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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1825 del 2015, proposto da: 
Michelangelo Ciurleo, Ugo Settimio Mezzotero, Saverio Simone Puccio, Francesco
Antonio Mercurio, rappresentati e difesi dall'avv. Francesco Izzo, con domicilio eletto
presso il suo studio in Catanzaro, corso Mazzini, 74; 
contro
Comune di Botricello, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Alfredo
Gualtieri, con domicilio eletto presso il suo studio in Catanzaro, Via Vittorio Veneto, 48; 
nei confronti di
Tommaso Laporta, Salvatore Valea, Antonio Condito, Giovanni Gino Camastra,
Giancarlo Scumaci, Claudia Aiello, Santino Velona', Concetta Procopio, Daniela Luigia
Maria Stirparo, non costituiti in giudizio; U.T.G. - Prefettura di Catanzaro, rappresentato
e difeso per legge dall'Avvocatura Distr.le  Catanzaro, domiciliata in  Catanzaro, Via
G.Da Fiore, 34; 
per l'annullamento
della deliberazione del Consiglio comunale di Botricello n. 23 del 18.09.2015, pubblicata
all'albo pretorio in data 25.09.2015, recante ad oggetto "Approvazione piano triennale
delle operepubbliche per il triennio 2015/2017 ed elenco annuale'; della successiva deliberazione del
Consiglio Comunale n. 25 del 18.09.2015, pubblicata all'albo pretorio in data 25.09.2015,
recante ad oggetto "Approvazione del bilancio di previsione dell'esercizio 2015 e del bilancio

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pluriennale per il periodo 2015-2017 ex DPR n. 194/1996, del bilancio di previsione finanziario
2015-2017 ex D.Lgs. n. 118/2011 e della Relazione previsionale e programmatica 2015-2017
(comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti)  ", nonché dell'avviso di convocazione del
Consiglio Comunale in sessione ordinaria per la seduta del 18 settembre 2015;
- di ogni altro atto che sia o possa considerarsi presupposto e/ o connesso agli atti sopra
impugnati e che con gli stessi sia, comunque, posto in rapporto di correlazione ed in
particolare, se e per quanto necessario: a) della deliberazione del Consiglio Comunale n. 21
del 18.09.2015, pubblicata all'albo pretorio in data 25.09.2015, recante ad oggetto
"Disavanzo straordinario di amministrazione. Approvazione modalità di ripiano ai sensi del D.L. 2
aprile 2015'';
b) della deliberazione del Consiglio Comunale n. 22 del 18.09.2015, pubblicata all'albo
pretorio in data 25.09.2015, recante ad oggetto "Approvazione piano delle alienazioni e
valorizzazioni immobiliari - Esercizio finanziario 2015''; c) della deliberazione del Consiglio
Comunale n. 24 del 18.09.2015, pubblicata all'albo pretorio in data 25.09.2015, recante ad
oggetto "Verifica qualità e quantità di aree e fabbricati da destinare alle attività produttive e terziarie".

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Botricello e di U.T.G. - Prefettura
di Catanzaro;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2015 la dott.ssa Giuseppina
Alessandra Sidoti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1 – I ricorrenti sono Consiglieri comunali del Comune di Botricello e cittadini elettori del
detto Comune.
1.1 – Essi contestano, nella duplice qualità di consiglieri e cittadini, gli atti di cui in rubrica,
deducendo i seguenti vizi:

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a - assenza e mancato deposito dello schema (adottato dalla Giunta Municipale e
ritualmente pubblicato all'albo pretorio) del programma triennale delle opere pubbliche e
dell'annesso elenco annuale; in particolare, la mancanza di tale fondamentale documento,
oltre ad inficiare, già di per sé, la legittimità dell'atto finale di approvazione, assumerebbe
rilevanza nel regolare processo formativo del medesimo atto, condizionando
negativamente le prerogative di ciascun consigliere; da ciò discenderebbe, de plano
l’illegittimità della deliberazione n. 23 del 18.09.2015, recante ad oggetto "Approvazione
piano triennale delle  operepubbliche per il triennio 2015/2017 ed elenco annuale", con conseguente
illegittimità (derivata) anche della successiva deliberazione del Consiglio Comunale n. 25
del 18.09.2015, recante ad oggetto "Approvazione del bilancio di previsione dell'esercizio 2015 e del
bilancio pluriennale per il periodo 2015-2017 ex DPR n. 194/1996, del bilancio di previsione
finanziario 2015-2017 ex D.Lgs. n. 118/2011 e della relazione previsionale e programmatica 2015-
2017”;
b – erronea convocazione della seduta del consiglio comunale.
2 – Si è costituita in giudizio la Prefettura.
3 - Si è costituito, altresì, il Comune di Botricello, eccependo, preliminarmente,
l’inammissibilità del ricorso per assenza di legittimazione attiva dei ricorrenti sia quali
consiglieri comunali che quali cittadini elettori; nel merito, ha controdedotto per
l’infondatezza del ricorso.
4 – In vista dell’udienza camerale parte ricorrente ha prodotto ulteriore memoria e il
Comune resistente documentazione.
5 - All’udienza camerale del 10 dicembre 2015, fissata per la trattazione dell’istanza
cautelare, il ricorso, sussistendone i presupposti e previo avviso alle parti, è stato posto in
decisione ai sensi dell’art.60 del cod. proc. amm.
6 - La controversia, in via preliminare, pone la questione della legittimazione al ricorso dei
ricorrenti, quali cittadini e quali consiglieri comunali contro gli atti del loro Comune,
meglio indicati in epigrafe, il cui difetto viene eccepito, a pena d’inammissibilità, dal
Comune resistente.
A supporto della propria tesi il Comune ha richiamato precedenti giurisprudenziali in
materia.

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6.1 – Va esclusa la legittimazione dei “cittadini elettori”, atteso che la legittimazione
processuale si rinviene solo in capo ai soggetti che presentino una posizione differenziata,
in virtù della titolarità, a monte, di una posizione giuridica soggettiva sostanziale precipua;
infatti, nel processo amministrativo, fatta eccezione per il giudizio elettorale, per il quale è
ammessa l’azione popolare, non è consentito adire il giudice unicamente al fine di
conseguire la legalità e la legittimità dell’azione amministrativa, ove ciò non si traduca
anche in uno specifico beneficio in favore di chi la propone; altrimenti si avrebbe un
ampliamento della legittimazione attiva oltre i casi previsti dalla legge, in contrasto con il
carattere di giurisdizione soggettiva della giustizia amministrativa (T.A.R. Lazio, Roma,
sez. I, 4 novembre 2013, n.9376; T.A.R. Calabria,  Catanzaro, sez. I, 9 maggio 2013,
n.565).
6.2 – Quanto alla legittimazione dei ricorrenti, nella qualità di consiglieri comunali, il
Collegio osserva al riguardo che:
- per costante giurisprudenza, la legittimazione dei consiglieri dissenzienti ad impugnare le
delibere dell’organo di cui fanno parte ha carattere eccezionale, dato che il giudizio
amministrativo non è di regola aperto alle controversie tra organi o componenti di organi
di uno stesso ente, ma è diretto a risolvere controversie intersoggettive, per cui esso
rimane circoscritto alle ipotesi di lesione della loro sfera giuridica, quale ad esempio lo
scioglimento e la nomina di un commissario ad acta, in cui detto effetto lesivo discende ab
externo rispetto all’organo di cui fanno parte (Consiglio di Stato, sez. V, 31 gennaio 2001, n.
358);
- la legittimazione ad agire dei consiglieri non risiede nella deviazione dell’atto impugnato
rispetto allo schema normativamente previsto, quando da essa non derivi la compressione
di una prerogativa del loro ufficio protetta dall’ordinamento generale, occorrendo in ogni
caso avere riguardo, a questo fine, “alla natura ed al contenuto della delibera impugnata” e non
già delle norme interne relative al funzionamento dell’organo (Consiglio di Stato, sez. V,
15 dicembre 2005, n. 7122);
- conseguentemente, la contestazione dei consiglieri dissenzienti non può quindi limitarsi a
censurare l'oggetto o le modalità di formazione della deliberazione senza dedurre che da
esse ne sia derivata una lesione alle loro prerogative, giacché questa non discende

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automaticamente da violazione di forma o di sostanza nell'adozione di un atto deliberativo
(Consiglio di Stato, sez. V, 29 aprile 2010, n. 2457).
In questa prospettiva, si è affermato che l’omissione o il ritardo nel fornire ai consiglieri
dell’ente locale gli atti presupposti ad una proposta di delibera non costituisce lesione delle
prerogative inerenti l’ufficio di consigliere comunale, rimanendo la tutela circoscritta in un
ambito esclusivamente politico, all’interno dell’organo di cui fanno parte, affidata
all’espressione a verbale del proprio dissenso in quanto corollario del più generale
principio sopra affermato (Consiglio di Stato, sez. V, 21 marzo 2012, n. 1610).
6.3 - È, peraltro,  jus receptum che la legittimazione dei consiglieri comunali ad impugnare
atti degli organi di cui fanno parte sussiste ove vengano dedotte violazioni procedurali
direttamente lesive del  munus  rivestito dal componente dell’organo oppure vengano in
rilievo atti incidenti in via diretta sul diritto all’Ufficio (ex multis, C.d.S., Sez. V, 9 ottobre
2007, n. 5280; C.d.S., sez. I, parere 23 aprile 2012 n. 1960; Cons. St., sez. V, 19 aprile 2013,
n.2213).
6.4 - Così riassunto il panorama giurisprudenziale rilevante ai fini della presente decisione,
il Collegio ritiene di dover verificare se, per effetto delle denunciate illegittimità
procedimentali, non sia stato consentito un consapevole esercizio del voto da parte dei
consiglieri sugli atti oggetto di impugnativa oppure se, nel caso, si versi, in concreto, in
un’ipotesi di lamentata discordanza rispetto allo schema legale o ancora se trattasi di mero
contrasto tra organi risolvibile politicamente.
6.5 - Orbene, ritiene il Collegio che, nel caso, venendo in contestazione, con il primo
motivo, non il contenuto dello schema del programma triennale delle  opere  pubbliche
predisposto dalla Giunta, bensì la sua mancanza (peraltro attestata dal Segretario
comunale) quale atto allegato alla proposta di deliberazione di approvazione del
programma triennale delle oo.pp., nonché il rispetto dei termini per il deposito presso la
Segreteria degli atti relativi agli argomenti iscritti all’ordine del giorno, sussista la
legittimazione ad agire dei ricorrenti.
Questi, infatti, lamentano vizi che, secondo la giurisprudenza, possono incidere sul munus
pubblicum  e quindi sull’effettivo e regolare esercizio delle peculiari funzioni di consigliere
comunale ed in specie sul voto informato.

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In particolare, l’assenza di qualsiasi attività istruttoria a supporto di decisioni
programmatiche di tale rilevanza, l’assenza di uno schema predisposto secondo le
indicazioni ministeriali, la mera allegazione alla deliberazione in questione di due elenchi
di opere, senza alcuna delle indicazioni normativamente previste, ove accertati, sono vizi
che possono incidere sul diritto del consigliere comunale a poter assumere una decisione
consapevole e informata.
6.6 - Ritiene, invece, il Collegio che non sono ammissibili le censure con le quali i
ricorrenti fanno valere doglianze non riconducibili alla violazione delle prerogative
consiliari, quali la ritenuta illegittima convocazione della seduta del consiglio comunale,
che sarebbe avvenuta oltre i termini di cui alla diffida prefettizia (secondo motivo), non
essendo esplicitate le ragioni per cui tale asserita illegittimità abbia, in concreto, potuto
incidere sulle prerogative di ciascun consigliere.
6.7 - Pertanto, sulla scorta della prospettazione alla base della presente impugnativa e della
possibilità di un suo rilievo ai fini della consistenza obiettiva dello  ius ad officium  del
consigliere comunale, conformemente alle coordinate già tracciate dal Consiglio di Stato
(sez. V, 19 aprile 2013, n. 2213), il Collegio intende risolvere in senso positivo la questione
della legittimazione ad agire dei consiglieri odierni ricorrenti, sia pure limitatamente al
primo motivo dedotto.
7 – Sempre in via preliminare, va dichiarato il difetto di legittimazione passiva della
Prefettura e del Ministero dell’Interno, in quanto non si tratta di Amministrazioni che
hanno emesso l’atto impugnato, né di soggetti controinteressati ai sensi dell’art. 41,
comma 1, del cod. proc. amm.
La Prefettura di  Catanzaro  e il Ministero dell’Interno vanno, quindi, estromessi dal
presente giudizio.
8 - Passando all’esame del primo motivo di ricorso, con esso i ricorrenti si dolgono della
mancanza di schema di programma delle  opere  pubbliche, non adottato dall’organo
competente, della sua mancata allegazione agli atti del Consiglio comunale nei termini
regolamentari e della circostanza che ciò abbia inciso sul loro officium.
8.1 - Il Comune resistente sul punto controdeduce che il mancato preventivo deposito del
piano triennale e dell’elenco annuale sarebbe da ascrivere a una critica situazione esistente

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negli uffici tecnici comunali e ad analoga carenza per l’Ufficio del Segretario Comunale.
8.2 - Il motivo è fondato.
8.3 - Sul punto va osservato che, dalla lettura della normativa di riferimento (art.128 del
D.Lgs. n.163/2006 e art.13 del D.P.R. n.207/2010), si evince la puntuale scansione
procedimentale prevista dal legislatore ai fini dell’approvazione del programma triennale
dei lavori pubblici e del relativo aggiornamento annuale, consistente nei seguenti momenti
fondamentali: a) adozione dello schema di programma triennale con l’aggiornamento
annuale redatto entro il 30 settembre di ogni anno ad adottato dalla Giunta comunale
entro il 15 ottobre; b) pubblicità dello schema mediante sua affissione all’albo pretorio per
almeno sessanta giorni; c) approvazione definitiva del programma unitamente al bilancio
di previsione.
In particolare, ai sensi dell’art.128 del d.p.r. n.163 del 2006: “1. L'attività di realizzazione dei
lavori di cui al presente codice di singolo importo superiore a 100.000 euro si svolge sulla base di un
programma triennale e di suoi aggiornamenti annuali che le amministrazioni aggiudicatrici predispongono
e approvano, nel rispetto dei documenti programmatori, già previsti dalla normativa vigente, e della
normativa urbanistica, unitamente all'elenco dei lavori da realizzare nell'anno stesso. 2. Il programma
triennale costituisce momento attuativo di studi di fattibilità e di identificazione e quantificazione dei
propri bisogni che le amministrazioni aggiudicatrici predispongono nell'esercizio delle loro autonome
competenze e, quando esplicitamente previsto, di concerto con altri soggetti, in conformità agli obiettivi
assunti come prioritari. Gli studi individuano i lavori strumentali al soddisfacimento dei predetti bisogni,
indicano le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali ed economico-finanziarie degli stessi e contengono
l'analisi dello stato di fatto di ogni intervento nelle sue eventuali componenti storico-artistiche,
architettoniche, paesaggistiche, e nelle sue componenti di sostenibilità ambientale, socio-economiche,
amministrative e tecniche. In particolare le amministrazioni aggiudicatrici individuano con priorità i
bisogni che possono essere soddisfatti tramite la realizzazione di lavori finanziabili con capitali privati, in
quanto suscettibili di gestione economica. Lo schema di programma triennale e i suoi aggiornamenti
annuali sono resi pubblici, prima della loro approvazione, mediante affissione nella sede delle
amministrazioni aggiudicatrici per almeno sessanta giorni consecutivi ed eventualmente mediante
pubblicazione sul profilo di committente della stazione appaltante. 3. Il programma triennale deve
prevedere un ordine di priorità. Nell'ambito di tale ordine sono da ritenere comunque prioritari i lavori di

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manutenzione, di recupero del patrimonio esistente, di completamento dei lavori già iniziati, i progetti
esecutivi approvati, nonché gli interventi per i quali ricorra la possibilità di finanziamento con capitale
privato maggioritario … 6. L'inclusione di un lavoro nell'elenco annuale è subordinata, per i lavori di
importo inferiore a 1.000.000 di euro, alla previa approvazione almeno di uno studio di fattibilità e, per i
lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro, alla previa approvazione almeno della
progettazione preliminare, redatta ai sensi dell'articolo 93, salvo che per i lavori di manutenzione, per i
quali è sufficiente l'indicazione degli interventi accompagnata dalla stima sommaria dei costi, nonché per i
lavori di cui all'articolo 153 per i quali è sufficiente lo studio di fattibilità. 7. Un lavoro può essere inserito
nell'elenco annuale, limitatamente ad uno o più lotti, purché con riferimento all'intero lavoro sia stata
elaborata la progettazione almeno preliminare e siano state quantificate le complessive risorse finanziarie
necessarie per la realizzazione dell'intero lavoro … 9. L'elenco annuale predisposto dalle amministrazioni
aggiudicatrici deve essere approvato unitamente al bilancio preventivo, di cui costituisce parte integrante, e
deve contenere l'indicazione dei mezzi finanziari stanziati sullo stato di previsione o sul proprio bilancio,
ovvero disponibili in base a contributi o risorse dello Stato, delle regioni a statuto ordinario o di altri enti
pubblici, già stanziati nei rispettivi stati di previsione o bilanci, nonché acquisibili ai sensi dell'articolo 3
del decreto-legge 31 ottobre 1990, n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n.
403, e successive modificazioni … 11. Le amministrazioni aggiudicatrici sono tenute ad adottare il
programma triennale e gli elenchi annuali dei lavori sulla base degli schemi tipo, che sono definiti con
decreto del Ministro delle infrastrutture; i programmi  triennali  e gli elenchi annuali dei lavori sono
pubblicati sul sito informatico del Ministero delle infrastrutture di cui al decreto del Ministro dei lavori
pubblici 6 aprile 2001, n. 20 e per estremi sul sito informatico presso l'Osservatorio …”.
Ed ancora, ai sensi dell’art.13 del D.P.R. n.207/2010, “degli studi di cui all'articolo 11, commi 1
e 3, ogni anno viene redatto, aggiornando quello precedentemente approvato, un programma dei lavori
pubblici da eseguire nel successivo triennio. Tale programma è deliberato dalle amministrazioni
aggiudicatrici diverse dallo Stato contestualmente al bilancio di previsione e al bilancio pluriennale, ed è ad
essi allegato assieme all'elenco dei lavori da avviare nell'anno. 2. Il programma indica, per tipologia e in
relazione alle specifiche categorie degli interventi, le loro finalità, i risultati attesi, le priorità, le
localizzazioni, le problematiche di ordine ambientale, paesistico ed urbanistico-territoriale, le relazioni con
piani di assetto territoriale o di settore, le risorse disponibili, la stima dei costi e dei tempi di attuazione.
Le priorità del programma privilegiano valutazioni di pubblica utilità rispetto ad altri elementi in

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conformità di quanto disposto dal codice. 3. Lo schema di programma e di aggiornamento sono redatti,
entro il 30 settembre di ogni anno ed adottati dall'organo competente entro il 15 ottobre di ogni anno. La
proposta di aggiornamento è fatta anche in ordine alle esigenze prospettate dai responsabili del
procedimento dei singoli interventi. Le Amministrazioni dello Stato procedono all'aggiornamento definitivo
del programma entro novanta giorni dall'approvazione della legge di bilancio da parte del Parlamento. 4.
Sulla base dell'aggiornamento di cui al comma 3 è redatto, entro la stessa data, l'elenco dei lavori da
avviare nell'anno successivo, con l'indicazione del codice unico di progetto, previamente richiesto dai soggetti
competenti per ciascun lavoro”.
8.4 – Ciò posto, va evidenziato che la recente giurisprudenza, condivisa da questo T.A.R.,
è intervenuta innovativamente sul tema della contestazione delle lesioni del  munus  del
consigliere comunale con un approccio sostanzialistico, sancendo, altresì, il principio del
raggiungimento dello scopo, nel senso che, se il ricorrente ha comunque avuto conoscenza
di tutti gli elementi documentali utili ai fini di una effettiva partecipazione al dibattito
consiliare messi a disposizione in un tempo congruo, questi non può dolersi del mancato
rispetto di una norma procedurale volta, per l’appunto, a garantire la detta piena
conoscenza (T.A.R. Molise – sez. I, 12.05.2010 n.207; T.A.R. Sicilia, sez. I, 23.5.2012,
n.1029).
Orbene, il rispetto della scansione e dell’iter istruttorio su descritti, al di là degli interessi
pubblici sottesi (v. Consiglio di Stato, sez. IV, 14 dicembre 2002, n.6917), appare, per quel
che qui rileva, essenziale per consentire a ciascun consigliere di poter liberamente e
consapevolmente deliberare mediante "la valutazione delle proposte risultanti dallo schema, previo
confronto con le osservazioni eventualmente formulate dagli interessati grazie alla pubblicità dello schema,
per giungere quindi alla "giusta" e legittima individuazione e determinazione delle  opere da realizzare
nell'anno" (Cons. St., sez. IV, 14 dicembre 2002, n. 6917).
Nel caso, invero, è mancato del tutto l’atto di proposta e di impulso della Giunta, quale è
nella sostanza lo schema del programma triennale delle  opere  pubbliche con l’elenco
annuale, e la relativa documentazione tecnico-finanziaria a supporto; è mancata, altresì, la
sua sottoposizione al vaglio della collettività per sessanta giorni e conclusivamente la
contrapposizione dialettica sul tema tra maggioranza e opposizione, contrapposizione che
solo nella sede consiliare può realizzarsi (Cons. St., sez. IV, 14 dicembre 2002, n. 6917).

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Nella fattispecie, l’assenza (incontestata) dello schema di adozione del programma
delle opere pubbliche e la violazione dei termini regolamentari per la messa a disposizione
di tale necessario atto ai consiglieri sono stati, pertanto, idonei a ledere in concreto il
diritto all’informazione e alle garanzie partecipative dei ricorrenti, non avendo avuto essi
alcun termine per la conoscenza degli atti in questione, documenti essenziali a corredo sia
del programma triennale delle  operepubbliche e dell’elenco annuale sia del bilancio di
previsione, con evidente grave lesione delle prerogative consiliari.
Peraltro, indipendentemente dalla circostanza che l’elenco di  opere  approvato in
Consiglio comunale sia stato o meno esibito in corso di seduta (circostanza non chiara),
resta il fatto che esso non costituiva, né formalmente né soprattutto sostanzialmente,
quello schema previsto dalla legge corredato di tutte le informazioni (finanziarie,
urbanistiche, tecniche) necessarie per una consapevole scelta del consigliere comunale sul
tema in oggetto.
9 - In accoglimento del detto motivo, la delibera di Consiglio comunale impugnata relativa
all’approvazione del programma delle opere pubbliche va annullata.
10 - Da ciò discende, l'illegittimità della deliberazione n. 23 del 18.09.2015, recante ad
oggetto "Approvazione piano triennale delle  operepubbliche per il triennio 2015/2017 ed elenco
annuale", con conseguente illegittimità (derivata) anche della successiva deliberazione del
Consiglio Comunale n. 25 del18.09.2015, recante ad oggetto "Approvazione del bilancio di
previsione dell'esercizio 2015 e del bilancio pluriennale per il periodo 2015-2017 ex DPR n.194/1996,
del bilancio di previsione finanziario 2015-2017 ex D.Lgs. n. 118/2011 e della Relazione previsionale
e programmatica 2015-2017 (comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti) "), posto che, per
espressa previsione legislativa, il programma triennale delle  opere  pubbliche e l’elenco
annuale costituiscono parte propedeutica, obbligatoria ed integrante del bilancio di
previsione.
11 - Conclusivamente, il ricorso in parte va dichiarato inammissibile e per il resto va
accolto.
12 - Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda) definitivamente
pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara inammissibile e
per il resto lo accoglie nei termini di cui in parte motiva.
Condanna il Comune resistente al pagamento delle spese di giudizio in favore dei
ricorrenti, e per essi in favore del difensore richiedente, che liquida in € 1.800,00 (euro
milleottocento/00), oltre accessori come per legge.
Spese compensate nei confronti delle altre parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in  Catanzaro  nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2015 con
l'intervento dei magistrati:
Salvatore Schillaci, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere
Giuseppina Alessandra Sidoti, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 11/12/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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