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La lingua letteraria dalle origini

all'Ottocento - primo livello

Joseph Eynaud
Università per gli stranieri di Malta

Università per gli stranieri di Malta – Corso di lingua
Referente: Sandro Caruana
LA LINGUA LETTERARIA DALLE ORIGINI AL NOVECENTO
PRIMO LIVELLO

Il corso, strutturato in due moduli, è destinato a coloro che intendono imparare
l’italiano tramite brevi testi letterari di alcuni degli autori più rappresentativi della
letteratura italiana attraverso i secoli e i diversi ambiti di espressione (poesia,
prosa, teatro, cinema, etc.).
La lingua letteraria dalle origini all’Ottocento
Primo livello
(autori: Joseph Eynaud, Sandro Caruana)
La lingua letteraria del Novecento
Primo livello
(autori: Sandro Caruana, Joseph Eynaud)

Presentazione del modulo
Il modulo è rivolto a coloro che intendono imparare l’italiano attraverso brevi testi
letterari di alcuni degli autori più rappresentativi della letteratura italiana dalle
origini all’Ottocento. Oltre ai contenuti puramente linguistici ci si soffermerà anche
su alcuni concetti letterari di base, che permetteranno di comprendere i testi
proposti in maniera più approfondita.
I testi letterari proposti si presentano con note e "testi a fronte" per facilitare la
comprensione del contenuto. La presentazione dei brani originali permetterà agli
studenti di acquisire una certa familiarità con la lingua letteraria che ha
caratterizzato lo sviluppo della lingua italiana. Pertanto, le unità didattiche si basano
su testi di generi diversi per fornire un saggio delle differenze linguistiche che si
trovano nei testi di periodi storici e di ambiti diversi. Gli autori proposti sono
rappresentativi degli ideali che caratterizzano la loro epoca d’appartenenza.
Grazie alla varia tipologia dei testi si rilevano gli aspetti che esemplificano tratti
della cultura e della storia italiana: la novella di Boccaccio è un esempio della
vitalità della letteratura italiana trecentesca; Lorenzo il Magnifico e Ludovico Ariosto
rispecchiano gli ideali dell’Umanesimo e del Rinascimento. Galileo Galilei fa da ponte
tra le grandi scoperte scientifiche del Seicento e la letteratura barocca, mentre
Carlo Goldoni è testimone delle rivoluzioni sociali del Settecento. Alessandro
Manzoni, infine, introduce il Romanticismo e i grandi temi patriottici che porteranno
all’Unità d’Italia.

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Indice delle unità didattiche
UD 1 - Premessa storica
Questa unità didattica inquadra alcuni aspetti storici e culturali che permetteranno
di contestualizzare i temi trattati nelle unità successive.
1.1 - Il Medioevo
1.2 - Dante e la Commedia
1.3 - Petrarca e Boccaccio
1.4 - Umanesimo e Rinascimento
1.5 - Il Seicento e il Barocco
1.6 - Il Settecento e l'età dell'Illuminismo
1.7 - Società e cultura nell'età del Risorgimento

UD 2 - Il Trecento: la novella di Chichibio dal Decameron di Boccaccio
In questa unità si analizza una novella di Boccaccio e si introducono alcuni aspetti
linguistici di base tipici delle narrazioni.
2.1 - La novella di Chichibio: il testo semplificato
2.2 - Commento linguistico
2.3 - La novella di Chichibio: il testo originale
2.4 - Commento linguistico
2.5 - Giovanni Boccaccio
2.6 - I temi del Decameron

UD 3 - Il Quattrocento: Il trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico
In questa unità didattica si introducono alcuni aspetti caratteristici della poesia e si
propongono alcune considerazioni linguistiche a partire dal testo letterario
analizzato.
3.1 - Il trionfo di Bacco e Arianna: il testo
3.2 - Comprensione e analisi del testo

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3.3 - El tempo fugge e vola: il testo
3.4 - Comprensione e analisi del testo
3.5 - La famiglia de’ Medici

UD 4 - Il Cinquecento: l'Orlando furioso di Ariosto e le Vite di Giorgio
Vasari
In questa unità didattica si introducono il poema e la trattatistica e si analizzano i
diversi mezzi linguistici adoperati in essi.
4.1 - Introduzione
4.2 - Orlando furioso: il testo
4.3 - Commento linguistico
4.4 - Ludovico Ariosto
4.5 - Le Vite di Vasari: il testo
4.6 - Analisi del testo
4.7 - Giorgio Vasari

UD 5 - Il Seicento: le scoperte scientifiche di Galileo Galilei
In questa unità didattica si introducono i temi del linguaggio scientifico, facendo
riferimento a elementi lessicali, morfologici e sintattici usati anche nel linguaggio
quotidiano.
5.1 - Introduzione
5.2 - Dialogo sopra i due massimi sistemi: il testo
5.3 - Parafrasi
5.4 - Commento linguistico
5.5 - Ritorno al testo

UD 6 - Il Settecento: La Locandiera e il teatro di Carlo Goldoni
In questa unità didattica si introduce il testo teatrale, che sarà la base di alcune
considerazioni di natura linguistica che metteranno in risalto la natura
conversazionale del brano.

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Analisi del testo 6.5 .6 .Commento linguistico 7.6.L'Ottocento: I promessi sposi di Alessandro Manzoni In questa unità didattica si analizzano la struttura di un racconto narrativo e gli strumenti adoperati dall’autore.1 . scena quarta 6.4 .Il lessico del teatro 6. atto primo. 7.Alessandro Manzoni 5 .2 .Carlo Goldoni 6.Analisi del capitolo VIII 7.1 .Il testo: La notte degli imbrogli e dei sotterfugi 7.3 .Commento linguistico 6.3 .5 .Il testo: La Locandiera.2 .4 .I promessi sposi: riassunto dell'opera 7.Il teatro di Goldoni UD 7 .

6 . singolare e plurale. ordine logico e cronologico) presenti nella narrazione. Sottoobiettivo: comprendere il contenuto della novella ed effettuare il passaggio dal testo semplificato al testo originale. UD 2 .Premessa storica Obiettivo di questa unità didattica è fornire alcuni cenni cronologici dello sviluppo della letteratura italiana dalle origini all’Ottocento. Sottoobiettivo: saper usare i verbi delle tre coniugazioni al presente indicativo. Sottoobiettivo: saper spiegare i concetti di morfologia nominale. morfologici e sintattici che sono essenziali per comprendere i testi letterari.Il Trecento: la novella di Chichibio dal Decameron di Boccaccio Obiettivo di questa unità didattica è presentare un esempio di narrazione attraverso la novella di Boccaccio per introdurre i verbi all’indicativo presente e alcuni aggettivi che fanno parte del lessico di base. Sottoobiettivo: familiarizzarsi con le strategie necessarie per poter leggere un testo letterario. Sottoobiettivo: saper identificare gli elementi linguistici (sequenziazione. presentando alcuni concetti lessicali. Lista degli obiettivi UD 1 .Guida al modulo Scopo del modulo Scopo generale del modulo è permettere a un apprendente di livello iniziale di sviluppare la sua competenza linguistica. Sottoobiettivo: acquisire la terminologia che si userà nel corso del modulo per presentare i testi e le esercitazioni.

quello letterario e quello artistico.Il Quattrocento: Il trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico Obiettivo di questa unità didattica è presentare la lingua in versi e introdurre aspetti che riguardano la metrica. scultori e architetti italiani del Rinascimento nell’opera di Vasari.Il Cinquecento: l'Orlando furioso di Ariosto e le Vite di Giorgio Vasari Obiettivo di questa unità didattica è presentare la lingua letteraria del ‘500 e le figure dei più grandi pittori. Sottoobiettivo: saper elaborare un vocabolario critico. Sottoobiettivo: saper analizzare e confrontare i due testi proposti. Sottoobiettivo: saper spiegare la funzione di ‘quanto’ in qualità di avverbio e di aggettivo interrogativo e di ‘questo’ in qualità di aggettivo e di pronome dimostrativo. Sottoobiettivo: saper spiegare il concetto di metafora.Il Settecento: La Locandiera e il teatro di Carlo Goldoni Obiettivo di questa unità didattica è interpretare il testo di Goldoni alla luce dei cambiamenti sociali avvenuti nel Settecento. Sottoobiettivo: saper identificare gli elementi che servono per decodificare il messaggio delle opere poetiche. Sottoobiettivo: saper individuare il linguaggio scientifico attraverso analogie con oggetti e fenomeni dell’esperienza usuale. Sottoobiettivo: saper decodificare i motivi della grandiosità.UD 3 . Sottoobiettivo: saper decodificare i generi. della novità e dello stupore. sulle arti figurative. Sottoobiettivo: saper usare i verbi irregolari al presente indicativo. UD 6 . basato sull’analisi dei fatti tecnici. UD 5 . Le opere proposte servono anche per introdurre il presente indicativo di verbi irregolari e l’uso di ‘quanto’ e di ‘questo’. UD 4 . collegando campi semantici appartenenti alla scienza e alla letteratura. Il testo serve anche per introdurre 7 .Il Seicento: le scoperte scientifiche di Galileo Galilei Obiettivo di questa unità didattica è presentare un testo letterario ma anche scientifico del ‘600.

Sottoobiettivo: saper ricostruire la biografia di Manzoni. Sottoobiettivo: conoscere gli elementi basici del linguaggio del teatro e i concetti elementari che caratterizzano il teatro del Settecento. 18-19-22-23 .L'Ottocento: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni Obiettivo di questa unità didattica è presentare una famosa pagina de I promessi sposi proposta ed evidenziarne le simmetrie e i contrasti.l’uso dei pronomi atoni complemento oggetto e complemento di termine e per usare il passato prossimo. Sottoobiettivo: saper identificare e comprendere i pronomi che si trovano nel testo. novella VI. Contenuti del modulo Il modulo è composto da: 1) testo delle unità didattiche 2) testi letterari analizzati: . Decameron. Sottoobiettivo: conoscere forme. scena quarta - Alessandro Manzoni. Orlando furioso. Sottoobiettivo: saper identificare gli elementi presenti nel brano che alludono alle riforme sociali dell’epoca. brano tratto da Le vite de’ più eccellenti architetti. VIII. 4: testo semplificato. 168-170 8 . Sottoobiettivo: saper indicare le principali caratteristiche del romanzo storico. Il trionfo di Bacco e Arianna - Lorenzo il Magnifico. giornata I. funzione e uso del passato prossimo.Boccaccio. brano finale del testo originale - Lorenzo il Magnifico. XXXV.Giorgio Vasari. atto primo. 167-169 - Carlo Goldoni. I Promessi Sposi. pittori et scultori - Galileo Galilei. Dialogo sopra i due massimi sistemi. UD 7 . El tempo fugge e vola - Ludovico Ariosto. La Locandiera.

Svolgimento degli esercizi di autovalutazione.I pronomi Attività richieste Lettura e studio dei contenuti del modulo. Attenzione: per svolgere gli esercizi è necessario avere a disposizione i testi 9 .3) due schede di approfondimento: Scheda 1 .I verbi Scheda 2 .

Il capolavoro di Dante era originariamente intitolato Commedia.3 .Il Seicento e il Barocco 1.Premessa storica Questa unità didattica inquadra alcuni aspetti storici e culturali che permetteranno di contestualizzare i temi trattati nelle unità successive.5 .UD 1 . perché il viaggio 10 .4 .Dante e la Commedia Esplorata in ogni sua parte da una bibliografia vastissima. L’importanza delle innovazioni di Dante emerge con maggiore chiarezza al momento della scelta del volgare italiano come lingua della poesia e della cultura in genere. grazie alla poesia degli stilnovisti e di Dante Alighieri (12651321) e alle ricerche innovative di artisti come Cimabue e Giotto.Il Settecento e l'età dell'Illuminismo 1.Il Medioevo Alla fine del Duecento gli ordinamenti comunali delle città italiane iniziano a subire una costante erosione.6 .1 . 1. Alla supremazia economica corrisponde un indiscusso primato letterario e artistico del modello toscano. e anche il tentativo di Arrigo VII di Lussemburgo di accentrare il potere politico nelle mani di un imperatore non ha successo. per esprimere le sue idee: così facendo nobilita il volgare toscano e compie il primo passo per l’affermarsi di una lingua unitaria in Italia. 1. Nonostante i gravi disordini interni e i forti conflitti sociali.Umanesimo e Rinascimento 1. Questo accade a causa dei contrasti tra le opposte fazioni dei Guelfi (a favore del Papato) e dei Ghibellini (a favore di uno stato governato da un Imperatore) e a causa delle rivalità interne ai singoli schieramenti. al posto del latino.Dante e la Commedia 1.Il Medioevo 1. l’opera di Dante continua ad attirare l’attenzione di studiosi e interpreti.2 . Dante decide di usare la lingua della gente.1 .7 . che grazie alle attività tessili diventa un eccezionale modello di sviluppo mercantile e finanziario. del "volgo". la vita cittadina rivela una notevole vivacità economica e culturale.Petrarca e Boccaccio 1.Società e cultura nell'età del Risorgimento 1. La realtà più importante è Firenze. il titolo fu poi arricchito da Boccaccio con l’aggiunta dell’aggettivo Divina.2 . L’ambizioso disegno di Federico II e del figlio Manfredi fallisce.

poeta e grande letterato. e verso Dio: “è impossibile .Petrarca e Boccaccio Francesco Petrarca (1304-1374).ha scritto il celebre critico letterario Carlo Dionisotti (1908-1988) . La sua perfezione stilistica e linguistica darà origine a una forma poetica che viene definita "petrarchismo".Umanesimo e Rinascimento Verso la metà del Quattrocento il quadro della situazione politica italiana ruota attorno a delicati equilibri e la stabilità viene raggiunta soltanto dopo faticose trattative diplomatiche. il quale nella Firenze della seconda metà del XV secolo apre una stagione di straordinario prestigio culturale che è tra i momenti più significativi del 11 . perché "quanto piace al mondo è breve sogno" (verso tratto dal sonetto che apre il Canzoniere. angosce. La sua opera più rappresentativa è il Decameron. Attualmente il lessico dell’italiano è costituito per il 56% da vocaboli già duecenteschi.. 1. I suoi sonetti contengono riflessioni profonde sugli effetti dell’amore sul suo animo: illusioni. Pur prendendo spunto dalle grandi opere latine. La sua opera più importante è il Canzoniere. mentre solo una minima percentuale è rappresentata da apporti successivi.in una storia della lingua italiana sopravvalutare l’importanza di Dante [. è considerato il primo umanista perché la sua poesia è una continua analisi delle inquietudini. verso la donna che lo ha ispirato. Come Dante anche Petrarca è coinvolto nel mondo politico e denuncia aspramente la corruzione della corte papale ad Avignone (1307-1377). il mondo è guidato dalla forza naturale dell’amore e dalla Fortuna e l’uomo grazie all’intelligenza può sfruttare le occasioni offerte dalla Fortuna. La sua prosa è un modello letterario e il suo linguaggio rispecchia le caratteristiche dei suoi personaggi grazie a una raffinata ricerca delle parole. per il 15% da quelli immessi dal solo Dante. dei dubbi e dei diversi stati dell’animo dell’uomo. 1.].purificatorio di Dante lo conduce proprio verso il Paradiso. delusioni. 366 poesie "in vita" e "in morte" della donna che lo ispirava. Giovanni Boccaccio (1313-1375) è il primo grande prosatore e narratore della letteratura italiana perché sviluppa la varietà delle situazioni e la caratterizzazione dei suoi personaggi. definito come una "laica commedia umana": sette donne e tre giovani si rifugiano nella campagna fiorentina per sfuggire alla peste e raccontano delle storie che comporranno le 100 novelle dell’opera. per il 19% da lessico trecentesco. Beatrice (che rappresenta la Sapienza Celeste).4 . Voi che ascoltate in rime sparse il suono). In queste novelle c’è una visione realistica della vita.. È di particolare rilievo la meditazione sulla fugacità e sulla caducità delle cose umane. Petrarca sviluppò il volgare con la continua ricerca di perfezione nello stile.3 . Boccaccio ha un importante coinvolgimento sociale. Come Dante e Petrarca. a casa sua si svolgevano riunioni tra i grandi intellettuali. Dante ha significato la vittoria del toscano e la decadenza a dialetto di ogni altra parlata italiana”. madonna Laura. Vero e proprio ago della bilancia di questa fase storica è Lorenzo il Magnifico.

oggi infatti il Seicento è ampiamente rivalutato nel suo valore. che segnerà questo periodo con le sue immagini drammatiche e il dinamismo del chiaroscuro. in cui la poesia. e le teorie scientifiche prendono il sopravvento rispetto alla tradizione artistica. 12 . e racconta le avventure del cavaliere franco Orlando. commuovere. che per la simmetria e le sue perfette proporzioni simboleggia nella maniera più diretta la concezione umanistica della centralità dell’uomo nell’universo e del suo essere “misura di tutte le cose”. centro intellettuale e artistico straordinario. come tendeva a considerarlo il pensiero medievale. Firenze diviene una “nuova Atene”. Il termine rinvia a una collocazione centrale dell’uomo rispetto alla realtà e alla storia: nella logica umanistica l’universo non ha senso se non in rapporto all’uomo. Le poetiche barocche riprendono. persuadere. che per amore perderà il senno. 1. Tuttavia il Seicento è anche un’epoca in cui. che indicano una perla irregolare e non perfettamente sferica. La rinascita della poesia coincide con lo sviluppo di importanti istituzioni culturali: le biblioteche. che si è attenuato solo verso la fine del Novecento.Rinascimento italiano. cioè un ragionamento confuso e impuro. Rimarranno celebri anche le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610). ma è il figlio prediletto di Dio. una figura umana. dopo i fasti del Rinascimento. Accanto ai luoghi della cultura riprende anche la vivace sperimentazione dei modelli e dei generi letterari. illuminata dalla luce benefica dell’intelligenza. le tipografie. oppure da baroco. quindi. che è centro e perno dello sterminato sistema di relazioni pensato dall’intelligenza divina al momento della creazione. Il Barocco si afferma a Roma nei primi decenni del Seicento e si sviluppa poi nelle maggiori città d’Europa. nelle sue luci e nelle sue ombre. rivalutano e sviluppano la concezione classica dell’arte come imitazione: l’arte è una rappresentazione il cui scopo è impressionare. che indicava un ragionamento confuso e impuro nella filosofia scolastica medievale.5 . le accademie. dalla lirica pastorale al teatro e al poema cavalleresco. le arti figurative liberano una grande capacità creativa ed espressiva. la filosofia. L’uomo.Il Seicento e il Barocco Il termine “barocco” sembra che derivi dallo spagnolo barrueco e dal portoghese barocco. che hanno nella corte il loro necessario punto di riferimento. di cui l’esponente più importante in Italia è Ludovico Ariosto (1474-1533). creatura privilegiata destinata al dominio del mondo e a una vita serena. è ancora lontana dall’essersi conclusa: quella dell’Umanesimo. e il suo fine è insegnare a esercitare l’immaginazione. non è più lo spregevole peccatore condannato a un’esistenza di espiazione. La parola esprime dunque un giudizio negativo. che rivoluzionerà il modo di concepire il mondo fisico. Essa è il prodotto dell’immaginazione. gli studi scientifici e tecnici. per molti aspetti. ricco di personaggi. comincia ad affermarsi in Italia e in Europa il fascino per la scienza. Le teorie di Galileo saranno talmente significative che metteranno in ombra le opere dei letterati italiani dell’epoca. inscritta in un cerchio. Con il Quattrocento inizia una straordinaria esperienza intellettuale e morale che getta le basi del mondo moderno e che. In questo senso è fondamentale il contributo di Galileo Galilei (1564-1642). Nell’Orlando furioso Ariosto crea un mondo fantasioso. Un celebre disegno di Leonardo da Vinci ritrae.

la cui forma perfetta è la scienza. le loro passioni e le loro virtù. e il Romanticismo. Nel periodo del Romanticismo in Italia spiccano le figure di Giacomo Leopardi (17981837) e di Alessandro Manzoni (1785-1873). il genere del romanzo. nel quadro letterario dell’Ottocento italiano. Intanto. Quest’ultimo movimento non si identificherà soltanto per la forma letteraria di altissima qualità ma anche per i moti di patriottismo che creeranno un sentimento di diffuso nazionalismo anche tra gli intellettuali. il melodramma. il rapporto tra intellettuali e opinione pubblica cambia rapidamente: gli scrittori operano scelte chiare in direzione di un pubblico medio-borghese e si servono per questo dei numerosi strumenti a loro disposizione (le riviste. Due tratti peculiari dell’Illuminismo sono l’adesione al vero e l’interesse per le varie situazioni sociali. Non si accenna alle virtù tragiche e si aspira a una letteratura e a un teatro più semplice e realistico. Tra questi spicca il Verismo di Giovanni Verga (1840-1922) che espone anche le vicende delle realtà locali. di cui l’esponente maggiore è Ugo Foscolo (17781827).7 . Nel teatro di Goldoni molti elementi appartengono al filone illuminista. Le classi borghesi e quelle popolari non sono oggetto di riso.Società e cultura nell'età del Risorgimento Una frattura molto forte. spesso caratterizzate da una povertà estrema e da una mancanza di possibilità di migliorare la propria condizione sociale. l’attività delle società segrete. l’architettura e le altre attività artistiche riacquistarono una certa semplicità e linearità: si parla infatti di “ritorno all’ordine”. decisamente influenzata dagli eventi politici del Risorgimento che porteranno all’unificazione: questo determina in Italia una situazione assolutamente inedita. molto tumultuosa per le vicende politiche che porteranno all’unificazione nel 1861. Il compito dell'arte non è più imitare la natura o visualizzare le verità religiose per renderle accessibili alle masse. fanno crescere la discussione interna ai movimenti e agli schieramenti politici. che predilige alle virtù eroiche quelle quotidiane e medie. con tutti i loro difetti. il recupero della leggerezza delle forme e della luminosità nell’arte. 13 . ma insieme compongono una rappresentazione cordiale. che possa aderire alla verità e alla ragione. La prima metà dell’Ottocento è dominata da due movimenti letterari di prima importanza: il Neoclassicismo.1. per certi versi anomala rispetto al passato. i giornali. quello dei monarchici da una parte e quella dei repubblicani dall’altra. La seconda metà dell’Ottocento. è quella che si pone tra l’esperienza romantica degli anni venti-trenta del XIX secolo e la successiva fase storica.Il Settecento e l'età dell'Illuminismo Il Settecento è il secolo dell’Illuminismo e cioè di quel vasto movimento culturale e filosofico che cerca di capire la realtà attraverso la ragione. 1. La circolazione delle idee e l’intensificarsi del dibattito ideologico sulle prospettive dell’unificazione nazionale e sui movimenti rivoluzionari. che è considerato il padre della lingua italiana moderna.6 . le iniziative patriottiche. progressivamente si delineano almeno due orientamenti principali. Il Settecento è caratterizzato da due movimenti letterari e artistici: l’Arcadia e l’Illuminismo. è caratterizzata da movimenti letterari che nascono come una reazione al Romanticismo. Ciò significa l’opposizione al Barocco e ai suoi eccessi artificiosi. i dibattiti politici e sociali). Dopo i fasti del Seicento la letteratura.

3 . fammela arrosto e mi raccomando. allora domani mattina andiamo a vedere le gru!”. Chichibio. Il giorno dopo. Currado non insiste ed esclama: “Va bene. A questo punto. sente il buon odore che esce dalla cucina: “Chichibio”.I temi del Decameron 2. sette ragazze e tre ragazzi. taglia una coscia e la dà a Brunetta. cuoco veneziano. gli dice.6 . “Come?” risponde Currado “Pensi che io non abbia mai visto una gru?”. io non ti darò mai quello che piace tanto a te!”. I personaggi: Currado Gianfiglia [Gianfigliazzi].La novella di Chichibio: il testo semplificato Dieci giovani. Trascorrono due settimane lontani dalla città.La novella di Chichibio: il testo originale 2. ammazza una gru e la porta al suo cuoco. non posso” le risponde Chichibio. è come dico io. raccontata durante la sesta giornata. Ma Chichibio insiste: “Signore.La novella di Chichibio: il testo semplificato 2.Il Trecento: la novella di Chichibio dal Decameron di Boccaccio In questa unità si analizza una novella di Boccaccio e si introducono alcuni aspetti linguistici di base tipici delle narrazioni. non l’avrete da me!”. cavaliere.Commento linguistico 2. Intanto Brunetta. Quando vuole andiamo a vederle al fiume”. Proponiamo qui una versione semplificata della novella di Chichibio (Decameron.Commento linguistico 2. che sia ben saporita!” Chichibio si mette al lavoro e prepara la gru. 4). Quando Chichibio mette in tavola la gru con una sola coscia. Nasce così il Decameron (cioè dieci giornate).5 . una raccolta di cento novelle (una novella è una breve storia basata su eventi reali o immaginari). “Ma. le gru hanno una sola coscia e una gamba sola!”. Gli dice: “Chichibio. appena alzato. Chichibio si rassegna.2 . Una delle più divertenti dell’opera è quella su Chichibio. Chichibio. se non me la dai. “Dammi una coscia della gru!”. e in ogni giorno della settimana tranne il venerdì e il sabato (giorni di preghiera e di penitenza) ognuno di loro racconta agli altri una storia. novella VI. un cavaliere che ama andare a caccia. A questo punto. Currado Gianfiglia.1 . una bella ragazza di cui Chichibio è molto innamorato. 2.Giovanni Boccaccio 2. fa montare Chichibio e 14 .4 . una giovane donna. si allontanano da Firenze per sfuggire alla peste del 1348. Currado si fa portare i cavalli. Brunetta. “No. Chichibio risponde: “Signore. “Va bene” risponde prontamente Brunetta. Currado gli chiede: “Che cosa è successo? Dov’è l’altra coscia?”.UD 2 .1 . E alle sue insistenze replica: “Non l’avrete da me. donna Brunetta.

stare. porta. chiede. come fanno questi uccelli quando dormono. piacere) . Fuggirebbe volentieri. Si usa il presente narrativo. vedono dodici gru. risponde. Se voi aveste gridato la gru avrebbe mandato fuori l’altra coscia e l’altro piede!”.2 . Brunetta è molto innamorata. Currado le guarda e poi esclama: “Aspetta un po’!” E comincia a gridare “Ho! Ho!”. il nome o l’aggettivo che collega si accordano con il numero e il genere del soggetto. esce da ‘uscire’. taglia. ma non può farlo. A questo punto le gru. mettono giù l’altro piede e cominciano a scappare. birbante? Non vedi che hanno due gambe?”. 2. rassegna.ere (mette. “Che ti pare. sente.va con lui al fiume. tutte su un solo piede. vivere. Chichibio è molto impaurito perché vede che Currado è ancora molto arrabbiato. trovarsi. arrivano. Chichibio fa pace con il suo signore. Il verbo ‘avere’ compare nel testo in vari modi e tempi: . prepara. che si mette a ridere e dimentica la sua rabbia. Esempi: Chichibio è molto innamorato. Il verbo ‘essere’ all’interno della frase Chichibio è molto innamorato ha una funzione copulativa. Esempio: Io sono in questa situazione per causa tua.ire (dice / dico da ‘dire’.Non l’avrete da me. A Currado piace così tanto questa risposta. Appena arrivano al fiume. andiamo / vanno da ‘andare’. Il verbo ‘essere’ può avere anche una funzione predicativa. donna Brunetta (riga 8): futuro della seconda persona plurale. cioè serve semplicemente per collegare il soggetto (Chichibio) con l’informazione semantica più importante della frase (molto innamorato). comincia. Così. dai/dà da ‘dare’.are (ama. 15 .Commento linguistico Nella versione proposta si mira principalmente a semplificare il contenuto di modo che possa essere facilmente leggibile. vede / vedono / vedi. fa / fanno da ‘fare’. sentendo le grida di Currado. ammazza.Ho! Ho! . dimentica) . È da notare l’uso dei verbi delle tre coniugazioni al presente indicativo (vedi la scheda 1): . usato come forma di cortesia ‘voi’. dormono). come verbo vero e proprio che significa esistere. Ma Chichibio risponde: “Ma signore. “Vedete quelle gru” dice Chichibio “Hanno una coscia e un piede!”. Quando il verbo ‘essere’ ha funzione di copula. grazie alla sua risposta pronta. insiste.ieri sera. Chichibio e Brunetta sono molto innamorati. voi non avete gridato . esclama.

e fattosi alquanto più a quelle vicino22 gridò: . Currado vedendole disse: . a cui non era per lo dormire l’ira3 cessata. gli venner prima che ad alcun vedute19 sopra la riva di quello ben dodici gru. non sappiendo egli stesso donde si venisse28. e si usa per costruire la forma abbia visto. messer. si riferisce a qualcosa che non è successo in realtà. ma non potendo. Chichibio.Tosto10 vedremo chi avrà iersera mentito11. e volentieri.ho ho . Currado. se voi riguardate a quelle che colà stanno21. Per che egli prestamente mostratele a Currado. Ma già vicini al fiume pervenuti18. Infatti. o tu o io.Se voi aveste gridato la gru avrebbe mandato fuori l’altra coscia (righe 29/30): questa frase complessa è un periodo ipotetico. Si nota di nuovo il ‘voi’ usato come forma di cortesia.Messer sì. tutto ancor gonfiato si levò4 e comandò che i cavalli gli fosser menati5. come hanno fatto queste. come altre lingue neolatine. . è una lingua pro-drop. 2. tutte dopo alquanti passi cominciarono a fuggire.Pensi che io non abbia mai visto una gru? (riga 15): qui il verbo abbia ha la funzione di ausiliare. si come quando dormono soglion fare20.. si sarebbe fuggito.. il verbo è in dipendenza della principale pensi che. le quali tutte in un piè dimoravano.Assai bene potete. .Aspettati. un verbo del congiuntivo passato. la mattina seguente come il giorno apparve2. ché se così gridato aveste. e fatto montar Chichibio sopra un ronzino6. A Currado piacque tanto questa risposta. che tutta la sua ira si convertì in festa e 16 .La novella di Chichibio: il testo originale Proponiamo di seguito la parte finale del racconto nella sua versione originale in italiano antico: Finite adunque1 per quella sera le parole. Si nota che in italiano con i verbi non è obbligatorio usare il pronome personale soggetto. che io ti mostrerò che elle n’hanno due -. . Il congiuntivo è un modo che si usa per le subordinate.Che ti par. Il verbo ‘avere’ è usato come ausiliare per formare il congiuntivo imperfetto aveste gridato e il condizionale composto avrebbe mandato. vedere che iersera vi dissi il vero. disse: . ella avrebbe così l’altra coscia e l’altro piè fuor mandata. verso una fiumana7. e ciò che vedeva credeva che gru fossero che stessero in due piedi17.voi non avete gridato (riga 29): anche in questo caso ‘avere’ si usa come ausiliare per formare la seconda persona plurale del passato prossimo del verbo ‘gridare’. veggendo12 che ancora durava l’ira di Currado13 e che far gli convenia pruova della sua bugia14. che le gru non hanno se non una coscia e un piè. non sappiendo come poterlasi fare15. ghiottone25? Parti26 ch’elle n’abbian due? Chichibio quasi sbigottito27. ora innanzi e ora addietro e da lato si riguardava. mandato l’altro piè giù 23. Infatti l’italiano.Ho ho . ma voi non gridaste . cavalcava appresso16 a Currado con la maggior paura del mondo. terza persona plurale. nel menò9 dicendo: . alla riva della quale sempre soleva in sul far del dì vedersi delle gru8. se potuto avesse. per lo qual grido le gru.3 . Laonde24 Currado rivolto a Chichibio disse: .Hanno una coscia e un piede (riga 25): presente indicativo.a quella di iersera. rispose: .

Neanche lui sa come sia riuscito a trovare una risposta così pronta. e disse: . Avvicinatosi alle gru. 1.gli articoli definiti (la mattina. 21. . 6. Adesso vedremo chi è stato bugiardo. 2. 10. pervenuti). ieri sera. Vedendo. Se voi (forma di cortesia) guardate quelle gru che si trovano lì. Allora. ben lo dovea fare29. 4. 17. 14. 19. Chichibio evita di essere punito e fa pace con Currado. Presto. sono presenti alcuni elementi lessicali che non si usano più in italiano moderno. le parole. birbante. i cavalli. . 5. 25. 29. Altri tratti. 15.. Che Currado era ancora arrabbiato. in italiano standard solitamente si userebbe un ordine diverso dei costituenti: a cui l’ira non era cessata pur avendo dormito). Avrei dovuto farlo. già vicini. Vicino. 13. complemento oggetto. sono più arcaici. n’abbian due. In questo posto.4 . Trovare un modo per giustificare la sua bugia. 24. si è svegliato ancora molto arrabbiato. 2. 17 . 23. le gru. spesso si vedevano le gru.. 9. Rabbia. Sorpreso. Non sapendo come fare a giustificare quello che aveva detto. come fanno normalmente le gru quando dormono. tu hai ragione. 28. Arrivati. una fiumana). 31. invece.l’uso dei pronomi complemento di termine. Briccone. All’inizio della giornata. Per esempio: .la formazione del singolare e del plurale.l’accordo (finite.le preposizioni articolate (alla riva della quale. . al fiume). meravigliato. A causa delle grida di Currado le gru mettono giù l’altra zampa. ben lo dovea fare. . complemento di specificazione e relativi (far gli convenia. Così adunque con la sua pronta e sollazzevol30 risposta Chichibio cessò la mala ventura e paceficossi col suo signore31. 8..riso. Quindi. 7. 26. Cavallo di razza inferiore. 11.l’ordine sintattico di alcune frasi (a cui non era per lo dormire l’ira cessata. scritto nel toscano del ‘300. Stavano tutte su una sola zampa.. Lo condusse lì. 18. Tuttavia. 12. Divertente. Anche se aveva dormito. Portati.Chichibio. 3. le quali tutte in un piè dimoravano).Commento linguistico Nel testo. si nota che la maggior parte delle regole morfologiche è molto simile a quelle dell’italiano standard di oggi: . la mattina. 22. le parole. Guardava di qua e di là e vedeva solo gru su due zampe. Vide prima degli altri. 16. Fiume. l’altro) e indefiniti (un ronzino. 30. 20. Non ti sembra? 27.

. interrompe la vita tranquilla da studioso di Boccaccio. ma la città non è più quella che aveva conosciuto da giovane. colpito dalle sue parole e terrorizzato dall’idea della morte. della Divina Commedia di Dante. su invito del comune di Firenze. Intanto nel 1348. Il padre lo manda a Napoli per praticare la mercatura. Nel 1362 la visita di un monaco. figlio di un mercante. Muore nel 1375. elle). Nel 1362 torna a Napoli. pensa di bruciare le sue opere. Maria d’Aquino. Nel 1336 incontra una nobildonna. con relativo commento. Giovanni Boccaccio (1313-1375). si impegna in una lettura pubblica. le “tre corone” fiorentine. Nel 1370 si ritira nella sua casa a Certaldo e si dedica di nuovo allo studio. L’autore presenta anche alcuni temi che poi si svilupperanno ulteriormente nell’Umanesimo. Dante Alighieri (1265-1321) e Francesco Petrarca (1304-1374). Il monaco lo esorta ad abbandonare la vita da profano e l’autore. l’anno della peste che devasta mezza Europa. Fortunatamente. 2. Tra i due nasce una sincera amicizia che durerà fino al 1374. Intanto.Giovanni Boccaccio Giovanni Boccaccio nasce nel 1313 a Certaldo (vicino a Firenze). Nel 1340 è costretto a tornare a Firenze a causa dei gravi problemi finanziari di suo padre.. ma dopo qualche anno abbandona questa linea per seguire gli studi universitari sui classici latini e sulla letteratura francese e provenzale.I temi del Decameron Nel Decameron si trattano i temi dell’amore. della quale si innamora. 2. Boccaccio la rappresenterà con il nome di Fiammetta nelle sue opere.i pronomi personali soggetto (egli. anno della morte di Petrarca. Inoltre nelle sue novelle sono spesso presenti elementi di amore sensuale e passionale che susciteranno anche scandalo e controversie.l’articolo lo (lo dormire. per lo qual grido). Nel 1349. L’opera viene terminata intorno al 1353. 18 . una lettera dell’amico Petrarca lo convince a non compiere un’azione così drastica.5 . che a volte si vede anche grazie a una piccola battuta o una breve frase). dell’ingegno (cioè l’intelligenza. rappresentano con le loro opere il culmine della letteratura italiana medievale. dopo la morte del padre. Giacchino Ciani.6 . comincia a scrivere il Decameron. compianto dai suoi concittadini. dove ha incontri interessanti che ispireranno anche alcuni racconti e alcuni personaggi del Decameron. della fortuna. Nel 1350 incontra il poeta Francesco Petrarca. si stabilisce definitivamente a Firenze. Viene ammesso alla corte di Napoli di Roberto d’Angiò.

e ne aveva tradotto l’aristocratica ed austera religiosità di sentimento. abbandonate le speculazioni intellettualistiche e moralistiche dell’età precedente. “Nobiltà. 1987. tre mondi diversi. Lanza. vol. genuino figlio della terza. SEI. avverte l’evoluzione del pensiero e della cultura medievali. il Boccaccio sente il richiamo della terra e delle sue istintive forze naturali. volge la sua attenzione alla vita terrena ed all’uomo in particolare. Dalla prima era sorto Dante. p. la seconda aveva trovato nel Petrarca la più schietta espressione della modernità di sapere e dell’angosciosa incapacità di scelta tra un misticismo oramai evanescente ed una realtà affermatasi con il trascorrere del tempo. 1.Il brano seguente è tratto da De Bernardi. 227. borghesia. mercatura: tre classi sociali. Barbero. 19 . preannunziando più degli illustri suoi predecessori l’avvento dell’Umanesimo”. Torino. e. Letteratura Italiana.

apparteneva a una delle famiglie più potenti della Toscana rinascimentale. perché non si sa mai cosa il futuro può riservare. Queste ninfe5 ed altre genti sono allegre tuttavia.La famiglia de’ Medici 3.Il Quattrocento: Il trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico In questa unità didattica si introducono alcuni aspetti caratteristici della poesia e si propongono alcune considerazioni linguistiche a partire dal testo letterario analizzato. l’inquietudine per il tempo che passa. Sia i Trionfi. Il tema di questa ballata è la gioia di vivere e. temi ricorrenti nella cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento.3 .Il trionfo di Bacco e Arianna: il testo 3.5 .Comprensione e analisi del testo 3. delle ninfe innamorati. Quant’è bella giovinezza che si fugge1 tuttavia! Chi vuol esser lieto2.El tempo fugge e vola: il testo 3.1 . 15 20 . allo stesso tempo.Il trionfo di Bacco e Arianna: il testo Lorenzo de’ Medici. Nel Trionfo di Bacco e Arianna il Magnifico presenta una sfilata di personaggi classici e invita a godersi la vita. detto “il Magnifico” (1449-1492). “abbandono alla/della carne”).Comprensione e analisi del testo 3. per caverne e per boschetti han lor posto cento agguati7. sia i Canti Carnascialeschi sono ispirati al carnevale fiorentino (il termine “carnasciale” deriva dal latino carnis laxatio. In questi componimenti il poeta narra le sfilate trionfali di personaggi tratti dalla mitologia greco-romana. sia: di doman non c’è certezza. Fu un mecenate. sia: di doman non c’è certezza.UD 3 . artisti e letterati. e l’un dell’altro ardenti4: perché ‘l tempo fugge e inganna. Chi vuol esser lieto. Quest’è Bacco e Arianna3 belli. 5 10 Questi lieti satiretti6.1 . sempre insieme stan contenti. da cui è tratta la ballata Il trionfo di Bacco e Arianna. Di seguito riportiamo le prime quattro strofe della ballata. cioè un protettore di poeti. 3.2 .4 . or da Bacco riscaldati8.

Innamorati. le ninfe. 6). nel ritornello si nota anche il senso d’inquietudine perché "di doman non c’è certezza": la festosa allegria non può durare per sempre. 8). ardenti (v. 3). allegre (v. che vogliono solo pensare al presente immediato e alla bellezza dell’amore.2). fugge (v. Ubriacati dal vino. abbandonata da Teseo sull’isola di Nesso. Arianna. salton tuttavia. lieti (v.2 . vuol (v. sia: di doman non c’è certezza. 10). rozze (v. Passa velocemente. 24). In questo modo si rende la ballata più coinvolgente e si suscita nel lettore un senso di immediatezza: è (v.1). preparano "cento agguati". Solo le persone incivili e volgari possono resistere all’amore e ostacolarlo. Si possono opporre all’amore solo le persone ingrate. Intesi come trappole amorose. salton (v. non certo le ninfe e i satiretti di questa ballata.8). cantando e saltando sotto l’effetto di Bacco.che prendono parte a una marcia festosa (il "trionfo" menzionato nel titolo). Nel testo si usano verbi al presente indicativo.plurale: belli (v. Chi vuoi esser lieto. segnano il tono dell’intera ballata scritta in ottonari. Divinità dei boschi. Giovani divinità femminili.Comprensione e analisi del testo I versi della prima strofa.18). 6). 24). Arianna. cioè versi di otto sillabe (vedi il glossario). Chi vuol esser lieto. han (v. rimasti celebri per la loro facile rima.16). inganna (v. contenti (v.18). È interessante osservare l’interazione che il poeta crea tra le ninfe (le divinità femminili) e i satiretti (le divinità maschili): i satiretti. 20 Queste ninfe hanno anco caro da lor esser ingannate9: non puon fare a Amor riparo.singolare: bella giovinezza (v. stan (v. appassionati. le ninfe stanno al gioco e si lasciano ingannare. puon (v. Felice. 9. 7. Figure tratte dalla mitologia classica. 10.3). Tuttavia. 13).26). 9). se non gente rozze e ‘ngrate10: ora insieme mescolate fanno festa tuttavia. 4. ballon (v. allegro. 2. 21 . . riscaldati dal vino e intenti ai loro giochetti amorosi. 25 1. si consola con l’amore di Bacco. sia: di doman non c’è certezza. 8.8). 5. 3. 1). 3. 6. Alle ninfe piace essere ingannate dai satiretti. lieto (v. Nella poesia vengono presentati alcuni personaggi tratti dalla mitologia greca e romana . divinità romana del vino e dei vizi.Bacco. fanno (v.23). 16). i satiretti . La ballata di Lorenzo il Magnifico è particolarmente ricca di aggettivi che si accordano per numero e per genere con il nome che qualificano: .ballon. cento (v. ingrate (v. altre (v.

e fa che per la lunga usanza bramo il mio mal per natural disio6. 9.3 . salton (saltano). 6. Il tema è ancora quello del tempo che "fugge". L’amore mi tiene sempre sotto il suo braccio. 5.Comprensione e analisi del testo Rispetto al Trionfo di Bacco e Arianna. han (hanno). 11. ma tienmi pur sotto l’antica branca Amore5. 4. spinto dal naturale istinto della passione. Si calma.4 . ma il senso d’inquietudine è molto più forte e il poeta dice che con il passar del tempo gli manca sempre di più la speranza (verso 3). puon (possono).han lor (alle ninfe) posto cento agguati (v. 7. Ah. 3. 8. il Canzoniere. Mi pare di vedere me stesso. El tempo fugge e vola. e la lunga speranza ognor1 più manca. 2. che morte sola può spegner nella afflitta4 anima stanca. 22) 3. onde io non posso aitarme9! Almen mancassi in tutto la speranza la qual ne’ suoi bei occhi veder parme10 però che Amor m’offende con quest’arme11. Malvagio. anzi in questo caso "fugge e vola". desidera ciò che gli fa male. 3. Il poeta usa forme pronominali per creare delle anafore.l’un (Bacco) dell’altro (Arianna) ardenti (v. non riesco a liberarmene. cioè verbi ai quali si toglie l’ultima vocale: vuol (vuole). Dal verso 4 fino alla fine dei versi riportati si nota il conflitto interiore del poeta il quale. Sofferente. cioè l’amore (verso 9). 22 . di identificarmi nella speranza (che però spesso è vana). Desiderio forte. 6) .El tempo fugge e vola: il testo La seguente lirica (LX) è tratta da un’altra raccolta di Lorenzo il Magnifico. Vigore. A ogni ora. Per abitudine sono attratto istintivamente dalla mia rovina (l’amore). cioè parole che riprendono un riferimento precedente: . ballon (ballano). in questa lirica il tono si fa molto più serio e riflessivo. con il passare del tempo. 16) .da lor (dai satiretti) essere ingannate (v. né però ancor s’acqueta2 in me quel fer disio3. 10. 1. vedi il glossario). L’amore mi ferisce con queste sue armi. Per cui io non ho modo di darmi aiuto. mia giovinezza passa e l’età lieta.Tra questi verbi ci sono molti esempi di apocope (o troncamento. stan (stanno). destin fero e rio7 che a me hai dato contr’a me baldanza8.

il mecenatismo di questa famiglia raggiunse livelli senza precedenti.rivolgendo contro se stesso la propria energia.5 . lunga. Durante quest’epoca la famiglia de’ Medici esercitò il suo potere su Firenze. Si usa anche l’aggettivo possessivo in accordo con il nome: (la) mia giovinezza. a lui si deve un periodo di pace di trent’anni che finì poco dopo la sua morte. che grazie a lui divenne la culla del Rinascimento. in molti di questi componimenti si scorge senz’altro l’influenza del grande poeta Francesco Petrarca. monumenti. 3. sia di quelli più introspettivi e filosofici. ne’ suoi bei occhi. piazze) nella città di Firenze. palazzi. fer (fiero). bramo (desidero). passa. s’acqueta (si acquieta). Già nel 1440 Cosimo de’ Medici . natural. posso. vola. Nel Canzoniere Lorenzo de’ Medici è molto più riflessivo rispetto ai Trionfi o ai Canti Carnascialeschi. 23 . fa. antica. Spesso i lavori del Canzoniere sono ispirati ai grandi temi amorosi trecenteschi. tienmi (mi tiene). Lorenzo fu anche un politico molto abile: in un periodo in cui il territorio italiano era diviso da molte lotte interne. manca. rio (cattivo). La famiglia de’ Medici era nota come una famiglia di mercanti e di banchieri. m’offende. bei (belli). hai. Per comprendere la cultura letteraria del Magnifico e per capire il suo "umanesimo" bisogna tenere conto sia degli aspetti leggeri e fantasiosi. Anche in questi versi si usano molti aggettivi: lieta. afflitta. può.noto anche come Cosimo il Vecchio . perciò non ha più la forza di reagire e di difendersi dal suo stesso assalto (versi 11 e 12). la passione e la ragione. il mio mal. Da questi versi emerge il contrasto umano tra l’istinto. Il tempo usato per la maggior parte dei verbi è il presente indicativo: fugge. Il figlio Piero e il nipote Lorenzo continuarono ad arricchire la città proseguendo la tradizione di mecenatismo della famiglia.La famiglia de’ Medici Il ‘400 è un secolo segnato da notevoli cambiamenti sociali.diventò padrone di Firenze e governò la città collocando persone di sua fiducia nelle posizioni chiave dell’amministrazione fiorentina. Cosimo cominciò a finanziare anche progetti edilizi (costruzione di chiese.

invece. un fantasioso incrocio di una cavalla con un uccello. L’arte. è un autore che si è reso testimone dei monumentali cambiamenti nel mondo della pittura. si reca sulla luna (il Paradiso terrestre) sull’Ippogrifo. Tra i generi letterari più diffusi ci sono i poemi di natura cavalleresca o eroica e la trattatistica.Il Cinquecento: l'Orlando furioso di Ariosto e le Vite di Giorgio Vasari In questa unità didattica si introducono il poema e la trattatistica e si analizzano i diversi mezzi linguistici adoperati in essi.4 . 24 . Orlando è impazzito ed è diventato "furioso".UD 4 .2 . il quale gli spiega che Orlando è impazzito da tre mesi e gli dice che è compito suo rinsavirlo.Le Vite di Vasari: il testo 4. dopo essersi innamorato di Angelica. Infatti. san Giovanni spiega ad Astolfo il valore eterno della poesia.Commento linguistico 4. I suoi trattati ci offrono una lucida immagine dell’arte rinascimentale italiana e possono essere considerati come il lavoro di un "critico d’arte" di questo periodo così ricco e fortunato.7 .Giorgio Vasari 4. 4.Analisi del testo 4. la scultura e la letteratura raggiungono una perfezione e un equilibrio che si riscontreranno in poche altre epoche. scritti di natura politica o filosofica.Introduzione 4.Ludovico Ariosto 4. In questi versi. Uno degli autori più celebri del Cinquecento è Ludovico Ariosto.Introduzione Il Cinquecento è un periodo di grande produzione artistica in Italia. Sulla luna Astolfo incontra san Giovanni Evangelista.1 .2 . che nell’Orlando furioso riesce a creare un mondo sospeso tra il meraviglioso e il reale.Orlando furioso: il testo Astolfo.Orlando furioso: il testo 4. Giorgio Vasari. tratti dal canto XXXV. La sua opera avrà fortuna anche oltre i confini italiani e verrà tradotta in molte lingue e rappresentata in diversi modi. Astolfo ha il compito di recuperare il "senno" (cioè l’intelligenza e la razionalità) di Orlando. 4.5 .3 . cavaliere di Carlo Magno e cugino di Orlando.6 .1 .

che sarebbero immortali e divini. anco i poeti rari. Volte che son le fila in su la ruota. veloce sì che mai nulla l’impaccia. 25 . principi abili (accorti) e prudenti (discreti). ch’immortali sariano ambe e divine. che seguendo l’esempio di Cesare. La fama là. come vedi. al rio. ma in un modo diverso. che serve proprio per rendere la narrazione più dinamica e immediata. Questi getta i nomi. poeti che non sian del nome indegni. perché così non avete da temere la dannazione eterna. così gli uomini degni da’ poeti son tolti da l’oblio. così per colpa dei nobili avari. mentre quello li immerge nell’eterno oblio (fa dimenticare) il nome. 4. sì per gran colpa dei signori avari che lascian mendicare i sacri ingegni. Quando le fila saranno completamente arrotolate intorno alla ruota. se non ci fosse qui quel vecchio con la barba (irsuta gote) mentre giù in terra il Tempo ne fa razzia. là giù la vita umana arriva al fine. e gli scrittor vi fate amici. fate sì che gli scrittori vi siano amici. ed esaltando i vizi. fa qui di sopra. Ogni movimento deve essere corrisposto in cielo e in terra. Tu devi sapere che non c’è un ramo d’albero che si muove sulla terra che non lasci il suo effetto qua sulla luna. perché nel cielo di uomini illustri (preclari) non ce ne sono mai troppi. 22.3 . così fanno i poeti che salvano gli uomini sottraendoli all’oblio che è più odioso della morte. e là giù il Tempo ognor ne fa rapine.Commento linguistico Si nota come all’interno delle quattro strofe il poeta usa il presente indicativo. qua sulla luna ha lo stesso effetto e fa la stessa cosa che il tempo fa laggiù (sulla terra). Oh. ma con diversa faccia. e quel l’immerge ne l’eterno oblio. donde non avete a temer di Lete l’onde! 23. la cui barba il petto inonda. Ogni effetto convien che corrisponda in terra e in ciel. Anche i poeti sono pochi (rari) come i cigni. nel fiume. Quel vecchio. gli effetti pari e la medesima opra che ‘l Tempo fa là giù. che lasciano nella miseria i veri artisti (i sacri ingegni) e che trascurando le virtù. se non che qui quel da la irsuta gota. Ma come i cigni che cantando lieti rendeno salve le medaglie al tempio. Oh bene accorti principi e discreti.18. più che morte empio. che le virtù premendo. mettono al bando le buone arti. la vita terrena sarà arrivata alla fine. sì perché il ciel degli uomini preclari non pate mai che troppa copia regni. Tu déi saper che non si muove fronda là giù che segno qui non se ne faccia. Quel vecchio. qui ne riman la nota. con la barba fino al petto. caccian le buone arti in bando. qui sulla luna rimane il nome (la nota). Questi le getta. che seguite di Cesare l’esempio. e incoraggiando (esaltando) i vizi. 19. come vedi. Ma come i cigni che cantando felici salvano alcuni dei nomi (estraendoli dal fiume) per portarli nel tempio. i poeti che siano veramente degni del loro nome. In terra rimane la fama. così veloce che niente lo può mai ostacolare. come i cigni. Son.

salvano i nomi. Nella strofa (22) i cigni. in rapporto a un’altra azione. nella strofa 23 i nobili.it/furioso/schemasunto. Avrebbero da guadagnar pure quelli indegni. un modo verbale che indica un’azione che si svolge. qualche nome che portano a una ninfa. Nelle strofe (22) e (23) è usato il gerundio. In questi esempi si rileva come si accordano per numero e per genere con i sostantivi e come la posizione dell’aggettivo può variare rispetto al nome: . ogni tanto. alcune di esse sono acchiappate al volo da corvi. . Gli uccelli che s’affaticano di pigliare i nomi più ghiotti sono gli adulatori. cantando.Il primo verso inizia proprio con "tu déi saper". custode di un tempio in cima a una collina lì presso: è il tempio dell’Immortalità. San Giovanni richiama di nuovo l’attenzione di Astolfo rivolgendosi ancora direttamente a lui: come vedi.html): Le acque del Lete le inghiottono quasi tutte.le buoni arti (femminile/plurale) Sono da notare anche le catene anaforiche che si usano per collegare i concetti o i personaggi menzionati nei versi. che seguite di Cesare l’esempio.che Tempo corrode. 26 . Nella seconda strofa (19) l’azione è determinata dai verbi al presente: arriva. sulla Terra . e gli scrittor vi fate amici.papyrus. dei signori avari. fa. La strofa (23) è molto ricca di aggettivi. il suo nome rimane sulla Luna . con riferimento al Tempo nella strofa (19): e là giù il Tempo ognor ne fa rapine.che il vecchio immerge nell’oblio. donde non avete a temer di Lete l’onde! Ecco il commento a questi versi di Filippo Ottonieri (dal sito www. Oh bene accorti principi e discreti. degli uomini preclari. getta. .Questi. Quando una vita cessa. premendo le virtù ed esaltando i vizi. I cigni sono i poeti che immortalano gli uomini degni. Solo due bianchi cigni salvano. Giovanni rivela al duca che sulla Luna si duplica ciò che accade sulla Terra: il vecchio instancabile corrisponde al Tempo dei mortali.i poeti rari. cornacchie che lì attorno svolazzano e fan chiasso. avvoltoi.Che (pronome relativo). Si usa il verbo modale "dovere" alla seconda persona singolare per indicare l’importanza di ciò che Astolfo sta per ascoltare. ma sfuggono poco dopo ai loro becchi. lasciano i poeti nella miseria. ai loro artigli. al rio. ed entrambi sono rari. se non lasciassero nella miseria poeti e scrittori. la sua fama. i ruffiani che "portano in bocca qualche giorno il nome". i sacri ingegni (maschile/plurale) . riman. immerge. Questi le getta. come vedi. vi (usato come possessivo: fate amici vostri) e l’uso del pronome zero in (voi) non avete.

di più disegno e proporzione. con le antiche medesimamente. 3. 4. che sposerà dopo averlo soccorso dopo l’assedio a Parigi. 1. Ma più vi aggiunse Lorenzo Ghiberti8 nell’opera delle porte di S. rappresentata da Jacopo della Quercia. 2. dirò bene che in questa parte si può chiamar lui regola11 degli altri. Ma non mi risolvo in tutto. che posson stare e con le cose moderne. per il cardinale Ippolito d’Este. ne’ panni. 3. Donatello. e così quelle de’ loro discepoli. una terza fase (il Cinquecento) rappresentata da Michelangelo. signori di Ferrara. come io dissi. negli scorti16 che egli rinnovò. della quale l’eccellentissimo Masaccio14 levò in tutto la maniera di Giotto nelle teste. Giovanni dove mostrò invenzione. un semplice fante. 27 . maniera e disegno. che si concluderà con la conversione al cristianesimo di Ruggiero e con il matrimonio tra i due che darà origine alla dinastia degli Estensi. per aver in sé solo le parti tutte. 2. quelle di Filippo7 più bel ricercare di muscoli e miglior proporzione e più giudizio. che lasciarono poco ai terzi1. l’Orlando furioso. dando loro una certa vivacità e prontezza. Ed ebbono una lor maniera2 tanto più graziosa. Scrive il suo capolavoro.4. Le loro statue cominciarono a sembrare quasi (pressoché) persone vive. A causa di questa delusione Orlando impazzirà e solo alla fine del poema recupererà il senno e tornerà a combattere. Lorenzo Ghiberti. L’amore tra Ruggiero (cavaliere saraceno) e Bradamante (guerriera cristiana). restando l’opre sue a paragone degli antichi buoni. È per questo motivo che Orlando viene descritto come "furioso" nel titolo dell’opera. Ebbero un loro modo di fare. e. che le loro statue cominciarono a parere pressoché persone vive3. ne’ casamenti. senesi. e non più statue come le prime.Brano tratto dalle Vite di Vasari Da Le vite de' più eccellenti architetti. La guerra tra cristiani e saraceni che fa da sfondo alla narrazione. una seconda fase (il Quattrocento). Angelica finirà per innamorarsi di Medoro. rappresentata da Andrea e Nino Pisano con i loro discepoli Agostino di Giovanni e Angelo di Ventura. Ed il medesimo augumento13 fece in questo tempo la pittura. [Gli scultori della seconda età] molto si allontanarono dalla maniera de’ primi e tanto la migliorarono. che par che le sue figure si muovino9 ed abbiano l’anima. All’interno della trama.4 . poiché e’ ridusse in moto le sue figure. ordine. come ne fanno fede quelle opere che in quella rinnovazione della maniera si lavorarono4. nel colorito. se io me lo voglia metter fra i terzi10. più naturale. come si vedrà in questa seconda parte. L’opera è un poema cavalleresco. di cui qui si parla. scritto in ottave endecasillabe (vedi il glossario) con rima ABABABCC. più ordinata. Vasari distingue tre momenti nella storia della scultura: una prima fase di rinascita artistica (dalla metà del Duecento alla fine del Trecento). L’amore di Orlando per Angelica che lo condurrà alla pazzia. che a una a una erano sparte12 in molti. negl’ignudi15. Filippo Lippi.Ludovico Ariosto Ludovico Ariosto (1474-1533) riceve vari incarichi dalla corte di Ferrara.5 . pittori et scultori di Giorgio Vasari. molto complessa. si possono riconoscere tre filoni: 1. ancorché fusse ne’ lor tempi Donato. dove le figure di Jacopo della Quercia5 sanese hanno più moto e più grazia e più disegno e diligenze6.

mostrò. in Orsanmichele. 4. Lorenzo Ghiberti (Firenze. nella pittura. orafo. Donatello (Firenze. migliorarono. 6. 7. 16. cominciarono. 15. fra l’altro.Analisi del testo Il brano di Vasari è interessante per due motivi: a) elabora un preciso vocabolario critico. Fra le non molte opera della sua breve. Masaccio (S. 1386-1466) fu probabilmente il massimo scultore del Quattrocento toscano: apprendista alla bottega di Ghiberti. Lo stile usato da Vasari è tipico della trattatistica: opere filosofiche. 5.6 . sono i famosi affreschi nella cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine a Firenze. Scorci paesaggistici e architettonici. 14. elaborati nella “seconda età”. 11. ignudi. Distribuite. Progresso. tende poi a ricondurre le varie “maniere” all’evoluzione generale di un insieme organico: lo sviluppo dell’arte è paragonato a quello di un organismo vivente. sbattimento. per la porta del battistero fiorentino. e un crocifisso ligneo per la cappella Gondi in Santa Maria Novella. Modello. moto. l’altra detta “del Paradiso” con le storie del Vecchio Testamento. pittura. disegno. grazia. b) inquadra i giudizi sui singoli scrittori in uno schema storico. parla di figura. eccellentissimo). tempo che si usa per indicare un’azione che si è conclusa in passato senza rilevare il rapporto che questa azione può avere con il presente: allontanarono. le singole individualità degli artisti. nel disegno. lavorarono.Roma. politiche e critiche in cui si discutevano e si commentavano alcuni aspetti della società rinascimentale. lasciarono. sulle arti figurative: parla per esempio di maniera (noi oggi diremmo stile) nella scultura. una con le scene della vita di Cristo. 1378-1455). Giovanni Valdarno. opera/opre. 10. intensissima carriera. 1428). 28 . basato sull’analisi dei fatti tecnici. Si muovano. aggiunse. noto soprattutto per il sepolcro di Ilaria del Carretto nel duomo di Lucca. “Ma non so ancora decidermi se collocare fra gli scultori della terza fase (per quanto appartenesse cronologicamente proprio a questa) Donatello”. 1377-1446). del David e del San Giorgio del Bargello e del Gattamelata di Padova. Jacopo della Quercia (Siena. 1371-1438). Oltre a due porte del battistero di San Giovanni a Firenze. 8. parla di regola (cioè di un modello da seguire e imitare). Il tempo verbale principalmente utilizzato è il passato remoto. 13. 1401 . Le opere furono scolpite in accordo con i nuovi canoni stilistici. colorito). Precisione nel modellamento. gli si devono parecchie altre opere. attivo a Firenze e a Padova. Come scultore gli si devono una formella.4. scultore e architetto. nel duomo di Firenze e a Siena. in ognuna delle Vite. paesaggio. Da notare è l’uso frequente di comparativi (più moto e più grazia e più disegno e diligenze) e superlativi (miglior proporzione. fu autore. scultore e architetto. rinnovò. Nei nudi. 9. ebbono (ebbero). proporzione. 12. pur affrontando. Filippo Brunelleschi (Firenze. levò. la Fonte Gaia di Siena e l’incompiuta decorazione del portale di San Petronio in Bologna. movimento. raffigurante il sacrificio di Isacco. La scelta lessicale dell’autore è determinata dalla natura tecnico-specialistica dell’argomento (per esempio disegno. Nel brano Vasari paragona vari artisti e vari generi artistici. anch’egli orafo.

Il libro è il risultato di un lungo e paziente lavoro di ricerca e di testimonianze dirette raccolte dal Vasari. L’opera è suddivisa in tre parti. compresa quella dell’autore (aggiornate fino al 1567). nella terza. Nella prima lo scrittore traccia i lineamenti della "fanciullezza" dell’arte. pubblicato nel 1550 e ampliato in una seconda edizione del 1568. nel corso del quale l’arte raggiunge la "maturità" con Michelangelo.Giorgio Vasari Giorgio Vasari nasce ad Arezzo nel 1511 e muore nel 1574.4. nella seconda. da Cimabue ai contemporanei.7 . tratta la sua "giovinezza". da Jacopo della Quercia al Quattrocento. pittori et scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri. Le Vite offrono più di duecento biografie di artisti. da Cimabue alla fine del Trecento. al culmine della fama e di una prestigiosa carriera. Le vite de’ più eccellenti architetti. affronta il Cinquecento. 29 . Il suo nome si lega anche al primo testo di storia dell’arte italiana.

amico di Galileo. morfologici e sintattici usati anche nel linguaggio quotidiano.5 . Galileo fu un rivoluzionario perché contribuì in maniera determinante alla diffusione di concetti sulla natura fisica della terra.Ritorno al testo 5. Nel brano che proponiamo si parla della possibilità che esistano forme di vita che l’uomo non può capire.Dialogo sopra i due massimi sistemi: il testo 5. e l’aristotelico Simplicio.Parafrasi 5. il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. mentre Simplicio rimane legato alle idee tradizionali sulla concezione della vita. Sagredo è molto più aperto e basa le sue argomentazioni sui limiti che la conoscenza dell’uomo ha e sulla possibilità che ci siano elementi che possano sfuggire alla comprensione umana. Si nota che.Commento linguistico 5.UD 5 . che rappresenta il pubblico di persone imparziali e i non esperti di scienza.3 . La sua opera più importante. facendo riferimento a elementi lessicali.4 . copernicano.Introduzione 5.Il Seicento: le scoperte scientifiche di Galileo Galilei In questa unità didattica si introducono i temi del linguaggio scientifico. Molte delle sue teorie rappresentano le basi delle teorie scientifiche di oggi. I tre protagonisti si incontrano per quattro giornate a Venezia nel palazzo Sagredo sul Canal Grande e discutono amichevolmente del sistema solare. il nobile veneziano Giovan Francesco Sagredo. filosofo e letterato. 5.2 .1 .1 . 30 . ma nel ‘600 le sue idee suscitarono scandalo e Galileo fu malvisto dalla Chiesa (e pesanti reazioni da parte della Chiesa). un personaggio immaginario creato da Galileo per esprimere il pensiero "all’antica". Scienziato. convinto assertore delle teorie che ritengono la terra al centro dell’universo.Introduzione Galileo Galilei (1564-1642) è uno dei personaggi italiani più conosciuti in tutto il mondo. si basa su una conversazione fra tre personaggi: il nobile fiorentino Filippo Salviati.

io non lo so e non lo credo. o favoloso. le sirene. tra fiere ed uccelli. operando e movendo e vivendo e. cioè una perpetua occupazione di tutte le creature in laudare Iddio. gli uccelli. se non con una larghissima generalità. che si fanno in Terra. tutte. come intorno alla Terra. non solamente diverse dalle nostre. i pesci. venti. ancorché di perspicacissima immaginazione. e vi fabbricano palazzi e città. e perciò del tutto inescogitabili. che godesser de’ suoi frutti. l’utile. e molto meno che ella sia abitata da uomini: ma non intendo già come tuttavolta che non vi si generino cose simili alle nostre. le fiere. il comodo e il diletto de gli uomini. 1. sì come. e le nugole l’adacquano1. né vi possano essere altre cose che si mutino. troveremo. sieno sustanze e si facciano operazioni non solamente lontane. Perché noi chiaramente veggiamo e tocchiamo con mano. io son sicuro che un tale. ed in somma. ma lontanissime dalla nostra immaginazione. se noi anderemo diligentemente esaminando e risolvendo tutte queste cose. le biade. che senza niuna fatica vanno con tutta la famiglia e con la casa e con le città intere in lontanissimi paesi. cioè cose che l’adornino. E sì come io son sicuro che a uno nato e nutrito in una selva immensa. o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute. d’ogni nostra immaginazione. e che quivi di più abitano ancora uomini. cosa che non posson fare gli uccelli per aria. Io son molte volte andato fantasticando sopra queste cose.5. SIMPLICIO. o mediatamente o immediatamente. sono indrizzate all’uso. o empio. per comodo e nutrimento de gli uomini nascono le erbe. ed in somma del tutto a noi inescogitabili 2. ma dovunque piace loro immobilmente si fermano. tuoni. ma per entro tutta la profondità. ed in somma (che è quello che io intendo) facendo quello tanto frequentemente da gli scrittor sacri affermato. e che non avesse cognizione alcuna dell’elemento dell’acqua. le chimere. le navi. come le fiere sopra la terra. e con encomii continui cantando la Sua gloria. mutazioni. SAGREDO. avvengaché 3 quello che noi ci immaginiamo bisogna che sia o una delle cose già vedute. ed hanno tanta comodità nel viaggiare. ché tali sono le sfingi. per tanto intervallo remota da noi e di materia per avventura molto diversa dalla Terra. l’oceano. i frutti. SALVIATI. le flotte e le armate di mare. non si potrebbe già mai figurare i pesci. La bagnano. che tutte le generazioni. si generino e si dissolvano. o vi si facciano pioggie. mai non gli potrebbe cadere nell’immaginazione essere in natura un altro mondo diverso dalla Terra. il fine al quale tutte sono indrizzate esser il bisogno. dico. 167-169. si deva di necessità concludere che niuna alterazione vi si faccia. etc. etc.Dialogo sopra i due massimi sistemi: il testo Di seguito riportiamo un brano dalla giornata I. forse con modo diversissimo dal nostro. e finalmente mi pare di poter ritrovar bene alcune delle cose che non sieno né possan esser nella Luna. per comodo de gli uomini nascono i cavalli. Or di quale uso potrebber esser mai al genere umano le generazioni che si facessero nella Luna o in altro pianeta? Se già voi non voleste dire che nella Luna ancora fussero uomini. Che nella Luna o in altro pianeta si generino o erbe o piante o animali simili a i nostri. 31 .. ma non già veruna di quelle che io creda che vi sieno e possano essere. i centauri.2 . può accadere che nella Luna. per nutrimento de’ cavalli produce la Terra il fieno. e non sopra la superficie solamente. come quelle che non abbiano similitudine alcuna con le nostre. pieno di animali li quali senza gambe e senza ale velocemente camminano. così e molto più. al comodo ed al benefizio dell’uomo. ma del tutto fuori. e non solamente camminano. veggendo ed ammirando la grandezza e bellezza del mondo e del suo Facitore e Rettore. pensiero.

gli uccelli. l’utile. e non solo sulla superficie della terra. i pesci. e altre cose ancora. 5. le navi. è basato sull’alternanza tra fatti e ipotesi. tra gli animali e gli uccelli. non potrebbe mai immaginare i pesci. a quale uso per l’uomo servirebbe una generazione (la vita) che nascerebbe sulla Luna o su qualche altro pianeta? Se addirittura voi non voleste dire che sulla Luna ci fossero gli uomini che sfrutterebbero i suoi frutti. se non in modo molto generale. la frutta. la stessa cosa. le flotte e le flotte da guerra. o che non ci siano altre cose che cambiano. cioè che le creature sono sempre intente a lodare Dio.). e le nuvole lo annaffiano (con la pioggia). cioè io penso a cose che la rendono più bella. o se ci siano piogge.. indirizzati all’uso.Commento linguistico Il testo di Galileo. e forse in un modo molto diverso da quello che accade sulla terra. e alla fine mi pare di capire che ci sono alcune cose che non si trovano e che non possono esistere sulla Luna. composto da frasi spesso molto lunghe e complesse.. in modo più o meno diretto.Parafrasi SIMPLICIO: Siccome noi vediamo e tocchiamo con mano il fatto che tutte le generazioni e tutti i cambiamenti che si fanno in terra. Impensabili. l’oceano. che è tanto lontana da noi e così diversa dalla Terra. gli animali. cose che possono essere non solo diverse dalle nostre cose. Ma anche se non credo che nascano cose simili a quelle sulla terra. troveremo che lo scopo a cui sono tutte dirette è il bisogno. anche se dotata di un’immaginazione molto fertile. SALVIATI: Io ho pensato molte volte a queste cose. se noi esaminiamo con attenzione e pensiamo a tutte queste cose. come gli animali terreni. che la fanno muovere e vivere. ma nelle più grandi delle profondità (. possono muoversi velocemente. la comodità e il piacere dell’uomo.) allora.3 . che crescono e finiscono nel nulla. piante o animali simili a quelli sulla terra. Adesso. Per la comodità degli uomini nascono l’erba. ma non si tratta di cose alle quali posso pensare o cose che io credo che possano esistere. dico. cantando la Sua gloria con grandi elogi. la terra produce il fieno per nutrire i cavalli. Poiché. E così come io sono sicuro che una persona nata e vissuta in un’immensa foresta. da queste cose si vede e si ammira la grandezza e la bellezza del mondo e di Dio che lo ha fatto e che lo amministra. per la comodità e a beneficio dell’uomo. SAGREDO: Che sulla luna o su qualche altro pianeta crescano erba. e alla fine (per quello che capisco io) si fa quello che gli scrittori sacri hanno sempre affermato. e molto meno (credo) che la Luna sia abitata dagli uomini. le biade.4 . pieno di animali che pur essendo senza gambe e senza ali. 5. 32 .. mai potrebbe immaginare che ci sia un mondo naturale diverso dalla Terra. 3. Gli uomini fanno nascere i cavalli per comodità (per rendere la vita più facile). e che non sapesse che cosa sia l’acqua. io sono sicuro che una persona (che vivesse in queste condizioni). venti o tuoni come in tutti i posti della terra. io non lo so e non lo credo. questo sarebbe un pensiero o troppo fantasioso o irreligioso. insomma..2. insomma cose che per noi potrebbero essere completamente impensabili. ci siano sostanze e accadono cose che non sono solamente lontane ma che sono completamente fuori dalla portata della nostra immaginazione (. possono indicare che sulla Luna. ma anche molto diverse da quello che immaginiamo. non vuol dire necessariamente che non ci siano dei cambiamenti. sono tutti.

espresse tramite il gerundio: . cantando. Galilei. Quando si è chiarito che Simplicio non ha veri argomenti per dimostrare l’inalterabilità dei corpi celesti.delle cose). per lodare Dio. ammirando. i cavalli nascono e la Terra produce i suoi frutti. Anche in questi casi. a meno che voi voleste dire che sulla Luna ci fossero persone che godessero dei suoi frutti (tre verbi al congiuntivo imperfetto). Simplicio spiega alcuni fatti e usa i tempi verbali dell’indicativo: noi vediamo e tocchiamo le cose naturali.. . Sagredo allarga i termini del problema.. Poi fa alcune ipotesi e si pone una domanda. sostenendo vivacemente che il mutamento.(non credo che) sulla luna si generino piane o si facciano piogge (due verbi al congiuntivo presente).anche una persona con un’immaginazione fertile non potrebbe (condizionale semplice) immaginare. ma anche morale .(secondo me) le cose che ci sono esistono. possibilità: di che uso potrebbero (condizionale semplice) per l’uomo le cose che si facessero (congiuntivo imperfetto) sulla Luna. La questione di cui si discute inizialmente è la differenza di qualità che gli aristotelici ponevano tra i corpi celesti e la Terra. cioè.. Infine si discute sulla posizione dell’uomo nell’universo. L’intervento finale di Salviati conferma la natura ipotetica di tutto il discorso ma conclude con una serie di osservazioni. al contrario. operando.. la trasformazione. facendo. Per fare questo si serve del condizionale e del congiuntivo. identifica le ragioni non scientifiche da cui dipendeva l’ostinato rifiuto delle nuove teorie (timore. muovendo.Ritorno al testo Ripercorriamo l’andamento di questo passo del Dialogo.così può essere che sulla Luna ci siano sostanze e si facciano cose. La risposata di Sagredo a queste ipotesi si basa su una serie di considerazioni che rivelano la sua opinione in merito.. 5. per bocca di Simplicio. vivendo.Nella prima parte del suo intervento.non riesco a capire le cose che ci siano o che possano essere sulla Luna (due verbi al congiuntivo presente)..ma con ciò non intendo che non si faccia (congiuntivo presente) nessun’alterazione..5 .fisico. il nascere e morire degli organismi non sono affatto segno di inferiorità e di corruzione. (due verbi al congiuntivo presente). e l’esistenza di tutte le specie viventi sulla Terra è 33 . per la “sovversione” che esse introducevano nell’ordine gerarchico prestabilito . L’aristotelico Simplicio non riesce a staccarsi da una visione finalistica e antropocentrica (l’ordine del cosmo ha per fine “il servizio della Terra”. . . soltanto un’immaginazione turbata dal terrore della morte ha potuto credere che sia perfetto ciò che è immutabile e inalterabile. che si usano proprio per esprimere ipotesi. nelle sue risposte ci sono verbi al condizionale e al congiuntivo: . . dubbio.

l’utile. della conoscenza e dell’immaginazione umana. per noi del tutto inimmaginabili. Rifiuto di riconoscere validità alle considerazioni basate su giudizi di valore. e quindi dei limiti. cautela scientifica nell’avanzare ipotesi cosmologiche (“mi pare di poter ritrovar bene alcune cose che non sieno né possan esser nella Luna. sul concetto di perfezione. righe 159160).indirizzata verso “il bisogno. Salviati al contrario enuncia il punto di vista galileiano: sulla Luna possono esserci creature viventi. ma non veruna di quelle che io creda che vi sieno e possano essere. se non con una larghissima gerenalità”): sono questi gli elementi che appaiono più significativi del ragionamento di Galilei. consapevolezza del relativismo. il comodo e il diletto de gli uomini”. di cui si può dire soltanto che certo capiscono e attestano la grandezza della natura e di Dio (righe 190-198). 34 . sulla ricerca del fine.

dichiara di odiare le donne e maltratta Mirandolina.8 MARCHESE: Orsù. Pare a voi che la questione non sia ridicola? MARCHESE: Bisogna sapere con quanto impegno io la proteggo11. all’inizio della commedia. e detti 1.) CONTE: Io non levo il merito alla nobiltà6: ma sostengo.) CAVALIERE: In verità non si può contendere12 per ragione alcuna che io meriti meno.Il testo: La Locandiera.Il lessico del teatro 6. talmente bella che fa innamorare tutti quelli che frequentano la sua locanda. perché il Cavaliere è talmente innamorato di lei che pretende che Mirandolina ricambi il suo amore. Marchese mio. un Marchese e un Cavaliere.1 . che sarà la base di alcune considerazioni di natura linguistica che metteranno in risalto la natura conversazionale del brano.UD 6 .Il Settecento: La Locandiera e il teatro di Carlo Goldoni In questa unità didattica si introduce il testo teatrale. Mirandolina si rifugia in un matrimonio “di convenienza” e sposa il suo cameriere fedele. MARCHESE: Sì. MARCHESE: II Conte disputa meco5 sul merito della nobiltà.. parliamo d’altro9. Io la spero.2 . Mirandolina vince questa sfida.1 . atto primo. Egli pretende corrispondenza. Quest’ultimo. che cos’è questo romore?2 Vi è qualche dissensione3 fra di voi altri? CONTE: Si disputava sopra un bellissimo punto4. ma non si rende conto del pericolo che corre.Il testo: La Locandiera.Carlo Goldoni 6. Fabrizio.Commento linguistico 6. come un tributo alla sua nobiltà.3 . Una donna vi altera? Vi scompone? Una donna? Che cosa mai mi convien sentire? Una donna? Io certamente non vi è pericolo che per le donne abbia che dir con 35 . (Al Cavaliere. Io l’amo ancor più di lui. II Cavaliere di Ripafratta dalla sua camera.5 .. Allora la protagonista decide di sfidare il Cavaliere. atto primo. scena quarta La protagonista assoluta di quest’opera teatrale è Mirandolina. CAVALIERE: Amici. 6. CAVALIERE: Veramente. scena quarta 6. anch’egli innamorato di lei da molto tempo. come una ricompensa alle mie attenzioni.Analisi del testo 6.Il teatro di Goldoni 6. CAVALIERE: Perché siete venuti a simil contesa10? CONTE: Per un motivo il più ridicolo della terra. CONTE: Egli la protegge. ed io spendo. di sedurlo e di farlo innamorare. (Ironico. vogliono esser denari7. per non perdere la sua libertà. Tra essi ci sono tre nobili: un Conte. una locandiera fiera e intraprendente che ama la sua libertà. bravo! il Conte mette tutto in ridicolo.6 . CONTE: Il signor Marchese ama la nostra locandiera.4 . che per cavarsi dei capricci. Pertanto.

e ho sempre creduto che sia la donna per l’uomo una infermità14 insopportabile. 5. Valgono. Si discuteva di una cosa interessantissima. MARCHESE: Quando l’amo io15. 7. Il Conte sostiene che la nobiltà si vede dalle ricchezze che si possiedono. tenta di cambiare discorso. è una donna come tante altre. Per togliersi delle soddisfazioni (come appunto fare regali costosi) bisogna avere denaro. 1. Il Marchese "protegge" Mirandolina. vedendo che il Cavaliere è d'accordo con il Conte. 16.Analisi del testo Il testo si può dividere in due parti: 1) Il Cavaliere interviene durante una discussione tra gli altri due nobili che frequentano la locanda di Mirandolina. Il Marchese. Che mai può avere di stravagante costei. 8. Sono tre giorni ch’io sono in questa locanda. La protezione era usata dai nobili per "aiutare" le persone che appartenevano alle classi sociali inferiori. Il Marchese invece. Se io la amo. Non voglio sminuire i meriti che ha la nobiltà. 9. invece. però. Malattia. È una donna come l’altre. Mirandolina non ha niente di speciale. potete credere che in lei vi sia qualche cosa di grande. il Marchese pensa invece che Mirandolina lo debba amare per rispetto al suo rango sociale. veste con pulizia. Discutere. 4. 3. CONTE: Sin qua il signor Marchese ha ragione. non è interessato alle questioni che riguardano la nobiltà e ritiene che la discussione sia ridicola. Peraltro. Non le ho mai amate. Non c'è pericolo che io litighi con qualcuno a causa delle donne.2 . 6. MARCHESE: In quanto a questo poi. 10. sostiene che la nobiltà è questione di prestigio. Spesso. 2) Il Cavaliere. 12. Da questa frase sospesa si intuisce che il Cavaliere è d'accordo con il Conte. già presenti sulla scena. 13. Tutti e due desiderano l’amore di Mirandolina. che non sia comune all’altre donne? MARCHESE: Ha un tratto nobile. dunque non vede perché il Conte e il Marchese debbano contendersi il suo amore. essendo un nobile decaduto e perciò povero. Discussione. ma in modi diversi: il Conte spera di conquistarla con le sue attenzioni e con regali preziosi. che incatena. 11. parla bene. era usata per guadagnarsi dei favori o come un modo per dimostrare di essere superiori alla classe borghese. discordia. CONTE: Guardatela. Perciò in questa scena il Cavaliere esce dalla sua camera e raggiunge il Marchese e il Conte. cioè che è ormai un nobile decaduto e povero. "Detti" è un termine che si usa nelle didascalie teatrali per indicare che sono rimasti sul palcoscenico i personaggi che erano già sulla scena. Disaccordo. pazzia! L’ho veduta benissimo. è di un ottimo gusto. Mirandolina ha un merito estraordinario. Infatti. 14. il Conte e il Marchese. CAVALIERE: Eh. CAVALIERE: Tutte cose che non vagliono16 un fico. 6. il Marchese si vanta spesso di proteggere Mirandolina proprio per nascondere le realtà. Con me. Rumore. a suo parere. 2. Secondo lui nessuna donna merita considerazione. 15. 36 . e forse ci troverete del buono. e non mi ha fatto specie veruna. non le ho mai stimate. La nostra padroncina della locanda è veramente amabile. CONTE: È bella. litigio.nessuno13. CAVALIERE: In verità mi fate ridere.

anteprima. Rileggi la seguente frase: "Non le ho mai amate. si accorda con il pronome diretto che lo precede: non le ho mai amate. e ho sempre creduto che sia la donna per l’uomo una infermità insopportabile". 6. canovaccio. non le ho mai stimate. Il Cavaliere. 37 . è veramente amabile. Solo i pronomi lo e la si possono elidere (abbreviare) in l’.4 . non le ho mai stimate. parla bene. non le ho stimate mai.Il lessico del teatro Ecco alcuni termini che appartengono al mondo del teatro: atto. I pronomi li e le non si elidono mai: Il compito non l’ho fatto ma I compiti non li ho fatti L’ho incontrata al bar ma Le ho incontrate al bar L’avverbio all’interno della frase si può collocare tra l’ausiliare e il participio passato: non le ho mai amate. dialogo. non è d’accordo con loro. 6.Mirandolina non interviene direttamente in questa scena. Il Conte dice che "è veramente amabile" e la descrive con il vezzeggiativo "padroncina". ho sempre creduto In questi casi l’avverbio si può anche mettere alla fine della frase: non le ho amate mai. che il Cavaliere dice ripetutamente di non poter sopportare. attore / attrice. cioè una parola che include un suffisso che si usa per dare una connotazione di affettività. usato due volte in questa frase. costumista. si veste con pulizia. ho creduto sempre Nel brano proposto Mirandolina viene descritta in vari modi: per esempio con un vezzeggiativo.Commento linguistico Leggi i paragrafi sul passato prossimo (scheda 1) e sull’uso dei pronomi (scheda 2).3 . Il tempo verbale del passato prossimo. usato spesso nel testo. si riferisce alle donne. Il Marchese dice che "ha un merito estraordinario" e che "in lei vi sia qualcosa di grande". ma non tarderà a cambiare opinione. Mirandolina è descritta come "la nostra padroncina". non le ho mai stimate. è di ottimo gusto. didascalia. cartellone. cioè la nostra "padrona carina". atrio. Il pronome le. Per descrivere le sue caratteristiche si usano molti aggettivi e avverbi: ha un merito estraordinario. copione. ma si possono intuire alcune qualità specifiche del suo aspetto e del suo carattere. almeno per ora. ha un tratto nobile.

6. Nel 1750 Goldoni ritorna definitivamente a Parigi e qualche anno dopo comincia a scrivere Memoires. senza interferire con il proprio punto di vista. dove le sue riforme non vengono accettate immediatamente. messinscena. . La Locandiera e Il Ventaglio. . Muore a Parigi nel febbraio del 1793. . Inoltre. maschera. un’opera nella quale raccoglie le sue memorie. platea. Nel 1731. Al centro della sua commedia c’è l’uomo e non l’eroe. 38 . ribalta. Nelle sue commedie tutti diventano protagonisti. Tra le sue opere più conosciute ci sono La Donna di Garbo. Così tutte le opere di Goldoni sono basate su osservazioni realistiche. ridotto. su spunti presi dalla propria vita e dalla vita che osservava intorno a sé.6 . Gli elementi più importanti nel teatro di Goldoni sono: . spagnolo e inglese. si laurea in legge a Padova. per via delle ripetute sollecitazioni della madre. monologo. palcoscenico.5 .Il moralismo: usa la parola semplice per poter comunicare e allo stesso tempo educare.locandina. tratti dalla vita quotidiana. Ancora bambino si sente attratto dal teatro e all’età di otto o nove anni scrive una commedia. Per lui l’uomo si nobilita tramite le sue azioni e i titoli nobili garantiscono privilegi materiali ma non intellettuali o morali. di particolare importanza sono i suoi viaggi a Parigi. Goldoni inizia a scrivere varie opere e comincia anche ad attuare la sua riforma nel teatro dell’epoca.Il realismo: i suoi personaggi sono reali. scena. 6.L’ottimismo: Goldoni mantiene un’aura leggera e sorridente all’insegna di “tutto è bene quel che finisce bene”. . loggione. Ma non è l’avvocatura ad attrarre il suo animo: ha avuto modo di conoscere opere del teatro francese. Perciò era importante rappresentare le cose esattamente come stavano. Durante la sua vita l’autore viaggia molto. quinte. sipario. specialmente di quelli che si vantano dei loro titoli ma non possiedono neanche un soldo. macchinista.Le classi sociali: l’autore si rivolge alle classi medie e nelle sue opere mostra profondo rispetto per la classe borghese e per la classe popolare. La Bottega del Caffè.Il collettivismo: nelle opere di Goldoni è la collettività a prevalere e non l’eroe singolo. Aderisce al vero anche perché è nel suo intento “non guastare la natura”. Il suo linguaggio semplice è indispensabile per aderire alla realtà.Il teatro di Goldoni Per Carlo Goldoni il teatro era il mondo. palchi. si burla degli esponenti della classe nobiliare. visto che per lui i titoli ereditati valgono poco. a così si innamora del teatro.Carlo Goldoni Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707.

vol. il Conte è ben volgare nella sua prontezza a mostrare le sue ricchezze in ogni circostanza. 902). È forse la più goldoniana delle commedie. 6. I tre personaggi nobili (il Marchese. di contro ai fantasmi di una nobiltà. se non nella prosperità economica (e spesso anche in questa). nelle opere di Goldoni c’è sempre spazio per i sentimenti. dei tre. Ma. . tanto da scalfire il loro prestigio quando rivelano le proprie miserie e debolezze. Torino. che ama l’amore-gioco e la passione che spesso turba l’esistenza. Letteratura Italiana.La semplicità: il dialogo. Scritta nel 1752.I sentimenti: in un contesto di generale allegria e leggerezza. 39 . il Conte e il Cavaliere) sono soprattutto delle macchiette. che sono sensate e concrete. Lanza. Mirandolina si pone e opera come rappresentante di tutte le donne e assomma in sé la grazia. dinanzi al pericolo di rovinarsi pace e reputazione. lottano e agiscono esattamente come fanno gli uomini. Il Marchese è tanto povero quanto superbo della sua vana nobiltà. che finisce per esagerare e. per l’amore e per la simpatia. Il Goldoni esalta le figure che fanno parte delle classi sociali minori.7 . 2. che significa il ritorno alla norma. si rifugia nella sicurezza di un matrimonio borghese. In essa si rispecchia fedelmente il Settecento galante ed elegante. SEI. è forse il personaggio meno antipatico e più umano.Commento critico (Da De Bernardi. 1987. quella che meglio esprime la natura dell’autore e lo spirito dei suoi tempi. Barbero. le lusinghe e le astuzie. Descrittore nato di ambienti. . specialmente quando è coinvolta la classe popolare. S’impegna talmente nel suo gioco e tanto se ne innamora. il Goldoni s’innalza nei suoi capolavori alla creazione di caratteri vivissimi: uno di essi è appunto Mirandolina.La presenza delle figure femminili: le donne hanno da dire la loro nelle commedie goldoniane e discutono. la commedia fu rappresentata nel gennaio del 1753 e data alle stampe nell’estate successiva. il Cavaliere si rivela troppo debole nell’affermare la sua avversione per le donne ed è troppo poco padrone di sé di fronte all’amore improvviso. ma sono descritti con estrema precisione.. ma anche la fine della sua giovinezza spensierata. scaduta sempre nei valori spirituali. la trama e gli eventi si svolgono secondo un procedimento logico e ordinato. p. nondimeno. un personaggio che non ha precedenti nel teatro goldoniano.

e per confondere nello stesso tempo il rumore delle loro pedate4. in punta di piedi. immerso nella sua scrittura. noto come La notte degli imbrogli e dei sotterfugi. rilesse attentamente. andavano stropicciando..”2 “Bene bene.1 . che da sé non vi sarebbe potuta venire5. tenta di ingannare don Abbondio per riuscire a sposare Lucia. e si mosse. in maniera d’impedire allo scrivente la vista dell’uscio3 . Gervaso. rattenendo il respiro. Allo stropiccio de’ quattro piedi. con l’aiuto di Tonio e Gervaso. Renzo prese un braccio di Lucia. non badava ad altro. Don Abbondio. si piantarono ritti davanti al tavolino. il quale impedisce al prete don Abbondio di celebrare il matrimonio tra i due giovani. signor curato! S’io mi fido? Lei mi fa torto. dunque. la piegò in quattro. mentre don Abbondio gli scrive la ricevuta. che vogliono sposarsi.”1 “Anche questa!” disse don Abbondio: “le sanno tutte. finito di scrivere. sarete contento?” e levatosi con una mano gli occhiali dal naso. penna e calamaio. per darle coraggio.L'Ottocento: I promessi sposi di Alessandro Manzoni In questa unità didattica si analizzano la struttura di un racconto narrativo e gli strumenti adoperati dall’autore.. co’ piedi.1 . Renzo e Lucia entrano in casa di nascosto e tenteranno di pronunciare la formula del rito matrimoniale alla presenza del curato e dei due testimoni. tirandosela dietro tutta tremante. 168-170) in cui Renzo. per dar segno a quei ch’erano fuori. e. alzando il viso. Le vicende si alterneranno fino a quando.5 . allungando la mano per 40 . Frattanto Tonio e. Di Lucia. Ih! Com’è divenuto sospettoso il mondo! Non vi fidate di me?” “Come. così… Dalla vita alla morte. e si nascosero dietro i due fratelli. la porse con l’altra a Tonio.Il testo: La notte degli imbrogli e dei sotterfugi 7. si contenti di mettere un po’ di nero sul bianco.” interruppe don Abbondio.Commento linguistico 7. Renzo e Lucia.Alessandro Manzoni 7. però.2 . è tratto dalla prima parte del romanzo (capitolo VIII. di mano in mano che gli uscivan dalla penna. infatti. 7.Il testo: La notte degli imbrogli e dei sotterfugi Nel romanzo I promessi sposi Alessandro Manzoni racconta le vicende di due giovani. come per ozio. dalla parte del debito…. Tonio e suo fratello Gervaso.. “Ora. Intanto don Abbondio. a un suo cenno. d’entrare. si reca da don Abbondio con la scusa di un debito da pagare. giacché ha già avuto l’incomodo di scrivere una volta. Tonio. levò fuori carta. il pavimento.4 .3 .UD 7 . lo strinse. come succede spesso nelle opere del Romanticismo. è innamorato anche don Rodrigo.I promessi sposi: riassunto dell'opera 7. Entraron pian piano. dicendo: “ora. Ma siccome il mio nome è sul suo libraccio. e brontolando. e si mise a scrivere. ripetendo a viva voce le parole. tirò a sé una cassetta del tavolino. senza alzar gli occhi dalla carta. Il brano riportato. un signorotto del paese. Tonio.Analisi del capitolo VIII 7. Renzo e Lucia si sposeranno.

10. Dire. e al tempo stesso per evitare che don Abbondio si accorgesse di loro. La poveretta. il tappeto del tavolino. Non certo dei due sposi. 1. L’espressione è divenuta di uso comune a giustificare la richiesta di una ricevuta da persona in cui si mostra di riporre una completa fiducia. vide confusamente. L’autore ricrea così l’effetto sorpresa che coglie don Abbondio. Con la mano destra (la diritta) afferra il tappeto sul tavolino sul quale si era messo a scrivere. Di compilare una ricevuta. 12. pensò. Nel testo c’è la presenza di sostantivi che si alterano tramite l’aggiunta di un suffisso. si spaventò. con la mancina. s’infuriò. e intanto gridava quanto n’aveva in canna:16 “Perpetua! Perpetua!17 tradimento! aiuto!”.2 . È da notare la frase: Don Abbondio.tavolino: suffisso -ino (diminutivo) che dà un senso di piccolezza. Altre forme sono irregolari: interuppe.Commento linguistico Il testo di Manzoni è basato sull’uso del passato remoto. Gervaso.7 si stupì. entrarono. Con la mano sinistra. La lanterna. in presenza di questi testimoni. in cui la successione rapida dell’uso dei verbi riflette la rapida successione di eventi. lasciando cader la carta. allora Renzo la prende per un braccio per farle coraggio. e allora tutta tremante. ma delle possibili reazioni di don Rodrigo. Per impedire a Lucia di pronunciare le parole del rito matrimoniale. Alcune forme sono regolari: tirò. 17. carta. s’era avvicinato a Lucia. vide confusamente. buttando in terra libro. poi vide chiaro. Il linguaggio di Tonio è colorito di espressioni del parlato popolare. lasciata cader la lucerna che teneva nell’altra mano. . Il vasetto (scatolino) che contiene la sabbia o la polvere per asciugare l’inchiostro. E subito. Strusciavano i piedi per terra per fare segno a Renzo e Lucia di entrare. piegò. Torna. Don Abbondio. si spaventò. pensò. 5. e. strinse. Dolce. levò. con quella sua voce soave13. 2.11 e tiratolo a sé. 9. 3. si stupì. prese. che si usa regolarmente nella narrativa italiana. Perpetua è la donna di sevizio di don Abbondio. con furia. per impedirle di pronunziare intera la formula14. 41 .6 apparvero Renzo e Lucia. che don Abbondio. 6. con la diritta.libraccio: suffisso -accio (peggiorativo) che indica qualcosa di brutto o di negativo.prender la carta.12 e. poi vide chiaro. 8. appaiono i due sposi. 11. 15. 13. Questo processo è molto regolare e produttivo in italiano: . balzando tra la seggiola e il tavolino. Lucia non sarebbe entrata da sola. ghermito. Tenerla stretta per impedire a Lucia di muoversi. prese una risoluzione. il taglio teatrale: quasi all’aprirsi di un sipario. che quasi la soffogava. porse. aveva appena potuto proferire: “e questo…” che don Abbondio le aveva buttato sgarbatamente il tappeto sulla testa e sul viso. a un suo cenno. Le sue labbra non erano ancora tornate al posto. In gola. calamaio e polverino. si ritirò da una parte. un tempo perfettivo. prese una risoluzione: tutto questo nel tempo che Renzo mise a proferire8 le parole: “signor curato. nel mezzo. Coprirla stringendole addosso il tappeto. quest’è mia moglie”. 7. s’aiutò anche con quella a imbacuccarla col tappeto15. dall’altra. s’infuriò. 16. 7. 14. ancor più evidente. aveva già afferrata e alzata. si piantarono. Impedire a don Abbondio di vedere la porta. come al dividersi della scena. 4.9 la lucerna10.

Analisi del capitolo VIII Manzoni si avvale della sua esperienza di scrittore di tragedie per collocare nel tempo e nello spazio le vicende del capitolo che. mentre Renzo si reca a Milano con la vaga intenzione di ottenere in qualche modo giustizia. Intanto Renzo è arrivato a Milano mentre il popolo è in rivolta a causa della carestia e.Renzo e Lucia con i loro aiutanti. . un nobile del luogo. 42 . Primo tempo: l’inganno . come in casa-casetta) è usato in senso di vezzeggiativo. sgarbatamente. intende avvisare Lucia del pericolo. 7. nella loro varietà. grazie all’aiuto di Menico. abbandonato da tutti.3 . curato di un piccolo paese sul lago di Como. A don Abbondio.. con l’aiuto del buon frate Cristoforo. è costretto a fuggire a Bergamo.poveretta: in questo caso il suffisso -etta (che si usa normalmente come diminutivo. i bravi e fra Cristoforo entrano in azione.Fra Cristoforo. dopo tante vicissitudini Renzo e Lucia possono finalmente diventare marito e moglie. . Don Rodrigo fa rapire Lucia dall’Innominato. un altro signore prepotente e abituato a commettere qualsiasi delitto. Finita la peste. ma Renzo torna a Milano per cercare la sua promessa sposa. Renzo e Lucia. risultano collegate in un ritmo unitario. cioè parole che hanno un loro significato autonomo: è il caso di polverino (che non vuol dire "piccola polvere"). ma la vista della fanciulla così ingiustamente tormentata e l’arrivo del cardinale Borromeo provocano nell’Innominato una crisi di coscienza: invece di consegnare la fanciulla a don Rodrigo.I promessi sposi: riassunto dell'opera La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e il 1630. Tonio e Gervaso. In altri casi i suffissi si usano per creare dei derivati. per esprimere una simpatia verso Lucia per ciò che le sta accadendo. predispongono il matrimonio di sorpresa in casa di don Abbondio.4 . confusamente. c’è don Rodrigo morente. Ritrova Lucia in un lazzaretto (cioè un ospedale per ammalati di peste) insieme a frate Cristoforo che cura gli infermi tra i quali. La Lombardia è devastata dalla guerra e dalla peste. Lucia e la madre Agnese si rifugiano in un convento a Monza. scambiato per uno dei capi della sommossa. si possono distinguere un prologo e tre tempi. Prologo: la notte scende sul paese. viene imposto di non celebrare il matrimonio di Renzo Tramaglino con Lucia Mondella. della quale si è innamorato don Rodrigo. nella parte costituita dalla Notte degli imbrogli e dei sotterfugi. Si noti anche la formazione degli avverbi con il suffisso -mente: attentamente. Costretti dall’arroganza dei potenti a lasciare il paese natale. Proprio come in un’azione scenica. al tempo della dominazione spagnola. la libera. 7.Il Griso con i bravi predispone il rapimento di Lucia per conto di don Rodrigo.

7. nel 1837 sposa Teresa Borri.Corre alla canonica. Muore a Milano nel 1873. Terzo tempo: il caos . ma la cui seconda e definitiva stesura avverrà nel 1840.I bravi non trovano Lucia ma sono scoperti da Menico. venerato come il letterato italiano più rappresentativo del secolo e come il padre della lingua italiana moderna. Nel 1810 si converte alla fede cattolica.La gente esce dalle case e si riunisce in piazza. Nel 1860 viene nominato Senatore del Regno. Tra il 1812 e il 1839 compone le sue opere più celebri. dove rimane fino al 1796. . Nel 1850 scrive la lettera Sulla lingua italiana. uscito nel ‘27 con il titolo I promessi sposi. . Intanto inizia la stesura del romanzo Fermo e Lucia. . Nel 1862 è incaricato di prendere parte alla Commissione per l’unificazione della lingua e sei anni dopo presenta la relazione Dell’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla.Rientra nelle case. tra cui la tragedia Adelchi e le odi Marzo 1821 e Il cinque maggio. .Secondo tempo: l’imprevisto . . Epilogo: Lucia e Renzo abbandonano il paese. Sposa Enrichetta Blondel con rito calvinista.Menico non trova Lucia ma trova i bravi.Corre a casa di Lucia. Intanto si afferma come letterato. grande studioso e interprete della lingua italiana. Nel 1833 muore la moglie.5 . 43 . Nel 1805 si trasfersce a Parigi ma torna a Milano nel 1807.Lucia e Renzo non riescono a sposarsi. Nel 1791 entra nel collegio dei padri Somaschi a Merate.Alessandro Manzoni Nasce a Milano nel 1875.

Maria Cristina Peccianti. Esercizi di grammatica italiana. Guerra. Balboni e Matteo Santipolo. Perugia. Ciak. Milano. Ortografia pratica dell’italiano dalla A alla Z. 2002. Perugia.htm Per un profilo di Alessandro Manzoni: www. Storia e testi di letteratura italiana per stranieri. 1999.it/biblioteca/m/manzoni/ Per un profilo di Galileo Galilei: en. Letture consigliate Joseph Eynaud.htm Per un profilo di Giorgio Vasari: www. Balboni.Bibliografia Saggi e strumenti Paolo E. 2000-2005. Milano.com/Articolo30. Perugia. Hoepli. Sitografia Un sito interamente dedicato al Decameron di Boccaccio. 2003.storiadellarte. Hoepli.org/wiki/Galileo_Galilei 44 .brown. Giunti.com/biografie/vasari/vasari. Balboni e Mario Cardona. Perugia. 1997. Guerra. Guerra. 2003. Max Bocchiola e Francesca Ilardi. 2001. Gruppo editoriale l’Espresso.wikipedia. Milano. Rete!. 2002. Paolo E. Grammatica d’uso della lingua italiana per stranieri. Grammatica pratica dell’italiano dalla A alla Z. molto ricco di testi e materiali di approfondimento: www.liberliber. Max Bocchiola e Ludovico Gerolin. si legge.edu/Research/Decameron/ Per un approfondimento sulla novella “Chichibio” di Boccaccio: www.spaghettitaliani. Hoepli. La letteratura italiana. Marco Mezzadri e Paolo E. 1999. Firenze. Max Bocchiola e Francesca Ilardi. Cesati Editore. Profilo di storia italiana per stranieri.