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La prima domanda non può che riguardare le recenti elezioni regionali.

Quali considerazioni ne hai


tratto?

Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo
frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle
candidature.

Si è andati a riproporre personaggi ormai non più accettati dal nostro popolo ed il forte astensionismo ne è
la prova.

Il centro sinistra, ad oggi, si sta dimostrando inadeguato nella costruzione di una valida alternativa al
berlusconismo.

C'è bisogno di un lavoro politico che punti a valorizzare tutti quei movimenti che tanto stanno dando nel
cercare di fare muro contro questa deriva autoritaria che sta portando il nostro paese alla rovina.

Il PD è sicuramente la principale forza di opposizione ed è determinante per il raggiungimento di una


vittoria politica che dia cambiamento al paese, però è anche la forza politica che maggiormente ha
ostacolato il rinnovamento, non tanto nei contenuti quanto nella scelta dei candidati.
Ritengo estremamente emblematiche le candidature, tanto per fare qualche nome, della Bresso, di De Luca e
di Loiero.

Bisognava andare oltre questi nomi e proporre dei personaggi che avrebbero portato delle importanti novità.

Queste elezioni regionali spero che servano di lezione e che finalmente si arrivi a ridare entusiasmo e
fiducia a quanti si sono allontanati da una politica ormai diventata "casta".

Credo che oggi ci sia bisogno di aprire un nuovo cantiere politico che coinvolga anche i movimenti e tutte le
componenti sane della società civile. Senza ciò siamo destinati a perdere in eterno.

E' passato quasi un anno dalla tua elezione al Parlamento Europeo, che opinione ti sei fatto di questa
nuova esperienza?

E' sicuramente un'esperienza molto interessante, contrariamente a ciò che si dice, cioè che il Parlamento
Europeo è un elefante burocratico, un luogo nel quale non si può politicamente incidere, penso che non sia
così. E' chiaro che i ritmi, le decisioni, le valutazioni sono complesse in quanto ci si deve relazionare tra
parlamentari di 27 Paesi. Io credo però che le prospettive siano molto interessanti ed anche le possibilità di
incidere sui temi di cui si tratta, non sono scarse. In questi mesi abbiamo affrontato temi come la politica per
l'immigrazione, le mafie, lo scudo fiscale, la libertà di informazione, il Trattato di Lisbona, il nuovo Servizio
Europeo di Azione Esterna e la politica estera, la cooperazione e lo sviluppo, senza dimenticare il dossier
sull' Hafganistan o quali strumenti siano necessari per spezzare il legame tra denaro pubblico e crimine
organizzato. Tutti temi che hanno una valenza straordinaria e credo che l'Europa possa allargare le proprie
competenze sia in ambito giuridico che dei diritti.
L'approvazione del Trattato di Lisbona dovrebbe portare la politica europea a diventare in qualche modo più
forte ed incisiva rispetto al passato. Credi che assisteremo veramente ad un cambio di marcia delle Istituzioni
europee? E come si sta svolgendo il tuo lavoro nella Commissione per il Controllo dei bilanci ? Immagino che
avrai moltissime gatte da pelare.

Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, e come riuscire a tradurlo in iniziativa politica valida, che dia sempre maggior
peso al Parlamento europeo e maggiore autonomia politica delle Istituzioni europee dagli Stati membri, molto dipenderà
dalla volontà dai singoli parlamentari e dai gruppi politici. Credo che questa sia una scommessa importante.

Importante è anche la scommessa che riguarda la creazione di un' Europa Federale che potrebbe arrivare fino alla Russia. Il
trattato di Lisbona ha luci ed ombre, ma è sicuramente un passo in avanti verso l'integrazione europea.

Per quanto riguarda la Commissione per il controllo dei bilanci, che io presiedo, questa ha un ruolo molto delicato.

Si affrontano temi importantissimi, primo tra tutti il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici, quelli cioè dei contribuenti
europei. Purtroppo i rischi di truffe sono ancora molto elevati e coinvolgono alcuni Paesi tra cui l'Italia che detiene
sicuramente la maglia nera. C’è da dire che le mafie e la criminalità dei cosiddetti colletti bianchi si sono ben inserite nel
business dei finanziamenti pubblici e la nostra Commissione ha un ruolo decisivo non solo sul piano sanzionatorio, cioè
trovare chi ha sbagliato per sanzionarlo, ma anche di prevenzione, nel valutare costi e benefici per verificare se determinate
opere finanziate con i Fondi UE abbiano effettivamente utilità sociale, pubblica o se siano solo uno spreco inutile.

Hai più volte sottolineato che le figure di Falcone e Borsellino hanno fortemente influenzato la tua
scelta di diventare magistrato. Oggi alla luce di quanto ti è successo, mi riferisco alle varie inchieste a
cui sei stato sottoposto, alle visite di ispettori ministeriali e a molto altro ancora, rifaresti ancora quel
passo? Oggi entreresti in magistratura?

Ma senz'altro, che lo rifarei. Come puoi vedere, nella mia stanza ho una foto bellissima di Falcone e
Borsellino che sorridono. Entrare in magistratura è stato il sogno della mia vita, fin dal primo giorno di
iscrizione alla facoltà di giurisprudenza. Rispetto a tanti giovani italiani io ho avuto la fortuna di fare il
mestiere che sognavo di fare. Per averlo fatto con onestà, rispettando il principio di uguaglianza di tutti i
cittadini di fronte alla legge, senza timori nei confronti dei potenti, ho pagato un prezzo molto alto, perché
purtroppo in Italia viviamo un momento di crisi democratica molto forte. Comunque sicuramente rifarei
punto per punto, e virgola per virgola, tutto quello che ho fatto. La mia esortazione ai giovani è di
intraprendere il lavoro di magistrato e di farlo con una grande idealità e dignità.
I fortissimi attacchi che Berlusconi porta alla magistratura, secondo te, cosa produrranno nei
prossimi mesi? Il potere politico riuscirà veramente ad oscurare il lavoro dei magistrati?

Questa aggressione continua alla magistratura, che va avanti da quando Berlusconi è entrato in politica, ha
già prodotto effetti devastanti non solo sul piano normativo, ma anche sull'indipendenza della magistratura,
messa sempre più in discussione. La cosa più grave sono le forti intimidazioni nei confronti dei magistrati i
quali sanno che, nel caso facciano inchieste che coinvolgono dei potenti, potrebbero pagare un prezzo molto
alto, anche rimanere ai margini della progressione in carriera.

Questo è un progetto che Berlusconi sta portando avanti, il cui fine è di mettere il Pubblico ministero alle
dipendenze del potere esecutivo e del potere politico. Questo intendimento altro non è altro che il disegno
eversivo progettato anni fa da Licio Gelli, disegno che punta allo smantellamento della Costituzione
repubblicana nata dall'antifascismo. Oggi, non sono solo i politici onesti chiamati a difendere la
Costituzione, ma anche tutti i cittadini italiani, che devono vigilare per difenderla. Bisogna capire che
l'indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma è la garanzia dell’affermazione dei diritti dei
cittadini.

Berlusconi afferma che il suo governo ha portato dei durissimi colpi alla mafia, più di qualsiasi altro
governo nazionale e che presto l'annullerà.

Cosa ne pensi?

E' esattamente il contrario. Questo governo ha realizzato tutta una serie di leggi che nei fatti hanno favorito
il crimine organizzato: la legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato; la legge che vuole la
cancellazione delle intercettazioni telefoniche; la legge sul processo breve; la legge sulle confische dei beni
sequestrati ai mafiosi che consente la rivendita all'asta di questi beni, con la conseguenza che eventuali
prestanome dei mafiosi stessi, ricompreranno ciò che era stato loro tolto; la riduzione dei finanziamenti alle
forze dell'ordine, con casi limite in cui alcune questure non hanno soldi neanche per la benzina da mettere
nelle auto; senza parlare poi della carenza di personale nei tribunali e della mancanza di un numero
adeguato di giudici nei diversi territori italiani. Questo governo nei fatti sta favorendo il crimine
organizzato.

Certo, si sono i fatti forti degli ultimi arresti di importanti mafiosi, ma quello è un merito che non li
riguarda, sono vittorie di cui gli italiani debbono ringraziare unicamente le nostre forze dell'ordine.
Hai parlato più volte di oscuramento mediatico e che bene ha fatto il Sindacato della Stampa a
puntare i piedi a terra. A cosa ti riferivi?

Mi riferivo alla censura di Stato, avvenuta in piena campagna elettorale che, con la scusa della "par
condicio" ha oscurato trasmissioni televisive che fanno informazione parlando di società, di cultura, di
politica,di giustizia. Tra l'altro è lo stesso Berlusconi che ha costantemente violato la par condicio
intervenendo frequentemente in trasmissioni in diretta, senza contare il fatto che controlla direttamente e
indirettamente una buona parte dei mezzi di informazione, caso unico in Europa. La televisione è diventata
il mezzo principe per propagandare il pensiero del regime. La Procura di Trani ha poi scoperto che
Berlusconi è intervenuto a far pressioni direttamente sul direttore del TG1, sul direttore della RAI e
addirittura sull'Agenzia delle Comunicazioni, un organo di garanzia per tutti. Si è rivolto ad un membro
dell'AGCOM dicendogli:”Ma che cosa ti ci abbiamo messo a fare lì, ma cosa ti paghiamo a fare?”. C'è una
logica padronale dell'informazione.

Ci sono però molti giornalisti compiacenti.

Ma certo, ci sono giornalisti che si autocensurano per fare propaganda gradita al potere. E' una situazione
questa, tipica dei regimi autoritari, con giornalisti che si mettono dietro alla gonnellina dell'imperatore per
avere la carriera garantita.

Sei stato fortemente criticato per le parole rivolte al Capo dello Stato dopo la firma del decreto salva
liste. Lo rifaresti?

Certo che lo rifarei. Io ho grande rispetto per tutte le Istituzioni e tra le prime c'è il Presidente della
Repubblica, ma non può essere al di sopra delle critiche, anzi, proprio perché è il principale custode della
democrazia e della Costituzione, egli deve stigmatizzare ciò che è contrario alla Carta costituzionale.
Io sono molto insoddisfatto della Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano perché, in un momento
come questo di grande crisi democratica, di grande crisi dello stato di diritto, con lo smantellamento
dell'articolo 18, riguardante lo statuto dei lavoratori, ci ritroviamo con un Presidente che non esercita in
modo adeguato la difesa della Carta Costituzionale. Io credo che sia doveroso da parte di un parlamentare
rimarcare tali carenze, certo con rispetto, ma con la dovuta fermezza.
Sono ormai tantissimi gli italiani rimasti senza un lavoro, che non trovano una casa dove vivere e che
non riescono più a progettare in modo decoroso la loro vita.

L'Italia dei valori che risposte dà a queste tantissime persone ridotte in povertà?

Noi italiani da anni, cioè da quando il Presidente del Consiglio è entrato in politica, discutiamo quasi
esclusivamente dei suoi problemi personali, e non mi riferisco a quelli fisici.

I veri problemi italiani sono quelli che tu hai menzionato, con al primo posto il lavoro: tanti hanno un
lavoro precario, in tantissimi non ce l'hanno e molti altri, purtroppo, lo stanno perdendo.

I giovani oggi, pur di trovare uno straccio di lavoro, devono piegare la testa ed accettare condizioni
lavorative altrimenti inaccettabili.

Senza parlare poi del Sud Italia, dove il lavoro è diventato addirittura un privilegio e si ottiene unicamente
tramite raccomandazioni che poi creano vincoli ed appartenenze.

Questo è il vero problema che abbiamo davanti oggi.

Così come sono un problema gravissimo, le pensioni da miseria ed il fatto che la gente, con il proprio
stipendio, non arriva alla fine del mese.

Sono questi i temi sui quali la politica dovrebbe confrontarsi e concentrarsi; a riguardo le idee dell'Italia dei
Valori sono chiare.

Noi vogliamo degli incentivi per i giovani, vogliamo l'abbattimento del precariato e, soprattutto, vogliamo
un impiego diverso dei finanziamenti pubblici, per incentivare uno sviluppo che rimetta in moto l'economia
e che ridia fiato alle piccole e medie imprese, importantissime per una reale valorizzazione del territorio
italiano.

Bisognerebbe non fare opere inutili come il ponte sullo stretto o nocive come le centrali nucleari.

Noi vogliamo una vera e propria rivoluzione culturale su questi temi.

Una rivoluzione che sia liberale e nello stesso tempo anche socialista, in modo da dare la massima
attenzione alle condizioni dei più deboli.

Il nostro paese ha bisogno vitale di ripartire con grande entusiasmo e con grande energia.

L'Italia non può restare, come in questa fase, avvilita da una grande depressione economica, politica ed
etica.
Al congresso dell'I.d.V. sei stato tra i più applauditi ed alle elezioni europee il più votato del tuo
partito. Eri un indipendente ed ora ti sei iscritto all'IdV. Si dice che Di Pietro vorrebbe metterti a
capo del Dipartimento Giustizia e Sicurezza. Ti aspettavi dell'altro? Il posto di Segretario per
esempio?

Io attualmente ho un ruolo istituzionale in Europa molto importante e questo mio ruolo è certamente
incompatibile con un incarico politico di un certo livello. In questo momento mi sento molto più motivato a
svolgere un altro tipo di azione politica che metta in comunicazione diretta la parte migliore della politica
che si esprime con i partiti, con tutti quei movimenti della società civile che si muovono nel nostro paese.
Credo che L'Italia dei Valori debba avere la forza e la capacità di essere un partito diverso, un partito che
sappia aprirsi seriamente alla società civile e che sappia selezionare il proprio gruppo dirigente, non dalla
quantità di tessere che rappresenta, ma dalla capacità che ogni dirigente ha di sapersi relazionare con la
base. L'incarico al Dipartimento Giustizia credo sia l'unico compatibile con il mio profilo attuale
istituzionale, inoltre mi porterebbe ad occuparmi di problematiche di cui mi sono già occupato durante la
mia vita da magistrato: giustizia, sicurezza, forze dell'ordine, magistratura e diritti.

Ma è proprio vera la storia che tu sia la spina nel fianco di Di Pietro?

Con Di Pietro io ho un rapporto ottimo, sia sul piano personale che sul piano politico.
Non siamo però fatti con lo stampino ed è quindi naturale che a volte ci siano delle divergenze, ma queste
non mi porteranno mai a scalare il partito e a mettere in discussione l'importante ruolo che ha Antonio Di
Pietro.

Chi mette in giro certe voci evidentemente non è abituato a vedere onestà e lealtà nei rapporti, quell'onestà e
lealtà che sono alla base del mio rapporto con Antonio.

In molti ti hanno rimproverato il fatto di non esser sceso in campo in Campania per queste regionali.
Quali le tue ragioni?

Io ho avuto tantissime sollecitazioni in Calabria e Campania per candidarmi e non nascondo che la cosa mi
ha fatto molto piacere, però credo che nella vita la coerenza abbia un ruolo molto importante ed avendo io
preso l'impegno a candidarmi al Parlamento europeo, ricevendo poi tantissimi voti in tutta l'Italia, più di
500.000 preferenze, non potevo assolutamente fare qualcosa di sgradevole e scorretto verso un impegno
politico appena iniziato. Questo però non toglie che il mio impegno per la Calabria e la Campania ci sia e ci
sarà sicuramente.
Il caos scaturito dal dimissionamento del senatore Di Girolamo, eletto nel collegio europeo, ha portato
alcuni leader del centro destra, specialmente leghisti, a parlare di abrogazione del voto degli italiani
all'estero. Sei dello stesso avviso?

Il centro destra non cercasse scuse sulla querelle che ha riguardato Di Girolamo.
Questa è una vicenda gravissima, che ha fatto trapelare addirittura collegamenti con la 'Ndrangheta.
Ora nelle file del PdL sembra quasi che nessuno lo conoscesse o che non avesse mai avuto rapporti con
questo signore, in verità questo signore aveva molte entrature con ministri della Repubblica, con il
Presidente della Camera Fini e con altri esponenti di vertice dell'ex Alleanza nazionale e quindi del PdL.
Che non si inventassero nulla, il voto degli italiani all'estero va assolutamente mantenuto, anzi auspico un
suo rafforzamento attraverso una maggiore trasparenza dell’espressione di voto. Il voto all'estero
rappresenta qualcosa di straordinario perché coinvolge dei nostri connazionali che svolgono un ruolo
decisivo ed importantissimo per il nostro Paese, essi sono a tutti gli effetti i nostri veri ambasciatori nel
mondo e non possiamo assolutamente allontanarci da loro.

Come ben sai in Europa e nel resto del mondo, gli emigranti italiani hanno votato per corrispondenza e ti lascio
immaginare gli imbrogli che ne sono venuti fuori. C'è stata gente che andava per le strade a caccia dei plichi
depositati dai postini nelle buche delle lettere. Plichi facilmente riconoscibili in quanto molto voluminosi. Non credi
sarebbe il caso di fornire di seggi elettorali anche gli elettori all'estero?

Non c'è alcun dubbio. Il voto degli italiani all'estero deve avere le stesse forme, la stessa dignità e dare le stesse garanzie di
correttezza e segretezza di cui godono gli italiani residenti nel nostro Paese. L'istituzione di seggi elettorali all'estero credo
sia dovuta e spero vivamente che il Governo si muova in questa direzione, che definirei imprescindibile.

Concludo questa nostra conversazione con una frase di Catone.

Egli affermò :"I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici
nelle ricchezze e negli onori”. In Italia, dopo 2.000 anni, siamo ancora in questa situazione?

Siamo sicuramente nella stessa identica situazione, ma con l'aggravante che a breve tutto questo sarà
sancito anche con la legge. Eliminando l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ciò sarà sancito quasi
come regola. Ci ritroveremo con persone che commetteranno crimini ma che, in virtù del loro potere,
saranno non perseguibili. Avranno l’ impunità garantita. Altre categorie di criminali che invece non godono
di coperture politiche, sconteranno interamente la loro pena nelle patrie galere. Quanto affermato da Catone
è purtroppo più attuale che mai.

Antonio Aversa