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Evoluzione tecnica dei modelli d’impianto nella peschicoltura degli ambienti


mediterranei

Article · January 2008

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8 authors, including:

Tiziano Caruso Theodore M Dejong


Università degli Studi di Palermo University of California, Davis
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Claudio Di Vaio Francesco P Marra


University of Naples Federico II Università degli Studi di Palermo
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Tecnica SPECIALE SISTEMI D’IMPIANTO

Evoluzione tecnica dei modelli


di impianto nella peschicoltura
degli ambienti mediterranei
T. CARUSO1 - T. DEJONG2 - C. DI MICELI1 - C. DI VAIO3 - F. GUARINO4 - F.P.MARRA1
O.MUSSO5 - G. H. REGINATO6
1
Dipartimento Colture Arboree - Università di Palermo
2
Plant Science Department University of California – Davis USA)
3
Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale - Università Federico II di Napoli
4
O.P. Sibarit – Castrovillari (Cs)
5
Fratelli Musso - Azienda Agricola - Sampieri - (Rg)
6
Fac. Cs. Agronomicas - Universidad de Chile – Santiago (Cile)

ciale, un numero sempre crescente di ai capitali investiti e al lavoro dedicato. A


Una costante attenzione verso Paesi extraeuropei ha, infatti, iniziato ad partire dagli anni ‘80 la perdita di impor-
l’ottimizzazione esportare sui più ricchi mercati del nostro tanza della frutticoltura registrata nell’Ita-
dei fattori della produzione ha continente; all’inizio principalmente frut- lia centro-settentrionale, dove maggiori
determinato una rapida adozione ti tropicali e subtropicali e, in seguito, an- erano le alternative occupazionali al set-
delle innovazioni proposte dalla che frutti tipici delle aree temperate, dif- tore primario, in un primo tempo è stata
ricerca nel campo dei sistemi fusamente coltivati nel nostro Paese, po- controbilanciata dal crescente interesse ri-
d’impianto, per la grande nendone finanche in discussione il tradi- scosso per questo settore produttivo nel
importanza zionale ruolo di “orto d’Europa”. Mezzogiorno. In questa area del Paese la
Questo fenomeno ha costituito una disponibilità di nuove fonti irrigue in aree
che essi rivestono
delle principali cause della sempre mino- precedentemente occupate da colture er-
nella qualità delle produzioni re convenienza economica ad investire in bacee di pieno campo, assieme al gradua-
e nella redditività della coltura. frutticoltura e, di conseguenza, della scar- le declino di specie tipiche della frutticol-
Riduzione dei costi sa propensione dei giovani a dedicarsi a tura mediterranea (mandorlo, agrumi, vi-
di produzione questo settore produttivo, non sempre in te, ecc.), ha favorito l’insediamento di spe-
e massima efficienza grado di garantire la giusta remunerazione cie da frutto caratteristiche degli ambienti
della manodopera
gli obiettivi prioritari,  Fig. 1 - Piante allevate ad Y trasversale
talora ottenuti attraverso (Piana di Sibari, Calabria 2007).
“estensivizzazione” colturale,
con bassi costi d’investimento.
L’Italia meridionale,
California e Cile.

D
alla fine degli anni ‘70 le produ-
zioni frutticole italiane hanno co-
minciato a perdere competitività
sui principali mercati nazionali ed euro-
pei rispetto a prodotti importati da Paesi
terzi, offerti a prezzi sensibilmente infe-
riori. Puntando sul miglioramento delle
tecniche di conservazione e sulla orga-
nizzazione di una capillare rete commer-

8 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
più continentali del territorio italiano, dru-
pacee in particolare, che si sono così an-
date consolidando dando luogo a distretti
frutticoli ben strutturati e caratterizzati. Ta-
li sono, ad esempio, per citare i principali,
la provincia di Bari per il ciliegio, il meta-
pontino per l’albicocco e il susino cino-
giapponese, la Piana del Sele (Campania),
la Piana di Sibari (Calabria) e alcuni com-
prensori frutticoli della fascia costiera
(Valle dello Jato, Val di Noto) e delle aree
interne della Sicilia (comprensorio frutti-
colo agrigentino-nisseno) per il pesco.
Nei suddetti distretti, la filiera produt-
tiva, anche con il concorso di esperti im-
prenditori e di qualificati tecnici prove-
nienti dall’Emilia-Romagna e dal Veneto,
si è sviluppata in un primo momento ri-
calcando modelli colturali in uso nelle
aree centro-settentrionali di coltivazione.
Ma già a partire dagli anni ’90, in seguito
all’emergere di giovani ricercatori, di tec-
nici e di intraprendenti agricoltori locali,
la nuova frutticoltura ha cominciato ad  Fig. 2 - Piante allevate a tatura trellis (Piana di Sibari, Calabria 2007).
assumere una propria connotazione nel-
lo sviluppo di modelli colturali più adatti
a valorizzare le peculiari caratteristiche Il clima, nella sua complessità, in- raccolta, in rapporto alle pratiche coltu-
ambientali delle aree meridionali. Tali fi- fluenza la crescita delle piante in rela- rali (fertirrigazione eseguita fino alla fine
gure professionali, in piena autonomia, zione alle esigenze termiche durante il dell’estate per sostenere la crescita e la
hanno messo a punto soluzioni tecniche corso del ciclo biologico annuale. Pian- maturazione del frutto) emettono vege-
che hanno favorito lo sviluppo e te di cultivar extraprecoci, a basso fabbi- tazione anche per buona parte del re-
l’affermazione, in un contesto nazionale sogno in freddo, che in pieno campo stante periodo autunnale, in ragione del
ed europeo, della frutticoltura meridio- raggiungono la piena fioritura a metà decorso mite della stagione.
nale. L’esempio più brillante di tale per- febbraio e la maturazione a metà mag- La precoce raccolta dei frutti favorisce
corso è senza dubbio rappresentato dalla gio, trascorrono 5-6 mesi della stagione la crescita vegetativa tanto che le cultivar
filiera produttiva del pesco, la cui presen- di crescita senza alcuna competizione più fertili, soprattutto quando innestate su
za negli orti familiari delle regioni meri- esercitata dai frutti. Di contro, piante di portinnesti vigorosi, possono differenzia-
dionali vanta peraltro antiche tradizioni cultivar extratardive, che maturano i frut- re gemme a fiore anche su tratti di ramo
(Caruso et al., 1992). ti a metà ottobre, una volta effettuata la emessi all’inizio dell’autunno che evolvo-

Clima, combinazioni d’innesto, TAB. 1 - PRODUZIONE (Q/HA) DI PIANTE DELLA NETTARINA ARMKING/FRANCO ALLEVATE A
aspetti eco-fisiologici VASO (625 PIANTE/HA) E A Y TRASVERSALE (1.330 PIANTE/HA)
Anno di vegetazione Vaso (q/ha) Y trasversale (q/ha)

Rispetto alle aree centro-settentrionali 3 143 300


del Paese, i distretti peschicoli del Mezzo- 4 138 270
giorno, dal punto di vista climatico, si di-
5 142 280
stinguono per una maggiore eliofania ed
intensità luminosa e per un tasso di umi- Cumulata 423 850
dità atmosferica tendenzialmente più Media 141 283
basso. Inoltre, il decorso delle temperatu-
re è tale da consentire la differenziazione, TAB. 2 - RIPARTIZIONE (%) DELLA MANODOPERA PER LA GESTIONE DELLA CHIOMA DI PIANTE DI
la crescita e lo sviluppo dei diversi organi ARMKING/FRANCO ALLEVATE A VASO (625 PIANTE/HA) E A Y TRASVERSALE (1.330 PIANTE/HA).
vegetativi e riproduttivi per un lungo pe-
Pratiche colturali Vaso (%) Y trasversale (%)
riodo dell’anno (febbraio-novembre in al-
cuni distretti) rendendo così possibile Potatura invernale 25 24
soddisfare le esigenze ecologiche di una Potatura estiva 13 11
piattaforma varietale piuttosto ampia. È
Diradamento 26 26
chiaro, dunque, che i sistemi d’impianto
ed i modelli della gestione della chioma, Raccolta 36 39
volti a sfruttare al massimo questo poten- Totale (ore/ha) 530 700
ziale climatico, differiscono profonda- Eff. manodopera (ore/q) 3,8 2,5
mente da quelli affermati nella frutticoltu- Valori medi rilevati su piante alla 3^-5^ foglia
ra centro-settentrionale del Paese.

FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008 9
TAB. 3 - PRODUZIONE (Q/HA) E RIPARTIZIONE (%) DELLA MANODOPERA PER LA GESTIONE chioma e consentono di sfruttare i princi-
DELLA CHIOMA DI PIANTE DI MAYCREST /FRANCO E FLAVORCREST/FRANCO ALLEVATE A pali vantaggi connessi ai sistemi ad alta
VASO (400 PIANTE/HA) E A Y TRASVERSALE (1.480 PIANTE/HA) densità tra questi si segnalano: elevati li-
Maycrest Flavorcrest velli produttivi sin dai primi anni di vita
Vaso Y trasversale Vaso Y trasversale
del pescheto, buono e omogeneo stan-
dard qualitativo della produzione, matu-
Produzione (q/ha) 140 290 200 380 razione uniforme, maggiori quantitativi di
Potatura invernale (%) 23 22 20 20 fotoassimilati disponibili per i processi ri-
Potatura estiva (%) 17 14 14 12
produttivi della pianta. Inoltre, all’intensi-
ficazione della densità d’impianto corri-
Diradamento (%) 23 23 21 21 sponde, anche se in modo non diretta-
Raccolta (%) 37 41 45 47 mente proporzionale, la riduzione del vo-
Totale (ore/ha) 480 740 560 850 lume di suolo entro il quale ciascuna
pianta può estendere il proprio apparato
Eff. manodopera (ore/q) 3,4 2,5 2,8 2,2
radicale; minore è, in particolare, l’unità
Valori medi di 3 anni rilevati su piante adulte di suolo disponibile per ciascuna pianta
maggiore è la possibilità di controllarne la
no regolarmente a frutto nella stagione di glior compromesso fra le esigenze di limi- crescita vegetativa attraverso le scelte tec-
crescita successiva. La stagione vegetativa tare la crescita vegetativa e la capacità di niche relative alla gestione del suolo (fer-
e riproduttiva, oltre che dal clima partico- reagire in modo adeguato agli stress am- tirrigazione).
larmente favorevole alla crescita della bientali, rispetto al più debole MrS 2/5.
cultivar, può essere influenzata dalla In questo complesso quadro di rela- Fattori agronomici, gestione
spinta vegetativa indotta dal soggetto. zioni (clima, cultivar, portinnesto), stabi- della chioma e sistemi d’impianto
Portinnesti deboli, come Penta e MrS 2/5 lire un unico sistema d’impianto ottima-
possono contribuire a determinare antici- le valido per contesti colturali tanto di-
pi della ripresa vegetativa, mentre portin- versificati non è operazione facile e tan- La pianta di pesco, lasciata libera di
nesti vigorosi (GF 677, alcune linee di to meno utile, per cui le soluzioni tecni- vegetare, tende ad assumere la conforma-
franco, il Barrier 1) possono sensibilmen- che, per pervenire alla redditività della zione di un cono rovesciato, più o meno
te ritardare la filloptosi e la dormienza coltura, possono essere molteplici. affusolato o globoso in relazione al porta-
della pianta. Lo sviluppo in verticale del frutteto è il mento dell’albero, sensibilmente diversa
Alle condizioni climatiche del Meri- fattore che più di altri condiziona la scel- da alcune forme di allevamento oggi lar-
dione, particolarmente favorevoli alla cre- ta del sistema d’impianto; l’altezza delle gamente diffuse nella nuova peschicoltu-
scita vegetativa, sono legate anche le pro- piante non deve comunque mai superare ra del Mezzogiorno d’Italia, come ad
blematiche di gestione della chioma che i 3 metri, pena la rapida caduta di effi- esempio, quelle riconducibili al raggrup-
proprio per carenza di validi portinnesti cienza dell’impiego della manodopera pamento delle “doppie pareti inclinate”
deboli non trova alternative alla potatura nel contesto degli interventi colturali pra- (Y trasversale, “tatura trellis”, V, ecc). Ri-
verde. La peschicoltura meridionale non ticati alla chioma (frutteti pedonali) e ciò guardo a queste ultime, si tratta di forme
dispone infatti, di portinnesti nanizzanti tenuto anche conto della possibilità di di allevamento che per essere realizzate
in sostituzione a quelli vigorosi che tutt’o- piegare i rami più distali verso il basso. necessitano di costose strutture di appog-
ra rappresentano i portinnesti più diffusi. Piante basse e di dimensioni contenute fa- gio e, nella fase di allevamento, prevedo-
In questi ultimi anni, un certo interesse su- voriscono, inoltre, buoni livelli di illumi- no interventi di potatura piuttosto severi
scita il Penta, appartenente al raggruppa- nazione, per diverse ore del giorno, anche che determinano un pur leggero ritardo
mento dei susini, che sembra essere il mi- nelle parti inferiori e più interne della della fruttificazione o una minore produt-

 Fig. 4 - Vasetto catalano: potatura verde di piante alla seconda


 Fig. 3 - Impianto a vasetto catalano a Llerida (Spagna 2005). foglia (Piana di Sibari, Calabria 2007).

10 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
tività delle piante. Il successo agronomico cio-economici che li contraddistinguo- to chilometri più a Sud, in provincia di
delle “doppie pareti inclinate” si basa, in no, ciascun comprensorio frutticolo si Salerno (comuni di Battipaglia, Ponteca-
effetti, sull’efficienza bio-energetica com- caratterizza per il prevalere di un diverso gnano, Eboli) dove la coltura è molto più
plessiva del sistema d’impianto (quantità sistema colturale. recente (anni ’70), è l’Y trasversale a ca-
e distribuzione della luce intercettata; effi- In rapporto alla tradizione colturale, ratterizzare il paesaggio frutticolo, con
cienza dei mezzi di produzione impiega- alla dimensione aziendale, alla disponi- densità d’impianto di circa 1100 pian-
ti) piuttosto che su quello della singola bilità di manodopera qualificata, al grado te/ha. Se da detta area ci si sposta anco-
pianta. Infatti, più la forma di allevamento di associazionismo sviluppato tra i pro- ra circa 250 km più a Sud, fino a rag-
che si vuole imprimere alla pianta si al- duttori, alla capacità imprenditoriale, al- giungere la Piana di Sibari (territorio co-
lontana dall’habitus naturale della specie l’organizzazione commerciale ed ai mer- munale di Castrovillari, in provincia di
cui appartiene, maggiore è il numero di cati di destinazione (grande distribuzio- Cosenza), come nella Piana del Sele, so-
interventi di potatura da praticare e, di ne, mercati comunali, mercati rionali, no ancora le doppie pareti inclinate a
conseguenza, maggiore è la lunghezza gruppi di acquisto, ecc.), tra i diversi di- predominare che qui, oltre alla ormai ti-
del periodo improduttivo e i costi di ge- stretti frutticoli le ti-
stione della chioma. Esiste oramai un’am- pologie d’impianto TAB. 4 - PRODUZIONE (Q/HA) DI PIANTE DI CV PRECOCI ALLEVATE
pia letteratura internazionale (Caruso et possono variare A Y TRASVERSALE (1.111 PIANTE/HA) E A VASO RITARDATO (650
al., 2008; DeJong et al., 2008; Reginato et sensibilmente, tan- PIANTE/HA)
al., 2008) che riferisce di prove compara- to da renderne, in Anno di vegetazione Y trasversale (q/ha) Vaso ritardato (q/ha)
tive, condotte per più anni e negli am- alcuni casi, ad
bienti più disparati, sulle diverse tipologie un’analisi superfi- 2 20 20
d’impianto e che, in sintesi, consente di ciale, le ragioni 3 150 100
affermare che la scelta della configurazio- spesso incompren-
ne d’impianto deve avvenire in seguito ad sibili. Un esempio 4 290 190
una attenta analisi dei fattori agronomici di quanto sopra 5 320 220
della produzione rapportati però al conte- evidenziato è rap-
Cumulata 780 530
sto sociale ed economico di riferimento. presentato dalla ge-
La forma di allevamento, assieme alla stione del settore Media 195 132
densità d’impianto e al sistema di potatu- produttivo in argo-
ra, deve pertanto consentire di pervenire mento in Campa- TAB. 5 - RIPARTIZIONE (%) DELLA MANODOPERA PER LA GESTIONE
al miglior compromesso tra durata della nia; nel distretto DELLA CHIOMA DI PIANTE DI CV PRECOCI DI PESCO ALLEVATE
fase improduttiva, produttività dell’im- peschicolo che ri- A Y TRASVERSALE (1.111 PIANTE/HA) E A VASO RITARDATO
pianto e costi dell’unità di prodotto. cade a Nord di Na- (650 PIANTE/HA)
I sistemi d’impianto che negli ultimi poli (territori di
20 anni si sono affermati nella peschi- Giugliano e del Ca- Pratiche colturali Y trasversale (%) Vaso ritardato (%)
coltura meridionale sono numerosi e sertano), dove la
Potatura invernale 12 12
spesso variano sensibilmente tra i diversi peschicoltura vanta
comprensori frutticoli. Malgrado, infatti, antiche tradizioni, Potatura estiva 15 5
le tipologie d’impianto diffuse nella pe- prevalgono le tipo- Diradamento 24 29
schicoltura meridionale, nel complesso, logie d’impianto a
non differiscano da quelle adottate nelle bassa e media den- Raccolta 49 54
principali aree frutticole del mondo, per sità (400-500 pian- Totale (ore/ha) 955 716
le marcate differenze nelle caratteristi- te/ha), basate sulla
Eff. manodopera (ore/q) 3 3,2
che ambientali tra i vari distretti peschi- forma di alleva-
coli e per le variabilità dei contesti so- mento a vaso. Cen- Valori rilevati su piante alla 5^ foglia.

 Fig. 5 - Topping del vasetto catalano (Piana di Sibari, Calabria 2007).  Fig. 6 - Fruttificazione del vasetto catalano (Llerida, Spagna 2005).

FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008 11
 Fig. 7 - Pianta allevata a chioma permanente per la coltura in  Fig. 8 - Forma a V ottenuta con “piante alternate” in serra
serra (Sampieri, Sicilia 2008). (Sampieri, Sicilia 2008).

pica forma di allevamento a Y trasversale sentate anche tipologie d’impianto di ’90 si è affermata, sempre su superfici mo-
si presentano anche con la nota variante media (600-700 piante/ha) e di alta den- deste, presso alcuni distretti peschicoli
australiana tatura trellis (5 x 2 m). Se in- sità (1.100 piante/ha) basate rispettiva- della Campania (Piana del Sele) e della
vece, sempre dalla Piana del Sele, si pro- mente su forme di allevamento a vaso ri- Basilicata (metapontino) con l’Y trasversa-
cede in direzione Sud-Est e si raggiunge il tardato e a Y trasversale. le (1.100 piante/ha). Come ulteriore evo-
metapontino (provincia di Matera), dove Le ragioni di tale variabilità risiedono luzione dell’intensificazione della peschi-
la peschicoltura è stata sviluppata con il nell’estremo dinamismo che hanno mo- coltura protetta, è interessante segnalare
contributo di tecnici romagnoli, sono strato le tipologie d’impianto negli ultimi che dagli anni ‘80, in Sicilia, nel Ragusa-
nuovamente le basse densità d’impianto 30 anni e che nelle aree peschicole del no, presso l’Az. Agr. Musso, su circa 8 et-
a caratterizzare la peschicoltura anche Mezzogiorno hanno incontrato le condi- tari di superficie la coltura protetta è stata
se, a differenza del distretto frutticolo a zioni economiche e sociali (non più sola- praticata su impianti “ultrafitti” (5000
Nord di Napoli, al vaso, tradizionale vie- mente piccoli agricoltori, ma anche lungi- piante/ha) condotti dapprima a “prato” e
ne preferito il vaso ritardato (circa 450- miranti imprenditori agricoli) per insediar- successivamente (anni ’90) a “chioma
550 piante/ha). si progressivamente, recependo così man permanente” (Bellini e Musso, 1987). Più
In Sicilia, nelle aree in cui la peschi- mano tutte le innovazioni che si andavano recentemente, a causa del vertiginoso au-
coltura ha iniziato a svilupparsi negli an- sviluppando. Testimonianza di tale cam- mento del costo della manodopera spe-
ni ’60 (Valle dello Jato, Monti Sicani, Val- biamento è la peschicoltura in serra, dove cializzata e dei mezzi di produzione, de-
le del Platani) prevale ancora la forma di l’intensificazione colturale si è spinta fino terminato anche dall’inarrestabile aumen-
allevamento a vaso classico, mentre nei alla concezione del “prato”. La coltura in to del costo dei prodotti petroliferi, i mar-
distretti frutticoli in cui la peschicoltura serra, infatti, intrapresa su superfici di limi- gini di guadagno nella peschicoltura pro-
ha fatto la propria comparsa negli anni tata estensione in Sicilia negli anni ’70, tetta si sono sensibilmente ridotti.
‘80 (comprensorio agrigentino-nisseno), con densità d’impianto di circa 600 pian- L’effettiva convenienza ad investire in
benché prevalga il vaso sono ben rappre- te/ha allevate a “vaso classico”, negli anni questo particolare comparto produttivo è,
infatti, sempre più legata alla possibilità di
TAB. 6 – PRODUZIONE (Q/HA), MANODOPERA IMPIEGATA (ORE/HA) ED EFFICIENZA DELLA vendere il prodotto a prezzi elevati (non
MANODOPERA (ORE/Q) IN PIANTE DELLA NETTARINA VENUS ALLEVATE A Y TRASVERSALE (1.111 meno di 300 euro/q) e a condizione di
PIANTE/HA) E A V CON ALBERI ALTERNATI (1.778 PIANTE/HA). PIANA DI SIBARI – COSENZA mettere a punto sistemi d’impianto estre-
mamente efficienti sia dal punto di vista
Efficienza manodopera
Anno di vegetazione Produzione (q/ha) Manodopera (ore/ha) (ore/q) energetico, che dei materiali utilizzati
(film plastici per la copertura) e della ma-
Y V Y V Y V nodopera richiesta.
4 615 650 1351 1613 2,2 2,5
5 724 760 1630 1964 2,3 2,6 I sistemi d’impianto
6 825 890 1761 1763 2,1 2
nella peschicoltura dell’Italia
meridionale
7 802 700 1949 1712 2,4 2,5
8 689 860 1795 1819 2,6 2,1 Le ragioni che hanno determinato nel
9 845 813 2025 1817 2,4 2,2 tempo l’affermazione delle diverse tipo-
logie d’impianto e delle relative forme di
10 761 794 1713 2050 2,2 2,6
allevamento nella peschicoltura meridio-
11 790 870 1828 1985 2,3 2,3 nale possono essere desunte da esperien-
12 667 824 1645 1837 2,5 2,3
ze condotte da affermati imprenditori nei
diversi distretti frutticoli del Mezzogior-

12 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
TAB. 7 - PRODUZIONE (Q/HA) DI PIANTE DI LAURA/GF 677 ALLEVATE A Y TRASVERSALE E A V sale, anche se basati su cultivar precoci
CON ALBERI ALTERNATI (PIANA DEL SELE, SA) la cui produttività complessiva è limitata
Y trasversale V con piante alternate dal modesto peso dei frutti più che dal
Anno di vegetazione numero degli stessi, consentono di otte-
(1.111 p/ha) (2.222 p/ha)
4 320 384 nere produzioni più che doppie rispetto
5 348 360 a quelli a vaso classico; dette differenze
permangono anche negli anni successivi
6 360 400
(Tab.1). Il numero di ore/ha complessiva-
7 400 390 mente necessario per praticare gli inter-
8 410 400 venti colturali alla chioma (Tab.2) risulta
Cumulata 1838 1934 sensibilmente più elevato (+25% circa)
Media 368 387 nell’Y trasversale (700 ore/ha) rispetto al
vaso classico (530 ore/ha); nessuna diffe-
TAB. 8 - RIPARTIZIONE (%) DELL’IMPIEGO DI MANODOPERA PER LA GESTIONE DELLA CHIOMA DI renza degna di rilievo emerge, invece,
PIANTE DI LAURA/GF 677 ALLEVATE A Y TRASVERSALE E A V CON ALBERI ALTERNATI nella ripartizione dell’impiego della ma-
nodopera tra le diverse operazioni coltu-
Pratiche colturali Y trasversale V Piante alternate rali. Se il quantitativo totale di manodo-
Potatura invernale 19 18 pera impiegato si rapporta però alla pro-
duzione ottenuta (ore/q) emerge la mag-
Potatura estiva 9 9
giore efficienza dell’Y trasversale
Diradamento 35 35 (+35%). Anche quando le differenze di
Raccolta 37 38 densità d’impianto si accentuano (400
Totale (ore/ha) 941 851 piante/ha nel vaso classico; 1480 pian-
te/ha nell’Y trasversale) la “doppia parete
Eff. manodopera (ore/q) 2,5 2,2
inclinata” consente di pervenire a produ-
Dati medi 4^-8^ foglia, Piana del Sele, Sa. zioni pressoché doppie rispetto al siste-
ma d’impianto a bassa densità (Tab.3). Le
no. Le cause della caduta di interesse nei (625 piante/ha), a favore dell’ Y trasversa- maggiori produzioni unitarie ottenute
confronti del vaso classico, tipica forma le (Fig. 1), sono rese abbastanza evidenti con l’Y trasversale determinano un più
di allevamento adatta per le basse (400 nei dati riportati nelle tabelle 1-3. elevato assorbimento complessivo di ma-
piante/ha) e le medie densità d’impianto Già alla 3a foglia impianti a Y trasver- nodopera (+35% circa), soprattutto per il

14 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
maggior quantitativo di frutti che devono Y trasversale e vaso ritardato). Preme sot-
essere raccolti (+52% circa); tuttavia, tolineare che le differenze produttive tra i
l’efficienza della manodopera (ore/q) ri- due sistemi hanno raggiunto valori del
sulta decisamente più alta (20-25%) nel- 32% circa a favore dell’Y trasversale,
l’Y trasversale (Tabb. 2-3). mentre la manodopera assorbita per la
Anche nei confronti del vaso ritarda- raccolta ha fatto registrare un aumento di
to, una forma di allevamento in volume solo il 19%, rimarcando così la maggiore
che consente di intensificare ulteriormen- efficienza di questo sistema d’impianto
te le densità d’impianto rispetto al vaso nell’impiego di manodopera.
classico, l’Y trasversale mostra maggiori Con riferimento alla potatura, si ritie-
livelli di produzione sin dalla terza foglia; ne interessante richiamare l’attenzione
le differenze si accentuano con il passare sul fatto che nei primi 5 anni le piante al-
degli anni tanto che alla 5a foglia la pro- levate a Y trasversale vengono, di solito,
duzione dell’Y trasversale risulta superio- sottoposte a ripetuti interventi al fine di
re del 31% circa rispetto a quella del va- costituire le due branche principali con le
so ritardato (Tab. 4). Sembra opportuno ri- due relative sottobranche; queste ultime
levare che le piante allevate a vaso ritar- devono peraltro essere mantenute basse
dato in generale assumono la loro confor- (a non più di 100 cm dal piano di campa-
mazione definitiva solamente alla 5a fo- gna) e indirizzate lungo la direzione del
glia, dopo cioè che è stato raccorciato filare, in modo da evitare che la pianta
l’asse centrale fino all’altezza di 1,5 m “sfugga” in alto e di favorire l’emissione di
circa dal colletto della pianta. vegetazione anche nella fascia inferiore
Relativamente all’impiego di manodo- della chioma. Il vaso ritardato, invece, nei  Fig. 9 - Vasetto per la coltura in serra
pera, i valori medi rilevati nei primi 5 anni primi 5 anni d’impianto viene potato se- (Sampieri, Sicilia 2008).
di vita degli impianti mostrano un mag- guendo i criteri propri della forma libera,
giore assorbimento di ore di lavoro/ha per tanto che alla pianta viene impressa una Il maggior impiego di manodopera
la gestione colturale della chioma dell’ Y conformazione molto simile al “fusetto”, per la raccolta dei frutti rilevato nell’Y
trasversale rispetto al vaso ritardato (Tab. una forma che, come è noto, non altera trasversale è, in larga parte, determinato
5). Le maggiori differenze tra i due sistemi molto il naturale habitus vegetativo della dai più elevati livelli produttivi, ma an-
si riscontrano soprattutto nella potatura pianta, per cui gli interventi di potatura di che dalla relativa posizione degli stessi
estiva (143 e 36 ore/ha rispettivamente per allevamento sono ridotti all’essenziale. sulla pianta: nella fascia intermedia e di-
giovani (4a-6a foglia); con il procedere sul piano orizzontale che su quello verti-
dell’età la densità d’impianto si rivela ec- cale per cui l’altezza dell’albero può esse-
cessiva e già a partire dalla 7a foglia si as- re agevolmente contenuta entro i 2 m at-
siste ad un decadimento quantitativo e traverso ripetuti interventi di topping effet-
qualitativo (minore estensione del so- tuati con l’ausilio di mezzi meccanici
vraccolore, pezzatura più piccola, mino- (Figg. 4-5). Rispetto alle doppie pareti in-
re grado zuccherino) delle produzioni. clinate i grandi vantaggi dei frutteti basati
Tale fenomeno contribuisce ad annullare sul vasetto catalano sono rappresentati dai
anche i vantaggi della V rispetto all’effi- più bassi costi dell’impianto, per il minor
cienza della manodopera. numero di piante/ha e per l’assenza delle
Una certa diffusione, soprattutto nella costose strutture di appoggio di cui non si
Piana di Sibari, ha raggiunto negli anni può fare a meno nell’Y trasversale. Anche
‘90 anche il tatura trellis che, rispetto all’Y dal punto di vista gestionale, con il vaset-
trasversale, favorisce la distribuzione del- to catalano è possibile pervenire a sensibi-
la luce lungo tutto il profilo della chioma li riduzioni dei costi colturali. Prove avvia-
e consente l’utilizzo di carri raccolta (Fig. te da alcuni anni presso aziende del grup-
2). Nell’ambito delle “doppie pareti incli- po Osas-Op Sibarit-Campoverde hanno
nate” gli impianti a tatura trellis produco- evidenziato che il vasetto catalano, fin dai
no in genere i frutti qualitativamente mi- primi anni d’impianto, consente una mar-
gliori (sovraccolorazione più estesa, mag- cata riduzione delle ore di lavoro impie-
gior grado zuccherino, pezzatura più gate per la potatura, incidendo positiva-
uniforme); inoltre, grazie anche all’impie- mente sulla efficienza della manodopera
go dei carri raccolta, l’efficienza della (Tab. 11). Tra l’altro, in ambiente mediter-
manodopera risulta più elevata che negli raneo la minore “frondosità” complessiva
altri sistemi (Tabb. 9; 10). Tuttavia, i mag- del frutteto a vasetto comporta anche un
 Fig. 10 - Forma di allevamento KAC V
(Davis , Università della California 2004). giori investimenti richiesti dal tatura, de- più modesto fabbisogno di acqua, di con-
terminati dall’esigenza di utilizzare strut- cimi e di pesticidi, per cui i minori livelli
ture di appoggio più robuste rispetto a produttivi ai quali si perviene con questo
stale della chioma nell’Y trasversale, quelle dell’Y trasversale e di disporre di sistema d’impianto rispetto all’Y trasversa-
nella fascia basale nel vaso ritardato, an- carri raccolta per poter effettuare gli inter- le vengono conseguiti a costi sensibilmen-
cora nella fase transitoria “fusettiforme”. venti colturali nelle parti più alte della te più contenuti (Fig. 6).
Ulteriori elementi di valutazione sul chioma, hanno scoraggiato l’ulteriore dif-
comportamento agronomico dei sistemi fusione di questo sistema d’impianto. I sistemi d’impianto
d’impianto che possono essere costituiti Non va, infine, trascurato che, in relazio- per la coltura in serra
con le forme di allevamento riferibili alle ne alla minore densità d’impianto, nei
“doppie pareti inclinate” vengono offerti primi 5 anni i livelli produttivi del tatura
nella tabella 6. Dall’analisi dei dati rile- risultano sensibilmente più bassi rispetto Il contesto colturale che più di altri ca-
vati per un periodo di tempo sufficiente a quelli ottenuti con l’Y trasversale. ratterizza la peschicoltura del Mezzogior-
lungo su piante in piena produzione (4^- Decisamente più “estensivi” gli im- no rispetto a quella praticata in altre aree
12^ foglia), nel contesto colturale in cui pianti basati sul “vasetto catalano”, una del Paese e, in senso più esteso, delle aree
sono state condotte le esperienze, emer- forma di allevamento sviluppata nella frutticole del Bacino del Mediterraneo è,
ge chiaramente che non vi è alcuna con- omonima regione della Penisola Iberica senza dubbio, rappresentato dalla peschi-
venienza ad adottare la forma di alleva- per il ciliegio e che, con opportune modi- coltura protetta secondo i criteri della se-
mento a “V” (1); nei primi tre anni di pian- fiche, viene oggi adottata anche per il pe- miforzatura (Caruso e Barone, 1993). Al
tagione non si sono, infatti, realizzati sco nei principali distretti peschicoli della fine di anticipare l’epoca di maturazione
quei vantaggi produttivi (dati non riporta- Catalogna (Fig. 3). Nel vasetto catalano la dei frutti, piante di cultivar extraprecoci
ti) che avrebbero dovuto consentire di chioma viene “costretta” a svilupparsi più (che in pieno campo maturano entro fine
ammortizzare almeno i maggiori costi
d’impianto (più elevato numero di piante TAB. 9 – PRODUZIONE (Q/HA), MANODOPERA IMPIEGATA (ORE/HA) ED EFFICIENZA DELLA
da mettere a dimora, strutture di appog- MANODOPERA (ORE/Q) IN PIANTE DELLA PESCA RICH MAY ALLEVATE A Y TRASVERSALE
gio più robuste) e di gestione (fertirriga- (1.111 PIANTE/HA) E A TATURA TRELLIS (909 PIANTE/HA)
zione, potatura). Inoltre, anche l’impiego
Produzione (q/ha) Manodopera (ore/ha) Efficienza manodopera (ore/q)
complessivo della manodopera e la rela- Anno di
vegetazione
tiva efficienza non lasciano intravedere Y Tatura* Y Tatura* Y Tatura*
alcun vantaggio a favore del sistema a V 4 275 250 1139 813 4,1 3,5
rispetto all’Y trasversale (Tab. 6).
Quanto appena evidenziato viene 5 298 252 1183 910 4,0 3,6
confermato da esperienze condotte nella 6 277 243 1028 993 3,7 4,0
Piana del Sele (Tabb. 7; 8), con la nettari- 7 244 214 1102 921 4,5 4,3
na precoce Laura impiantata a densità
doppie rispetto all’Y trasversale (2.222 8 301 242 1194 990 4,0 4,0
contro 1.111 piante/ha). I maggiori van- 9 193 183 1037 755 5,4 4,0
taggi produttivi con la V si ottengono, in- * Le pratiche colturali sono state effettuate con l’ausilio di carri raccolta
fatti, quando gli impianti sono ancora

16 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
TAB. 10 - RIPARTIZIONE (%) DELL’IMPIEGO DI MANODOPERA TRA LE DIVERSE PRATICHE che due interventi al giorno); accurati e ri-
COLTURALI IN IMPIANTI DELLA NETTARINA VENUS ALLEVATA AD Y TRASVERSALE (1.111 petuti interventi di potatura verde (5-6 nel-
PIANTE/HA) E A V CON ALBERI ALTERNATI (1.778 PIANTE/HA) ED IN IMPIANTI DELLA PESCA RICH l’arco dell’anno) vengono praticati per ga-
MAY ALLEVATA A Y TRASVERSALE (1.111 PIANTE/HA) ED A TATURA TRELLIS (909 PIANTE/HA) rantire la regolare distribuzione della luce
Pratiche colturali Venus* Rich May** all’interno della chioma dei singoli alberi.
Più recentemente, in seguito alla lievita-
Y trasversale (%) V (%) Y trasversale (%) Tatura (%) zione dei costi di manodopera e alla dimi-
Potatura invernale 18 22 29 23
nuzione dei prezzi di vendita dei prodotti,
anche per la coltura protetta si guarda a si-
Potatura estiva 4 4 15 16 stemi d’impianto meno intensivi, ma che
consentano di mantenere alcuni dei van-
Diradamento 17 21 15 21
taggi propri delle alte densità d’impianto,
Raccolta 61 53 41 40 in particolare la precoce e l’abbondante
fruttificazione e, ovviamente, l’elevato
Totale (ore/ha) 1744 1840 1114 897
standard qualitativo dei frutti.
Eff. manodopera (ore/q) 2,3 2,4 4,3 3,9 In relazione al buon adattamento
delle “doppie pareti inclinate” alle con-
* Valori medi rilevati su piante alla 4^-12^ foglia presso aziende del gruppo Osas – Op Sibarit - Campoverde
** Valori medi rilevati su piante alla 4^-9^ foglia presso aziende del gruppo Osas - Op Sibarit - Sibarit Campoverde dizioni di serra (Tab. 13) e considerati gli
elevati livelli produttivi cui è possibile
pervenire, soprattutto nei primi anni
maggio), di solito a basso fabbisogno in sivamente, in considerazione del peculia- d’impianto, con la “V” in Sicilia sono
freddo (<400 “chilling unit”), vengono re contesto economico che contraddistin- stati recentemente costituiti alcuni im-
coltivate entro la struttura di una serra; gue questo settore produttivo (esigenze di pianti, nonostante in pieno campo non
una volta soddisfatto il fabbisogno in rapido ammortamento delle spese soste- avesse riscosso grande successo (Fig. 8).
freddo, in genere nel periodo metà di- nute, costi relativi alle strutture di appog- Oltre alla V si è voluto saggiare anche il
cembre-metà gennaio, sulla struttura vie- gio delle piante), negli anni ’90 in Sicilia, vasetto (Fig. 9) anche se per entrambe le
ne disteso un film plastico (polietilene, in alternativa all’ Y trasversale è stata pro- forme di allevamento, con l’intento di
EVA, ecc). Rispetto alle condizioni di pie- posta la “chioma permanente” (Tab. 12). aumentare i livelli produttivi iniziali, so-
no campo, l’effetto serra determina un Si tratta di una forma di allevamento mol- no state intensificate le densità di pianta-
sensibile aumento delle temperature, so- to simile all’alberello adottato nella viti- gione: 2.430 e 1.235 piante/ha rispetti-
prattutto durante le ore diurne, fenomeno coltura degli ambienti siccitosi e che, sot- vamente per la V e il vasetto. Dai primi
che favorisce l’accumulo di “growing de- to l’aspetto eco-fisiologico, da luogo a im- risultati sembra che la forma di alleva-
gree hours” (GDH) e, di conseguenza, un pianti in grado di coprire rapidamente il mento che meglio risponde a tali esigen-
anticipo di tutte le fasi fenologiche della suolo e di intercettare grandi quantitativi ze sia la V il cui maggiore vantaggio ri-
pianta, compresa la maturazione. I frutti di luce sin dai primi anni d’impianto (Fig. spetto all’Y trasversale risiede nei più
possono infatti anticipare detta fase feno- 7). Per raggiungere tale obiettivo vengono elevati livelli produttivi ai quali si può
logica di 2-4 settimane rispetto alle con- in genere utilizzate piante innestate su pervenire soprattutto nei primi 3-4 anni
dizioni di pieno campo, in rapporto alla portinnesti vigorosi, impiantate a densità d’impianto. Per quanto concerne invece
cultivar e al differenziale delle temperatu- molto elevate (prossime alle 5000 pian- il vasetto, nonostante il notevole rispar-
re che si stabilisce tra l’ambiente protetto te/ha) e forzate nella crescita attraverso mio di manodopera che il sistema
e le condizioni di piena aria. abbondanti e frequenti fertirrigazioni (an- d’impianto consente, proprio a causa
In questa sede, tuttavia, ciò che preme
evidenziare è la peculiarità dei sistemi
d’impianto adatti per la peschicoltura pro-
tetta. Per ammortizzare gli elevati costi
d’investimento determinati dall’acquisto
e dalla messa in opera dell’apprestamen-
to protettivo (in genere una serra in legno
o un tunnel alto circa 3 m al colmo e 2,5
alla gronda) e dal materiale di copertura
(film di polietilene o di EVA) è indispensa-
bile che la produzione per m2 di superfi-
cie protetta, nell’ambito degli standard
qualitativi fissati dal mercato, sia quanto
più elevata possibile e, soprattutto, che i
pieni livelli produttivi siano raggiunti nel
volgere di pochi cicli di fruttificazione.
A dette esigenze, all’inizio degli anni
’80, si è fatto fronte con l’Y trasversale
(1.111 piante/ha). Tale sistema
d’impianto, sviluppato proprio per la frut-
ticoltura protetta, nella peschicoltura me-
ridionale ha riscosso maggior successo
per le condizioni di pieno campo. Succes-  Fig. 11 - Forma di allevamento a “vaso chiuso” adottata in Cile per le pesche da industria (2008).

FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008 17
della bassa densità vengono meno i pre- grazie alla eccellente distribuzione della impianti in piena maturità sono general-
supposti fondamentali su cui si basano luce nella chioma, tutte le operazioni col- mente più bassi del classico sistema a va-
le moderne tipologie d’impianto per la turali (potatura, diradamento, raccolta) so (DeJong et al., 1992).
peschicoltura protetta: precoce e ab- vengono eseguite dagli operatori preva- A metà degli anni ’70 fu proposto dai
bondante fruttificazione. lentemente con l’ausilio delle scale. Que- ricercatori australiani il sistema tatura
sto aspetto con il passare del tempo si è ri- trellis (Chalmers et al., 1978). Questo si-
I sistemi d’impianto velato il limite maggiore di detti sistemi, stema di per sé non ebbe grande diffusio-
nel continente americano dove l’efficienza della manodopera, oggi ne a causa del costo d’impianto, dovuto
più costosa, risulta molto bassa. alle strutture d’appoggio, troppo alto da
Negli anni ’70, i primi tentativi di in- ammortizzare in soli 10 anni di vita com-
California
novare il sistema pescheto volti a rendere merciale media di un pescheto. Tuttavia,
Negli ultimi decenni i modelli meccanizzabile le operazioni sugli alberi, l’idea di orientare le Y in modo perpendi-
d’impianto californiani, tradizionalmente aumentare la densità dell’impianto e fa- colare ai filari ha prodotto un nuovo si-
basati su sistemi poco meccanizzati, sono vorire una precoce entrata in produzione, stema d’impianto (DeJong et al. 1994)
stati messi in discussione dall’esigenza di hanno portato a sperimentare dei sistemi largamente sperimentato negli anni ’80 e
aumentare la redditività del pescheto an- in parete, quali il sistema a V in parallelo ’90, noto con il nome di “Kac V” (Fig.
che in considerazione del maggior costo ed il central leader. Il primo, che prende 10). Così come nell’Y trasversale e nel ta-
della manodopera dovuto ad un decre- ispirazione dalla palmetta italiana, dise- tura gli alberi vengono allevati con due
mento della immigrazione proveniente gna delle siepi con alberi biforcati a V nel- branche principali che si proiettano nel-
dal Centro-America e, in generale, della la direzione del filare stesso. La distanza l’interfilare, formando tra di loro però un
disponibilità di operai agricoli, e all’au- delle piante sul filare è ridotta a 2,5 - 3 m angolo più stretto rispetto a quello delle
mento delle tasse per la tutela stessa dei e fra le file a 4 metri. Ancora più stretti sul- due suddette forme di allevamento. Que-
lavoratori. Le configurazioni d’impianto la fila (1,5 - 2 m) possono essere sistemati sto fatto comporta un maggiore sviluppo
ancora oggi più diffusi nella Central Val- gli alberi allevati a central leader, con in altezza delle piante che, infatti, vengo-
ley si basano sulla forma a vaso, con pos- l’asse principale verticale senza alcuna no distanziate finanche di 6 m fra le file,
sibili varianti dovute alla località, alla cul- branca secondaria permanente. In en- per consentire alla luce di giungere negli
tivar, all’imprenditore, alla destinazione trambi i sistemi la luce stimola la crescita strati più bassi della chioma. Questo si-
del prodotto. In generale, la densità vegetativa delle parti più alte della chio- stema non necessita di grandi supporti.
d’impianto è bassa (meno di 300 albe- ma, che finiscono con l’ombreggiare i ra- Tale forma a V consente di mantene-
ri/ha), poiché le piante raggiungono alla mi fruttiferi più in basso. Questo compor- re ottimi livelli di illuminazione in tutta
piena maturità grandi dimensioni, arri- ta la necessità di controllare la vegetazio- la chioma e di raggiungere elevate rese
vando anche ai 4-5 metri di altezza. In ne con interventi di potatura estiva, ren- produttive, maggiori sia del vaso che
detti sistemi, fisiologicamente adatti a dendo onerosa la gestione del sistema delle summenzionate forme in parete
supportare produzioni di ottima qualità colturale. Infine, i livelli produttivi di tali (DeJong et al., 1992), confermandosi
come uno dei sistemi economicamente
TAB. 11 – PRODUZIONE (Q/HA), MANODOPERA IMPIEGATA (ORE/HA) ED EFFICIENZA DELLA più vantaggiosi per la peschicoltura ca-
MANODOPERA (ORE/Q) IN PIANTE DELLA PESCA BIG BANG /CADAMAN ALLEVATE A Y liforniana (DeJong et al., 1999). Ciò no-
TRASVERSALE (1.111 PIANTE/HA) E A VASETTO CATALANO (666 PIANTE/HA) PRESSO L’OP nostante, anche in questo sistema coltu-
SIBARIT CASTROVILLARI (CS) rale gli alberi raggiungono altezze oltre
i 4 m ed, inoltre, la ripartizione degli as-
Foglia Produzione (q/ha) Manodopera (ore/ha) Efficienza manodopera (ore/q)
similati in solo 2 branche fa sì che le
Y Vasetto Cat. Y Vasetto Cat. Y Vasetto Cat. piante siano più vigorose rispetto a
quelle allevate a vaso. In suoli profondi,
1 0 0 120 5 - -
ricchi ed irrigui, neanche la competi-
2 0 0 360 76 - - zione fra gli alberi dovuta all’alta den-
3 130 155 625 103 4,8 2,6 sità riesce a limitare lo sviluppo della
4* 225 203 105 12 2,5 1,8
vegetazione e, quindi, a prevenire i fe-
nomeni di sovrapposizione delle chio-
*per la potatura è stato computato solamente l’intervento in verde, che è stato effettuato manualmente nell’Y me. Per cercare di risolvere queste pro-
e meccanicamente (“topping”) nel vasetto catalano.
blematiche, sono state sperimentate in
seguito altre forme, che in ultima anali-
TAB. 12 - RIPARTIZIONE (%) DELL’IMPIEGO DI MANODOPERA PER LA GESTIONE DELLA si rappresentano dei compromessi fra
CHIOMA IN PIANTE DELLA CULTIVAR EXTRAPRECOCE MARAVILHA/GF 677 IN TRE DIVERSE
TIPOLOGIE D’IMPIANTO (AZ. MUSSO, SAMPIERI, RG) l’Y ed il vaso. Il “quad V” (Day, 2005) è
un sistema che prevede la formazione
Pratiche colturali Vasetto V piante alternate Chioma permanente (%) di 4 branche principali che sono dispo-
(%) (%) ste in direzione perpendicolare al filare,
Potatura invernale 21 21 23 2 per parte. Questo sistema prevede
Potatura estiva 13 12 11 una diminuzione della densità (2,5–3m
x 5-6 m) e quindi anche dei costi
Diradamento 27 25 26
d’impianto, ma non riesce a limitare il
Raccolta 39 42 40 vigore degli alberi, la cui gestione quin-
Totale (ore/ha) 568 749 946 di risulta sempre onerosa per l’altezza
Eff. manodopera (ore/q) 4,4 4 4,3 raggiunta (4 – 5 m), contenibile entro i 3
metri (Day, 2005) solo con intensi inter-

18 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
TAB. 13 - PRODUZIONE (Q/HA) DELLA CULTIVAR EXTRAPRECOCE
MARAVILHA /GF 677 IN COLTURA PROTETTA IN TRE DIVERSE
TIPOLOGIE D’IMPIANTO (AZIENDA MUSSO, SAMPIERI, RG).
Anno di Vasetto V piante alternate Chioma permanente
vagetazione (1235 p/ha) (2430 p/ha) (4785 p/ha)
2 37 99 134
3 108 179 206
4 197 223 263
5 264 301 326
Cumulata 606 802 929
Media 151 200 232

venti di potatura verde e di piegatura e apertura dei palchi.


Un’altra variante è il sistema “6-leader” o “Hex-V”, con den-
sità di impianto inferiori (3,5 m x 5-6 m) data la maggiore
grandezza delle piante. Tutte le forme di allevamento speri-
mentate negli ultimi anni, molte delle quali valide per qualità
e quantità delle produzioni ottenute hanno però trovato il lo-
ro limite nell’eccessivo sviluppo in altezza degli alberi.
Anche la peschicoltura californiana si avvale prevalente-
mente di pochi e vigorosi portinnesti come il Nemaguard, il
Nemared e il Lovell. Negli ultimi 5 anni c’è stato un rapido
incremento nella disponibilità di portinnesti deboli, capaci
di controllare il vigore, ma ancora non hanno trovato ampia
diffusione: i peschicoltori californiani sono molto diffidenti
nell’adozione di nuovi portinnesti, dopo i precedenti tenta-
tivi deludenti, tra i quali il pubblicizzato portinnesto Cita-
tion, negli anni ’80, che si rivelò incompatibile con la mag-
gior parte delle varietà di pesche e nettarine.
Il modo di gestione oggi più diffuso per la regolazione
della taglia resta la potatura meccanizzata di “topping”. Fi-
siologicamente tale operazione colturale non trova alcun ti-
po di riscontro positivo nella pianta, poiché si fanno tagli in-
discriminati che producono uno stimolo ancora maggiore
all’emissione di nuova vegetazione che peggiora il sistema
di intercettazione della luce. Tuttavia, è il metodo più utiliz-
zato per ridurre l’altezza degli alberi allevati a vaso arieg-
giare internamente la chioma, in quanto è un’operazione
veloce e relativamente economica. I peschicoltori califor-
niani, inoltre, riconoscono l’esigenza di intervenire in inver-
no con una potatura manuale per molti dei rami emessi;
questo tipo di gestione tuttora rappresenta un modo accet-
tabile di condurre l’impianto, riducendo almeno la richiesta
di manodopera per la potatura in concomitanza con le ope-
razioni più importanti di raccolta.

Cile
In questo Paese, dove la peschicoltura si è sviluppata negli ul-
timi 25 anni, supportata dagli interessi di una forte industria di
esportazione, i modelli colturali hanno subito un’evoluzione gui-
data dagli stessi tecnici internazionali che si sono confrontati con
le conoscenze e le risorse territoriali. In generale, i modelli
d’impianto e le forme di allevamento sono stati importati e quin-
di adattati, in qualche caso anche sviluppati nel Paese, con risul-
tati alterni data anche la mancanza di ricerche nel lungo periodo
su questi temi specifici. L’areale principale di produzione del pe-
sco è la Central Valley del Cile che si estende tutta intorno a San-
tiago, fra il 31° ed il 36° parallelo Sud. Il clima è quello tipico me-
diterraneo, con lunghe estati calde e inverni brevi e piovosi. Ne-
gli anni ’70, all’inizio dello sviluppo delle filiere frutticole inter-
nazionali, anche in Cile prevaleva la forma di allevamento a vaso
aperto, con cultivar standard innestate su franco, con basse den-

20 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
sità degli impianti (400 alberi/ha). Le nuove opportunità di com-
mercio con i mercati esteri hanno suscitato presto l’interesse degli
agricoltori di adottare sistemi più intensivi con alte densità e en-
trata precoce in produzione delle piante.
Negli ultimi decenni, numerosi modelli sono stati, dun-
que, adottati: per gli impianti semi-intensivi (670 alberi/ha),
forme in volume, con 3 branche principali (Fig. 11), molto
utilizzati soprattutto per le pesche da industria, o a 4 bran-
che tipo “quad V” (625 alberi/ha); per gli impianti intensivi
gli alberi sono allevati a central leader, a Y con le 2 branche
principali orientate lungo il filare, ma più di recente si è af-
fermata la forma a Y trasversale (1.000 – 1.250 alberi/ha)
senza l’ausilio di grosse strutture di supporto.
Sebbene non ci siano molte ricerche sul confronto fra forme di
allevamento, per alcune varietà di pesche da industria e di netta-
rine sono stati condotti studi sull’efficienza della coltura in termi-
ni di intercettazione della luce e carico produttivo. A prescindere
dalla forma di allevamento, nelle condizioni climatiche sopra ri-
portate le piante sono molto stimolate ad emettere nella vegeta-
zione alle parti più alte, in generale, riducendo l’intercettazione
della luce nelle parti mediane della chioma al 50-60% della PAR.
Sulla base di questo parametro e del carico produttivo, espresso
come numero di frutti per m2 di PAR intercettata, è stata studiata
la migliore resa del pescheto senza penalizzare la qualità dei frut-
ti, prima di tutto in termini di peso medio. Per le varietà precoci e
di media epoca di nettarine la produzione non dovrebbe ecce-
dere le 18 t/ha; per le varietà tardive i valori di resa supportata dal
sistema possono essere decisamente più alti, con variazioni dalle
41 alle 49 t/ha (Reginato et al., 2007).
Per ciò che riguarda gli aspetti colturali, tuttora i sistemi
non sono meccanizzati; potatura e raccolta vengono effet-
tuate dagli operatori con l’impiego di scale, anche quando
il prodotto è destinato all’industria di trasformazione in suc-
chi di frutta. Probabilmente, nel prossimo futuro si dovrà
adottare una gestione colturale diversa per razionalizzare
l’utilizzo della manodopera, considerato che anche in Cile
negli ultimi anni si è assistito ad un aumento dei costi del la-
voro agricolo (fino a 30-35 US $ al giorno) e le tasse di
esportazione hanno subito notevoli rincari.

Conclusioni

L’attenzione che i peschicoltori del Mezzogiorno d’Italia


hanno dedicato allo sviluppo di sistemi d’impianto intensivi tro-
va ragione nel particolare contesto ecologico e socio-economi-
co delle regioni meridionali. In quest’area geografica coesistono
realtà produttive di piccole dimensioni, dove la peschicoltura
viene praticata in appezzamenti di superficie spesso non estesi
più di un paio di ettari e condotti direttamente da appassionati
frutticoltori, con aziende di dimensioni medio-grandi (30-40 et-
tari) gestite da esperti tecnici, che per le operazioni colturali si
avvalgono della collaborazione di personale qualificato. En-
trambi i sistemi sono caratterizzati da una costante attenzione
verso l’ottimizzazione dei fattori della produzione, che ha deter-
minato la veloce attuazione delle innovazioni proposte dalla ri-
cerca nel campo dei sistemi d’impianto, per la grande importan-
za che essi rivestono nella redditività della coltura.
Nel continente americano, invece, grazie alla disponibi-
lità di estese superfici di suolo a basso costo e alla facilità con
la quale è possibile reperire manodopera avventizia, questo
settore produttivo si basa ancora su modelli d’impianto esten-
sivi a bassa densità, che hanno guardato alla meccanizzazio-
ne anche per le pratiche colturali che richiedono maggiore at-

FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008 21
tenzione, come la potatura, il dirada- disposizione non appaiono così van- Si ringrazia il tecnico Vito Gallicano per la
preziosa collaborazione prestata nel mettere a
mento dei frutti e la raccolta. Non c’è taggiose per le condizioni di serra: il punto le forme di allevamento in serra e il sig.
dubbio che, in passato, allo sviluppo di vasetto catalano non sembra una buo- Gianni Di Dio per la gestione colturale degli
questi diversi indirizzi nei sistemi pro- na alternativa alla Y, alla V o alla impianti (Az. Musso, Sampieri - Rg).
duttivi abbiano contribuito diversi stan- “chioma permanente”, per il più lungo
dard qualitativi richiesti dal mercato periodo improduttivo e per i più bassi BIBLIOGRAFIA
americano e dai mercati europei. Ma livelli di fruttificazione degli impianti.
oggi, con l’avvento del mercato globa- In generale, l’adozione di portinnesti Bellini E., Musso O. 1988. Il pesco in coltura
protetta: risultati quadriennali ottenuti in Sicilia
lizzato, le produzioni extrastagionali deboli appare sempre più una scelta sulle forme di allevamento e sui sistemi di potatu-
italiane si trovano a dover competere agronomica strategica per la peschi- ra. Agricoltura e Ricerca 101.
pur per brevi periodi, con quelle prove- coltura nelle regioni a clima mediter- Caruso T., Di Lorenzo R., Barone E. 1992. Il
germoplasma del pesco in Sicilia: aspetti geneti-
nienti da Paesi come il Cile, dove il co- raneo, dove la crescita vegetativa è ci e bioagronomici. Atti ‘Congresso Germopla-
sto di produzione del chilogrammo di esaltata dalle favorevoli condizioni sma Frutticolo’, Alghero, 21-25 settembre, pp.
pesche può scendere al di sotto di 0,1 ecologiche. In Italia, tra le ricerche in 285-293.
dollari americani (Reginato, com. questo campo, grande importanza ri- Caruso T., Barone E. 1993. Aspetti e proble-
mi della peschicoltura protetta. Frutticoltura
pers.). Diviene pertanto necessario an- veste il progetto nazionale “Liste varie- 4:43-55.
che nelle zone peschicole del nostro tali – sottoprogetto Portinnesti” del Mi- Caruso T., Motisi A., Di Vaio C., Pernice F. 2008.
Paese ridurre i costi di produzione, paaf. Anche in California, è stato atti- Peach planting systems in southern Italy ecophysio-
logical aspects and technical development. Acta Hor-
obiettivo al quale oggi sembra di poter vato un progetto di collaborazione fra ticolturae 772: 423-430.
pervenire attraverso il processo di Usda e UC Davis nella ricerca di nuo- Chalmers D., van den Ende B., van Heek
“estensivizzazione” colturale, con bassi vi portinnesti, che ha identificato tre L. 1978. Productivity and mechanization of
costi d’investimento per la costituzione genotipi – Controller 9, Controller 5 e the Tatura Trellis orchard. HortScience 13:
517-521.
degli impianti (basse densità, forme in Hiawatha - capaci di indurre la cresci- Day K.R., DeJong T.M., Johnson R.S. 2005.
volume, cultivar libere da brevetto) e ta vegetativa del 10 al 50% e di conse- Orchard-system configurations increase efficiency,
per la gestione colturale. Per tale fina- guenza la necessità di interventi di po- improve profits in peaches and nectarines. Califor-
nia Agriculture 59: 75-79.
lità, crescente interesse stanno suscitan- tatura (DeJong et al., 2005). DeJong T.M., Day K.R., Doyle J.F. 1992. Eval-
do le forme libere, tridimensionali, tra Un altro fattore guida nella scelta dei uation of training/pruining systems for peach,
le quali il vasetto catalano, con piante sistemi d’impianto è certamente rappre- plum and nectarine trees in California. Acta Horti-
colturae 322: 99-105.
tenute basse grazie anche ad interventi sentato dal mercato ed in particolare dal- DeJong T.M., Day K.R., Doyle J.F., Johnson
in verde di “topping” praticati meccani- la utilizzazione dei prodotti, che nel caso R.S. 1994. The Kearney Agricultural Center Per-
camente. Questo sistema consente, di del pesco e della ortofrutta, in genere, al- pendicular “V” (KAC-V) orchard system for peach-
fatto, di ridurre i costi di produzione, at- meno nei Paesi industrializzati, sembra es and nectarine. HortTechnology 4(4):362-367.
DeJong T.M., Tsuji W., Doyle J.F., Grossman
traverso il miglioramento dell’efficienza sempre più orientarsi verso i prodotti di Y.L. 1999. Comparative economic efficiency of
della manodopera utilizzata prevalente- quarta gamma. In questo nuovo scenario four peach product systems in California.
mente per le operazioni di diradamento che si va delineando, gli stessi criteri di HortScience 34(1): 73-78.
DeJong T.M., Johnson R.S., Doyle J.F., Ram-
e di raccolta; comporta tuttavia alcuni scelta varietale potrebbero essere posti in ming D. 2005. Research yield size-controlling
problemi legati al contenimento discussione, riservando una maggiore at- rootstocks for peach production. California Agri-
dell‘eccessiva e disordinata crescita di tenzione alle caratteristiche tecnologiche culture 59: 80-83.
nuova vegetazione a seguito del taglio di trasformazione (pelabilità, consistenza DeJong T.M., Day K.R., Johnson R.S.
2008. Phisiological and technological barri-
indiscriminato praticato dagli organi e struttura della polpa, ecc) più che a ers to increasing production efficiency and
meccanici. Mentre in Spagna, per ov- quelle estetiche dei frutti. Gruppi varieta- economic sustainability of peach production
viare al problema, si è fino ad oggi fatto li, quali quello delle percoche da indu- systems in California. Acta Horticolturae 772:
415-422.
ricorso a prodotti brachizzanti, in grado stria potrebbero riscuotere nuovo interes- Reginato G.H., Robinson T.R., Garcia de
di deprimere il riscoppio vegetativo, in se per questo utilizzo, tenendo presente Cortazar V. 2007. Predicted crop value for nec-
Italia, dove è maggiore l’attenzione ver- che l’ampliamento di tale panorama va- tarines and cling peaches of different harvest
season as a fuction of crop load. HortScience
so la questione ambientale, un’alterna- rietale dovrebbe mirare al miglioramento 42(2): 239-245.
tiva percorribile sembra risiedere nella delle caratteristiche aromatiche e gustati- Reginato G.H., Carrasco O., Garcia de Corta-
gestione agronomica, con l’adozione di ve per la produzione di “fresh cut”. Sul zar V. 2008. Planting system evolution in apple and
tecniche di deficit idrico controllato, piano della tecnica colturale, tali cultivar peach orchards after 25 years of intensive fruit in-
dustry development in Chile. Acta Horticolturae
inerbimento temporaneo, concimazio- renderebbero più attuabile la meccaniz- 772: 431-440. ■
ne bilanciata o, più radicalmente, nel- zazione anche per le operazioni più one-
l’utilizzo di nuovi portinnesti in grado rose, come la raccolta dei frutti. 1
La forma di allevamento a “V” viene ottenuta im-
di contenere il vigore del gentile. Ancora una volta, una più definitiva piantando gli alberi inclinati di circa 40° rispetto alla
Ben diversa è la situazione per la soluzione del problema sembra quindi verticale e orientandone il tronco, alternativamente, a
destra e a sinistra della direzione del filare (Fig.1). Con
peschicoltura protetta, dato che la so- possa venire dall’attività di miglioramen- questa forma di allevamento è possibile raggiungere
facilmente densità d’impianto anche doppie (2.222
stenibilità economica di tali sistemi to genetico delle cultivar e dei portinne- piante/ha) rispetto a quelle in genere adottate con l’ Y
produttivi risiede proprio sul fatto di sti piuttosto che dallo sviluppo delle tec- trasversale poiché la distanza sulla fila tra le piante
può essere ridotta a circa 1 m. Ad oggi non sono infat-
riuscire a spuntare prezzi più alti sul niche nel settore della gestione colturale. ti stati segnalati problemi di ombreggiamento determi-
mercato, grazie all’anticipo di produ- nati dall’alta densità d’impianto, soprattutto se gli in-
terventi di potatura verde e quelli di fertirrigazione so-
zione. Le considerazioni esposte sulle RINGRAZIAMENTI
no commisurati alla crescita vegetativa desiderata
forme in volume e sul vasetto catalano programmata per la pianta.

in particolare, valide per la coltura in Gli autori ringraziano il dott. Carmelo Men-
none (Az. Pantanello, Alsia) per i dati messi a di-
pieno campo, secondo i dati a nostra sposizione riportati nelle tabb 4 e 5. Lavoro presentato al VI Convegno Nazionale sulla
peschicoltura meridionale, Caserta 6-7 marzo 2008.

22 FRUTTICOLTURA - n. 12 - 2008
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