notte del 6 aprile scherzava durante il terribile terremoto che colp lAquila. La storia non insegna. Lignoranza la vince, lintelligenza e la sapienza no. Sono aspetti, atteggiamenti e scelte che non possono lasciarci indifferenti. Vero che lattenzione pubblica in questi giorni presa da mille altre cose per non mi bastano alcuni interventi che invitano ad educare alla legalit, serve di pi della legge. Come sarebbe bello poter fare a meno della legge perch ogni uomo maturo in modo intelligente capisce di dover compiere spontaneamente il bene, senza avere il bisogno di alcuna imposizione Ma qui si sogna e se non questa utopia poco ci manca. Serve di fatto non tacere, richiamare laccaduto e che ognuno faccia un bellesame di coscienza e si chieda se usa bene lintelligenza, il buon senso e se si pu definire un uomo saggio, sapiente nel suo pensare, dire e fare. A volte ho la sensazione, comprovata dai fatti, che lintelligenza e la sapienza siano aspetti assai latenti nelluomo.

IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 91 n. 16 / 2012 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 . Stampa in proprio (20/05/2012). Giornale gratuito

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CASINI E LIMBROGLIO LESSICALE SUI MODERATI


di Francesco Toscano
Intorno al termine vuoto moderati, si consuma un gigantesco imbroglio in danno dei cittadini votanti. Cosa significa moderati? Significa basso profilo comunicativo? Significa mediazione allinfinito tra interessi divergenti? O forse, pi probabilmente, non significa proprio nulla? In Italia con il termine in questione si soliti dipingere vecchi marpioni della politica abituati a non scegliere mai nella speranza di tenersi in prospettiva tutte le porte aperte. Il centrismo, lidea cio che bene costruire unarea politica capace di dialogare con forze politiche diverse, non ha nulla a che vedere con il moderatismo. La Dc era certamente un partito di centro ma non ha mai fatto vanto, almeno nelle sue espressioni politiche pi colte e lungimiranti, della sua essenza moderata. Eppure allepoca, mentre le ideologie erano ancora vive e presenti, lintento di porsi come forza in grado di smussare le intemperanze di partiti, allora s, estremi, poteva avere anche una sua dignit ontologica. Ma oggi, quando tutti i partiti presenti in Parlamento sono identici, sostengono la stessa dittatura tecnocratica, applaudono allunisono le stesse ricette cristallizzate nelle famosa lettera della Bce a firma Draghi, votano gli stessi provvedimenti infami ed estremi in materia di bilancio, alcuni dei quali cos violenti e ottusi da stabilire che un genio del pensiero economico del novecento come Keynes deve essere bandito per legge, ma in un quadro cos delineato, mi sapete spiegare che senso ha continuare con la retorica sulla necessit di far crescere le forze moderate. Lunica accezione possibile oggi per dare politicamente un senso al termine moderati, quella che delimita un eventuale movimento di pensiero, avente il primario scopo di limitare ( e quindi moderare) la dilagante e barbara furia iperliberista generatrice cieca di lutti, povert e suicidi. Al contrario invece, limbroglio lessicale permanente perpetuato da un stampa in genere mediocre e asservita, affibbia la patente di principe dei moderati al principale estremista presente sulla scena politica: Pier Ferdinando Casini, leader dellUdc. Casini infatti il pi acritico sostenitore di tutte le iniziative intraprese dal governo Monti, iniziative finalizzate alla costruzione di una societ oligarchica, devastata dalingiustizia sociale, piramidale e cinica. Casini la punta di diamante dellestremismo mercatista dilagante. E ci tocca pure sentirlo continuamente osannare come esempio di equilibrio. Semmai, di equilibrismo.

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MORTI BIANCHE A NORDEST, PRIMO QUADRIMESTRE

Sono 17 le persone che hanno perso la vita sul lavoro a Nordest nel primo quadrimestre del 2012*: 9 in Veneto, 4 in Friuli Venezia Giulia e 4 in Trentino Alto Adige. il numero delle morti bianche in Triveneto diminuisce rispetto al 2010 e al 2011, ma lemergenza rimane specie nel settore agricolo e in quello delle costruzioni dove si conta il maggior numero di vittime. Intanto in tutto il paese i decessi registrati nei primi quattro mesi dellanno sono 137. Mestre - Sono 17 le persone che hanno perso la vita sul lavoro a Nordest nel primo quadrimestre del 2012: 9 in Veneto, 4 in Friuli Venezia Giulia ed altrettante in Trentino Alto Adige. Il numero delle morti bianche diminuisce rispetto allo stesso periodo del 2010 (erano 24) e del 2011(erano 20); ma lemergenza rimane specie nel settore agricolo e in quello delle costruzioni dove si conta il maggior numero di vittime. Intanto, in tutto il Paese i decessi registrati nei primi quattro mesi dellanno sono 137.

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Bolzano con 3 decessi sul lavoro guida la classifica provinciale del Nordest, seguita da Rovigo, Vicenza, Verona e Udine (2). Una vittima a Belluno, Venezia, Treviso, Gorizia, Pordenone e Trento. Ma lo scenario cambia quando gli esperti dellOsservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering analizzano i dati delle morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa. Ed ecco che la provincia pi a rischio in Triveneto Rovigo che, con un indice di incidenza pari a 19,4 (contro una media nazionale di 6), anche ottava nella graduatoria nazionale delle province pi colpite dallemergenza. Seguono: Gorizia (17,6), Bolzano (12,5), Belluno (11), Udine (8,9) Pordenone (7,4), Vicenza (5,3), Verona (4,8), Trento (4,4), Venezia (2,8), e Treviso (2,7). Inserendo poi il Nordest nella mappatura delle morti bianche per macroaree geografiche, si scopre che con le 17 vittime quarta dopo il Centro del Paese (56 decessi sul lavoro), il Nordovest (37) e il Sud (18). Ma, purtroppo le virt si perdono a Nordest che diventa la seconda area della Penisola per incidenza di morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa con un indice pari a 5,5. Peggio fa solo il Centro (7,6) . Il Veneto, poi, continua ad essere ancora sul podio del Paese; quintoper numero di decessi - ne conta 9 - dopo la Lombardia (23), la Toscana (20),lEmilia Romagna (15) e il Piemonte (10). Insieme ai numeri assoluti, per, lOsservatorio mestrino analizza anche lindice di mortalit rispetto alla popolazione lavorativa. E i valori pi elevati a Nordest arrivano dal Trentino Alto Adige (8,5 contro una media nazionale di 6 e quinto nella graduatoria nazionale), seguito dal Friuli Venezia Giulia (7,9) e dal Veneto (4,3) (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com). Padova e Trieste, invece, continuano fortunatamente ad esorcizzare il dramma. Ancora oltre il 40 per cento delle vittime del lavoro a Nordest operava nel settore agricolo. Mentre il 17,6 per cento nelle costruzioni. Il terzo posto nella graduatoria dei settori economici viene condiviso tra i trasporti, comunicazioni e magazzinaggi, e il commercio e le attivit artigianali (in entrambi i casi si rileva l11,8 per cento delle vittime); seguono alla pari le industrie alimentari, i servizi e le industrie estrattive (5,9 per cento). Il decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti e la caduta dallalto sono le prime cause di morte sul lavoro a Nordest (29,4 per cento); seguono: il ribaltamento di veicoli o mezzi in movimento (17,6 per cento), lecause elettriche (per le quali deceduto l11,8 per cento delle vittime) e il contatto con organi lavoratori in movimento (il 5,9 per cento dei decessi sul lavoro). Le fasce det pi colpite a Nordest sono alla pari quelle tra i 55 e i 64 anni e tra i 45 e i 54 anni (31 per cento del totale dei decessi per ciascuna fascia); segue la fascia 35 - 44 anni (25 per cento). *le elaborazioni rilevano gli incidenti mortali verificatisi in luogo di lavoro ordinario e quindi sono esclusi quelli in itinere e quelli dovuti alla circolazione stradale.

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F4, UNIDEA DI FOTOGRAFIA

Sander, Burtynsky, Ciardi e i contemporanei Cera, Somoroff, Sordi e Treppo. Ma anche incontri, presentazioni e workshop per il festival di fotografia. Villa Brandolini, Solighetto di Pieve di Soligo (TV); Antico Lanificio Andretta, Follina (TV). Dal 10 giugno al 16 settembre 2012 Dopo il successo dello scorso anno, la Fondazione Francesco Fabbri promuove la seconda edizione del suo festival dedicato alla fotografia moderna e contemporanea nelle sedi di Villa Brandolini a Solighetto di Pieve di Soligo e nell'Antico Lanificio Andretta a Follina, nel cuore delle colline trevigiane. Dal 10 giugno al 16 settembre andranno di scena sei mostre che spazieranno dalla fotografia di fine Ottocento fino alle ricerche legate alla contemporaneit; inoltre ci saranno vari collaterali con incontri, presentazioni di libri e workshop fotografici. Il progetto, F4_ un'idea di fotografia, curato da Carlo Sala e si avvale della collaborazione del Comune di Pieve di Soligo e di Follina; patrocinato da Provincia di Treviso e Regione del Veneto che lo hanno inserito nel circuito di manifestazioni regionali RetEventi Cultura Veneto. Il tema dominante di questa edizione sono i paesaggi identitari e culturali, declinato secondo l'opera di maestri della modernit, protagonisti dell'arte contemporanea e autori emergenti. Il primo evento espositivo del festival "Assenza di soggetto", mostra che

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mette in relazione il grande fotografo moderno August Sander con il contemporaneo Michael Somoroff. In mostra la celebre serie Ritratti del Ventesimo secolo con cui Sander ha saputo figurare i tratti caratteristici di un'epoca attraverso le sembianze degli abitanti della repubblica di Weimar. Di umili origini, l'autore impara l'arte della fotografica assistendo un professionista mentre realizzava degli scatti nella miniera dove impiegato come operaio. Dopo varie attivit professionali, negli anni Venti aderisce al "Gruppo degli Artisti Progressivi" di Colonia, cominciando a pianificare un lavoro che voleva essere un vero e proprio catalogo della societ attraverso una serie di ritratti. Il suo primo libro Face of our Time, pubblicato nel 1929, contiene una selezione di sessanta scatti tratti dalla serie Ritratti del Ventesimo secolo. Durante il regime nazista, Sander subisce varie limitazioni e oppressioni che culminano in atti di violenza verso il figlio Enrich. Quest'ultimo, membro del Socialist Workers' Party, subir una condanna a dieci anni di reclusione morendo poco prima della scarcerazione. Nel 1936, le copie di Face of our Time sono sequestrate e le lastre distrutte: analizzando l'opera non difficile comprendere l'ostilit dell'autorit politica di allora. Il mito della razza ariana veniva profondamente messo in crisi da questo "catalogo" di umanit, suddiviso in sette sezioni: i Contadini, i Commercianti, le Donne, Classi e Professioni, gli Artisti, le Citt e gli Ultimi (homeless, veterani, ecc.). Una visione plurale della societ degli anni della Repubblica di Weimar, che tanto cozzava con gli ideali del partito di governo. Michael Somoroff ha voluto interpretare a livello fotografico e video l'opera di Sander. L'autore americano ha lavorato in post-produzione sui lavori storici, cancellando digitalmente le figure narrate. E' un lavoro concettuale, ma anche umanista, che vuole giungere all'essenza dei luoghi ed all'intrinseco rapporto tra la presenza antropica ed il paesaggio. Un'azione all'apparenza arbitraria, ma che denota come Somoroff abbia intimamente compreso la lezione del tedesco, che non si voleva limitare ad un semplice ritrattismo, comune a parte della fotografia dell'epoca. Pur facendo emergere l'horror vacui di strade silenziose o il silenzio degli interni vuoti delle case, la figurazione dei tratti tipici di quella determinata societ rimangono inalterati, rendendone un'immagine che tanto sa parlare di identit. La mostra curata da Julian Sander e Diana Edkins

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La seconda rassegna "L'uomo e la terra. Luci e ombre" dedicata al fotografo contemporaneo Edward Burtynsky e curata da curata da Enrica Vigan con Carlo Sala. L'autore canadese, fin dall'inizio della sua carriera trentennale si sempre confrontato con la natura in trasformazione e in particolare con l'effetto del progresso sul paesaggio. Pochi autori della contemporaneit, come lui, hanno saputo cogliere un nuovo senso del sublime nei panorami manipolati dall'industrializzazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali, portando lo spettatore a interrogarsi sugli effetti del consumismo esasperato. Le sue immagini raccontano dello sfruttamento delle risorse del pianeta, restituendo un paesaggio trasformato e ferito. Fotografie che sono una metafora dell'eterna contraddizione dell'uomo, che da sempre prende dalla natura ci che gli serve per "migliorare" la qualit della vita, ma inevitabilmente ne causa il deterioramento. Le opere di Burtynsky si fondano su un sottile equilibrio, figurando questi eventi tramite immagini dal fortissimo impatto estetico. L'uso di un'iniziale "bellezza" dell'immagine crea un'empatia tra opera e fruitore, che spinge inconsciamente verso una dimensione riflessiva. Un gioco che sfiora la contraddizione: dietro una magnificenza compositiva, si celano paesaggi che contengono il dramma di un'insostenibilit giunta al limite. Le circa trenta opere di grandi dimensioni esposte nella mostra, manifestano questo incontro-scontro mediante la presentazione di luoghi dal valore emblematico come le miniere di nichel, lo sbancamento delle cave, i cimiteri di relitti navali o le imponenti costruzioni delle nuove citt asiatiche. Luoghi lontani tra loro come gli Stati Uniti, la Cina, il Canada o il Bangladesh divengono teatro delle medesime problematiche universali. Ultimo membro di una storica famiglia di artisti, Emma Ciardi si inserisce nell'alveo della trazione veneta del vedutismo portata avanti anche dal padre Guglielmo, esponente della "scuola veneziana dal vero". Nella sua ricerca evidente il tentativo di sintesi tra due "mondi" distinti, il realismo dell'Ottocento e l'avanzarsi della modernit. Nella mostra "Emma Ciardi. L'opera fotografica tra Venezia e Refrontolo", curata da Carlo Sala, per la prima volta viene svelata la sua attivit di fotografa grazie alle immagini proveniente dal Fondo Pasinetti del CISVe di Venezia.

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Per la Ciardi l'uso del mezzo fotografico possiede vari significati e prima di tutto sintomo di tradizione: tutto il vedutismo lagunare si approccia alla fotografia (o protofotografia) come inevitabile strumento per catturare la realt. Ma per l'artista il vero l'imprescindibile base di partenza di ogni quadro, anche quando viene stratificato e implementato da elementi narrativi, come nei suoi famosi personaggi settecenteschi. La sua struttura pittorica viene creata attraverso una forte sapienza cromatica che rende grande finezza nella trattazione delle qualit atmosferiche. Un gioco di luci ed una vividezza dei toni che non solo funzionale all'impressione del momento, ma strumento per la creazione di una visione che inizia a possedere dei caratteri introspettivi. In un tale contesto, la fotografia di Emma Ciardi non pu essere vista come una semplice attivit strumentale alla ricerca pittorica. Accanto ad alcuni scatti prettamente documentativi, vi sono immagini in cui l'autrice tenta di utilizzare le funzionalit di questo mezzo avvicinandoli alla sua poetica di pittrice. Il percorso composto da trenta lavori, si esplica attraverso tre tematiche portanti. Innanzi tutto le visioni della citt di Venezia, in cui appaiono colti canali, navi e bacini indugiando sul fascino dei riflessi nell'acqua del mare. Molto affascinanti gli scatti dei giardini soggetto tipico dei quadri di Emma - popolati da statue antiche che rimandano a un gusto per la classicit. Infine gli scatti realizzati a Refrontolo, paese della campagna trevigiana dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Immagini in cui appare una visione pi rigorosa della realt e sembra celarsi un diverso approccio al paesaggio, ora rurale e spartano, senza i decori e gli elementi decorativi del passato. L'intervento di Cristina Treppo, intitolato Lo stato incerto delle cose, chiude le esposizioni a Villa Brandolini. L'artista lavorer con delle opere ibride, realizzando delle installazioni site specific che contemplino in esse l'immagine fotografica. Le sembianze di oggetti quotidiani perdono nel suo lavoro la loro valenza funzionale, divenendo simulacri evidenti per la costruzione in senso evocativo di una memoria collettiva. Il percorso espositivo della seconda edizione di F4 prosegue nei suggestivi spazi espositivi del Lanificio Andretta a Follina, attraverso l'opera di due autori contemporanei italiani della scena emergente: Michele Cera e Massimo Sordi. Il primo, con la serie di scatti "Dust"

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documenta il peculiare volto dell'Albania odierna. Interrogandosi sulle architetture "senza qualit", l'autore ci narra di un paese in cui la vita quotidiana si accompagna ad un profondo senso di abbandono. Immagini scarne e minimali raccontano di luoghi marginali popolati da edifici fatiscenti o incompiuti. Sono raffigurati paesaggi fragili e perennemente in bilico come le esistenze delle genti che popolano quelle terre. Massimo Sordi, autore profondamente legato all'India, rivela con le sue fotografie la complessit di questa nazione. Un paese che non vuole abbandonare le proprie tradizioni e al tempo stesso che sta gestendo delle profonde mutazioni sociali legate al progresso e alla globalizzazione. La mostra si compone di scatti in bianco e nero che sono un lungo viaggio dalle grandi megalopoli in continua crescita ai remoti villaggi delle regioni rurali.
F4_un'idea di fotografia "August Sander - Michael Somoroff. Assenza di Soggetto"; "Edward Burtynsky. L'uomo e la terra. Luci e Ombre"; "Emma Ciardi. L'opera fotografica tra Venezia e Refrontolo"; "Cristina Treppo. Lo stato incerto delle cose". Villa Brandolini, Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), Piazza Libert n "Michele Cera. Dust"; "Massimo Sordi. Indian 7. Photographs. Antico Lanificio Andretta - Nuovi Spazi Espositivi, Via Padre Anacleto Milani.10 giugno - 16 settembre 2012. Evento promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri con Comune di Pieve di Soligo e Follina. Con il patrocinio di FIAF, GAI e TRA, Centro studi Usine e Enzimi. In collaborazione con: Admira, Milano; Feroz Gallery, Bonn; CMC, Milano; CISVe, Venezia e con il supporto di Associazione Amici Fondazione Fabbri, Associazione Amici per Solighetto, Associazione culturale Careni e FAST. Rassegna inserita in RetEventi Cultura Veneto con il patrocinio di Provincia di Treviso e Regione del Veneto. Orari di apertura: gioved, venerd e sabato 16 - 20, domenica e festivi 10 - 12 e 16 - 20. Ingresso: Intero euro 6,00. Ridotto euro 4,00 dai 14 ai 25 anni; over 65; studenti universitari; aderenti FIAF; gruppi di almeno 15 persone. Gratuito minori di 14; portatori di handicap con accompagnatore; giornalisti con tesserino. Info mostra: tel. +39 334 9677948 - eventi@fondazionefrancescofabbri.it www.fondazionefrancescofabbri.it Foto: Edward Burtynsky, Residui di nichel n. 30, Sudbury, Ontario, 1996 Edward Burtynsky, courtesy Flowers, London & Nicholas Metivier, Toronto. Massimo Sordi, Chidambaran, 2004 courtesy dellartista Edward Burtynsky, Oil Fields #1 Taft, California, USA, 2002 Edward Burtynsky, courtesy Flowers, London & Nicholas Metivier, Toronto Michael Somoroff, Figlia di contadino, 2007 courtesy dellartista Michael Somoroff, Pasticciere, 2007 courtesy dellartista

IL POPOLO VENETO N.16/2012 PAG.14

SUCCESSO PER IL MEMORIAL JUDO A.ROSSATO


Oltre mille persone al Primo Memorial di Judo Andrea Rossato. Pi di duecento i giovanissimi atleti che hanno gareggiato per la sicurezza nello sport ricordando il loro giovanissimo compagno scomparso lo scorso anno a causa di un incidente sulle piste di Cortina. Levento si svolto a Mestre sabato 19 maggio al Palazzetto dello sport di via Olimpia Mestre - Sono stati oltre duecento i giovanissimi atleti che si sono trovati a Mestre sabato 19 maggio in occasione del Primo Memorial di Judo Andrea Rossato; il bimbo mestrino, cintura verde di Judo, che allet di 9 anni, il 5 marzo dello scorso anno, scomparso a causa di un incidente di sci sulle piste di Cortina. Un trofeo dedicato ad Andrea - perch tra le tante passioni sportive che coltivava da anni cera anche il Judo - e un sabato pomeriggio dedicato allo sport e alla solidariet aperto a tutti coloro che sono sensibili alla sicurezza e alleducazione dei loro figli. Un successo per la Fondazione Andrea Rossato che ha organizzato levento e che, tra i progetti volti alla diffusione della sicurezza e delleducazione sportiva dei pi giovani, sta collaborando con la Diocesi Veneziana per dare la possibilit ai bambini con difficolt economico-sociali di praticare uno sport come tutti i loro coetanei. Nel corso della manifestazione - che ha visto sfidarsi nella prima parte del pomeriggio i giovanissimi judoka nati nel 2001 e 2002 e nella seconda i ragazzini del 1998, 1999 e 2000 - hanno partecipato oltre 1000 persone ed una classe molto speciale, quella dei compagni di scuola di Andrea Rossato della Tiziano Vecellio, accompagnati dalle maestre, molto affezionate ad Andrea. Gli alunni sono stati protagonisti insieme ai rappresentanti delle istituzioni alle premiazioni. Sono encomiabili gli obiettivi della Fondazione Andrea Rossato - ha sottolineato Andrea Ferrazzi, Assessore allo Sport del Comune di Venezia - perch la diffusione della cultura sportiva e della sicurezza dei pi giovani contribuiscono ad una virtuosa educazione delle nuove generazioni e del mondo degli adulti. Alle premiazioni, oltre allassessore Ferrazzi sono intervenuti: Don Fabio Mattiuzzi, Responsabile Sport e Tempo Libero della Pastorale della Diocesi di Venezia, Giorgio Chinellato, Presidente del Panathlon Mestre, Dante Scibilia di Sport Insieme, Daniela Scagnetto, Presidente dellAds Judo Kway di Mestre e Giosu Erissini, Presidente Comitato Regionale Veneto FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Levento organizzato in collaborazione con ADS Judo Kwai Mestre e la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali), stato patrocinato dalla Provincia di Venezia, dal Comune di Venezia, dal Panathlon International Mestre e da Sport Insieme (che raccoglie le associazioni sportive del territorio.