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Cittadini che amano il loro paese Siamo cittadini che amano il loro paese.

Vogliamo spenderci perch tutti, e soprattutto i giovani, guardino al futuro come allo spazio per un nuovo sviluppo umano, liberato dalle difficolt evitabili della vita quotidiana e dalla sofferenza inutile. Noi, cittadini attivi organizzati in movimenti e associazioni operanti nei diversi paesi dellUnione europea che esercitiamo la nostra responsabilit nel contribuire alla costruzione e allo sviluppo di una Europa intesa come nuova democrazia, abbiamo stilato la presente Carta europea della cittadinanza attiva. La sottoponiamo al dibattito pubblico chiedendo che venga inclusa nel processo costituzionale europeo come pure nei modelli giuridici degli stati membri. Queste due dichiarazioni, luna in testa al Manifesto Per una nuova classe dirigente, laltra contenuta nel Preambolo della Carta europea della cittadinanza attiva, sintetizzano la missione di Cittadinanzattiva: essere sempre, con orgoglio, tenacia e determinazione, dalla parte dei cittadini, per far valere diritti, per far emergere soggettivit, per creare spazi, per contrastare ingiustizie, violazioni e mancanza di rispetto delle persone e delle cose. I due testi rendono lidea di una modalit un po speciale: il Movimento ha sempre agito per il cittadino singolo ed associato, cos come recita il nostro art. 118, ultimo comma, della Costituzione. Dopo 28 anni di storia (il Movimento nato nel 1978), pur con i tanti e benefici cambiamenti intervenuti, Cittadinanzattiva ha sempre avuto presente queste due facce: il riconoscimento e il rafforzamento del cittadino come soggetto della Repubblica e il diritto di voce e di ruolo costituzionale alle forme in cui si organizza, nella consapevolezza della inscindibilit di questi due aspetti. E significativo il fatto che negli ultimi tempi i nostri interlocutori, politici o giornalisti, si rivolgano a noi, chiamandoci Cittadinanza o chiedendoci che cosa ne pensano i cittadini, e non le associazioni, il terzo settore o il volontariato. Il nostro legame con la condizione del cittadino un aspetto irriducibile della nostra organizzazione, una sorta di antidoto ad ogni deriva associativa e ad ogni rischio di chiusura, di pregiudizio e di perdita di identit. Siamo altres consapevoli che, senza forme organizzate di attivismo civico il cittadino ha scarsa possibilit di tutelare i suoi diritti. Ed con orgoglio che dobbiamo celebrare il fatto che il Presidente della Repubblica ha deciso di conferire a noi, con il nostro Tribunale per i diritti del malato, la medaglia doro per sanit pubblica. Una onorificenza molto sudata e ostacolata da ben due Ministri della Sanit, che per oggi rende merito di un lavoro di anni di ascolto e di difesa di cittadini offesi e umiliati, ma anche rafforzati nella loro capacit di tutela, che viene finalmente riconosciuto come un impegno a sostegno di un bene di interesse generale, quale il servizio sanitario nazionale.

E nostro onere ma penso che sia anche un piacere - vivere questa doppia condizione, da singoli e da associati, anche come persone ed individui, fin dentro le nostre vite. Da tale posizione possibile vedere molte pi cose e garantirsi uno sguardo aperto nei confronti della realt. Mi sempre piaciuta una frase di Voltaire che dice il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nellavere nuovi occhi. Mi auguro quindi che questo Congresso sia per tutti noi una occasione per vivere questa condizione di apertura e di disponibilit al cambiamento. Il legame con la dimensione del cittadino ci mette in gioco gi in una prima questione: limpegno del Movimento per favorire lautonomia degli individui e dei gruppi, condizione indispensabile per fare i cittadini e praticare la sussidiariet, e, soprattutto, per sopravvivere in un mondo in cui certezze e legami non sono pi garantiti a priori. Vorrei proporvi due esempi e lanciare una proposta. Se un utente non conosce le regole che governano un conto bancario o un mutuo e non sa che pu esercitare in modo lecito e incontrovertibile i suoi diritti, che speranza ha di non farsi raggirare, perdere soldi e mettere sul lastrico la sua famiglia? Per questo abbiamo messo su il programma di incontri della Bussola del risparmiatore, per garantire ad ognuno la possibilit di fare il cittadino di fronte allo sportello. Se un malato cronico non acquisisce la capacit di governare la sua patologia, di conviverci, di prevenire gli effetti avversi, di costruire una alleanza terapeutica con il proprio medico, come potr continuare a vivere una vita autonoma, con pari opportunit degli altri? Ed giusto che Laboratorio civico e il Cnamc abbiano questo come uno dei primi obiettivi del loro lavoro. In ambedue i casi, noi stiamo lavorando perch ci siano sempre di pi individui liberi, consapevoli e con il potere di prendere in mano la propria vita. Proprio per questo abbiamo davanti una sfida pi alta, quella di lavorare per includere pienamente i cittadini immigrati nella vita del nostro paese. I dati ormai parlano chiaro: ad aprile 2006 (dati del dipartimento politiche migratorie CISL) la presenza dei cittadini stranieri in Italia di 3.741.500 regolarizzati, e 750.000 tra irregolari e clandestini. Gi nel 2005 la loro presenza si era raddoppiata rispetto ai precedenti cinque anni. Molti sono dipendenti, ma ci sono anche tanti artigiani, commercianti, imprenditori. I minori registrati sono pi di mezzo milione, ma il loro incremento sta cambiando il nostro tasso di natalit. Una grande quantit di persone, che via via si regolarizza, che produce ricchezza, che cambia la natura dei nostri servizi, che modifica abitudini e costumi, che ci fa vivere contraddizioni e problemi, ma che comunque ormai una presenza crescente nel nostro paese. Con le nostre strutture territoriali e i nostri Pit gi ci stiamo occupando dellaccesso ai servizi, delle tante discriminazioni, delle barriere linguistiche e culturali, cos come abbiamo denunciato lo stato dei CPT e le incongruenze della Legge Bossi-Fini. Forse per il nostro compito principale quello di guardare, appunto, le cose con altri aocchi: impegnarsi per laccelerazione nellapprovazione delle norme che introducono il voto amministrativo per gli immigrati stabili e regolari e per lavvio di un programma di alfabetizzazione e di accoglienza alla cittadinanza italiana ed europea, da realizzare allatto della concessione del diritto. Cittadinanzattiva per la sua attitudine a fare scuola di educazione civica, in modo n professorale, n
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paternalistico, potrebbe essere il soggetto pi adatto a svolgere questo compito, in collaborazione con il Ministero dellInterno, come il nostro Presidente Gregorio Arena ha proposto al Ministro Giuliano Amato. Questo sarebbe una grande occasione per un Movimento come il nostro: intervenire alle radici, per favorire una convivenza civile, che tenga conto delle differenze, che esalti le somiglianze e che trasformi il pi possibile le ragioni, che portano a conflitti etnici e religiosi, in occasioni di dialogo tra cittadini. Daltra parte, nonostante il notevole impegno di tante organizzazioni a favore degli immigrati, essi sono scarsamente presenti nel tessuto associativo, e quando lo sono, ricoprono incarichi legati alla loro condizione, quasi che non potessero occuparsi daltro. Rafforzare la loro dimensione di cittadinanza e la loro autonomia rappresenta probabilmente lunica strada per realizzare una pari opportunit, che vada al di l della facile retorica. Di solito un Congresso di met mandato un momento di verifica sulle cose fatte o non fatte, e non una occasione per prendere grandi decisioni. Per il luogo in cui abbiamo deciso di tenerlo - qui a Roccella Ionica - per i temi sul tappeto, questo invece un Congresso fondamentale almeno per tre ragioni: per limpegno che il nostro Movimento ha deciso di avviare sul tema della legalit, per le questioni politiche messe in luce dal Manifesto Per una nuova classe dirigente e sulle quali tutto il Movimento chiamato a spendersi, per lavvio di un processo di riforma interna di Cittadinanzattiva che da questa assise deve prendere avvio per concludersi nel 2008, al prossimo Congresso. La lotta contro la corruzione e per la legalit Nel Convegno di ieri abbiamo preso un impegno importante: spendere il nostro Movimento per rafforzare la cittadinanza attiva nel Sud e per dimostrare che esistono strumenti per combattere la battaglia per la legalit e contro la criminalit organizzata. Ma il problema non riguarda solo il meridione. La cultura della legalit nella pubblica amministrazione, di cui la corruzione rappresenta la patologia pi grave e diffusa, emerge sempre di pi come una condizione per il buon funzionamento dei servizi pubblici e per assicurare competitivit al sistema sociale ed economico del paese. Purtroppo lItalia al 41 posto della classifica mondiale compilata da Trasparency International relativa alla trasparenza (penultimi nella CEE). Di questo dato si parla poco, cosa di cui non ci si deve stupire: per libert di stampa siamo al 40 posto per Trasparency; il Civil society index, ricerca internazionale a cui per lItalia ha partecipato Cittadinanazattiva, grazie anche al contributo di Giovanni Moro e di Fondaca, indica come uno dei punti di debolezza della societ civile italiana lalto livello di corruzione percepito e il basso livello di libert di stampa.. I costi della corruzione sono altissimi. Il danno erariale annuale causato da essa corrisponde a 70 miliardi di euro. La stessa spesa pubblica ne influenzata perch le risorse impegnate in modo illecito sono sottratte a voci fondamentali del bilancio nazionale: in primo luogo, listruzione e, in misura minore, i servizi sociali. La cosa
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ancora pi drammatica rappresentata dal fatto che troppo spesso la classe dirigente e le istituzioni politiche italiane invece di arginare il fenomeno, lo alimentano. Basti pensare allintreccio perverso della sanit pubblica (in Calabria, in Sicilia, in Piemonte, nel Lazio, in Puglia) con i numerosi scandali che hanno visto implicati pezzi di istituzioni regionali, clan mafiosi e amministratori dei servizi sanitari o alla quantit di parlamentari attualmente condannati, indagati, imputati per questo genere di reati. Dobbiamo rivendicare con soddisfazione che nella gran parte dei processi in corso Cittadinanzattiva presente come parte civile grazie allimpegno di Giustizia per i diritti. Con la presentazione della proposta di Legge anticorruzione, di cui il principale protagonista stato Antonio Gaudioso, lanciata con Libera, Transparency e Avviso Pubblico, Cittadinanzattiva si propone di porre un argine a questo fenomeno, sia mediante un deterrente (il sequestro e la confisca dei beni sottratti), sia attraverso unazione di sussidiariet (la restituzione di quanto accumulato alle comunit locali e ai cittadini). Nella scorsa legislatura non siamo stati presi sul serio. Anche di questo non c da stupirsi, dato che nei cinque anni passati per essere sinceri - ci si preoccupati di fare lopposto: coprire e salvare corrotti e corruttori. Ci auguriamo che questa volta le cose vadano meglio. La vigilanza civica contro lillegalit Non sempre lillegalit sfocia nella corruzione. La cosa non ci consola perch, mentre la seconda palesemente un atto illecito, la prima tende sempre di pi a diventare un costume. Per questo il ruolo dei cittadini fondamentale. Per garantire lintroduzione di criteri di trasparenza, di responsabilit, e di qualit nella gestione dei servizi. Strumenti importanti sono sicuramente la partecipazione dei cittadini negli appalti di servizi, forniture e lavori e ladozione dei patti di integrit da parte delle aziende private che lavorano con il pubblico (farebbe bene il Ministro Di Pietro ad inserirlo come un vincolo nei nuovi provvedimenti sulle regole per lassegnazione dei lavori pubblici), nonch il contributo che gi d e sempre pi dar in questa direzione la diffusione dellAudit civico. A volte per importante anche la denuncia al fine di smascherare situazioni insostenibili e sprechi inaccettabili. Se nella nostra organizzazione, che fortemente radicata sul territorio, presente negli ospedali, nei comuni, nelle scuole, ognuno di noi si impegnasse in modo serio a dare voce alla domanda di correttezza e di legalit di tanti cittadini, avremmo fatto unopera benemerita per la nostra societ. Non si tratta di un invito alla delazione e allo scandalismo, ma di una azione di vigilanza civica contro sprechi e illegalit diffusa, non certo difforme dal nostro slogan Fare i cittadini il modo migliore di esserlo. Si tratta di vigilare sugli incentivi dati a pioggia, sulle automobili pagate con i soldi dello Stato, dellassegnazione poco trasparente degli incarichi, di commesse con prezzi gonfiati e cos via. Il motivo per cui vi propongo di fare della lotta per la legalit un nostro cavallo di battaglia dei prossimi anni non morale, ma pratico. Pi soldi vengono sottratti alla collettivit per foraggiare pratiche illegali, minori
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possibilit hanno i cittadini di usufruire di servizi di qualit e di forme di sostegno per la loro qualit della vita. La lotta allevasione fiscale Si pone per un problema proprio a partire dalla nostra condizione di cittadini. Come si fa a lottare contro lillegalit se il fenomeno dellevasione fiscale cos pervasivo da toccare alcuni milioni di cittadini? Non possiamo predicare la correttezza degli amministratori senza dire e fare qualcosa per combattere questa piaga.. Evadere il fisco in tutte le forme in cui questo pu avvenire (dalla dichiarazione dei redditi allo scontrino non emesso) un danno enorme che viene fatto alla collettivit. I servizi dello stato sociale si basano su un patto di solidariet: ognuno di noi paga in proporzione al reddito e ognuno di noi pu usufruire dei servizi corrispondenti, a prescindere da quanto ha versato. Chi non paga le tasse viola il patto, perch pu usufruire di tutti i servizi senza aver dato nulla o poco pi di nulla per farli esistere. Ha un medico di famiglia, che non ha pagato; medicine, che non ha pagato; un posto allasilo nido, che non gli spetta; borse di studio e assegni, che dovrebbero avere altri, Carabinieri e Polizia che lo proteggono e cos via. Ho sentito parlare di proposte estreme contro gli evasori, fino ad arrivare alla privazione del diritto di voto. Non credo che possa essere questa una soluzione. Certo sarebbe interessante far provare agli evasori che cosa significa essere privati dei benefici dello stato sociale, facendo pagare loro i medici, i farmaci, luniversit dei figli, gli asili, Polizia e Carabinieri. Se di difficile realizzazione un controllo civico sugli evasori, possiamo pretendere interventi pi efficaci da parte delle autorit pubbliche. Ad esempio, perch non si posso detrarre dalle tasse tutti i costi avuti, come avviene negli Stati Uniti? Ci sarebbe ben altro interesse a chiedere ricevute e fatture e tutti concorreremmo, perch ne trarremmo vantaggio, a lottare contro levasione, consentendo risparmi allamministrazione pubblica e una maggiore giustizia sociale per i cittadini. Cittadini, nuova classe dirigente Con il Manifesto della cittadinanza attiva, redatto in vista delle elezioni di aprile, ma anche per il nuovo Governo che si sarebbe insediato, abbiamo espresso il nostro punto di vista sulla politica, con priorit e programmi. Il significato pi profondo del nostro impegno sta nel titolo Per una nuova classe dirigente e nellintento: lidea che lattuale classe dirigente sia inadeguata a guidare il paese e che una delle strade possibili sia quella di trasferire poteri, risorse e spazi impropriamente e pervasivamente sottratti dalla rappresentanza politica alla societ e ai cittadini, ambiente nel quale sta nascendo una nuova classe dirigente. Fare questo significa voler bene al proprio paese. Pi persone hanno trovato queste dichiarazioni troppo forti, un po presuntuose, fuori dal mondo. Chi conta in Italia chi controlla le frequenze in TV, chi distribuisce incarichi e prebende dalla nomina di un sottosegretario alla presidente
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di un Ente pubblico o parapubblico, chi detiene il potere economico. Comandano le segreterie dei partiti, i sindacati, le banche, quelli comunemente chiamati i poteri forti, non certo i cittadini. Qualche giorno fa Muhammad Yunus ha vinto il Premio Nobel della pace. Yunus un uomo che viene dalla societ civile, dal mondo delle ONG, al quale appartiene anche Medici senza frontiere che ha vinto il premio qualche anno fa. Lui ha agito e si comportato da classe dirigente. Ha visto la povert delle persone che gli stavano accanto, ha avuto unidea, ci ha creduto, lha perseguita trovando agganci e aiuti. Oggi la sua organizzazione, la Grameen Bank, ha ridato speranza a milioni di persone mediante il microcredito, facendo una cosa semplice quanto assurda: si presta a chi non ha garanzie materiali, per permettergli di affrancarsi dalla schiavit della povert e per mettere su una attivit economica. Lui c riuscito dando credito soprattutto alle donne, perch si era accorto che queste erano molto pi responsabili nei confronti della famiglia rispetto agli uomini e che sapevano che restituire il credito era la chiave per ricevere altri prestiti ed uscire dallindigenza. Oggi Yunus propone che laccesso al credito sia considerato un diritto umano, la base per mettere uomini e donne in grado di affrontare la vita. Ebbene questuomo ha agito da classe dirigente, ha capito che quella cosa o la faceva lui o non lavrebbe fatta nessuno, non si sentito debole perch proveniente da un paese poverissimo come il Bagladesh, ma ha agito da uomo forte, con la convinzione di aver gi vinto nel momento di stesso in cui ha deciso di impegnarsi un questa impresa. Essere classe dirigente non significa necessariamente ricoprire posti e incarichi di prestigio, cercando di scimmiottare lattuale establishment. Molti dirigenti di organizzazioni civiche lhanno fatto e attualmente sono in Parlamento, fanno i sottosegretari o altro. Ma si tratta di singoli, che non hanno trascinato con s il mondo da cui provenivano. Hanno fatto una scelta individuale che nessuno di noi mette in discussione. Hanno per ristretto il campo, con lillusione che contare veramente significhi avere la fila di chi ti chiede i favori o la macchina con lautista. Sono convinta che una delle cose pi importanti che ha fatto il Movimento federativo allora e oggi Cittadinanzattiva sia stata quella di creare un nuovo ambiente, la dimensione civica, in cui e da cui fosse possibile fare politica pur non stando lass. Noi abbiamo aperto una nuova strada dellagire pubblico, che ha come protagonisti i cittadini. Non escludo che qualcuno di noi possa ambire ad incarichi importanti, e non considero questo un male. Voglio solo affermare che essere classe dirigente una impresa collettiva, tesa ad allargare la cerchia degli attori e a cambiare le agende della politica. Significa sentirsi padroni in casa propria, come recita il titolo del nostro Congresso, e non ospiti indesiderati, ovunque ci si trovi. E una nuova cultura e un nuovo stile, in cui, ad esempio, contano le persone e i comportamenti e non solo i risultati a qualunque costo; in cui i compromessi sono mediazioni e non inciuci; in cui ascoltare una virt e non una perdita di tempo; in cui non si vince da soli. Questo stile serve al paese per venire fuori dalla crisi in cui si trova. Per questo dobbiamo agire con la mentalit da nuova classe dirigente, facendo propria la cultura di uno come Yunus, che, appunto, aveva gi vinto prima di cominciare. Daltra parte
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anche i dati ci danno ragione. Nella ricerca del Civil Society Index condotta in paesi, risulta che in Italia le organizzazioni della societ civile sono al primo posto nella scala di fiducia da parte dei cittadini, prima sia dei carabinieri che del Presidente della Repubblica! Non siamo quindi proprio da buttar via. Riavviare il processo costituente Cominciamo a ragionare da classe dirigente parlando della Costituzione, della legge elettorale e della riforma della politica. Noi abbiamo partecipato alla campagna referendaria per il NO alle modifiche costituzionali, proposte dalla precedente maggioranza. Qualcuno allora si tirato indietro dicendo che noi abbiamo da tutelare i diritti e non centriamo nulla con la politica. Siamo sicuri che agire cos, chiudendosi nel proprio cantuccio sia un bene sia per il Movimento che per lItalia? Come avremmo potuto continuare a difendere i diritti quotidiani delle persone in una situazione irreversibile di devolution? Fortunatamente si trattato di una minoranza, perch oggi possiamo affermare con orgoglio che quel 54% di italiani che andato a votare e quel 61,3% che ha votato no, lo hanno fatto anche grazie al lavoro realizzato da persone come noi e da organizzazioni come la nostra. Questo risultato partecipativo come sostiene Cotturri d un forte colpo alle velleit dirigistiche delle lites politiche e mediatiche e rivela come la stragrande maggioranza degli elettori ha inteso pienamente la rilevanza della posta in gioco, dando un segnale forte circa la volont di esercitare su questi temi poteri diretti. Non ci sono stati solo i Comitati per il No, ma una grande variet di gruppi, riviste, centri culturali, cittadinanza attiva variamente intesa. Siamo stati ufficialmente menzionati e ringraziati da Oscar Luigi Scalfaro e gli stessi partiti oggi al governo, stupiti dal risultato, hanno riconosciuto che solo organizzazioni come la nostra che riescono a mobilitare 10.000 scuole per la sicurezza dei nostri ragazzi, possono far capire ai cittadini comuni, quelli come noi, che vale la pena andare a votare. Vorrei qui ringraziare le venti citt che hanno partecipato alla Campagna Ricuciamo la Costituzione. Ognuno di quei migliaia di pezzetti di stoffa firmati dai cittadini che hanno composto le nostre coperte sono espressione di un impegno civico, che un capitale sociale prezioso per la nostra democrazia. Questo voto ha fatto capire che i cittadini si sentono la responsabilit della propria Costituzione. Per questo, a partire da questo Congresso, dobbiamo riprendere con forza il percorso costituente, anche se i partiti sono molto restii a rimettere mano a una materia, sulla quale o si stanno leccando le ferite, o invocano ancora lo scampato pericolo. Il tema centrale del nostro impegno deve essere quello sul quale ci mobilitammo con liniziativa Parte Civile nel 1995, ai tempi della Commissione Bicamerale, vale a dire la riforma dellart. 138 della Carta Costituzione, che tratta delle regole con cui si cambia la Costituzione e dei loro attori. Noi su questa materia abbiamo da dire sostanzialmente tre cose: 1. la Costituzione non pu essere modificata solo da maggioranze seppur ampie in Parlamento. Si tratta di una materia troppo importante per
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essere lasciata al gioco dei partiti, i quali devono accettare la propria autolimitazione. Serve in ogni caso il referendum confermativo, il cui quorum va stabilito a priori, per impedire che una esigua minoranza possa stravolgere la nostra Carta; 2. le modifiche devono essere previste secondo una logica di progressivit dei diritti, attivando un circuito pi ampio di ideazione, proposta e responsabilit in cui concorra la societ civile, la Corte Costituzionale, il parlamento e in ultimo il referendum popolare; in questo quadro che inserita lidea di costituire una Assemblea costituente, aperta ai cittadini, o comunque di una ampia modalit di partecipazione alla formulazione delle modifiche che garantisca un contrappeso al potere dei partiti; 3. quando si parla di cambiamenti si intende lintera Costituzione e non solo la seconda parte e gli assetti istituzionali, non per eliminare i vecchi diritti che semmai vanno rafforzati ed attualizzati (si pensi al diritto allinformazione, con lavvento di internet o alla cittadinanza in una societ multietnica), e si apra la strada per diritti nuovi, come quelli legati alla tutela dellambiente o alla bioetica. Un simile percorso va nel senso di quanto pi volte affermato in questa relazione. La politica e la cosa pubblica non pi solo nelle mani dei poteri tradizionali, che proprio su questa materia hanno dato prova di grande miopia e di scarsa fiducia nel popolo italiano. Abrogare la nuova legge elettorale Noi dobbiamo opporci ad ogni provvedimento che umili la soggettivit, il diritto alla trasparenza e il potere di scelta dei cittadini, ovunque, in ospedale, in banca, in treno .e quando si va a votare. Il 24 ottobre stato depositato presso la Corte di Cassazione il quesito referendario per labrogazione della nuova legge elettorale, quella con cui abbiamo votato alle ultime elezioni politiche in aprile. Cittadinanzattiva ha deciso di essere tra i firmatari perch ritiene che il diritto al voto libero e democratico sia uno dei capisaldi di un paese civile. Ma anche perch questo sistema elettorale non permette ai cittadini di interloquire con istituzioni davvero responsabili verso i cittadini, come invece accade pi facilmente a livello di enti locali. Gi nel 91 fummo tra i sostenitori dellingresso del sistema maggioritario, che dava, non solo maggiore stabilit al paese, ma anche trasparenza e certezza nella scelta del voto. Abbiamo salutato e sostenuto luso delle primarie per la scelta dei candidati, proponendolo fin da allora ai partiti del centrosinistra come del centrodestra. Tra i diritti dei cittadini ci sono anche i diritti politici, e tra questi il diritto allelettorato attivo e passivo. La nuova legge elettorale, quella che ha ridato alle segreterie dei partiti la facolt di comporre liste bloccate di candidati, rappresenta il simbolo della negazione di tali diritti. Dato che i partiti come luoghi di espressione
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di democrazia partecipata non esistono pi, le decisioni vengono sempre prese da una ristretta oligarchia che deve giostrarsi tra gruppi di potere interni e dare a questo e a quello, secondo una logica di puro scambio. E significativo il fatto che nelle scorse elezioni i seggi siano stati assegnati nella maggior parte dei casi a chi gi sedeva in parlamento perch in un sistema bloccato e clientelare il nuovo non entra. Nel Lazio su 15 posti alla Camera 13 sono andati a chi era gi stato eletto. Inoltre, questo sistema impedisce di garantire una vera rappresentanza del paese. Un dato per tutti: gli under 35 in Parlamento sono sei, cio lo 0.7% del totale, eppure come corpo votante sono il 27%. Sar pur vero che molti ragazzi non hanno interesse alla politica, ma la sproporzione veramente impressionante. Forse per il motivo pi rilevante per cui saremo tra i sostenitori di questo referendum riguarda lo stesso principio di democrazia: siamo stanchi di essere considerati cittadini immaturi a tal punto da non poter nemmeno scegliere un candidato. N positivo per il paese che parlamento e governo trascorrano la gran parte della loro attivit in estenuanti mediazioni tra partiti piuttosto che nella soluzione dei problemi concreti delle persone. E quindi importante che il Congresso si mobiliti su questa questione, perch potremmo trovare delle sorprese: siamo sicuri che non ci saranno gruppi dirigenti in tutti gli schieramenti che boicotteranno il referendum, perch in fondo molto comodo che pochi decidano per tutti? La riforma della politica Nel Manifesto della cittadinanza attiva, contenuta una forte accusa alla classe politica italiana, che ci accomuna ai pensieri di molti italiani, che magari si augurano che il nuovo governo si comporti diversamente dal precedente. Dato che per non siamo mai stati qualunquisti, necessario scegliere verso quale direzione orientare le nostre capacit di critica, di interlocuzione, di costruzione di alternative. Io vi propongo tre linee di azione: sollevare la questione morale con i suoi sprechi, clientele e privilegi; vincolare i nostri interlocutori a praticare le riforme e le politiche dei cittadini; cominciare ad entrare come cittadini nelle istituzioni di pianificazione e controllo. La questione morale Il libro di Cesare Salvi e Massimo Villone sui costi della democrazia ci fornisce un quadro devastante di che cosa diventata la politica oggi: una specie di societ per azioni in cui lavorano circa mezzo milione di persone, molte delle quali con incarichi a vita, non di diritto ma di fatto. La moltiplicazione dei ruoli regionali, delle commissioni consiliari, i costi esorbitanti del federalismo, i parlamentari europei pi pagati dEuropa, il numero dei presidenti e dei consiglieri circoscrizionali, le nuove province. La spesa complessiva si aggira tra o 3 e i 4 miliardi di euro lanno. Secondo il Sole24ore, i costi della politica sono saliti del 30% dal 2001 a oggi. Il guaio ancora maggiore che, considerato il vantaggio, accaparrare un incarico diventata una
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guerra, in cui vincono quasi sempre i pi spregiudicati. Se per diventare consigliere comunale a Roma servono pi o meno 300.000 mila euro, che cosa succeder se sarai eletto e dovrai recuperare le somme? Farai molti favori agli amici degli amici che ti hanno prestato i soldi. Una persona normale, cio un cittadino come noi, ha scarse possibilit di farsi eleggere anche solo in una circoscrizione, cos come ci ha fatto sperimentare lesperienza di partecipazione di alcuni di noi alla Lista civica per Veltroni, formando il raggruppamento Cittadini in comune. Senza cordate, senza soldi e senza favori, niente. Accanto a questa situazione, si manifesta in modo pesante la pervasivit di questo sistema su tutti gli aspetti della vita pubblica. E molto difficile che un primario possa diventare tale se non appoggiato da un politico. In numerose situazioni lo stesso Movimento si trovato a proteggere medici di indubbia competenza che venivano discriminati per la mancanza di coperture politiche. E quasi inutile dire che tutto questo alimenta la corruzione e lillegalit. Tentativi di porre rimedio a questa situazione ce ne sono: Prodi ha ridotto dal 1 gennaio 2007 del 30% gli stipendi dei Ministri, ma ha lasciato in piedi tutte le altre indennit. Lo sconto reale non sar quindi pi del 9%. Nella riforma costituzionale bocciata era prevista una diminuzione dei parlamentari, ma per il 2011, onde consentire allattuale generazione di politici di restare. Alcuni di noi di fronte alla insopportabilit di situazioni del genere, si sono dati da fare. Raffaele Mariano, nostro responsabile di Campobasso, poco pi di 30 anni, nei giorni scorsi ha denunciato come in Molise persista una situazione paradossale di moltiplicazione di incarichi e di conflitto di interessi. Il primo esempio costituito dal sen. Augusto Massa, Ulivo, il quale per anni ha fatto tranquillamente il sindaco di Campobasso e il Presidente della Provincia, ed ora senatore. Il peggio per rappresentato dallattuale presidente, nonch senatore Michele Iorio, Forza Italia. Ha ricoperto anche tre incarichi contemporaneamente con rispettivi stipendi: i gi citati e quello di commissario per il terremoto per un ammontare di circa 70.000 euro al mese. Ora, dato che il 5 e 6 novembre ci sono le elezioni in Molise, si candidato a rifare il Governatore. La Giunta per le elezioni del Senato, dopo due ricorsi, ha preso in esame il caso ed gli ha imposto di optare entro il 10/12 di novembre, in modo tale che possa decidere a suo piacimento, se eletto, quale incarico mantenere. Ma ancora non basta. Alla faccia del conflitto di interessi sancito dal Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ben cinque suoi parenti strettissimi ricoprono incarichi di dirigenza nella Azienda sanitaria unica del Molise. Pietro Fabbri, nostro segretario del Trentino, afferma che dalle sue parti le cose non stanno in modo molto diverso. A questo punto, dato che molto difficile rincorrere i singoli casi o frenare appetiti derivanti dalle ricche occasioni, propongo al Congresso di seguire anche unaltra strada: sostenere le diverse proposte di riduzione e abolizione delle istituzioni inutili e dei doppioni. Cominciamo dalle Province e dalle Comunit montane, spesso una la ripetizione dellaltra. Che senso ha come stato detto noi giorni scorsi avere la Provincia di Roma con Roma citt metropolitana, a che serve una Comunit montana con sei comuni, quando questi, spesso piccolissimi, si potrebbero consorziare con un unico sindaco? Quanto ci costa? Quanti incarichi sono
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moltiplicati per due? Questi fatti gridano vendetta di fronte a un paese impoverito e in grande sofferenza, dove 300.000 famiglie si sono indebitate pesantemente per pagare i costi delle proprie cure sanitarie e dove il 13% dei nostri cittadini vive in condizione di forte disagio economico. Il partito democratico Noi ci attendiamo che il futuro Partito Democratico si misuri su queste questioni e non sulle dinamiche interne di potere. Abbiamo salutato con interesse il dibattito apertosi nel centrosinistra su questo tema. Siamo stati anche invitati in alcune occasioni. Dobbiamo continuare a praticare questo dialogo, per fare da sponda a chi non sono pochissimi credono che questa nuova formazione debba nascere con un forte spirito civico (far nascere dai cittadini un messaggio politico), aprendo le porte anche a istanze nuove, e soprattutto non provenienti dalla vecchia nomenclatura dei partiti. Vorrei chiarire, se ce ne bisogno, che dialogare non significa entrare; che dare il proprio contributo di idee non vuol dire sposare la causa; che se ce lo chiedesse il centrodestra faremmo la stessa cosa. Sono convinta che sarebbe un errore per il nostro Movimento non cimentarsi con questa sfida, interpretando la nostra indipendenza come indifferenza. Purtroppo il numero di macchine blu presenti al seminario di Orvieto del 6 e 7 ottobre sul Partito democratico, che tanto ha fatto scandalizzare i cittadini di quella citt e il mancato invito a noi, come molte altre organizzazioni, non sono stati certo un gran bel segnale. Ma la speranza lultima cosa che muore nel cuore delluomo. Lagenda dei cittadini Un altro modo per contribuire alla riforma della politica quello di obbligare i nostri interlocutori a fare il loro dovere, cio a governare e a fare le leggi, secondo una agenda dettata anche dai cittadini. Per avere un paese attento alleffettiva tutela dei diritti, e quindi competitivo, servono riforme e partecipazione civica. Sulle riforme abbiamo gi detto molto nel nostro Manifesto politico: la riunificazione del servizio sanitario nazionale, almeno come rispetto uniforme dei diritti fondamentali contenuti nella Carta europea dei diritti del malato, una vera riforma della giustizia, con leliminazione di obbrobri con la Legge ex Cirielli e con previsione di risorse adeguate; la liberalizzazione e leffettiva regolazione del mercato dei servizi e delle professioni, con il superamento delle corporazioni e della difesa a oltranza degli interessi particolari; ladeguamento della Pubblica amministrazione, che rilanci il tema della qualit del servizio e faccia a meno di quelli che Pietro Ichino chiama i nullafacenti o fannulloni, ovvero coloro che anche se non lavorano vengono pagati da tutti noi, e che, se lo diciamo, si arrabbiano pure sostenuti dai loro sindacati. Abbiamo anche detto no alle grandi opere pubbliche, per concentrarsi sulladeguamento delle infrastrutture di base, che sono gli edifici scolastici, la rete dei trasporti, soprattutto ferroviari, gli impianti per lenergia, pulita e rinnovabile, e il
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risparmio energetico, ladeguamento del servizio idrico e, infine, un sistema adeguato per la gestione dei rifiuti e lincentivazione della raccolta differenziata. Da molti di questi interventi non si pu sfuggire se si vuole ridare un po di certezza ai cittadini. Ad onor del vero su questo programma, che stato lanciato a gennaio 2006, abbiamo gi avuto numerose risposte. Il Ministro Bersani ha promosso la sua politica sulla concorrenza e sui diritti dei consumatori, dando lavvio alle liberalizzazioni e facendo proprie molte delle proposte del Movimento (taxi, libere professioni, rc auto, farmaci da banco, servizi pubblici locali, snellimento delle procedure); passi in avanti si sono fatti sul tema delle conciliazioni e della class action, sul tema della trasparenza bancaria; in campo sanitario la Ministra Livia Turco ha avviato un dialogo con la nostra organizzazione alcune delle politiche di punta (liste dattesa, farmaci per i malati cronici, la terapia del dolore, la nomina di Adriano Amadei nella commissione sulla qualit della fine della vita, che dovr trattare questioni delicate come il testamento biologico e leutanasia). Di particolare importanza due risultati: la semplificazione delle norme per il rinnovo della invalidit e lannuncio di un Decreto legislativo che render lAudit civico prassi ordinaria di partecipazione per la valutazione del servizio sanitario; il Ministro Fioroni, non solo non ha pi prorogato lapplicazione della legge 626 nelle scuole, ma ha avviato un piano sulledilizia scolastica, stanziando 250 milioni di euro tra 2007, 2008 e 2009, ed soprattutto al nostro grande lavoro con Imparare sicuri che va il merito di questa inversione di tendenza; Cittadinanzattiva entrata a far parte della Commissione Cittadinanza e legalit del Ministero dellIstruzione; di questi giorni la firma di un protocollo dintesa tra Cittadinanzattiva e il Ministero della Funzione pubblica per la realizzazione di un progetto denominato sussidiariet e partecipazione, finalizzato soprattutto a rendere concreta nelle amministrazioni pubbliche la pratica della sussidiariet orizzontale. Per la Giustizia ci siamo dovuti accontentare dellindulto, provvedimento sicuramente necessario, ma che ha suscitato in molti perplessit, sia per la non esclusione di determinati reati (ad esempio quelli contro la pubblica amministrazione), sia per il modo in cui stato attuato. Ricordo ancora una e-mail di Elisabetta Sasso, coordinatrice di una delle assemblee territoriali di Torino, che era presente in quei giorni al Carcere Le Torrette a svolgere attivit di tutela, con le sue descrizioni circa la disperazione di senzatetto obbligati ad uscire allimprovviso, le difficolt delle associazioni di volontariato e dei servizi sociali assolutamente impreparati a fare fronte allesodo, lo smarrimento di una massa di extracomunitari rimessi in circolazione, ma privi di ogni possibilit di sostentamento, la nota positiva dei gesti di solidariet di ex detenuti nei confronti dei fuoriusciti. Non si poteva fare altrimenti? Ho qualche dubbio. Qualcosa di nuovo c anche nella proposta di Legge Finanziaria 2007. Abbiamo gi elogiato le politiche positive a favore di un recupero del potere di acquisto delle retribuzioni pi basse; il sostegno alla famiglia; il contrasto allevasione fiscale, la lotta agli sprechi e per la razionalizzazione nella pubblica amministrazione; gli incentivi al risparmio energetico e allenergia pulita e rinnovabile; il sostegno al servizio sanitario e al diritto allo studio; linvestimento sui trasporti, ed altre. Altre
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cose non sono invece proprio concepibili. Non possibile che ogni volta che servono i soldi e si deve fare cassa, arrivano i ticket. Se odioso quello sullaccesso dei codici bianchi al Pronto Soccorso, dato che in molte regioni non ci sono alternative, ancora pi insopportabile quellincremento di 10 euro sulle ricette per le visite e le prestazioni specialistiche. Senza tener conto che per le regioni che presentano disavanzi, vige comunque la norma dellaumento dellIRAP. Sono anni che si discute di distribuire in modo equo i costi dello stato sociale, tra sanit e previdenza. Sta di fatto che questo non avviene, anche per un atteggiamento particolarmente conservatore da parte dei sindacati. Nessuno di noi pensa che chi ha acquisito dei diritti debba perderli. E per indubbio che questo immobilismo penalizza non solo altri servizi pubblici ma anche 4 milioni di persone, per lo pi giovani, che lavorano e la cui pensione non in alcun modo garantita. Le altre critiche riguardano altrettante questioni centrali per le politiche dei cittadini. Labolizione del 5 per mille per le organizzazioni dei cittadini, introdotto da un governo di centrodestra e soppresso da uno di centrosinistra a proposito di dialogo con la societ civile! - e che forse sta rientrando, grazie anche alle proteste di tutte le associazioni. Restano ancora in sospeso ben 116 milioni di Euro delle multe pagate allAntitrust, e che, almeno in parte, devono andare a finanziare progetti di tutela dei diritti dei consumatori, cos come avvenne nella precedente legislatura e con il precedente governo. Non vorremmo che questi fondi fossero tenuti da parte per coprire altri buchi o per finanziarie le compensazioni che emergeranno dagli emendamenti alla Legge Finanziaria. In ultimo, ma non meno importante, la mancanza di qualsiasi investimento significativo sulla giustizia, a fronte di una situazione assolutamente collassata. Cittadinanzattiva sta incontrando in questi giorni gruppi parlamentari e singoli rappresentanti dei partiti con un pacchetto di emendamenti su queste e altre questioni, che potete trovare sul sito del Movimento. Entrare da cittadini attivi nelle istituzioni di pianificazione e controllo Al di l ed oltre quanto gi detto, resta per aperta una questione centrale. E possibile veramente che pubblica amministrazione e sistema di governo possano cambiare, solo mediante interventi organizzativi importanti, ma pur sempre di autoriforma interna? Non arrivato il momento di porci il problema di come interloquire con le istituzioni e di cambiare qualcosa nel nostro modo di agire, pur mantenendo autonomia e indipendenza? Di questo tema, del ruolo politico del Movimento, si parlato in un seminario di riflessione, che la Segreteria nazionale e la Direzione hanno tenuto in luglio a Frascati, i cui atti vi sono stati inviati. Se ne parlato sia in riferimento alla pubblica amministrazione che al sistema politico. Da anni facciamo le nostre proposte, avviamo politiche di partecipazione civica, costruiamo partnership con amministrazioni ed imprese in unottica di responsabilit sociale, contribuiamo al cambiamento dei servizi. Ma poi ci fermiamo. Non entriamo, se non occasionalmente nei processi decisionali, nei momenti strutturali, nei meccanismi di funzionamento, negli snodi istituzionali. In questo modo rischiamo di ridurre la nostra capacit di prevenire la violazione dei diritti, di incidere in modo
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permanente. Eppure, la presenza di un soggetto esterno giova alla pubblica amministrazione al livello centrale, regionale e locale, perch le consente di vincere con maggiore facilit sui meccanismi interni di autodifesa. Sicuramente nessuno di noi deve diventare un amministratore e gestire un potere amministrativo, ma possiamo invece dare il nostro contributo nelle articolazioni istituzionali che gestiscono la programmazione e i controlli. Ed proprio ora di cominciare a farlo, perch nel nostro Movimento esiste una grande competenza che riguarda le politiche dei cittadini: la salute, i servizi di pubblica utilit, la scuola, la giustizia, le politiche europee, le politiche dei consumatori, le politiche sociali. Noi dobbiamo dare il nostro contributo in tutti quei luoghi in cui utile una presenza civica. Non dobbiamo cambiare lo Statuto perch non esistono incompatibilit per questi incarichi. Dobbiamo avere solo il coraggio di proporci. Sicuramente possiamo entrare nei Nuclei di valutazione che attribuiscono le incentivazioni di risultato ai dirigenti dei servizi, previste dalla Legge 29 che riforma la pubblica amministrazione; dobbiamo contribuire alla costruzione dei bilanci comunali partecipati, soprattutto quelli preventivi; dobbiamo poter interloquire nelle trattative sui contratti di servizio dei servizi di pubblica utilit; dobbiamo far entrare laudit civico ed altre forme di valutazione civica nei sistemi ordinari di assegnazione dei budget; dobbiamo far funzionare tutti gli strumenti in cui i cittadini, anche da dentro seppur in modo autonomo, concorrono a promuovere quella che la Funzione Pubblica chiama una amministrazione a pi voci. Parlo ancora dei difensori civici comunali, puntando anche a cambiarne i regolamenti sia sui criteri di nomina che sulle caratteristiche dei soggetti e le compatibilit (esempio del Difensore civico di Roma); della presenza nei comitati per il buon uso del sangue, nei comitati etici. Tutto questo non in modo casuale, come avvenuto finora, ma creando una rete, scambiando esperienze e competenze, diffondendo buone pratiche. Considerata limportanza di questa scelta, il Congresso chiamato a deliberare se intende misurarsi con questa sfida. La cornice che dovrebbe fare da sfondo a questa nuova partecipazione istituzionale dovrebbe avere due punti di riferimento: lart. 118, u.c., della Costituzione, che comunque invita le amministrazioni a favorire la presenza autonoma dei cittadini su questioni di interesse generale quali sono quelle trattate in tali organismi - e i diritti contenuti nella Carta Europea della partecipazione civica, che rappresentano un importantissimo punto di aggancio istituzionale sopranazionale. Non pu essere considerato estraneo a questa logica il nostro impegno per la democratizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Sono in molti a considerare la RAI irriformabile ed difficile dar loro torto. Ma almeno cerchiamo di renderla meno autorefenziale e disattenta ai diritti dei cittadini. Abbiamo partecipato alla campagna Per unaltra TV, promossa da Sabina Guzzanti e da altri artisti e associazioni. Lo abbiamo fatto, non per difendere questo o quel personaggio, ma perch la proposta conteneva un elemento di grande innovazione: la eliminazione della Commissione di vigilanza della RAI e la sua sostituzione con un Consiglio in cui fossero rappresentati anche gli utenti. Chiedo e propongo al Congresso di impegnare il Movimento affinch questa idea di limitazione del monopolio dei partiti
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sul servizio pubblico diventi nei prossimi anni una delle linee di azione del Movimento. Abbiamo parlato fino ad ora del nostro rapporto con la politica, della lotta per la legalit, di un movimento che si fa classe dirigente, del nostro confronto con alcuni grandi problemi della societ italiana. Ho tralasciato solo per motivi di spazio alcuni temi che mi auguro che verranno ripresi nel dibattito. Il tema della lotta alla povert e allesclusione sociale, che non pu non vederci impegnati sia guardando allItalia, sia rivolgendoci ai paesi del sud del mondo; la responsabilit sociale delle imprese, che comunque costituisce un ambito di impegno crescente del nostro Movimento; le diverse politiche europee sulle quali siamo impegnati, che avranno uno spazio nel dibattito di sabato; ho parlato pochissimo delle nostre politiche, della scuola, della salute, dei servizi, della giustizia. Ritengo infatti, non solo che non fosse mio compito trattare ogni problema ed ogni questione, ma che al centro del dibattito del nostro Congresso ci debba essere un confronto sui temi che ho tracciato e sul modo di essere del Movimento rispetto a queste sfide. La riforma del Movimento Sono convinta questa lultima parte del mio intervento che sia arrivato il momento di avviare una nuova riforma del Movimento. Non si tratta di un fatto insolito. Abbiamo avuto molti momenti nella nostra storia in cui ci siamo rimessi in discussione, lultimo stato nel 2000 quando abbiamo deciso di chiamarci Cittadinanzattiva ed abbiamo cambiato profondamente lo statuto dando lavvio alle assemblee territoriali. Oggi dobbiamo cambiare per una doppia ragione: il nostro ruolo diventa sempre pi centrale per la vita della democrazia in Italia e in Europa, non fosse altro che per le sfide che abbiamo di fronte; il modo di organizzarci molto al di sotto delle aspettative che i cittadini hanno nei nostri confronti. Si tratta di una specie di ossimoro: siamo sempre pi importanti e rischiamo di essere sempre pi deboli ed inadeguati. Dobbiamo riformarci oggi proprio perch le cose vanno bene, nonostante il travaglio di molti di noi. Siamo addirittura una organizzazione che continua ad avere successo nonostante la sua anzianit di servizio, in controtendenza rispetto a molte altre associazioni del mondo del terzo settore. Le buone notizie Di buone notizie ce ne sono tante. Le abbiamo anche appena ascoltate nella relazione di Annalisa Mandorino. Io vorrei sottolineare tre elementi: le iscrizioni, la composizione di genere della leadership e il livello di impegno dei dirigenti nazionali, regionali e locali. I numeri. Cittadinanzattiva passata in due anni da 36.000 adesioni alle assemblee territoriali a 41.000. Sono nate altre 14 assemblee per un totale di 246. Le
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associazioni nazionali aderenti sono passate da 10 a 13, pur con la fuoriuscita di due di esse, iscrittesi nel 2002. Il totale degli aderenti delle associazioni sono 137.000 circa, dato che deve essere ovviamente valutato e ponderato, considerata la natura indiretta della iscrizione. La notizia per pi interessante che delle 41.000 iscrizioni territoriali, ben 29.000 sono adesioni individuali, quasi 6.000 in pi rispetto a due anni fa. Ci significa che al nostro Movimento sono interessate associazioni preesistenti per le quali noi fungiamo da punto di riferimento e da organizzazione ombrello, ma anche cittadini attivi singoli, con una media di adesione di circa 8 cittadini al giorno. La leadership e le pari opportunit. Nel Civil Society Index uno dei punti di debolezza delle organizzazioni della societ civile la discriminazione di genere, soprattutto nei ruoli di leadership. Questo problema non sembra toccare il Movimento dove, semmai, vige la situazione opposta, nonostante non ci si occupi di tematiche femminili. La dirigenza nazionale, ad esempio, composta da 7 donne e 4 uomini, tra presidenza, segretario, vice, responsabili di rete. E questo avvenuto senza ricorso alle quote o a questioni di principio. Inoltre 4 di queste donne hanno meno di 35 anni. Il livello di impegno. Ogni organizzazione per funzionare ha bisogno di un certo numero di attivisti, disposti ad impegnarsi a tempo rilevante. Da una rilevazione condotta dalla Conferenza delle Regioni emerge che Cittadinanzattiva ha circa 3000 persone che si possono considerare tali al livello regionale e soprattutto locale. Un numero sicuramente insufficiente considerata la mole del lavoro da condurre, ma comunque una buona base di partenza su cui costruire un Movimento pi solido e strutturato. A questo dato va collegato anche laumento di sedi e di dotazioni informatiche, che costituiscono strumenti essenziali per lavorare ed attuare politiche e programmi. Una ricerca-azione sul Movimento Partendo da questi tre elementi positivi, ai quali se ne possono collegare sicuramente altri (ad esempio, il moltiplicarsi di iniziative locali e regionali), necessario per dare, con questo Congresso, lavvio ad una riflessione interna, che si configuri come una sorta di ricerca-azione sul Movimento, vale a dire una occasione per analizzarsi, raccogliere dati, ascoltare, e, nello stesso tempo, per cambiare e migliorare sperimentando, fino ad arrivare al Congresso della primavera del 2008 con un progetto di riforma del Movimento. Quello che vi propongo di usare il Movimento come un laboratorio di promozione e di crescita di una nuova classe dirigente. Non quindi una autoanalisi da realizzare nel chiuso di una stanza, ma lapertura di un confronto tra noi, ma anche con altri interlocutori, studiosi, esperti dellattivismo civico nel mondo, su come fare cittadinanza attiva, in due parole, nel modo migliore possibile per la crescita della dimensione civica nel nostro paese. Il risultato del nostro lavoro potrebbe essere utile,
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non solo per noi, ma per tutto il nostro mondo, dato che Cittadinanzattiva sempre stato un esperimento vivente di democrazia dal basso. Permettetemi di enumerare alcuni dei nodi che, a mio avviso, dovremo affrontare, avendo chiaro un fatto: gran parte delle organizzazioni civiche, non solo in Italia, si dibattono esattamente in questi problemi. Anzi, nel confronto noi stiamo messi meglio di molte altre associazioni della societ civile. 1. Il ricambio. Nella nostra organizzazione c troppo immobilismo nelle cariche, soprattutto nei livelli regionali. A volte sembra di trovarsi di fronte ad un circolo vizioso: sempre pi pesante fare il segretario regionale, servono numerose competenze e molto impegno, non ci sono persone disponibili ad assumersi la responsabilit, e quindi non ci si muove. Questa situazione ci nuoce in due modi: non si liberano risorse per altre responsabilit (pensate solo alla necessit di occupare ruoli istituzionali di programmazione e controllo o di formare nuove generazioni di aderenti!), non si lascia lo spazio ad un allargamento, anche numerico, della leadership. Non un problema morale, n una questione personale. E un nodo che dobbiamo affrontare tutti insieme, perch o allarghiamo la leadership o dobbiamo decidere di ridurre le nostre ambizioni e i nostri progetti. La situazione presente ma meno grave nella dimensione locale. Al livello nazionale, grazie anche a maggiori risorse disponibili, umane ed economiche, esiste un dinamismo tale da rendere pi facile in futuro anche la sostituzione del segretario generale. 2. I giovani. Su un campione di circa 10.000 aderenti, solo l11% ha meno di 29 anni, la maggioranza (41,7%) ha tra i 40 e i 59 anni, mentre gli over 60 sono il 32%. La situazione sicuramente pi equilibrata rispetto al passato, quando i pensionati erano una maggioranza, ma evidente che c ancora molta strada da fare. Abbiamo scelto deliberatamente di non promuovere politiche giovanili, ma di creare spazio per i giovani che vogliono fare i cittadini attivi. E sicuramente significativo il fatto che si sia cominciata ad abbassare let dei dirigenti nazionali (la scelta fatta dieci anni fa di puntare sui giovani, nella sede centrale, sta dando i suoi frutti), cos come che, grazie a programmi come quelli sulla scuola e alla nascita dei Pit locali e degli Osservatori prezzi e tariffe, molti giovani hanno cominciato a lavorare con noi anche nella dimensione locale. Numerosi avvocati di Giustizia per i diritti sono giovani under 40. Il bacino per pi interessante e pi significativo di accesso dei giovani a Cittadinanzattiva rappresentato dal Servizio civile, sia per il significato politico di tale impresa, sia per il dato quantitativo, anche se ancora modesto rispetto ad altre organizzazioni. A tuttoggi stiamo parlando di circa 150 giovani transitati per il Movimento, di cui per solo una piccola parte si fermata. Oggi che stiamo presentando i nuovi progetti con la previsione di altri 100 giovani, si richiede una riflessione comune: o costruiamo un programma di inclusione e di accoglienza, che preveda anche adeguate risorse, o rischiamo di utilizzare scusate la brutalit le giovani generazioni come manovalanza per
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programmi e campagne, senza alcun investimento sulle loro vite e sul futuro del Movimento. 3. Accoglienza, partecipazione e i contributi. Come ho detto, il Movimento continua a crescere nei programmi, nelle ambizioni, ma anche al livello numerico. La sua struttura, i suoi strumenti di comunicazione, le sue modalit di accoglienza sono inadeguati rispetto alle necessit. I cittadini vogliono, attraverso di noi, partecipare, ma noi siamo troppo in affanno e privi di mezzi per consentirlo loro. Dei 29.000 mila aderenti individuali solo il 15% riceve da noi informazioni via e-mail e meno dell8% abbonato alla rivista, strumento poco condiviso. Le assemblee territoriali della cittadinanza attiva riescono scarsamente a raccogliere questa domanda di partecipazione, per difficolt organizzative e scarsa chiarezza sulla loro funzione. Il tipo di adesione diversificato, cos come il livello di partecipazione. Il tema dellautofinanziamento con i contributi individuali per le iscrizioni particolarmente ostico e va molto a rilento. Sono tutte questioni che derivano dalla grandezza: chi non ha aderenti, non ha nemmeno questi problemi. Noi comunque dobbiamo avere il coraggio di affrontarli, senza timore di cambiare anche profondamente la struttura organizzativa del Movimento. 4. Essere cittadini consumatori. In questi due anni, le politiche dei consumatori sono esplose con una moltiplicazione di occasioni, di progetti, di presenza istituzionale. Vorrei ringraziare Giustino Trincia, a nome di tutti voi, perch se lui non avesse testardamente insistito per una nostra presenza non solo nel CNCU, ma anche in tutti i tavoli che hanno trattato le politiche dei consumatori, noi oggi ci troveremmo ad essere una organizzazione marginale dal punto di vista politico sulle grandi questioni di attualit, non avremmo potuto attingere ad una notevoli quantit di finanziamenti anche al livello regionale, saremmo veramente anche poco considerati al livello europeo. Eppure il nostro essere anche una associazione di consumatori non stato sufficientemente tematizzato e digerito da tutto il Movimento. Esiste probabilmente un pregiudizio culturale riprendo qui una nota dellassemblea dei Procuratori dei cittadini - frutto di ragioni storiche attorno alla stessa parola consumatore. Questo pregiudizio non tiene conto dellimpossibilit, oggi, di non essere consumatori, perch tutti noi siamo utilizzatori di beni e servizi essenziali per la qualit della nostra vita. Lintero sistema normativo ancora troppo sbilanciato a favore del cittadino che lavora e fornisce un servizio, rispetto a chi lo utilizza. Ritengo che nessuno di noi debba avere paura a chiamarsi cittadino consumatore. Il nostro legame con la condizione del cittadino a 360, paziente, utente, consumatore, alunno, cliente, consumatore, una garanzia sufficiente per non cadere mai nelle derive affaristico-consociative di alcune associazioni dei consumatori. 5. Il ruolo delle reti. E una questione che cito per ultima, anche se la pi delicata. Il Movimento senza le idee, i progetti, le attivit di tutela, le campagne e le politiche che derivano dalle attivit delle reti avrebbe ben poco da dire al paese. Sarebbe come parlare di partecipazione e di sussidiariet
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senza metterci dentro niente. Che cosa sarebbe il Movimento senza il Tribunale per i diritti del malato? E per indubbio che molti dei problemi interni che ha avuto il Movimento in questi due anni sono partiti proprio dalle reti. In realt dalle Reti sono emerse anche le novit, quali stata lesplosione della Scuola di cittadinanza attiva, che sta rinnovando il nostro stesso modo di concepire un assetto a rete, in questo caso fatta sia da persone che da istituzioni; e la nascita recente dei Pit integrati, che ci stanno obbligando a rompere i compartimenti stagni e a dialogare tra tutte le componenti del Movimento, a partire dalla dimensione locale. Infine la grande primavera del Cnamc, che sta sperimentando cosa significa valorizzare lintelligenza e la forza di tante organizzazioni di cittadini malati. E indubbio per, per le sofferenze, gli errori e i disagi che abbiamo dovuto affrontare, al livello nazionale, regionale e locale, che il problema esiste. Non ci sarebbe stata una crisi cos profonda del Tribunale per i diritti del malato al livello nazionale, con le dimissioni del coordinatore, se non ci fosse da ridefinire la modalit di rapporto tra chi ha responsabilit generali e chi ha responsabilit di rete. Il conflitto meno evidente al livello locale, solo perch non se ne hanno informazioni precise. Lo stesso travaglio di Giustizia per i diritti rientra in questo quadro, con problematiche diverse, pi legate al rapporto tra Cittadinanzattiva ed una rete composta prevalentemente da professionisti. Molta strada si fatta, anche se con grandi difficolt. Ne stiamo venendo fuori seguendo tre linee: liberarci dai modelli, soprattutto dal modello della prima rete, il Tribunale per i diritti del malato, a mio avviso non riproducibile in altri settori; la collegialit interna nella direzione delle reti (vorrei ringraziare il coordinamento nazionale del Tribunale per i diritti del malato, Alessio Terzi, Simona Sappia, Angelica Rizzo, Paolo Baronti, Francesca Moccia, Giuseppe Morandini, Tonino DAngelo, che ci hanno insegnato qualcosa al riguardo) e, infine, la rottura dellautoreferenzialit e dellisolamento dei diversi settori, tema sul quale si profuso in questo anno limpegno di Mimma Modica Alberti. E evidente per che quanto detto, solo il punto di partenza per una riflessione pi approfondita. Ovviamente tutti ci dovremo occupare di tale riforma perch possiamo utilizzare le competenze esterne necessarie, ma chi deve cambiare alla fine siamo noi. Questo progetto deve avere per un punto di riferimento certo. Io propongo che sia la Presidenza nazionale, che rappresenta un elemento di garanzia, uno strumento di cura e di coagulo, attorno al quale raccogliere tutti i nostri sforzi. Non una cosa facile, ma ritengo non ci sia persona migliore del nostro Presidente. La formazione dei dirigenti e degli attivisti Nel chiudere questa relazione, come al solito troppo lunga, penso di raccogliere il sentimento di tutti, ponendomi un interrogativo: ma come fa un movimento di semplici cittadini a fare tutte queste cose? A lottare contro la corruzione, ad occuparsi della tutela quotidiana, a contribuire alla riforma della politica, a trovare i finanziamenti, a dirigere laudit civico, a risanare la macchina della Giustizia, o di
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contrattare con le banche la trasparenza dei contratti e cos via. Forse la domanda giusta : come stiamo facendo gi oggi a fare tutte queste cose? Con difficolt ed entusiasmo insieme. Lentusiasmo ci viene dal gusto per la vita, dal guardare le cose con occhi sempre nuovi e dalla certezza di vivere fino in fondo la nostra condizione di cittadino, singolo ed associato, quello per intenderci dellart. 118, u.c. della Costituzione. Le difficolt vanno invece affrontate dotandosi degli strumenti necessari. Uno dei modi quello che ho gi proposto, riformarci. Ma non basta. Per questo propongo al questo Congresso di scommettere sul sostegno e la cura di quelle 3000 persone - vorrei che diventassero presto almeno 5.000 - che tengono in piedi il Movimento: i cosiddetti attivisti, sia che siano volontari, sia che stiano collaborando a progetti. La segreteria nazionale e la Conferenza delle regioni hanno chiesto a gran voce di dare vita ad una scuola, che si occupi di formazione-quadri, senza ovviamente usare questo termine obsoleto, moderna, itinerante, da realizzare in collaborazione con altri soggetti, che consenta a tutti, e non solo ad alcuni, di essere allaltezza dei propri compiti. Si tratta di un progetto ambizioso, ma che potrebbe prendere lavvio grazie alla disponibilit e alla trasmissione di competenze da parte di chi ha una pi lunga esperienza. E un compito storico a cui, noi, i pi vecchi, non possiamo sottrarci e che rappresenta la migliore garanzia affinch ogni ricambio non sia un trauma ma una bella notizia. Anche questa proposta richiede un progetto, ma importante che il Congresso decida di investire sulla formazione dei suoi dirigenti. Vorrei rivolgere, infine, un pensiero alla Calabria che ci accoglie e a Cittadinanzattiva Calabria, che ha veramente superato se stessa nellorganizzazione di questo Congresso. Mi hanno detto che il nome Calabria deriva dal greco e significa terra bella. Coltivare le cose belle un modo di tutelare i beni comuni. Ce lha insegnato Coppula tisa, associazione pugliese che si occupa di abbattere le brutture delle coste per ridare a tutti la possibilit di godersi il paesaggio. La Calabria il regno della bellezza, per le sue coste, per le sue montagne, per le sue tradizioni. Far crescere in questa terra la cittadinanza attiva significa credere che le cose belle salveranno il mondo, mentre il degrado e lindifferenza lo distruggeranno. Non si tratta di predicare un facile ottimismo, ma di non volersi sempre del male e di credere che il futuro nelle mani di chi lo vuole costruire, qui in Calabria terra bella, come nel resto del mondo. Buon Congresso a tutti.

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