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S
º, -

a T 3 o º º PARTE DELLE CONCL V SI O N I


-
2
T

DEL REV. D. VENTVRA


V E N T V R I
D A S I E N A,
AcademicoInſenſato dettoilVelato.
Disputate in publica Academia dell'inſenſati in Peruſa,
- - tra molte altre Deciſione Morali, e Poetiche,
º
-
a queſte del Diſegno.
Dedicate come qui ſotto i

ALL'ILLVSTRISS ET ECCELLENTIss. SIG.


ET PATRON MIo osservANDIss. Il sig. l
MARCH E SE D E LLA COR GN A,

E R C H E l'intelletto noſtro (illuſtriſs & Eccel


lentiſs. Sig.) non può giongere all'ultima cer
tezza delle coſe inteſe, ſenza ſeruirſi del benefi
cio dei ſentimenti nelle ſue operationi; reſta
- per ciò cagionato vn continuo, 8 natural deſi
derio in noi di ſempre eſprimentare, & conoſcere più chiara
mente cò i ſenſi quello che dall'intelletto vien conoſciuto: &
quinci auuenne che i primi, 8 più antichi filoſofi, inſegnan
docile verità delle coſe ſpeculate, ſi sforzarono ſempre, con
gl'eſempij materiali, 8 ſenſibili, rapreſentarcele come in
ldee auanti gli occhi, 8 farcele conoſcere ſenſatamente ; il
veſtigio de quali m'è parſo neceſſario douer ſeguir in queſte
mie è" , oue cercando d'eſplicare, & defendere mol
te verità circa la natura proprietà, è conditioni della virtù
L Heroica ;
- s .
-
Heroica, hòpres'ardire con dedicarleà v. E ſeruirmi del no
me ſuo, come d'wna perfettiſſima idea di queſta virtù, nella
quale potrà ciaſcheduno eſperimentare la natura, 8 qualità
dell'Heroica eminenza, vnico, & particolar'ornamento del
l'Eccell. V. Anzi per l'iſteſſa cagione hauendola giudicato ſem
pre conucneuole;& nobiliſſimo ſoggetto di poeſia Epica, de
gno d'eſſer celebrato da più felici ingegni, m'è parſo ragione
uole ancora proporre alcuni precetti, 8 verità, quali ſecondo
il parer mio ſi ricercano a formare vin bello, è perfetto Poema
Heroico . Hò aggionto finalmente alcune determinationi ſo
pra il Diſegno, sì per l'occaſione d'wna diſputa incominciata
nell'Academia noſtra dal Sig. Federico Zucchari, Pittore fa
moſiſſimo, com'ancho perche io sò quanto a V. E, ſimil ma
teria debbia eſſer grata, eſſendo principal fondamento dell'Ar
chitettura, & delle fortificationi, delle quali lei di maniera ſi
compiace, che di continuo profeſſori di ſimil'arte n'alimenta:
Dà queſt'adunque, º altre non mengiuſte cagioni moſſo, of
feriſco, 8 dedico à V. E. queſto dono, ancorche di poco mo
mento ſia, come primo & picciol ſaggio dell'affettione, & ſer
uitù mia verſo l.Eccell. V., ſperando che ſi come per mera be
nignità ſua ſi compiacque nei giorni paſſati di voler leggere
patientemcnte le due lettioni del Riſo, 8 del Pianto fatte da
me nell' Academia Inſenſata; coſi non con minor'amoreuo
lezza ſi degnarà d'acettare, & fauorire queſte concluſioni: &
con queſto pregandoli dal Signore ogni contento, faccio fine.
- e i - º e
º, Di Voſtra Eccell. - e - - : 1 .

s - e - i
i : i Deuotiſs.Ser. , i i : :
- - - -- -- - i
D. Ventura Venturi,
Acadcni.Velato. - -
- a , º

-- - DEL
D E L DI SS E GN O.
333.333 1. 3833838
L Diſegno conſiderato particolarmente, in quanto che è
I parte, 8. fondamento della Pittura, Scultura, S. Architet
tura è imitatione d'un'idolo che conſiſte nelle proportio
ni di quantità continua, perfettamente diſpoſte, 8 deter
minate, formato dall'iſteſs'Artefice.
3333333; I I. 33333333

Veſto Diſegno nell'iſteſſo modo conſiderato, ſi può de


- ſcriuere per metafora, che ſia luce dell'intelletto, & vita
dell'operationi, è vero realmente che ſia facultà di determi
nare perfettamente le proportioni di quantità, nelle coſe
viſibili. - –

323:38:38 I I 1. o - 3:33:38
Cº" il Diſegno viniuerſalmente, in quanto che
alla fabricatione d'ogni Idea intellettuale, ſi può quel no
me applicare, non ſi potea eſplicar meglio, che con gl'at
tributi datigli dal Signor Federigo Zuccari detto nell'Aca
demia Inſenſata il Sonnacchioſo, cioè che ſia lume generali
dell'intelletto; Primo motore dell'intelligentie; forma de
tutte le forme; Alimento delle pratiche; Vn'altro Nume,
è Natura generante, che auiua, opera, c da ſpirito a tutte
l'intelligentiehumane. - - -- - ,

- - - -
, - - - - -
º e - e -- - - -
\

sessarsese esºsers stress


#iri ,
PITORI ACADEMICI
Che di mano in mano ſi ſottoſcriſſero
di loro propria mano, Scaltri.
-

fº. O Federico Zucchari al preſente Prencipe me


obligoper il mio tempo, e ſempre oſſeruatore
i d'ogni buon ordine, e statuti, 6 c. ,
º lo Giouanni Vecchi affermo quanto di ſopra eſe
ſere obediente fratello, 65 edcademico. -

lo Nicolò Martenelli affermo quanto di ſopra eſſere obedien


t
-

- te fratello, 6 Academico. - -

-
- - - -

Io Hieronimo Maſſei di Lucca affermo quanto di ſopra.


Io Durante Alberti confermo quanto di ſopra.
Io Franceſco da Castello affermo quanto di ſopra.
lo Ceſare Nebia affermo quanto di ſopra
lo Christofaro Roncalli affermo quanto di ſopra.
lo Gio. Paulo Piccioli affermo quanto di ſopra.
lo Franceſco Zucchi affermo quanto diſopra.
Io Domenico Treſegni affermo quanto di ſopra.
lo Iacomo Rocchetti affermo quanto di ſopra.
lo Antonio Urſino affermo quanto di ſopra.
-- - - - -
e
-

i
Io
Io lacomo Squilla affermo quanto di ſopra.
lo Gio Battista Ricci affermo quanto di ſopra.
lo Riccardo Saſo affermo quanto di ſopra.
lo Ceſare Torello affermo quanto di ſopra. v .
io Flaminio Vacca Scultore affermo quanto di ſopra.
Io Ceſare Roſſetti affermo quanto di ſopra. . - -

lo Arcangelo Aquilini affermo quanto di ſopra.


lo Ranuccio Sempreuiuo affermo quanto di ſopra.
Io Flaminio Ronzi affermo quanto di ſopra.
Io Franceſco Garzia affermo quanto di ſopra.
lo Giouanni Demofitchns Freſio affermo quanto di ſopra.
lo Mario Arconio affermo vt ſupra.
lo Ricci Biacchini affermo quanto di ſopra,
lo Lodouico de Duca, come Academicoaffermo quanto diſo
pra mano propria. - - -

lo Gieronimo Nanni oſſeruatore deliordini, affermo quanto


di ſopra. '' -

lo Giouanni Reimardiniaffermo quanto di ſopra,


Ao Vincentio Stella affermo quanto di ſopra. -
lo Hippolito Bucio prometto doſſeruare come l'altri, io ſcriſſi
mano propria.
Io Rotilio Sera (olio affermo quanto di ſopra,
lo Bernardino e Albioli affermo quanto di ſopra. - r , e

lo Ceſare Arbaſſa affermo quanto di ſopra. I


Giouani Berti dal Borgo San Sepolcro"
Cherobino Berti ſuo fratello. -
Gioſefe Darpino.
Tomaſo Laureli Ciciliano.
Paſquale Calti.
- -
-
-
, Paulo
- - -
Paulo Guidoli da Luca.
Giouani Coſta Fiorentino.
Agoſtino Ciampella Fiorentino.
E molti altri Virtuoſi, della profeſſione, e Scultori eſercitat
& altri amatori, Signori, e Gentilhuomini, che vi ſi
trouorono. ,

sovLTORI.
Flaminio Vacca. - -
Gioaan Battiſta, e Tomaſo de la Porta.
Tadeo Laudini Fiorentino. - - -

iPietro Paulo Oliuieri Romano.


Giouan edntonio Valſoldo, e altri

ARCHITETTI.
facomo de la Porta.
Franceſco Uoltera. - . - -

Onorio Longi.
e Aſcanio Roſſi . . . . . . ,

Flaminio . . . . .
i - , - - - - º

ORIFICI E INTAGLIATORI
e Antonio da Faenza. l
Giouan Battiſta AMontano Milaneſe, e altri.

SIGNO
SIGNORI, E GENTILHVOMINI
Amatori.
Il Sig. Aſdrubale Mattei.
Il Sig. Baldo Catanio.
Il Sig. Giouan Antonio Fineo.
flSig. AMagagnioti . . . . .
fl Sig. Giulio Baldini.
l Sig. Simoneta Anastagio: \

flSig. Camillo Duci.


fl Sig. Argo Falconio,
fl Sig. Ottauio de Richi, & altri.

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A PRENCIPI, ET SIGNORI
AMATORI DEL DISSEGNO,
PITTV RA, SC VL TV RA,
ET A R C H IT E TT V R A :

scRITTA DAL CAVAGLIER FED E RICO zºccARO,


2CA LL' eA CAD E MIA INS E NS ATA
- DETTO I L S O N NA CC H I O S O.

coN vN LAMENTO DELLA PITTVRA,


OPERA DELL'IST Esso.

I N M A N T O V A,
Per Franceſco Oſanna Stampator Ducale. M D C V
Con licenza de Superiori.
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PER VNA PIETA'


pIPINTA DALL'ECCELL SIG. CAVAGLIER
è
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F E D , E.R I c o Z V C C A R o
ALLADvchass4
SER MADAMA iEONORA MEDICI GONZAGA
DI MANTovA , Rt di MoNFERRATo;
poeſia del Molto R. P. c H e iv º 1 No, F e R RA R 1 da M1 1. A s o
- Carmelita Teologo Predicatore, ci nell'Illuſtriſ.Academia
- degli inguieti di Milano detto l'Etereo.

ueſta nobil tela , ,


L'eſtinto Figliuol ſuo, freddo qual ghiaccio,
MARIA ſostien in braccio, - -

S E con la deſtra addita il fianco aperto,


Dicendo è l'alma di pietà rubella,
N-: e
ſi tira quanto ha ſofferto:
Nè altronde tolta fù Pietà ſi hellas ,
Ma il deuoto Pittore, -

Quì tal le pinſe, qual l'hauea nel core -

-
-
--- - - a - - -- - -- - - - -

g VI è la ſiniſtra vedi - -

sceſo dal ſommo Ciel vn'aAngioletto » è


Pien di pietoſo affetto» . .. . -
che colorir lo ſcolorito viſo
Cerca col pianto, e con ardenti baci .
Sanar il fianco inciſo, -

e rauiuarlo co ſoſpir viuaci : -

(osì piange, e ſoſpira , -

. È pieno di pietà la Pietà mira- -

-
-,
- z’edi,
vapr. za a ola:
gueſta del miº figliuol piaga amoroſa, -.

E va vaniglia Roſa ,
L'humor è il ſangues hor tù ſia l'Ape, e liba;
ch'vn ſaue d'amor fauo n'haurai,
con cui l'alma ſi ciba , i
- E ſe, pungendo,punto rimarrai
Ben ſcorgerai al fine
Tolci di queſta Roſa eſſer le ſpine.

p E H vieni i queſta Face;


Come Farfalla piega l'ali intornº
eA queſto lume adorno s -
Sei di volar ſia tuo diletto, e ge:
Che ſi arrendi due vi foſse. -,
3
-al
º
- º
-

ſhe è queſto diuin foco


Morrai Farfalla, e ſorgerai Fenice,
sui fºi vani,
Tergerai lieta è i Arritorni ſcanni 3
- ---- - --- - --- ---
17C. queſta carne afflitta

Che fè l'error paterno


z'edi libera l'alma già sbandit
In ſanguigni caratteri di morte
z'edi ſcritta la vita,
E
E ſeſpalancate
deuoto º di pietà le porte i
9 - se

D'amor diuino apprenderai le leggi è


--- --- ---

9 VE sTA carne è la carta,


Penna il ferro, ſcrittorfù l'empietada
Di queſta gran Pietade,
e le lettre ferite, e inchioſtro il ſangue i
Ma s'empia man la ſcriſſe, horpia l'ha pinta,
Perche del figlio eſangue -- --

sA la pietà ſia l'empietade eſtinta i


3(è ſon veri i dolori 5 -- -

Ma di vera Pittura ombre, e ſplendori.


esº
Cºsò
::::::::::::::::::::::::::::::::::
PER vNA vENERE IGNv DA
FATTA DALL'IST ESSO SIG. CAVAGLIERE
AL SERENISS. SI G DVCA DI MANTOVA,
MADRIGALE DEL SIG. FERRARI LETEREo.
i SS. IMMI z VegA Ro, due -

S è, z'edeſti ignuda l'alma Dea d'Amore ?


(i A. Forſe quando ella nacque ? -
ºrº - Forſe quando ne tacque -
Sceſe è lauarſi, è pur quando al Pastore -

Si moſtrò in faa, à mentre in braccio è Marte


Fea di ſe ſteſſa parte ?
O che alhor la vedeſti,
O che al Ciel aſcendeſlis
Toiche l'hai così eſpreſſa,
Che c'ener la credea C'enere ſteſſº, -

PER VNIMAGINE DI GIvNONE MOSTRATA


Da Grove in vna nube ad Iss 1 o N E,
DIPINTA DALL'ISTESSO AL SERENISS. SIG.
PRENCIPE DI MANTOVA,
MADRIGALE DEL SIG. FERRARI L'ETEREo.
ON l'ombra di Giunone
Gioue ingannò fſione 2
Et hora ſiamo nui - -

jngannati da l'ombra d'ambidui,


Poiche viue crediam quelle figure, -

Che ſonº ombre, e pitture :


Si che di Gioue è il Z VC CARO maggiore
Ne ſuoi finti ſembianti,
Che Gioue un ſolo, 6 ei n'inganna tanti.

- – -- –
| Nº
eS
ab8:
-

- º Èsº".
º i i Nº

g) Risi. Ai è Sº" SP lig


asoSSo sºlº SìNº"
nºzy iſº"s-cºuveas es :gi
- vº-N

PITTVRA, SCVLTVRA, ET ARCHITETTVRA:


sc RIT 7 A DAL CAVA GLI E R FE D E rico Z V C C A RO
nell'Academia INSENSATA detto il SoNN Accitoso -

-- -
-

APEND O io, che l'huorno non è na


to al mondo ſolo per ſe ſteſſo, ma anco
per giouar altrui; & che quanto maggior
è il giouamento, ch'egli recca ad altri,
tanto maggior è la lode, che acquiſta è
ſe ſteſſo: vengo a proporui coſa, che non
º run e ſolo al particolare, ma all'vniuerſale,
alle Città, alle Republiche, e Regni, ſarà di grandiſſimo ho
nore, & beneficio. & perche s'habbia maggior cognitione
di quello, ch'io vi vuò proporre; prima mi conuien dirui al
cune coſe, alle quali douete diligentemente attendere. Et
per cominciar dal Diſegno Padre della Pittura, Scultura, S.
Architettura, dico, ch'egli fù in tanto pregio preſſo degli
antichi Greci, e Romani, che coſtumarono di farlo inſegna
re inſieme con le lettere à ſuoi figliuoli; perche ſe le lettere
giouano al gouerno, il Diſegno gioua al ben gouernare, S.
rende l'huomo in ogni negotio accorto, & intelligente;illu
mina l'intelletto ad ogni ſpeculatione, è pratica, 8 ad ogni
negocio
Lettera è Prencipi, -

negotio di gouernò è publico,ò priuato: & chi hà diſegno


hà intelletto chiaro, 8 può riſoluere con più prudenza, con
più fermezza, 8 con più giudicio qualſiuoglia negotio, è per
la pace, è per la guerra. - -- - - - -- -

La Pittura figlia del Diſegno, anch'eſſa fà tenuta in tanta


ſtima, & riputatione preſſo de' Greci, che la fecero imparare
à fanciulli nobili nelle ſcuole, come coſa vtile, e neceſſaria;
& per publico editto vietarono che non s'inſegnaſſe à ſerui:
finalmente alla Pittura diedero il primo grado dell'arti libe
rali. Fù anche la Pittura appreſſo de Romani in merauiglio
ſo credito, & da queſta traſſe il cognome la nobiliſſima caſa
de'Fabij, poiche il primo Fabio hauendo dipinto le mura del
tempio della Salute, giudicando che poteſſe accreſcere ſplen
dore, & ornamento alla ſua fama, laſciando memoria d'eſſer
ſtato Pittore, gli inſcriſſe il ſuo nome. Vi atteſero anche frà
Romani Pacuuio Poeta, e Pittor famoſo; & Turpilio Caua
liero, che dipinſe con la ſiniſtra mano miracoloſamente; ol
tre cento, e mille altri: &con molta ragione, poſciachela Pit
tura è in ſe ſteſſavna coſa regia, & piena di merauiglioſi ef
fetti. Queſta diletta l'occhio con la vaghezza, aſſottiglia l'
intelletto con la ſottigliezza delle coſe dipinte, recrea la me
moria con l'hiſtorie delle coſe paſſate, paſce l'animo con la
varietà artificioſa, eccita il deſiderio all'imitatione delle vir
tù altrui, ſerue per accendere i giouani a fatti magnanimi, e
generoſi; ſerue per libro degli idiotti, è grata a Prencipi, &
Signori, gioconda è ſtudioſi, accetta a letterati, 8 abbraccia
ta da ogni ſorte di virtuoſi: & non è giouamento alcuno ch'
ella non apportià chi d'eſſa piglia diletto, e piacere, perche
gioua a ſaper giudicare l'eccellenza delle ſtatue antiche, e
moderne, 8 fà conoſcere la bellezza de'corpi non ſolo nella
delicatezza de'volti, ma nella proportione di tutto il reſto,
coſi degli huomini, come degli animali. Queſta dipinge il
riſo, e la gioia; il pianto, &la meſtitia: queſta dimoſtra l'oro
de'
ay signori amatori della Pittura
de capelli, l'auorio della fronte, i gigli, e le roſe delle guar,
cie, i coralli delle labra, l'azurro, e il nero degli occhi, 8: l'
eccellenza d'ogni bellezza: ſe bene il Sig. Ferrari l'Etereo.
Academico,gentilisſimo Poeta, diſſe in perſona del Sig.Fran
ceſco Purbis eccellente Pittore, mentre faceua il ritratto del
la Sig. Conteſſa Angela Maria Ardiccia belliſſima, & gratio
ſiſſima Dama, che non haueua colori per rappreſentarli gli
dcchi: -

3 (on hº la Terra, è l Mar color sì fini,


i uuol rappreſentar le luci belle,
zoli al ciel, ed al Ciel furi due ſtelle.
Ilche diſſe però il Poeta ſolo per moſtrar l'eccellenza di quei
dolci, 8 amoroſi lumi. -

In ſomma la Pittura rappreſenta ogni bellezza, ed ogni


bruttezza, il chiaro del giorno, l'oſcuro della notte, vnatem
peſta di mare, vn lampeggiar dell'aria, vn fulminar del Cie
lo, vn'incendio d'vna Città, vna pugna d'vn'eſercito, vna
caccia paſtorale, vn'impreſa amoroſa, vn'armata maritima,
vn edificio ſontuoſo, 8 per conchiuderla può moſtrar Cielo,
Terra, Mare, monti, ſelue, prati, giardini, fiumi, fonti, Città,
e campagne, 8 tutto ciò che vuole. Oltre di ciò la Pittura
hà queſto per mezo delle proſpettive, ch'ella inganna la vi-,
ſta, & ſparge molte ſembianze agli occhi de'riguardanti, 8.
variato ſito in vn'imagine, 8 aggiunge doue non può arriua
re la Scoltura: dipinge il fuoco, i lumi, i raggi, i lampi, il tra
montar del Sole, il naſcer dell'Aurora. Che più ? Rappre
ſenta le paſſioni dell'huomo, &quaſi iſprime la voce iſteſſa:
onde diſcorrendo col Padre Cherubino Ferrari da Milano -
Carmelita Theologo Predicatore, & Poeta (qualè al ſeruigio
di queſta Altezza Sereniſs. di Mantoua) con molta ragione
mi diſſe, che la Pittura è vna muta Poeſia, 8 la Poeſia vnalo
quace Pittura; &come il Poeta ſi ſerue di parole, coſi il Pit
tore ſi ſeruede'colori; &ciò ch'vno rappreſenta col pennello,
- l'altro
. tettera º Prencipi, i
" con la penna; ilche egli ſteſſo ha chiara.
fiente dimoſtrato nei precedenti componimenti, poiche ha
uendo veduto le Pitture da me fatte à queſte Sereniſs. Altez
ze di Mantoua, l'ha così gratioſamente rappreſentate ne'
ſuoi verſi.
Il Bembo anch'egli fauellando d'vn'imagine, che li di
pinſe Giouan Belino, la celebrò co i ſeguenti verſi: -

O imagine mia celeſte, e pura,


Che splendi più che l Sole à gli occhi miei,
Et mi raſſembri il volto di colei,
Che ſcolpita ho nel cor con maggior cura
: Il Taſſo ſopra il Pittor della Sig.Marfiſa, ſcriſſe: -

-Saggio Pittor hai chiuſa in breue patio -

- - . Beltà, che troppo eccede ogni miſura . . .


Gherardo Borgogni per il ritratto della Ducheſſa di Sora,
ſcriſſe al Figini. e

Igueſta de l'alta Roma


Sì glorioſa, e sì gradita figlia, -

TDel tuo pennel ſtupor e merauiglia,


Ben agguaglia il ſembiante . . .
Et finalmente, per non andar tanto digredendo, il Marino
ſopravna pittura di S.Sebaſtiano di mano di Titiano, diſſe:
- . Sì viua è queſta imago, i - -

Che ſe l'occhio non mente, i


Già quaſi parla, e ſente. a - -

La Pittura in ſomma è vn'arte rara, e moſtruoſa, che com


poſta di debite deſcrittioni di lineamenti, & di conueniente
accomodationi di colori, genera infinito ſtupore a riſguardã
ti. Però il Prencipe de'filoſofi Ariſtotele, come neceſſaria a
molte altre arti la ſuaſe alla giouentù: da Platone fù abbrac
ciata, da Tullio imparata, 8 da tutta l'antichità mirabilmen
te fauorita; & principalmente vi furono gli Aleſſandri, i Ce
ſari, i Mecenati; & doppo queſtivn Giulio ſecondo,vn Leo
Inc
cy signori amatori della Pittura:
ne decimo,vn Paolo terzo, vn Carlo quinto, vn Coſmo,evn
Giuliano, i quali ſi ſono acquiſtati nome di grande, di ma
gno, di magnifico, 8 ſingolare, col fauorire particolarmente
queſta virtù.
- Et non è egli vero, che anco al giorno d'hoggi vi ſono al
cuni Prencipi, i quali non ſolo ſi compiacciono, 8 ſi diletta
no ſopramodo delle Pitture fatte da altri; ma eglino ſteſſi
per diporto talhora diſegnano, e coloriſcono? -
Sò ben io, che queſte Altezze Sereniſsime di Mantoua, &
uella d'Vrbino, non ſolo hanno grandiſſima intelligenza
del Diſegno, 8 della Pittura, ma che talhora per ricreatione
dell'animo fanno di propria mano e diſſegni, e pitture; nel
che ſi ſcuoprono al Mödo eſſer d'ingegno,e ſtudiovniuerſale.
- La Scoltura anch'eſſa è figlia del Diſegno, 8 ſorella del
da Pittura, 8 queſta con maggior verità della Pittura dimo
ſtrale membra tutte tonde, formate, 8 miſurate, come la Na
tura le fà;& per eſſer durabili più che le pitture, parche ſo
disfaccino ancora più à quell'effetto perche ſon fatte, cioè di
conſeruarla memoria delle coſe paſſate. I
Et fra gli altri gli Statuarij ſono i più degni ſcultori che ſia
no, & ſono antichiſſimi, come lo dimoſtrò la ſtatua d'Herco
le ſacrata da Euandro, poſta già nel foro Boario in Roma; &
quelIano
Plinio.
bifronte dicato da Numa Pompilio, deſcritto da
i - - - - - - º

Segue nell'ultimo luogo l'Architettura, la qual è vn'arte di


ben edificare. 8 Ariſtotele nel primo de' ſuoi morali pone
queſta differenza fra l'Architetto, 8 il Fabro: che l'Architet
to intende quelle coſe che fa, ma il Fabro non ſempre l'inten
de. Et Platone nel libro del regno diſſe, che niuno Architet
to vſa il miniſterio della mano, ma è ſopraſtante a chi l'wſa,
alludendo eſpreſſamente, che l'Architettura conſiſte più to
ſto nella ſpeculatione, che nel miniſterio. -

- Et queſta Edificatione, è ſia per cauſa di difeſa, come le


torri,
a fettera è Prentipi, -

torri, le muraglie, i baloardi, i baſtioni, i ripari, gli ſtec-,


cati, le foſſe, 8 le porte; è ſia per cauſa di religione, co
me Chieſe, Campanili, Capelle, Sacriſtie, e Altari; è ſia.
per cauſa d'opportunità, ouer commodità, come portici,
fori, piazze, campi, bagni, teatri, amfiteatri, 8 ſimili :
ſempre è neceſſario il giudicio, 8 il conſiglio del buon Ars
chitetto. I e
In ſomma il Diſegno Padre, 8 queſte ſue figlie Pittu
ra, Scultura, 8 Architettura (come già in vn'altra opera.
mia al longo dimoſtro, & dichiaro) ſono profeſſioni di
gniſſime, 8 honoratiſſime, 8 piene di beltà, & di bontà,
Ma mancandoli i fauori, gli aiuti, 8 l'occaſioni d'eſſercitio,
manca inſieme il bello, el buono d'eſſe . Però per raui
iuare queſte virtù quaſi ſpente, vengo a proporui, che ſareb
be coſa di molto honore, et beneficio l'inſtituire nelle Cit
tà, è nelle Corti de Prencipi, è d'altri Signori, Academie,
e ſtudi di queſte profeſſioni; poiche l'Academie aſſottiglia
no gli ingegni, 8 li fanno più accorti, eviuaci. & come non
vna ſol voce, ma molte vnite inſieme fanno la Muſica, e l'
armonia: & non vnaſol Ape, ma molte ve ne vogliono afor
mar il meles coſi per far vna dolce armonia, &vn ſoaue me
le di virtù, ſi deuono in Academievnirgl'Ingegni, nelle qua
li ciaſcuno può participare della virtù altrui, poiche ciaſcuno
dà quello che hà, & riceue quello che non ha: Dà per rice
uere, & riceue per dare: inſegna imparando, 8 impara inſe
gnando: hà per diſcepolo in vna coſa quello che in vn'altra
hà per maſtro, 8 fra ſe ſteſſi vanno compartendo gli ſtudi.
Così auezzandoſi i giouani ad operar con regole, e termini
ſcientifici, pian piano vengono perfetti. .
Et che difficoltà ſarebbe in alcune Città principali ,
come Roma, Milano, Venetia, Napoli, Fiorenza, 8 Ge
noua , ( per non vſcir d'Italia.) inſtituire Academie publi
che, & dal publico ſoſtentate, per queſte nobiliſſime pro
e- - feſſioni
& Signori amatori della Pittura.
feſſioni, che ſono non men neceſſarie, che diletteuoli, e
grate ? i i
Et che coſa ſarebbe al Prencipe, 8 ad altri Nobili, il vi
ſtar talhora queſte Academie, per inanimire, ed aualorare
gli ſtudioſi, come facea il gran Duca Coſmo nella ſua in Fi
renze, nella quale volſe anco eſſer ſcritto Academico; &eſ
ſendo fatto di lei digniſſimo Prencipe, eleſſe per ſuo luogo
tenente hora vn gentilhuomo, hora vn'altro, fra quali vi fu
rono il Sig. Bernardo Vecchietto, & il Sig. Cauaglier Gaddi
ambidue virtuoſiſſimi gentilhuomini, & ſingolari amatori di
queſte nobiliſſime profeſſioni, i quali anco nelle caſe pro
prie haueuano belliſſimi ſtudij.
Et al preſente in Venetia, fra quei Signori intendenti,
S amatori di queſte profeſſioni, vi è l'Illuſtriſsimo Sig.
Girolamo Capelli, il quale ſi come infinitamente ſi com
piace di queſti ſtudij, coſi infinitamente fauoriſce chi ll
poſſiede.
Et ſe i Prencipi fauoriſſero queſte Academie, non hà
dubbio alcuno, ch'ogni giorno ſi ſcoprirebbero noui inge
gni 5 poſciache i virtuoſi prendono accreſcimento, e vita
da i fauori de Prencipi. Quindi nacquero gli Apelli, i
Zeuſi, li Fidij, gli Preſitelli, i Michel Angeli, i Rafaelli, i
Titiani, i Bramanti, i Palladi, & tanti altri Pittori, Scultori,
& Architetti antichi, e moderni. i
Et perche il premio, 8 l'honore è la sferza, e lo ſprone
ad ogni honorata fatica , vorrei che à giouani talhòra ſi
daſſero alcuni premij, accioche maggiormente s'accendeſ
ſero allo ſtudio, 8 s'innamoraſſero della fatica; che coſi cia
ſcuno con virtuoſa gara s'affaticarebbe nel ben'oprare, &
col tempo non mancarebbero virtuoſi, che per accreſci
to dell'Academia , la fauorirebbero, 8 farebbero delle
ſpeſe, come ſi è veduto in molte Città; & ſi potrebbe tal
hora introdurui alcuni diſcorſi, & ragionamenti intorno
a - queſte
sueſte profeſſioni, come di già n'è ſtata iſtampata vna buona
inſtruttione dall'Academia del Diſegno, dei Pittori, Sculto
ri, & Architetti di Roma. Et in queſto modo migiouacrede
ire, che ſi potrebbero facilmente rauiuare queſte virtù,le qua
li dal capriccio, ignoranza, 8 ſtrapazzo altrui, ſono quaſi
ſpente, con danno, e vergogna de Prencipi, e Signori, i quali
potrebbono facilmente ridurle al primo ſtato. I
Et finalmentevna coſa mi reſta raccordare, che non baſta
rebbe ſemplicemente lo ſtudio, 8 la comodità di ſtudiare,
ſe non vi s'aggiongeſſe ancora quella ſoſtanza vitale, evigo
roſa, che fà produrre fiori, e frutti alle piante; grani, e biade
alla terra: perche ſi come il buon terreno, 8 le vigoroſe, e
fruttifere piante non danno il frutto in abbondanza col me
zo ſolo di diligente coltura, ſe non hanno anco la pioggia, è
la ruggiada del Cielo, ſenza la quale la terra reſta arida, e,
ſecca, 8 le piante ſenza vigore; coſi lo ſtudioſo ſe bene è di
bello ingegno, 8 d'intelletto ſuegliato, ſe non hà la ruggia
da, e la pioggia della gratia, e protettione de'Prencipi, reſta
come terra arido, e ſecco; & com'arbore ſenza vigore.
Propongo dunque tutte queſte coſe a voi Prencipi, & Signo
ri, per honore, & beneficio delle voſtre Città, pregandoui a
farle conſideratione, 8 conſiderate, porle in effetto. Et ſè.
ben io ſono il minimo intendente di queſti ſtudi, 8 non hò
ricchezze da Prencipe, è Signor grande; nondimeno per l'
affetto, che tengo a queſte nobiliſſime profeſſioni, ho nella
caſa mia di Roma di già ordinato, & fabricato del mio pro
prio (bontà di Dio)vn luogo conueniente per farſi vn'Aca
demia, & oſpitio per poueri ſtudioſi di queſte profeſſioni.
Ma il biſogno è in più luoghi, &però in più luoghi ſi douran
no inſtituire queſte Academie: & di queſto ragionandone.
io con l'Illuſtriſsimo, 8 Reuerendiſs.Sig. Cardinal Borromeo
Arciueſcouo di Milano, non ſolo lodò, & comendò queſto
mio penſiero, ma anco mi diſſe di voler inſtituirne vna in
- Milano,
e signori amatori della Pittura. :
Milano, 8 di queſta eſſer particolar Protettore, & fautore :
ilche credo ſarà, perche ſua Signoria Illuſtriſs. & Reueren,
diſs. ha grandiſſimo guſto, diletto, & intelligenza di queſti
ſtudij. Et per fine ſupplico i Prencipi a fauorir queſte Aca
demie, 8 prego ciaſcuno a dilettarſi di queſti ſtudi, per ho
nore, & beneficio publico, e priuato. & N, S. gli proſperi,
& feliciti. -

- -
-
-
arretrarrrrrrrrrrrrre
ALL ILLVSTRISS SIGNOR
PATRON MIo coLENDISSIMO,
IL SIG. GIRO N

Si, AVEND O ſentito più, e più volte il Sig.Ca


Nſ uaglier Zuccaro, tanto lodare, & comendare.
4 è V. Sig. Illuſtriſs. d'intelligenza, e di diletto nel
AS la Pittura, & di corteſia, & magnanimità gran
disſima; & hauendolo inſieme vdito chiamar
ſele obligato, per i molti fauori da lei riceuuti: perſuaden
domi di far coſa grata in vn'iſteſſo tempo &à V.S. Illuſtriſs.
8 all'iſteſſo Sig. Cauagliero, che tanto l'ama, & oſſerua,le.
dedico, e dono queſto Lamento della Pittura fatto ſopra co
teſte onde Venete; accioche V.S. Illuſtriſs. poſſa conſolar
la, col fauorirla preſſo la Sereniſs. Republica, alla quale poi
co, e nulla ſarebbe aſſegnar due ſtanze nella Libraria, od ali
troue per queſti ſtudi, già che hà tanta copia di ſtatue, &
d'altre comodità di ſtudio, 8 particolarmente quelle dell'
Illuſtriſs. & Reuerendiſs. Patriarca Grimani di fel. mem. che
pur a queſto fine furno laſciate all'iſteſſa Republica : ilche.
ſarebbe di grandiſſimo honore, & beneficio al publico, 8 al
priuato. Gradiſca V. S. Illuſtriſs. queſto ſegno d'affetto, e
di riuerenza, 8 mi tenga nel numero de ſuoi ſeruitori, che
per tale me gli offero, e dono. Di Mantouali 3o, Giugno
I 6 o 5. -

Di V. S. Illuſtriſs.
- Seruitore affettionatisſimo
Franceſco oſanna.
-

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Hi -

IL LAMENTO DELLA PITTVRA - - - -- - - - - - -- - , - - - - -- -

, SV L o N D E VE NET E , ,,
NEL QVALE si coME si DvoLE D'ESSERE
al preſente maltrattata s e
così ſi loda dii molti
molti eccellenti pittori
Pittori paſſati, annoue
rando i doni, che le fecero ; & inſegna è moderni
il modo. di
« . . . .
farſi valenti. huomini:
. . . . . . . .
i
OPERA NOVA DELL'ECCELLENTE SIG. CAVAGLIER
- FE D E ai i iile g oa NRº, nell'Academia Inſenſata
a A G C. H 1 o 5 o - , -. - :
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MG H E veggio, ohimè ? Chi tua beltà tifura, º - -

p) º chi t'induce è così graue pianto, - -

º o del Mondo bellezza «lma Pittura º


i Dimmi, ti prego, la cagion di tanto
9 Duol, che l'affligge, e ti tormenta il core,
4 º E chi ti cinſe queſto oſcuro manto ?
gueſta veſte macchiata è il gran dolore, -

Che il cor m'affligge, e mi tormenta l'alma ,


E verſa il pianto, da queſtacchi fuore. -

Già fui el Mondo glorioſa, º almas :


- tier mira, ohimè; con i frattata ſno,
-
º ho agon di batter palme i palma- .
--- --- --- ---

-
M'ha -

- ,
Il lamento della Pittura
- se
- M'hº poſto il mondº quaſi in abbandona.
: Come ch'io fosſi di niſſun momento, º
E pur del Cielſon gratioſº dono. --
-: --- ---
sa -
-

- - - - - -

-,
-

ohime che pena, e che dolor io ſento,


i i Cedermi prima d'ºgnii mia bellezza,
- a - º i rA - r, º , i
1- -- - a -

La vagh º riua di luce,


auafº aca priua d'ornamento. i g t i s --

:: Preſº queſt acque va tempo in grande altezze


Pittura io
rì inVene- i
zlisſi ben io sfra mille, e mille honoris , , , ,
tia. Ma l'ignoranza altrui hor mi diſprezza . .
e quei che più preſtar dourian fauori;
-, ora Aieno ſon prontis e reſto abbandonata, i º
itriº", Sol compagnia mi fan pene, e dolori º i t
2eeelléza
della Pit zeSacra
ne ,giºſº vien rapreſentata
e profana a l’occhio è l'intelletto,
tuta. - - - - - - - , º - - - - - - - - - - - - -

5.i . “E ne l'imago altrui ſon venerata ... f .S


Perche ſi
L'inuiſibil per me de l'occhio è oggetto : º i
piga il Pre Io per moſtrar di D Io l'eternitade,
vecchio.
Perche le
Dipingo il Padre in vn antico aſpetto.
Spirito si Lo Spirto ſanto per la i" bontade
to i forna
di colóba. jn forma di Colomba, e faccio alati
Perche gli Gli cAngioli, per la lor velocitade.
Angeli a
lati. Tutti da me quei piriti beati, vi º
eAngioli, Cherubini ; e Serafini, , ,
Son con alto miſtero figurati. I - - --

jn cvarie ſchiere pingo i cittadini º


Del Cielo intorno al Facitor eterno, t
ch vn tempo furo in terra peregrini,
L'alme dannate, el foco ſempiterno, .
se l'horridezza di quei fieri moſtri . .
Pingo, perche ſi fugga da l'Inferno .
La gloria, e lo splendor de gli alti chioſtri
Pur vi diſcopro, e di MARIA la veſte,
-
Ch'è d'altro certo, che di perle, e d'oſtri. -
fn
ssù l'onde Venete. :
fn ſomma ſon le mie grandezze queſte, sº
che coloriſta di mia mano il tutto,
O ſia coſa infernale, è ſia celeſte. - ,
sºla è tal fiato il mio stato è homai ridutto, , - - - - - -, 3,

che non ſi ſtima più vn gentil lauro,


Ond io da gli occhi verſo amaro lutto.
Ohime, ch'eſtinte ſon gratia, e decoro, . .
Dimitar la Natura non vi è ſegno » .
Nè il sale ſi diſtingue da l'Airo. ,
«Arte ſenz'arte, Ingegno ſenz ingegno , , , Abuſo ia
trodotto
Paſce l'occhio, e contenta l'ignoranza dall' Ignee
eanza,
Di bei colori, ſenz'alcun diſegno.
E queſto abuſo ogni dì più sauanza s -
I:
Nè più ſi ſtima vna pittura rara,
Sol bafta hauer de quadri per vſanze :
Io non ſon più qual fui gradita, e cara e ,
Che gl'Aleſſandri, ei Ceſar ſon mancati,
Nè da grandi il diſegno più s'impara . Fauteri
della ri
gei Giuli; quei Leon, quei Mecenati, tara,

che del diſegno hebbe sì gran diletto,


Non ſono lì tempi noſtri più imitati. è
º
E doue ſon quei, che mi dier ricetto t.
Diligenti Pittori, illustri ingegni, -

che mi trattaron con i grand'affetto.


Tutti ſe ne ſon giti º gli alti Regni,
Et io meſchina ſon rimaſta ſola,
che di ſeguirmi par ch'ognavn ſi ſdegni.
Ne le Corti di me ſi facea ſcola
Nel tempo, che fui cara è Duci, e è Regi,
Hor di me non ſi dice vna parola ..
Ma per cacciar il duo, vuò i doni egregi
Commemorar di quelle mani amiche,
Che m'ornar , e abbellir con tanti fregi.
- -------- - - -- - ,

Che
Il lamento della Pittura
che la memoria di uell'opre antiche
Mi ſcemarà la doglia; e fºrſe fa , º
C'hora altri inuiti è ſimili fatiche.
Anaeuera
i Pittori fa
aAltri al mio creſpo crin con leggiadri
smoſi, e i
fauori da
Teſſea corona d'oro, altri di fiori, º
ler riceuue
ti
«Altri componea fregi è gloria mia ... s
-
«Altri vn bel manto di vari colori º
Mi diede, altri evn diamante, altri vn monile,
«Altri vn gioiello ſcelto dai migliori. " º
ala più che altroue in belfiorito Aprile -
z'ſi preſſo queſt'acque, e qual Pandora
Ornata d'ogni don vago, e gentile. - . . . --

Gentile,Se E di quel lieto e Aprilfuron le Aurora


Giouanni
Bellini
Vn Gentile, e ºvn Giouanni ambo fratelli,
Bellini di cognome, è dopra ancora i -
animali, omeºvieti. " sº º
Se pinſero
s 7
Huomini, monti, è vali) º fºggi, è pini,
Andrea,
sempre imitar Naturà i lor pennelli
Mátegna.
Pietro Pe
zi furono altri ingegni pellegrini: " º
rugino. Come il Mantegna , el perugin; ch'à l'arte º
vera, e perfetta fur molto vicini s e A, -
da queſti, ed altri, com il ciel compartº º
Gratie diuerſe, fui diuerſamente s .
ornata, ed abbellita in qualche parte º ssº -

Ma abbellita quà fui comi itamente" º Nº -

Titiano.
Da quel gran fitlan fittor egregiº,"
Ne'doni s”
e per lui viſi quàfelicemente" º -

intendono
le qualità
sei fa i primi a giº", º
particola
ri, c'hcb
M'ornò li viſte, e comio fosſi Dea "
bero i Pit Pgli mi riuerua, ed hauea, in pregia. .
tori,
Gran maniera d'opiar, grand'arte hauta s
Gran decoro, e concetti di pittura ;
6' parer vero il finto altrui ſacta- : - - - - - -

- - -- - Fò
- :
5ù l'onde Venete. " :
Fù l'opra di ſua man ſincera, e pura,
e con sì gran viuezza il tutto eſpreſſe ,
Chen beltà vinſe quaſi la 9Catura ...
aAd altre parti il Ciel altri conceſſes
Ma più nel Latio crebbero gli ingegni , i .
Che laſciarno di lor mill'opre impreſe.
aAltri del ſuo valordier chiari ſegni si st
Preſo de l'Arno è i liti fortunati,
e ſi videro parti illuſtri, e degni.
Et certo che i più degni, e i più pregiati e
succhiano il latte da la gran Toſiana, º
oue ſono gli ingegni sì ſuegliati i 3
Mercè de la zºaniera alta, e ſoprana, i
chebbe il gran Michel Angel Bonarota
Sublime in vero, e d'arte ſºprahumana- º
e da l'avn polo è l'altro è coſa nota, .
ch'ei fù aver poſſeſſore del diſegno,
Senza cui il Pittor non val'avn iota - -
-5. -

Et in particolar ne diede ſegno - º


Ne le figure humane, e fur sì rare,
Che di pregio immortal ſi fece degno. · -.

Fù d'avn intelligenza ſenza pare, -

e tai fur l'opre, o il ſaper di quello,


Che immortal certo, e glorioſo appare, a
- Ma qual gloria maggior º il mio pennello .
Z'nì con molto ſtudio, e intelligenza
«Al compaſſo , à la ſquadra , à lo ſcarpello. iQ.

Queſti vn diamante con grand'eccellenza º


Mi poſe in fronte, ond'io ſpiegai le vele
«A l'honor, è la gloria, è l'eminenza.
Fù quest'huomo celeſte Angel Michele i r e- r i
Per l'iſteſo dihonorº alto camino, - e tº

Seguito da vn altro angel Rafaele . . . è


-- --- - - - - - - -- - -- - Dal
Rafael d'
Il lamento della Pittura
Vrbino. Dal gratioſo Rafael d'Erbino, e
Ne l'imitation merauiglioſo, si i
Nouo angelo terreno, huom pellegrino. -

gueſti tutto corteſe, ed amoroſo ,


Mi poſe in testa vna corona d'oro, º il
onde mi reſe il cor lieto, e gioioſo. ,
Fù pien di maeſtà, pien di decoro, º le
e fù di tanta intelligenza, e tale, º
Ch'ogni operetta ſua val vn teſoro. -
Non hebbe al mondo mai vn'altro eguale ,
Ch'ogn'rvm li dà la palma , ed il trofeo, .
e ancorche morto pur viue immortale . . o
“fadeoZue ercò ben d'imitarlo il buon Tadeo,
caro.
«Anch'ei d'Orbino, e l'imità per certo,
Come d'Apollo imità il canto Orfeo,
Fù grande anch'egli, e fu di molto merto, i
E fù vn Zuccaro in ver, ne l'opre ſue,
Fù dolce, fà vezzoſo, e molto eſperto.
Onde s'orbin ſi gloria d'ambedue, - i.
3Chà ben ragion, anch'io di lor mi vanto,
Che come l'avn, l'altro corteſe fue.
fl mio Zuccaro dolce in ogni canto i ,
Cercò i più vaghi, e coloriti fori,
Che è Flora ricamaſſero il bel manto . -

E furon ſeco i pargoletti Amori


3Cel teſſermi ghirlanda è l'aureo crine,
Di cui m'incoronar con tanti honori. ,
Poſcia di gemme le più belle, e fine . . . . .
Mi fè vn monile per ornarmi il petto .
Con opre noue, rare, e pellegrine . ..
2'n altro ancor mi fà caro, e diletto, i .
Antonie
da Corce guel buono Antonio, dico, da (oregio,
gio Che nel penneleggiar fu sì perfetto: –
- - - - gueſti
sù ronde venete.
2ueſti con gli altri fa Pitter egregio, a
E fù talento ſuo particolare
Far vaghe tinte, di cui n'hebbe il pregio -
Egli di gioie pretioſe, e rare, - -

- Rubini, 6 e 4damanti, vm gran gioiello - -

Mi poſe al collo, e fu don ſingolare. e


5 (è contento di queſto, ancorvn'annello, º,
Segno di fe. e d'amor, mi poſe in mano, e
“Di cui non viddi in ver mai il più bello.
eA queſti ſeguì poi vn Parmigiano ,
Di molta gratia, e ſomma leggiadria, e -

E poſcia vn Sarto, vn Cinci, (3 vn Romano,


z'ennero ſeco ancor di compagnia .
z'n Zago, vn Ricciarel, due Saluiati,
Et vn dal Piombo per l'iſteſſa via.
Tre Saneſi vi furno anco, e due frati, 3.
zon Mutiano, (3 vno da Cortona, i
D'ingegni molto pronti, ed eleuati, è
E ſin ad hora pur la fama ſuona - o -

Del Louini, e Gaudentio di Ferrari,


Del buon Bramante, e i Campi di Cremona.
Fur tutti queſti al mondo huomini rari .
5Nel diſegno, e pittura, e i parti loro : ,
-- -
Mi furno, ſono, e ſempre ſaran cari. I o 1, è
Ma doue laſcio quel gran Polidoro, è Polidoro
da Cara
Che è chiaro, e è ſcuro fa coſe sì rare, uaggio,
e del chiaro, e del ſcuro hebbe l'alloro.
Fierezze d'artificio ſingolare - -
- - -- -
-

Figuraua egli, e finſe vn marmo tale, -

e in queſto egli non hebbe vn'altro pare, Si fige che


La fronte de la Corte mia regale - la Pittura
haueſſevn'
Da lui fu pinta, oue facea mia vita, - albergo re
i" per lo
E gite in ling di ginale , udio,

guivº
Il lamentò della Pittura s

Il Diſe
guiui godeue la stagion fiorita, " .
gno Padre guiui godeuo il caro genitore,
della Pit
ttarº o
Dico il Diſegno, che mi dia la vita ...
Del maggior caldo quì paſſano l'hor
A l'ombra dºvn bel faggio, è d'avn bel Pino,
z piraua foaue arabo odore.
Sorgea nel mezo del mio bel giardino e -

Limpida fonte ornata de coralli


Di Nicchie, e conche in modo pellegrino, i
Spicchiauan fuori dagli adorni calli e
Ru celletti d'argento, e di zaffiri, s .
- º che inaffiauano i fior vermigli, e gialli - i
Quì non s'avdiuan mai pianti, è ſoſpiri, s
guì Febo, quì le Gratie, e quì le Muſe,
Meco facean contenti i lor deſiri.
guì le delitie il Ciel ſparſe 3 e diffuſe, º º,
Perche foſſe di noi dolce ſoggiorno,
e tutto il buon', e'l bel quiui rinchiuſe. -

o quante volte quì mi viddi intorno -

f miei cari Pittori, i miei diletti, A.


Che vn'anno mi facean parer vn giorno, i
E mi raccordo, che frà i ſouradetti -
Giorgion v'era Giorgion di Titian maeſtro,
di Caſtel
franco, Huomo merauglioſo negli affetti.
- Certo che inſegnò altrui il camin deſtro » . ,
Ter cui ſi poggia è la Perfettione, , ,
Che ſiede ſopra vn monte alto, ed alpeſtro.
C'era anco il mio terribil Pordenone, - .
Diſcepol vero, e proprio di Natura,
Che ne l'ardir non hebbe parangone.
Fù pien di maeſtà, pien di brauura,
e ne l'opre ſeruò tanto decoro,
che 'reguagliò d'ogn'altro è la aire:
Queſti
.. -.
u :ronde: Vencte.:r •
!.

�fli mi di•'J,,e ZamJi. tl�o-�


O,n cui tÚ ,Tmii.. · •rílt• ,_.;.J� .,
Et ctrto mi far: ,uri ¡. ""'1i ·"""'.,
p; IJ"eft'-� nn laú,., ,,,; laúi,
Poiche '"Í""' di.1,r 'IIJÍ fo CJJrteft,
E in lllllljl· gli Ulltl, come. 'VÍMÍ .,,,,; •
'MA che dir'oc Ji rpllllit, Yeroneft,
· .tJdag,unimo ., t11rt.rfl, eá ecceUentt, Paolo Ve­
roucfe.
Cht dierk .fo,e J .11UUe. /;eUe impre.fe •.
Dt le piu óeUe gioie ti Or.iente
�Jlo ,_¡fa,fl .'VIJII, �olwu. Al eolio •
E di .c11nrlitk perfe "7m gr411 pmdente •
�111, 11bi la/fa., che ft,c. p«a---áieái "V1l cr.,"'1.,
E doue mi · creáei ,unir 111Aggiore,
kl,11úenne i/ ufo ·.dilfigli"oi á'ApoUo � . .
ip1tdei ., miflrtt me,pe� :qjn_ TentDr�; . · : ·. C:i,!nra
Che di far·,t.ofo ,gradi,,,; Ji,.jegti¡J-,
Mentre de g/i·"1JJii.fMOi e,·a. ne/ fim- ·
de! la 1'1t•
tnra.

�e.fli de f11,mor fuo mi di} perpeg1J1


Due �nig/i; 1111&,p_oidi hi�"- ' ..
c9J-li pofe Ji,ttofopr{n,tto iJ �regno ... · ,
O ,he c4PrÍ¡cii,., � che •e""1' ftmefi11;.
O che fllf'JJJ!¡ 1114, t¡Wl t:be lli# sJ ¡,eggio-,
E' ,h,mrr.Íllft1,11ir IIIÍlt pa,� •
.Albor
. do/ente w 111i. /eMAi di.flggiq
E per fJu11tini -#imAmiu .�ita.:, · ..
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Ne fhehl,i mai i -..-J�'1.- J,i ruoi /, '. chkgg,io.


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Se ri1"""1,i r.vMtt'I in Jtr,, 'Tleflt. .,
e. d1Íf!1'ÍJ?«lí Í4. .ielti,f�.,.Jt4--,.. Chie.le
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Il lamento della Pittura

Buon do-
Chi Tiſegno non ha, non ha valore, º
-

CU Incente Doue gratta non è, non è bellezza, e


i rie E doue non è ſal, non è ſapore. v
Ma col Diſegno s'ha gratia, e vaghezza,
Decoro, maeſtà, concetti, ed arte,
Ch'egli ci è ſcala ad ogni grand'altezza ,
Faccia ciaſcun gli ſuoi diſegni in carte, - -

Che meglio poi rieſce la Pittura, - -

E miſuri hor il tutto, hora la parte.


e Miri le qualità della figura , -

SNè faccia coſa, ch'altri moua à riſo, º .


E imiti ben con l'arte la Natura . - -

Non faccia come quel che vn Paradiſo, -

Pinſe preſſo queſt'acque sì confuſo,


he men l'intende, chi più il mira fiſo.
E i fece i cittadini di là ſuſo,
Come la plebe poſta in vn mercato s .
Onde meritamente egli è deluſo.
(iaſcun di voi ſi renda inamorato
Tel proprio honor, che poſcia ogni fatica -
Lieue li fas lo sà chi l'ha prouato. ,
il deſide- Non è monte sì alpeſtre, è vale aprica, o
"
la fatica.
3Cè ſtrada sìilſeluaggia,
Che d'honor deſio non ed intricata,.
la diſtrica . º.
E d'ogn'arte difficile l'entrata s .
Ma s'ageuola poſcia nel progreſſos
Onde ne reſta l'alma conſolata . .
i". Sù dunque ogni vn di voi ami ſe ſteſſo,
tori «Ami la propria gloria, il proprio honore,
- e s'accinga è l'oprar, come gli ho eſpreſſo. - -

: i" E voi Prencipi inuitti, il cui valore .


" rie Non ſol preſſo queſt'acque alto riſuonas .
Ma doue naſce, e doue il Sol ſi more. .
Se
- sù l'onde Venete..
Se la propria bontà tanto vi prona
Giouar altruis & ſe veder bramate
jl manto rinouarmi, e la corona ..
Fauorite i Pittori, e gli abbracciate, -

Che certo con le gratie, e i fauor voſtri,


Le voſtre, e mie beltà fan rinouate.
7 fatti illuſtri degli antichi noſtri -

Con tal arte fan pinte, e in tal maniera,


dhe ſembreran le Corti etherei Chioſtri.
E com' al Cerno ſegue Primauera, -

eAl mio duol ſeguirà gioia infinitas


Ond'io, voſtra mercè, me n'andrò altiera,
Dicendo, che per voi ritorno in vita :

IL F IN E.
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