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Cobas.

Come iniziare un nuovo anno di lotte contro la


"cattiva scuola": boicottaggio, mobilitazioni,
referendum
di redazione
I Cobas individuano le priorit per il nuovo anno scolastico per ostacolare
l'attuazione di quella che stata soprannominata la "cattiva scuola". Le iniziative
partiranno gi alla fine di agosto, con forme di resistenza e boicottaggio,
mobilitazioni, con un occhio ai referendum proposti.
RESISTENZA E BOICOTTAGGIO NELLE SCUOLE
Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre incontri informativi con gli iscritti per
discutere i 212 commi della Cattiva Scuola.
All'inizio di settembre incontro con le RSU per individuare e sostenere forme di
opposizione allo strapotere dei presidi-padroni.
L'11 settembre, promuoviamo la massima partecipazione delle nostre RSU
all'assemblea nazionale gi convocata a Roma da tutte le OO.SS.
Il primo giorno di lezione, organizzazione e partecipazione alle assemblee unitarie
che si svolgeranno nei territori per tutte le scuole.
Fin dalle prime settimane di scuola, organizziamo Convegni CESP in tutta Italia, per
approfondire la riflessione sulle conseguenze che la Cattiva Scuola rischia di
innescare sul nostro lavoro quotidiano e sulla sostanza della stessa Scuola
Pubblica.
Sin dai primi Collegi di settembre, sar necessario coinvolgere e sensibilizzare i
colleghi nel boicottaggio del nuovo Comitato di Valutazione, giudice della
bravura dei docenti, costruire forme di opposizione sottraendoci anche
individualmente a questa oscena competizione e dichiarando il nostro rifiuto al
premio. Contrastiamo ogni forma di collaborazionismo che favorisca il
realizzarsi della Cattiva Scuola e individuiamo ogni strumento anche giudiziario
per contrastarne la deriva autoritaria e aziendalista (libert di insegnamento,
ruolo OO.CC., ecc.)
MOBILITAZIONI
Dopo il partecipatissimo sciopero dello scorso 5 maggio e la miriade di iniziative
locali, per dare visibilit e continuare la mobilitazione in difesa della Scuola
Pubblica, prevediamo: una grande manifestazione nazionale, con possibile

sciopero, a ottobre che raccolga tutte le diverse sensibilit che in questi mesi si
sono mobilitate dentro e fuori le scuole, che diventi un'occasione per ribadire
l'importanza del ruolo della Scuola in qualunque progetto di trasformazione
democratica della societ; intensificazione delle azioni di lotta, per ostacolare
l'attuazione delle eventuali deleghe (che la legge attribuisce al Governo su un
nuovo Testo Unico dell'istruzione; sul nuovo arruolamento; convitti e educandati;
sulla nuova modalit di inclusione con la revisione del sostegno e della
certificazione della disabilit; sulla nuova istruzione professionale raccordata con la
formazione professionale; sul sistema integrato di educazione/istruzione 0-6 anni;
sulla promozione della cultura umanistica).
REFERENDUM
Labrogazione referendaria una strada percorribile. Per avere possibilit di
successo, i quesiti devono essere l'esito di proposte ragionate e condivise, a
partire dalle istanze e dai bisogni espressi dal mondo della Scuola, attenti alle
esigenze della societ, collegandosi ad altre iniziative referendarie come quelle
contro il Jobs Act o lo Sblocca Italia.
In materia referendaria, non sono ammesse improvvisazioni e superficialit. Il testo
della Cattiva Scuola contiene norme tributarie (erogazioni liberali e bonus
fiscale) e di bilancio (legate alla legge di stabilit) la cui abrogazione potrebbe
essere bocciata dalla Corte Costituzionale.
Infine, bene ricordare che nel 2003 non potemmo votare contro il finanziamento
pubblico della scuola privata perch la Consulta ritenne non organico il testo che
sarebbe scaturito dalla vittoria del referendum su cui avevamo gi raccolto le
firme.
Per valutare concretamente se e come lanciare una campagna referendaria
unitaria, auspichiamo che, a partire dai sindacati scuola promotori degli scioperi e
delle manifestazioni degli ultimi mesi, si costituisca un luogo unitario di confronto e
decisionalit su tempi, modi e quesiti referendari, che coinvolgano il maggior
numero di soggetti sociali, culturali e politici impegnati nella difesa della scuola
pubblica.

Risparmiamo alla scuola gli effetti pi deleteri della legge


107/2015
in Comunicati
Le linee di comportamento per la valorizzazione professionale dei docenti. Proposte unitarie di Gilda, Flc Cgil,
Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal

gioved 27 agosto 2015

La legge 107/2015 in molte sue parti confligge con principi


costituzionali e disposizioni normative e contrattuali. Ci
avviene, ad esempio, nel momento in cui essa lede la libert d
insegnamento, crea unautorit salariale nella figura di una sola persona (caso unico nei rapporti di
lavoro pubblici), introduce meccanismi di valutazione individuale a cui conseguono premi in denaro che,
in quanto elementi di natura salariale, sono da disciplinare in sede contrattuale, secondo quanto
espressamente previsto dagli artt. 2, 42 e 45 del d.Lvo. 165/2001. A tali principi costituzionali e a tali
disposizioni normative e contrattuali, di cui la legge 107 non ha sancito in alcun modo il superamento,
pertanto possibile fare riferimento nelladottare comportamenti rivolti a salvaguardare unidea di scuola
fondata su partecipazione, collegialit e condivisione.
A breve si proceder a impugnare davanti al Giudice competente le parti della legge che si ritengono
anticostituzionali; nel frattempo, in attesa che si pronuncino i giudici, si ritiene che i Dirigenti Scolastici, i
Docenti, il personale ATA, i Genitori, gli Studenti possano e debbano far valere fino in fondo le prerogative
di cui sono titolari attraverso azioni coordinate e mirate, perfettamente legittime, perch attuate nel
rispetto delle leggi, del contratto e degli spazi concessi alla libera determinazione delle persone e degli
Organi Collegiali.
A tal fine, fermo restando il doveroso rispetto dellautonomia professionale dei docenti e del personale
ATA e di quella degli organi collegiali di governo della scuola nelle loro deliberazioni, si forniscono alcune
indicazioni di possibili e pienamente legittimi comportamenti, con lo scopo esclusivo di evitare che la
legge 107 possa arrecare grave pregiudizio alla professionalit docente e alla libert dinsegnamento,
cosa che avverrebbe se la sua applicazione fosse rimessa a un indirizzo dirigistico e autoritario, estraneo
alla cultura della scuola italiana.
Prerogative del Collegio Docenti
Tale organismo continua a rappresentare una sede fondamentale di partecipazione e di condivisione nel
programmare e gestire lattivit della scuola, impegnando la responsabilit e la professionalit di ogni
docente a partire dallindividuazione degli obiettivi e delle strategie di unefficace offerta formativa,
secondo quanto la norma assegna alle sue competenze, riconoscendogli "potere deliberante in materia di
funzionamento didattico" (d.lvo 297/94, art. 7 comma 2).
Una delle competenze ad esso assegnate quella di deliberare il piano annuale delle attivit: tanto pi
puntuale risulter la delibera tanto minore sar il margine di discrezionalit esercitabile dal dirigente
scolastico che lo deve attuare.
Pertanto la delibera dovr:
essere quanto pi possibile chiara ed esaustiva;
essere resa pubblica con affissione allalbo e sul sito istituzionale della scuola.
La legge, peraltro, non ha abolito gli artt. 4 e 5 comma 1 del DPR 275/99, ma ne ha solo modificato lart.
3 relativamente alla procedura di definizione del POF triennale, adempimento dal quale discende l
individuazione del fabbisogno di posti per il potenziamento, per la progettazione e lorganizzazione,
anchesso pertanto oggetto di deliberazione da parte del Collegio.

Ancora al Collegio dei Docenti spetta deliberare se e quali articolazioni debbano essere eventualmente
costitute (team, gruppi di progetto, dipartimenti ecc.) e come individuare i coordinatori degli organismi
attivati con riferimento sia alla didattica che ad aspetti organizzativi. Lo stesso dicasi per i criteri e le
necessit in base alle quali individuare, da parte del Dirigente Scolastico, gli incarichi da affidare fino a un
massimo del 10% dei Docenti; gli stessi appaiono infatti strettamente legati alle competenze del Collegio
in materia organizzativa e didattica discendenti dalle norme non abrogate del Regolamento dell
Autonomia (art 4 e art 5 comma 1 del DPR 275/1999).
Valutazione
Il Collegio dei Docenti, che a settembre chiamato a scegliere i propri rappresentanti nel Comitato di
Valutazione, accompagni tale adempimento:
1. evidenziando le ragioni per cui si ritiene che la modalit configurata dalla legge non valorizzi
adeguatamente la professionalit del corpo docente;
2. indicando nel contempo come opportuna la scelta di ricondurre lindividuazione dei criteri di
erogazione allambito delle intese fra DS e RSU, stante anche la natura di compenso accessorio che la
legge stessa assegna a tali emolumenti, rientranti perci fra le materie soggette a disciplina contrattuale
(art. 45 c. 1 del d.lgs 165/01 modificato dal 150/09).
In premessa di delibera vanno evidenziate, attraverso interventi di cui richiedere espressamente la
verbalizzazione, le ragioni della proposta alternativa, le considerazioni inerenti lo scarto tra unadeguata
valorizzazione della professionalit e il modello proposto dalla legge ben lontano da unidea
collegialmente condivisa del riconoscimento del merito. Il valore della condivisione, sia nel Collegio sia in
sede di contrattazione, fondamentale per favorire una migliore qualit dellofferta formativa,
valorizzando la responsabilit e gli impegni assunti consensualmente dai diversi attori.
I componenti del comitato di valutazione, espressione del collegio che li ha individuati e scelti,
potranno - conseguentemente e coerentemente a quanto indicato nel verbale del Collegio - astenersi dal
formulare criteri per lattribuzione del bonus, qualora non siano frutto di una condivisione allinterno del
collegio dei docenti e della necessaria intesa in contrattazione di istituto, limitandosi di fatto a operare per
la sola valutazione del periodo di prova ai fini della conferma in ruolo dei neo assunti.
Il Consiglio di istituto, rispetto alla costituzione del Comitato di Valutazione, pu muoversi in analogia a
quanto suggerito per il Collegio Docenti. Contestualmente potr richiamare in modo esplicito lauspicio
che, nel rinvio al tavolo negoziale dei criteri e dei compensi per la distribuzione di queste risorse
aggiuntive, le stesse siano ripartite con le stesse finalit e criteri stabiliti dalla contrattazione decentrata
per il personale della scuola.
I Dirigenti Scolastici, in unottica volta a favorire condizioni di "buon governo" delle istituzioni loro
affidate, possono assumere ogni comportamento utile a prevenire occasioni di conflitto valorizzando le
prerogative e le deliberazioni degli Organi Collegiali, esercitando la propria leadership con modalit
improntate a principi di condivisione e collegialit e ricorrendo alla forma (extracontrattuale) dellintesa
con le RSU, come premessa per garantire il miglioramento della qualit dellofferta formativa. Peraltro, il
comma 82 della legge afferma che il DS "pu" individuare sul piano organizzativo e didattico propri
collaboratori. Si tratta dunque di unopportunit e non di un obbligo, che lascia impregiudicata la
possibilit del DS di fare riferimento agli Organi Collegiali nella loro completezza.
E poi opportuno evidenziare che il DS non ha competenza in materia didattica. Infatti, larticolo 25 del
D.Lvo 165/2001, non abrogato dalla legge, attribuisce al dirigente solo funzioni di natura organizzativa e
amministrativa (e non didattica), caratterizzandone in tal modo un profilo che la legge non ha modificato

(ancora validi risultano gli artt. 4 e 5 del Regolamento). Ogni decisione riguardante lorganizzazione della
didattica, ivi compreso quanto concerne le modalit di impiego a tal fine dei docenti (comma 1 art. 5
Regolamento autonomia) non pu non tenere conto delle prerogative degli Organi Collegiali, prerogative
che vigono nella loro integrit.
Il personale Ata, sia nella sua funzione di componente del Consiglio di istituto (elezione dei
rappresentanti di Genitori, Docenti, Studenti nel Comitato di valutazione) sia nella sua eventuale funzione
di componente RSU (contrattazione dei criteri per lassegnazione delle risorse aggiuntive), potr seguire
le medesime indicazioni gi illustrate per le altre componenti professionali (Docenti e Dirigenti Scolastici).
Va infine ribadito che attiene alle relazioni sindacali, ai sensi dellart. 6 del CCNL, tutto ci che riguarda
le modalit di utilizzo del personale e le ricadute sullorganizzazione del lavoro. In particolare, in
riferimento a quanto detto in precedenza, opportuno che le Rappresentanze Sindacali Unitarie gi a
settembre chiedano lapertura del confronto sindacale per definire intese tra le parti sui criteri con cui
procedere per utilizzare le risorse comunque destinate a compensi per il personale.
La proroga del contratto precedentemente sottoscritto, per lanno scolastico 2014-2015 va evitata, in
considerazione della particolare complessit della nuova fase che si apre col nuovo anno scolastico, che
anche quello in cui le RSU elette a marzo 2015 sono per la prima volta interamente coinvolte nel
processo di definizione del contratto distituto. Le RSU provvedano quindi con atto formale a richiedere l
avvio delle trattative per il rinnovo relativo allanno scolastico 2015-2016, che devono iniziare, come
previsto dal CCNL, entro il 15 settembre.
Roma, 28 agosto 2015

Cobas: "Una 'barricata


quotidiana contro 'la brutta
scuola' di Renzi"
Piero Bernocchi: Sar una guerriglia non violenta. Unione degli
studenti per il boicottaggio della riforma scolastica
10 luglio 2015

I Cobas, si sa, per scelta statutaria sono massimalisti e ci mettono un istante a definire
una porcata la legge conosciuta da dieci mesi come La buona scuola. Contro la porcata

hanno gi annunciato una barricata quotidiana, cos spiegata dal leader scuola Piero
Bernocchi: Sar una guerriglia non violenta. I Cobas, nella scuola, un po di seguito ce
lhanno. Gli Unicobas, poi, prevedono: La legge Renzi negli istituti non passer
assicurando: Dallimmediato nessuna collaborazione. Daltronde, la rivolta dei prof,
autonoma, spontanea, ha costretto anche il sindacato confederale a cobasizzarsi
prendendo a prestito le parole dordine dei comitati (La brutta scuola un conio di risulta
di Domenico Pantaleo, segretario della Flc scuola), i suoi tic ( una legge
antidemocratica) e i tempi della protesta (tutti dettati dai comitati di base, manifestazioni,
scioperi Invalsi, boikot scrutini).
Il boicottaggio della Buona scuola legge pronta a soli due mesi dal nuovo anno
scolastico, quindi in grave affanno di suo viene gi esplicitato dallUnione degli studenti:
Saboteremo lapplicazione della riforma, Uds che annuncia un autunno di marce
oceaniche da far impallidire i cortei anti-Gelmini. Lo stesso Snals, di scarso peso tra i
sindacati fino a ieri, ora si fa largo tra le dichiarazioni: Mobilitazione per tutto lanno
scolastico. LAnief precisa: Impugneremo i decreti attuativi. Si oppone persino lArci, alla
riforma cos tanto voluta da Matteo Renzi. E il pd fuoriuscito Giuseppe Civati annuncia per
primo un referendum abrogativo, anche se poi lo stesso Bernocchi sincarica di smontarlo:
Vi sono difficolt non trascurabili in merito alle parti abrogabili.
indubbio che non sar rapido n facile far entrare in classe dal 15 settembre prossimo la
valutazione dei professori, quindi convocare i comitati di insegnanti, studenti e genitori per
far loro decidere i criteri sui quali fondare i premi in denaro per i docenti meritevoli. Non
sar facile quasi nulla, ed oggettivamente un delitto non consentire a una riforma della
scuola italiana di provare a spiegarsi, ad attuarsi giorno dopo giorno, a realizzarsi insieme
ai suoi protagonisti: i docenti e, prima ancora, gli studenti.
Tanta rabbia ha alcune ragioni di fondo e molte strumentali. Al fondo c, semplicemente,
scolasticamente, questo: La buona scuola non dar pi soldi ai docenti (solo ai presidi) e
chieder per agli insegnanti di mettersi in gioco (la valutazione ne solo un esempio).
Qualsiasi categoria di fronte a un rinnovo del contratto che non aggiunge un centesimo ai
milletr al mese e chiede pi impegno avrebbe detto no. Su questo fronte bisogna
aumentare gli stipendi degli insegnanti si spinta in avanti la deputata democrat Simona
Malpezzi, che nel primo round alla Camera disse: Gli insegnanti italiani guadagnano
troppo poco, il rinnovo del contratto una priorit. Ma il premier lontano dallaffrontare
la questione, avendo decine di altri rinnovi di contratti pubblici in agguato. Tra laltro, gli
avversati premi in denaro saranno minimi: si calcola che toccheranno al cinque per cento
dei docenti. La prima scrittura della legge voleva premiare i due terzi, ma questo era
possibile con il blocco degli scatti danzianit: dopo la consultazione online gli scatti fissi
sono rientrati. Il secondo motivo forte della rabbia diffusa, reiterata, organizzata, tuttaltro
che rimossa, da cercare nella storia delle assunzioni scolastiche italiane. Trent'anni di

graduatorie ingolfate graduatorie volute dalla politica, custodite dal sindacato - hanno
trasformato la classe docente italiana in un reggimento di battaglioni asserragliati nei
propri bunker: gli idonei contro i tieffini, i passisti contro quelli delle Gae, i terza fascia
contro tutti. Seicentoventimila precari conteggi ministeriali recenti che a settembre
2014 avevano intravisto la possibilit di unassunzione pi vicina e a marzo 2015 hanno
scoperto che per mezzo milione di loro non cera trippa, se non la rincorsa di
unabilitazione fin l non ottenuta e il passaggio difficile di un nuovo concorso pubblico. Il
tentativo di questo governo di dare un ordine alla ragnatela spessa e larghissima atto
coraggioso - ha finito per approfondire le distanze, alimentare la guerra tra battaglioni e la
rabbia di esclusi che hanno iniziato a fare pressioni per un emendamento o sperato in una
larga rivolta del Pd di minoranza. In ballo cera un lavoro a tempo indeterminato, in molti
casi una vita migliore.
La strumentalit salita sopra queste giuste considerazioni, questi dolori, e ha premiato il
rancorismo atavico di troppi insegnanti italiani, la loro disabitudine a qualsiasi
cambiamento, il terrore di non poter scegliere la scuola sotto casa, il fastidio di dover
essere giudicati pascendosi nel mito della buona scuola italiana, delle elementari modello
nel mondo. No, oggi non pi cos: la scuola italiana vecchia e ferma, con materie
vecchie e imbalsamate, stili e metodi di insegnamento vecchi e noiosi e una dispersione di
adolescenti a partire dalle scuole medie impressionante.
La riforma detta La buona scuola un tentativo per far ripartire il sistema, e soltanto il
tempo potr dirci quanto riuscito. Di certo ora dopo tante proteste il governo ha messo
un punto fermo al suo progetto: una legge. Certo, ha lasciato a terra tanti feriti, troppi
esclusi. Certo, le scelte dei futuri assunti avrebbero potuto essere diverse: meno
burocratiche (assunti tutti gli iscritti alle Gae, compreso chi non insegna da anni) e pi
attente ai percorsi compiuti dai singoli per imparare a diventare un insegnante. Oggi, per,
i 103 mila che non sono stati esclusi, e hanno forti ragioni per credere in uno stipendio
certo nel corso dell'anno scolastico 2015-2016, dovrebbero alzare lo sguardo, uscire dal
bunker e, insieme ai docenti che gi una cattedra ce lhanno e non sono stati certo meno
ostili, iniziare a lavorare per la scuola pubblica italiana.

Il 48 della Scuola. Di Rino Di Meglio


in Comunicati
Leditoriale del coordinatore nazionale sugli avvenimenti nella scuola italiana degli ultimi mesi, con l
imposizione della cosiddetta legge "buona scuola"

mercoled 26 agosto 2015

Sono passati quasi 170 anni dagli avvenimenti del 1848, ma talmente forti furono gli

avvenimenti di quellanno che sconvolsero lintera Europa, da Corf ad Amsterdam, da Palermo a Vienna,
senza escludere nessuna zona dEuropa, che il detto rimasto nella memoria popolare fino ai giorni
nostri..
La restaurazione dellordine costituita fu effimera, negli anni successivi i semi delle rivolte democratiche
germogliarono e portarono la gran parte degli stati europei a dotarsi di costituzioni, eleggere parlamenti,
istituire forme democratiche di rispetto dei diritti dei lavoratori.
Fatte le debite proporzioni, gli avvenimenti nella scuola italiana degli ultimi mesi, con
limposizione della cosiddetta legge buona scuola, hanno generato una rivolta ed una presa
di coscienza che non trova precedenti in tutta la storia della scuola italiana.
La Gilda degli insegnanti pu, con orgoglio legittimo, rivendicare di essere stata la prima, gi
durante lestate del 2014, ad iniziare la protesta contro il disegno autocratico del governo, iniziandone
la critica pubblica nel convegno del 5 ottobre (giornata mondiale dellinsegnante) e scendendo
in piazza a Firenze (citt del premier) il successivo 24 novembre. Successivamente ci siamo spesi,
con ogni forza, per creare un fronte pi unitario possibile tra i sindacati rappresentativi..
Lo sciopero del 5 maggio, con una partecipazione plebiscitaria degli insegnanti stato solo
lepisodio culminante di una protesta che si sviluppata per mesi, che ha visto innumerevoli e
continue manifestazioni spontanee, per non parlare delle iniziative sui social media. Si creata ununit
sindacale che non trova precedenti, ma il fronte si allargato a qualsiasi forza, comitato,
associazione rappresentativa di gruppi grandi e piccoli di insegnanti..
Non si trattato di una battaglia sindacale per difendere un contratto, o per migliorare la
scarsa retribuzione: unintera categoria ha levato un muro morale per difendere la propria dignit e la
propria libert da un provvedimento che calpesta e stravolge la funzione docente ed i valori della
Costituzione..
La prepotenza del partito di governo, non dimentichiamolo, stata gi ricambiata con un primo segnale
inequivocabile da parte degli elettori nelle recenti elezioni amministrative che hanno visto una non piccola
perdita elettorale del partito guidato dal presidente-segretario..
Lapparente restaurazione, culminata con il voto di fiducia nel Parlamento, ha generato una
legge, mostruosa anche nella forma, che avr sicuramente le gambe corte. Alla riapertura dellanno
scolastico, la battaglia riprender sia nelle scuole, sia sul piano legale, mediante limpugnazione i
tutti gli atti che deriveranno dallattuazione della legge al fine di giungere ad una serie di pronunce,
compresa la Corte costituzionale che portino allo smantellamento della legge, sia su quello sindacale,
fornendo ai colleghi nelle scuole gli strumenti per vanificarne, per quanto possibile, gli effetti..
Non va trascurata la battaglia politica: vi infatti una parte della societ civile che reagisce
ancora. Ad esempio le Regioni, alcune si stanno gi muovendo, ed esse dispongono della possibilit di un
percorso accelerato per adire la Corte Suprema..
Infine da subito andr percorsa la strada di un referendum abrogativo, non improvvisato, che
veda coinvolte il maggior numero di organizzazioni e movimenti possibile e che possa andare a cassare le
parti pi inique della norma.

Guidare, con lelaborazione di proposte valide e responsabili, il grande movimento che si creato,
incanalarlo su strade ragionevoli e percorribili costituisce una grande responsabilit ed una grande sfida
per tutti noi, ci metteremo sicuramente le nostre forze per preservare alle future generazioni quei valori
costituzionali nei quali crediamo profondamente.

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Nota a margine
(con alcune domande)
Il 13 luglio, dopo la sottoscrizione del Presidente della Repubblica, stata pubblicata in Gazzetta ufficiale
la legge 107/2015 di riforma del sistema nazionale di istruzione.
Il nostro rispetto per le Istituzioni della Repubblica non ci ha fatto elevare la voce contro latto di
sottoscrizione del Presidente Mattarella.
Sorvoliamo sulle modalit che questo Governo ed il partito che lo guida hanno utilizzato per forzare il
Parlamento a digerire quello che stato un esercizio di forza muscolare, incurante del parere di chi nella
Scuola lavora e sprezzante nei confronti dei rappresentanti dei lavoratori.
Desideriamo invece spendere alcune parole sullevidente contrasto con la Costituzionedi questa
legge: iniziamo con la forma, in questo caso anche sostanza, larticolo 72 della Costituzione
prescrive che il Parlamento debba votare le leggi articolo per articolo. La legge 107 composta
da un unico articolo, suddiviso in 212 commi, che occupano 29 pagine della Gazzetta ufficiale. Non si
aggirata brutalmente ed in modo patente la Costituzione per costringere il Parlamento ad
approvare con un unico voto di fiducia, evitando la discussione nel merito, uno scatolone
onnicomprensivo ed obbrobrioso?
Ancora un paio di esempi molto chiari:
- La Costituzione impone alla pubblica amministrazione il principio dellimparzialit: come si
concilia questo principio con il postere attribuito al Dirigente scolastico di scegliere i
docenti che ritiene pi adatti per lIstituto?
- La Costituzione impone il principio di uguaglianza tra coloro che svolgono lo stesso lavoro, come
lo conciliamo con la divisione dei docenti tra titolari di cattedra nella scuola e titolari di un ambito
territoriale?
- Come si pu vietare per legge ai docenti di ruolo di partecipare ai futuri concorsi
pubblici? Difficile dire se questa norma sia anticostituzionale o piuttosto irragionevolmente stupida.

(da Professione docente, settembre 2015)

Christian Raimo, giornalista e scrittore


A che punto la riforma?
Il disegno di legge della Buona scuola arrivato a met del suo iter
parlamentare: licenziato dalla camera, dal 3 giugno in discussione al senato.
Non molto cambiato dallimpostazione originaria, nonostante il gran numero
di interventi in aula, di controproposte, di esplicite richieste di cambiamenti di
singoli punti; nonostante lo sciopero del 5 maggio; e nonostante tra il 27 e il 28
maggio in commissione istruzione ci siano state pi di quaranta audizioni.
Considerato che aria tira, probabilmente anche in senato il dibattito riguarder
solo aspetti marginali.
Sul sito di Orizzonte scuola intanto si pu trovare unottima sintesi (sempre in
aggiornamento) della riforma allo stato attuale.
Ecco i punti pi rilevanti.

Incentivi allautonomia scolastica (che per rimane pi sinonimo di


accentramento che di autogestione);

Gli insegnanti di sostegno che forse non saranno lasciati alla deriva ma
ancora non c nulla di conclusivo sulle assunzioni (le tante vituperate
graduatorie a esaurimento, per dire, non saranno eliminate);

Gli insegnanti neoassunti che avranno un anno di prova in cui verranno


giudicati anche dagli studenti;

Una supermobilit dei docenti: prima che entri in vigore il piano di


assunzioni triennali, per il 2015/2016 pare che si potr essere destinati un po
ovunque;

Cancellare il 5 per mille alla scuola dei propri figli, dopo che aveva
suscitato uno sdegno diffuso (non piange nessuno);

La possibilit data ai presidi di scegliere i docenti (per tre anni rinnovabili,


dagli ambiti territoriali, i supplenti fino a dieci giorni), i collaboratori, e
assegnare incarichi e supplenze anche senza specifica abilitazione;

Benefici fiscali a chi fa donazione sia alle statali sia alle paritarie;

Una bonus card di 500 euro per gli insegnanti e saranno stanziati, dal
2016, 40 milioni annui per la formazione obbligatoria (questa parte lodevole,
anche se ancora confusa);

La valutazione dei docenti da parte di una commissione composta dal


dirigente, due docenti e una rappresentanza di docenti e studenti: quelli
giudicati migliori secondo criteri decisi dal comitato stesso riceveranno dei
soldi in pi (secondo unidea scellerata di meritocrazia);

Insieme a tutte queste misure ce ne sono altre meno incisive compresa


una serie di norme di delega al governo che sono state tolte, aggiunte, ritolte,
riaggiunte, ritolte. E un provvedimento invece significativo sulledilizia
scolastica: uno stanziamento consistente di quasi un miliardo di euro.

Liceo Virgilio di Milano, giugno 2011. (Stefano G. Pavesi, Contrasto)


un problema di comunicazione il fatto che questa riforma non
convinca nessuno?
Pur con tutto questo attivismo legislativo, la Buona scuola, che doveva essere il
cavallo di battaglia del governo di Matteo Renzi, si sta rivelando invece un
cavallo di Troia che sta minando dallinterno la solidit dellazione e ancora di
pi il consenso del governo.
Da una parte una schiera molto compatta di insegnanti e lavoratori della scuola
sta, di fatto, rappresentando lunica opposizione robusta in questo momento in

Italia (scioperi riuscitissimi, credibili minacce di blocco degli scrutini, una rete
capillare di informazione dal basso, controproposte legislative come quella
diniziativa popolare eccetera); dallaltra chi ha progettato questa riforma si trova
costretto a giustificarne ogni giorno lo spirito e la lettera di fronte alle critiche.
Matteo Renzi stesso, che non certo abituato a fare autocritica, ha pi volte
dichiarato come il governo ha sbagliato la comunicazione nel merito.
Cos nelle ultime settimane si sono succeduti una serie di documenti tutti volti a
spiegare le linee guida della riforma e a manifestare una volont di ascolto.
Ma se la lezione di Renzi alla lavagna stata analizzata, criticata, sbeffeggiata e
parodiata in decine di modi, sono circolati altri due articoli in difesa dufficio
della Buona scuola che interessante leggere.
Il primo di Davide Faraone, sottosegretario allistruzione, ed stato scritto in
forma di lettera al Foglio come risposta allo sciopero. Fin dal titolo che forse
non responsabilit di Faraone: La Buona scuola pi di una riforma, made
in Italy di idee lintento del governo spiegato con una serie di slogan che
sono un concentrato di retorica motivazionale e pseudomanageriale. Eccone
qualche stralcio:
Abbiamo presentato un emendamento che introduce tra le deleghe del ddl La
Buona Scuola, che riguarda il potenziamento della formazione nel settore delle
arti e del Made in Italy in tutti i cicli e i gradi della scuola. Vorremmo che le
scuole da sole o in rete dialogassero con soggetti terzi per apprendere le
specificit italiane legate allalta qualit artistica, culturale, artigianale e per
spendere queste nuove competenze nei settori di ripresa della nostra economia
() Basta risorse sperperate come i coriandoli. Ununica grande missione, le
ricchezze italiane nel mondo, su cui canalizzare le risorse comunitarie e non ()
Ogni ambito di ricerca stato ricompreso in un orizzonte di azioni e di
programmazione, inserendo anche in questo caso il brand Made in Italy, sigla
del talento italiano, che ci rende competitivi nel mondo e che il mondo ci chiede
()
Qualcuno ci ha detto che abbiamo consegnato le chiavi della scuola a
Marchionne. Conservatori. Noi finalmente facciamo dialogare mondi che

inspiegabilmente finora sono stati separati. Creiamo sinergia. Abbattiamo


steccati. un cambiamento rivoluzionario, ne siamo consapevoli. Eppure fare un
investimento di fiducia sul futuro, mettendo a frutto le risorse che abbiamo per
natura e per tradizione, un atto dovuto per i nostri ragazzi. Il coraggio per
compiere il salto non ci manca. E non manca neanche agli italiani.
Limpressione che un insegnante o un genitore qualunque ne ricava che Davide
Faraone non abbia la minima idea di cosa stato e cos il dibattito sulla scuola,
da un punto di vista scientifico, pedagogico, sociologico; e che applichi in modo
approssimativo alcune categorie dellindustria culturale a questioni che
avrebbero bisogno di ben altra conoscenza e visione.
Questaria di innovazione e di modernizzazione puzza di colla scaduta, e non
si capisce come Faraone stesso non se renda conto.
Il 22 maggio, allindomani dellapprovazione alla camera della Buona scuola,
uscito invece in prima pagina sulla Repubblica un articolo di Marco Lodoli. Non
si pu negare che sia scritto meglio di quello di Faraone, ma evidenzia molte
altre carenze dal punto di vista sia argomentativo sia retorico.
Lodoli racconta di aver partecipato a molte riunioni al ministero in preparazione
della riforma e addirittura confessa di essersi inventato il nome, la Buona scuola;
e per questo ammette uno sconcerto assoluto quando il 5 maggio le piazze
dItalia sono state inondate dai cortei dei suoi colleghi in sciopero, mentre lui e il
suo preside si aggiravano come fantasmi solitari tra i corridoi vuoti della sua
scuola a Torre Maura. Cosa andato storto? Perch si chiede Lodoli non
sono riuscito a convincere i colleghi della bont di questa riforma?
Secondo il racconto lodoliano, i professori sono restii non solo alle novit ma
allidea stessa che qualcosa possa cambiare: scottati da troppe riforme zoppe e
promesse non esaudite, ora si trincerano in unopposizione tutta pregiudiziale,
incapaci di riconoscere gli aspetti progressisti di questo disegno di legge.
Perch interessante leggere larticolo di Lodoli? Non tanto per lanalisi
piuttosto superficiale quanto per il ritratto dei professori e degli studenti: un
professore pignolo con il borsello a tracolla, lalunna arrabbiata cronica, il

prof marxista-leninista, un professore incline al lamento catastrofico come


quasi tutti, un collega romanissimo che sorride beffardo eccetera.
Se la scuola di Davide Faraone sembra essere stata colonizzata da truppe di
scaltri sindacalisti allarrembaggio, quella di Lodoli popolata solo di
macchiette, muffite e sclerotizzate nelle loro convinzioni e abitudini.
Si comprende allora quale sia la visione contro cui gli avvocati della Buona
scuola possono scagliarsi, in nome di un illuminismo solo dichiarato e di una
vulgata modernizzatrice: lidea di una classe docente cialtronesca e corporativa.
E qui si annida lerrore pi grave, politico e comunicativo, di Renzi e dei suoi
collaboratori. Perch di fronte a questo alone di presunta modernit, nella realt
di chi la scuola la conosce e la frequenta si oppongono molte buone pratiche di
professori aggiornatissimi e la competenza di tanti sindacalisti che si occupano
bene di scuola.
Cos che non piace strutturalmente in questa riforma
Sul sito di Wu Ming uscito un articolo molto affilato firmato collettivamente da
un gruppo di docenti, studenti e bidelli coordinati da Girolamo De Michele e
Carmelo Palladino, che indica perch tutto limpianto di questa riforma non i
singoli articoli sia contestabile.
Il punto fondamentale che in nome di una migliore organizzazione scolastica
si sta tentando, nemmeno tanto surrettiziamente, di aziendalizzare
listruzione.
Laziendalizzazione della scuola pubblica, con la legge 59/1997, investe sia il
piano lessicale (il preside diventato dirigente, lo studente utente, gli obiettivi
educativiofferta formativa) sia quello pratico (le istituzioni scolastiche, cui
stata conferita personalit giuridica, possono accettare donazioni da privati,
stipulare convenzioni con soggetti esterni, partecipare a consorzi per acquisire
beni e servizi).
Oggi sembra normale che una teoria della valutazione nata per lindustria possa
essere applicata anche nel mondo della scuola, agli studenti e agli insegnanti. Ma
davvero normale?

Il grimaldello con cui questo dispositivo sta sostituendo la relazione educativa e


la costruzione democratica uno strano miscuglio di retorica politicista e
aziendalista.
Parole come competenze, eccellenza, meritocrazia, bonus, benefit sono ormai
termini entrati nelluso comune, rispetto ai quali dobbiamo ripensare quello che
avviene sia in classe sia fuori della classe. Perch diamo per scontato che sia
cos?
Un paio di numeri recenti della rivista Aut Aut (uno sulla scuola e uno sulla
valutazione) possono aiutare ad abbozzare alcune risposte.
Nel primo si trova un bel saggio di Eduardo Greblo, che fa unarcheologia critica
su questa moda delle competenze a partire da Agire le competenze chiave.
Scenari e strategie per il benessere consapevole di D.S. Ryken e L.H. Salganik
(un importante strumento di lavoro per policy-maker, imprenditori,
responsabili scolastici, formatori, consulenti e chiunque operi nel campo delle
risorse umane, come recita leloquente scheda di presentazione), per poi
mostrare come la teoria delle competenze possa avere obiettivi discutibili, come
per esempio misurare con pretesa di oggettivit qualcosa di non misurabile: ho
dei numeri, formulo un giudizio, una valutazione su qualcosa che in realt vive
nellassoluto arbitrio.
E, inoltre, pretende di spingere gli studenti alla flessibilit, alladattabilit, a
unintegrazione nel mondo del lavoro, a rendere il pensiero critico neutrale e
strumentale ai bisogni delle aziende (come scrivono Ryken e Salganik:
Incentivare una vita realizzata e il buon funzionamento della societ, gi a
partire dai curricola scolastici. La flessibilit, ladattabilit, la mobilit sono le
caratteristiche che luomo moderno deve possedere per vivere consapevolmente
la sua vita e per far fronte alla molteplicit di ruoli che affronta
quotidianamente).
Nel secondo numero di Aut Aut si possono leggere i due saggi di Valeria Pinto
(autrice di Valutare e punire) e Francesca Coin.
In quello di Coin, in particolare, si rintraccia la matrice di questo afflato
ipervalutativo nel cosiddetto modello del toyotismo o della qualit totale.
Bisognerebbe rileggere un libro uscito una decina danni fa per Einaudi, Lo

spirito Toyota, per riconoscere nellideologia di Taiichi Ohno limpianto teorico


di questa riforma.
Nel sistema Toyota solo un terzo della busta paga era assicurato mensilmente
secondo un contratto. Il resto dipendeva dalla produttivit, dai tassi di
assenteismo e dalla lealt dei lavoratori agli interessi e agli obiettivi aziendali.
Nella Buona scuola il sistema premiale per gli insegnanti non avr caratteristiche
molto simili?
Il saggio di Coin aiuta a scardinare anche la retorica della meritocrazia.
Nellistruzione, il merito diventa cos un dispositivo di accesso, il filtro che si
prefigge di allocare talenti e capitale umano sul mercato sulla base del loro
valore intrinseco, smarcando lindividuo meritevole dalle moltitudini eccedenti,
come leccellenza si smarca dalla massa.
Riprendendo la prefazione alla prima edizione del libro di Michael Young in cui
si coniava il concetto stesso di meritocrazia: La meritocrazia come un concetto
discriminatorio, che giustifica una drammatica diseguaglianza sino a divenire
lesatta antitesi della democrazia.
Nellanalisi di questo ritornello del merito, Coin suggerisce anche di rileggere
lultimo articolo scritto da Bruno Trentin, uscito sullUnit del 13 luglio 2006, in
cui si individuava in questa retorica una pericolosa deformazione della
tradizione di sinistra:
Soprattutto negli anni 60 del secolo passato, quando mi sono confrontato con la
struttura della retribuzione, alla Fiat e in altre grandi fabbriche e ho scoperto la
funzione antisindacale degli assegni o premi di merito, quando questi, oltre a
dividere i lavoratori della stessa qualifica o della stessa mansione, finirono per
rappresentare un modo diverso di inquadramento, di promozione e di comando
della persona, sanzionato, per gli impiegati, da una divisione normativa, che
nulla aveva a che fare con lefficienza e la funzionalit, ma che sancivano fino agli
anni 70 la garanzia del posto di lavoro e quindi la fedelt allimpresa.
Non rischia di suonare vagamente inquietante se si pensa al sistema con cui
questa riforma ha immaginato di assegnare premi e incentivi agli insegnanti?

Del resto laggressivit con cui questo governo si scaglia ogni giorno contro i
sindacati (sempre Davide Faraone nellarticolo che abbiamo citato sopra: Ogni
volta che si parla di scuola in Italia, gli italiani escono dal campo da gioco ed
entrano in campo i sindacalisti della scuola. Noi vogliamo cambiare il
paradigma, ma anche il suo racconto, desindacalizzandolo) fa il paio con
unideologia classista dellistruzione che Renzi sposava fin da quando era sindaco
di Firenze.
Nellarticolo di De Michele si recuperano anche le lodi sperticate che nel 2011
Renzi tesseva al libro di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo, attaccando la
tradizione di scuola democratica del novecento e tratteggiando quale sarebbe
stata la sua futura linea di condotta: Il libro non solo offre una godibile e ironica
istantanea sui ragazzi di oggi, dalla cura o incuria del look ai pregi e difetti del
correttore automatico di word, ma mette in discussione anche modelli come don
Milani o Gianni Rodari, e infine ci invita a pensare a come vorremmo la scuola
del futuro, a ragionare se la impostiamo sui sogni dei ragazzi o piuttosto sulle
paure del nostro tempo.
Ogni volta che si prova a mettere in discussione questo modello ipervalutativo
(per quanto riguarda gli studenti e gli Invalsi si pu leggere lilluminante
lavoro fatto dalla maestra Adriana Presentini con i suoi bambini di quarta
elementare) c qualcuno che risponde con il ritornello che gli insegnanti non
vogliono farsi valutare.
evidentemente una cattiva banalit.
Quello che servirebbe non certo un sistema premiale gerarchico (legato agli
incentivi economici), ma un metodo di correzione in itinere e una scuola che
metta al centro la cooperazione e leducazione tra pari, sia in classe sia
nellorganizzazione. Tutto questo tra laltro esiste gi in centinaia di buoni
esempi sparsi per tutta Italia che potrebbero essere aiutati a mettersi in rete.
Se poi si vogliono penalizzare i professori che non fanno il loro lavoro bene
assenteisti, inadeguati basta semplicemente applicare regole che gi esistono.
Per il resto si dovrebbe come suggeriscono De Michele & co. improntare la
formazione permanente seguendo i modelli di autogestione, che in questi anni di

riforme disastrose e di stipendi ridicoli, hanno compensato lassenza di risorse


della cattiva politica sulla scuola.
Per poter intervenire soprattutto su quegli aspetti praticamente dimenticati da
questa Buona scuola: lotta alla dispersione, riforma dei cicli, elevamento
dellobbligo scolastico a 18 anni e istruzione permanente.
Sullannosa questione delle assunzioni si pu dire, invece, che poteva essere
risolta con un decreto a parte, magari non pensato con gli stessi criteri con cui
stato costruito il disegno di legge, e che cos ci saremmo risparmiati un anno di
proteste a questa riforma modesta e molesta?

Una classe del liceo Virgilio di Milano, maggio 2011. (Stefano G. Pavesi, Contrasto)
Qualcosa pu ancora cambiare?
Unanalisi simile a quella delineata fin qui lha elaborata il senatore del Partito
democratico Walter Tocci. Allindomani dello sciopero del 5 maggio, aveva gi
chiesto al governo Renzi uninversione di rotta.
Inascoltato, ha pubblicato sul suo sito un paio di documenti molto interessanti,
che indicano in modo pratico quali dovrebbero essere le modifiche legislative per
provare a salvare questa riforma. Vale la pena leggerli per intero.

Il primo un saggio molto duro, che affronta il merito della riforma e il metodo
del governo.
La legislazione degli ultimi venti anni dice sempre le stesse cose ma in un
linguaggio legislativo sempre pi scadente. una ripetizione senza
apprendimento. Su scuola-lavoro, per esempio, il parlamento aveva gi
legiferato, da ultimo nel 2013, rinviando lattuazione a un regolamento, ma il
governo invece di scriverlo ricomincia da capo chiedendo una delega a scrivere il
regolamento. Fa pi notizia approvare una legge che attuarla. pi facile
comunicare che governare.
Ma soprattutto compie una diagnosi culturale e storica delle cattiva ispirazione
della Buona scuola.
Tra le molte cose condivisibili e approfondite che scrive Tocci e ci si chiede
perch Renzi abbia preferito Giannini o Faraone al posto di persone del suo
stesso partito che dimostrano una conoscenza cos approfondita di trentanni di
dibattito politico sulla scuola c unosservazione di tipo antropologico, che
segnerebbe un serio cambio di prospettiva se fosse adottata:
La dottrina alla moda dice che la qualit di un sistema si innalza con le
eccellenze. La qualit di sistema non si misura sulle punte isolate, ma dipende
dalla gran parte degli insegnanti sufficientemente buoni, secondo lespressione
introdotta da Donald Winnicott per sfatare il mito della madre perfetta. La
politica pubblica deve valorizzare proprio questo insieme dei sufficientemente
buoni che forma il carattere di un sistema scolastico nazionale. Negli ultimi
decenni, invece, sono stati demotivati e penalizzati da quasi tutti i provvedimenti
legislativi: il blocco degli stipendi, la mancanza di risorse, la complicazione
burocratica. Rimaneva solo una forza a loro disposizione, la titolarit della
cattedra e la libert di insegnamento. Se viene meno anche questultimo
riconoscimento, si ferisce la dignit dellinsegnante. La ragione profonda della
protesta che il governo non riesce neppure a capire.
Le modifiche che Tocci chiede il secondo documento sono tante e tali che
certo se fossero accolte il disegno di legge avrebbe un altro valore.

Su due aspetti in particolare i cambiamenti proposti sono davvero profondi: da


una parte lidea che invece della formazione legata al merito e alla valutazione
per gli insegnanti si possa creare una classe di formatori esperti, di formatori di
formatori, che nel medio periodo possano attraverso un percorso che non
premiale ma a sua volta educativo effettivamente aumentare la cooperazione
tra docenti e la qualit dellinsegnamento; dallaltra la difesa della dignit del
lavoro del docente, con una serie di garanzie a partire dalla titolarit anche
per i neoassunti.
Il tentativo di Tocci, lodevolissimo anche se non uniforme nella proposta, arriva
fuori tempo massimo? O potrebbe essere una piattaforma per cercare in
parlamento un compromesso tra sostenitori e critici della Buona scuola?
Se Renzi accettasse non i rilievi secondari, pure significativi e indicativi della
qualit legislativa di Tocci, ma quelli cruciali che riguardano formazione e
lavoro dimostrerebbe acume e umilt.
molto difficile che accada. Quel che pi probabile che alla fine uscir dalle
aule una legge-groviera: un pasticcio pieno di deleghe in bianco che andranno a
riempirsi nei prossimi anni, con una serie di decretini che non passeranno al
vaglio di una reale e approfondita discussione cosa che, a parte tutto, almeno
in questi mesi si prodotta.

SCUOLE

NON UN PASSO INDIETRO! RIPARTE LA


LOTTA CONTRO LA BUONA SCUOLA

Agosto 27, 2015

di Roberto Villanii

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Nonostante un crescendo di lotte durate un anno intero,


la controriforma della scuola di Renzi passata. Ma il
mondo per la scuola non si d per vinto, forte il
desiderio di riscatto e la volont di trasformare la
temporanea sconfitta in una futura vittoria.
di Roberto Villani*
Un
po
di
storia
recente
Nei mesi passati un movimento della scuola particolarmente ampio e variegato,
composto da lavoratori e RSU autoconvocate, coordinamenti per la LIP,
associazioni studentesche, sindacati confederali e di base, ha dato vita ad una
delle pi importanti lotte organizzate nel nostro paese negli ultimi anni,
opponendosi con grande forza e determinazione alla controriforma di RenziGiannini denominata buona scuola.
Renzi, che molto aveva puntato sulla scuola in termini di immagine, ha trovato
negli insegnanti e negli studenti una resistenza durissima e forse inaspettata,
soprattutto se si considera che in precedenti occasioni di grave attacco ai diritti
dei lavoratori come nel caso del jobs act (con conseguente devastazione dello
statuto dei lavoratori), grande era stata la disorganizzazione, la disgregazione, la
passivit dei soggetti colpiti e delle principali organizzazioni sindacali.

La lotta di questo importante movimento contro una riforma dellistruzione


realmente ultra- aziendalista, si sviluppata in un crescendo:
Si partiti gi da luglio 2014, quando il movimento romano della scuola si
trovato a Montecitorio per rispondere immediatamente alla proposta di buona
scuola-azienda presentata con un mellifluo documento simil-pubblicitario in pdf
da
Renzi.
Di l, dopo numerose assemblee autoconvocate e dopo diversi incontri di
studio ed analisi critica della riforma, organizzati dai lavoratori della scuola che hanno messo a nudo contenuti quali il preside sceriffo, il nucleo di
valutazione, limpoverimento degli organi collegiali e della democrazia
scolastica, la mannaia sui precari ecc. -, partita una raccolta delle mozioni
e delle delibere dei collegi docenti contro la riforma, a cui hanno partecipato
migliaia e migliaia di insegnanti, ridicolizzando la falsa consultazione on line
proposta invece dal governo.
Gli sviluppi successivi della lotta poi li conosciamo bene, visto che molto se ne
parlato: manifestazioni, sit-in, flash mob, scioperi partecipatissimi come quello
del 24 aprile e soprattutto del 5 maggio (il pi grande sciopero della storia
della scuola repubblicana) a cui ha partecipato oltre l80% dei lavoratori della
scuola e, sotto la spinta degli stessi lavoratori e delle RSU, un fronte sindacale
vastissimo e finalmente unito, composto da tutte le sigle confederali e da
quasi tutti i sindacati di base. Fronte che ha mantenuto la sua unit anche
durante il successivo sciopero degli scrutini (necessariamente interrotto per la
mannaia di leggi anti-sciopero sulle quali i sindacati confederali, ed in particolare
la CGIL, dovrebbero ritirare la firma).
Nonostante la lotta determinata ed unitaria del movimento, il governo riuscito
comunque a far passare la sua riforma, varata il 13 luglio
2015 (L.107/2015). Una riforma giudicata da molti giuristi incostituzionale (tra
laltro stata bocciata nel passaggio in commissione affari costituzionali), che ha
fatto indignare gli addetti ai lavori e non solo, che stata fischiata in parlamento
dai cittadini presenti sugli spalti, come mai successo prima
Il governo in sostanza, messo in difficolt dalle lotte e dalla vasta mobilitazione,
per portare a termine il suo progetto di controriforma dellistruzione dovuto
ricorrere a modalit decisamente anti-democratiche, come il superamento della
discussione in commissione scuola dove Renzi era finito in minoranza, il
superamento degli emendamenti delle opposizioni attraverso un originale e

truffaldino maxiemendamento (che nulla ha cambiato dellimpianto originale del


ddL), per non parlare del gi citato passaggio sullincostituzionalit e, dulcis in
fundo, il ricorso alla fiducia.
Il tutto svolto ovviamente mobilitando al massimo larsenale mediatico
governativo, con tanto di spottini ridicoli del presidente del consiglio passati
sulla tv di stato (con tanto di gessetti e lavagnette); senza contare le tante vuote
dichiarazioni di impacciatissimi membri del governo, conduttori, giornalisti ed
opinionisti ammaestrati; tentativi che non sono bastati a coprire la vergogna e
che non hanno salvato la maggioranza dal conseguente calo di consensi e di
credibilit.
Una perdita di consensi consistente da parte di Renzi in questo passaggio di
governo
quindi,
ma c dellaltro
Tra i protagonisti del movimento, i lavoratori della scuola, gli studenti, i genitori
ed i cittadini consapevoli, anche dopo la firma di Mattarella (che ha forse
scordato in quelloccasione di essere garante della Costituzione) non tira
affatto aria di smobilitazione, ma serpeggia invece un forte desiderio di
riscatto e volont di contrattacco.
Il popolo della scuola, ormai consapevole delle proprie ragioni e della propria
forza e ancora unitariamente mobilitato, non ha alcuna intenzione di
interrompere la sua battaglia ed intenzionato a trasformare la
temporanea
sconfitta
in
una
futura
vittoria!
E questo un fatto insolito, in controtendenza rispetto a lotte sindacali precedenti,
che spesso si sono arenate o interrotte bruscamente con il varo definitivo delle
leggi o provvedimenti filopadronali contro cui ci si era mobilitati.
Per far questo per, per riuscire a cancellare la L.107, per vincere la guerra
contro questo governo reazionario, per importantissimo rafforzare
quellunit sindacaleche ha visto lottare insieme contro la riforma tanto i
sindacati firmatari che i sindacati di base ed in questo senso decisivo sar
il ruolo delle RSU e degli iscritti, che dovranno chiedere con forza alle loro
organizzazioni di rimanere unite nella lotta, non cedere a tentazioni di

compromessi e concertazioni al ribasso e non fare nessuno, ma proprio


nessun passo indietro!
Sar necessario poi costruire gi a settembre le condizioni per ricreare la
mobilitazione ampissima raggiunta dal movimento della scuola tra aprile e
giugno. Bisogner quindi coordinarsi a livello nazionale, costruendo momenti
unitari di organizzazione del movimento, come lassemblea autoconvocata del
31 agosto a Roma, o quella del 5-6 settembre promossa dai comitati della LIP a
Bologna, o quella nazionale delle RSU dell11 settembre a Roma, con lo scopo
di articolare un'efficace strategia di lotta comune su tutto il territorio
nazionale.
Ma avr altrettanta importanza agire anche a livello locale, costruendo
sinergie tra i diversi attori della scuola (insegnanti, studenti, genitori RSU, CdI,
CdD, comitati genitori, collettivi studenteschi etc) e lottando in modo
coordinato scuola per scuola contro gli effetti della riforma, contro il potere
e larroganza dei presidi sceriffi, contro i nuclei di valutazione, contro le
assunzioni dei precari lontano dalle proprie case (in questi giorni molte sono le
proteste e le iniziative in questo senso), contro il taglio dei finanziamenti che
porta gli istituti a chiedere alle famiglie salati contributi volontari mentre
incostituzionalmente si finanziano le private...
Insomma, bisogna costruire una lotta di lunga durata, unitaria, radicale,
intelligente, in grado di crescere in forza e partecipazione e di sfruttare ogni
possibilit per mettere in difficolt il governo sulla L.107; anche quella di
un eventuale referendum, a patto che lo stesso sia espressione reale del
movimento della scuola e non di tentativi politicisti come quello maldestramente
proposto in questi giorni da Civati, nel tentativo di lanciare la sua neonata
compagine politica.
Una lotta sindacale, ma anche politica in cui il movimento sappia sfruttare la
sponda offerta dalle opposizioni parlamentari ed extraparlamentari senza farsi
per mettere il cappello dalle stesse.
Chiara
infatti
deve
essere
una
questione:
Il popolo della scuola si pone obiettivi grandi, condivisi ma complessi da
ottenere. E stato pi volte detto dai lavoratori e dagli studenti che lunico

risultato possibile per noi il ritiro completo della buona scuola, oggi
L.107, una legge aziendalista fortemente desiderata e sostenuta da tutti i poteri
forti
(treElle,
fondazione
Agnelli,
Confindustria..).
Parallelamente il movimento che si mobilitato contro Renzi-Giannini chiede da
sempre lattuazione di una riforma realmente condivisa da lavoratori della
scuola, studenti, genitori, incarnata oggi nella LIP, Legge di Iniziativa
Popolare basata sui pi alti elementi della democrazia espressa dalla
Costituzione antifascista e della scuola democratica degli organi collegiali
conquistata con le lotte degli anni 70.
Ma non si pu per pensare che un simile risultato possa essere raggiunto
senza che vengano messi in discussione gli equilibri di un governo che
espressione diretta dei poteri forti nazionali e soprattutto sovranazionali,
un governo smaccatamente neoliberista che ha fatto dei dettami del
padronato internazionale (politicamente rappresentato dalla cosiddetta
troika) la sua linea di condotta politica.
Per questo la lotta sindacale non baster e la rivendicazione del settore scuola
dovr lasciare il posto, pi che in passato ( forse stato questo il maggior limite
del movimento) ad una mobilitazione unitaria e pi vasta di tutti i lavoratori,
per arrivare allorganizzazione di un grande ed incisivo sciopero generale in
grado di dare una spallata decisiva; una rivendicazione quindi politica (su cui
si dovranno misurare anche e soprattutto i comunisti e gli anticapitalisti ovunque
collocati) contro un sistema economico basato sullo sfruttamento del
lavoro, contro la devastazione di scuola e sanit, contro il precariato che si
cela dietro i nuovi contratti a tempo indeterminato, per la difesa
dellorario di lavoro e del salario diretto, indiretto e differito.
In questo senso, la costruzione dellunit tra tutti i lavoratori salariati precari
e non, lelaborazione di piattaforme di rivendicazione comuni tra le vertenze, la
solidariet di classe tra coloro che si battono contro la buona scuola, la
riforma della P.A. o il jobs act, un elemento essenziale per il
raggiungimento degli obiettivi che si dato il movimento della scuola.
Le operazioni di solidariet nate in questo periodo da gruppi di insegnanti
insupporto ai lavoratori Ikea in sciopero, sono un primo interessante segnale
in questa direzione.

Continuiamo dunque a lavorare per tenere unito il fronte sindacale


esercitando la necessaria pressione dal basso, proviamo a superare il
corporativismo che non ci permette di allargare le lotte, continuiamo
a mobilitare i colleghi ed i lavoratori che ancora non hanno alzato la testa,
diamo spazio alla nostra intelligenza edimmaginazione, impariamo dai nostri
errori e prepariamoci allautunno ed a questa dura lotta.
Contro la buona scuola ed il governo Renzi, NON UN PASSO
INDIETRO!!
*RSU Flc/Cgil Lavoratori Autoconvocati Scuola - Roma
Prossimi appuntamenti del movimento della scuola contro la legge 107 del
governo Renzi:

Roma, 31 agosto, h.16 presso Il cielo sopra l'esquilino, via galilei 57:
Assemblea autoconvocata delle scuole di Roma per organizzare le mobilitazioni
contro la riforma

Bologna, 5-6 settembre, dalle h.10, Piazza Scaravilli: Stati Generali della
Scuola per costruire insieme la mobilitazione contro la Legge 107 del Governo
Renzihttp://lipscuola.it/blog/bologna-5-e-6-settembre-2015-assemblea-comitatiterritoriali-lip-e-incontro-nazionale-di-mobilitazione-della-scuola/

Roma, 11 settembre, presso il teatro Quirino, a Roma in via delle Vergini


7: Assemblea nazionale unitaria delle RSU

Scuola, maxiemendamento Pd. Governo: S a fiducia se serve. Opposizioni: Non


ci hanno fatto lavorare
Da Il fatto Quotidiano del 23-06-2015

Corsa contro il tempo dell'esecutivo per arrivare al via libera sul provvedimento.
Protestano Sel, Lega Nord, M5S e minoranza Pd: "Alibi tempi stretti, riforma
invariata". Le assunzioni dei 100mila precari saranno in due fasi e la valutazione dei
docenti sar affidata anche a ispettori del Miur. Il bando per il concorsone a
dicembre 2015

Le assunzioni ci saranno, ma la riforma sar completata in due fasi. Il governo


prova il tutto per tutto per far approvare il ddl Buona Scuola in tempo. Il
provvedimento arriver in Aula mercoled 24 giugno, ma senza che la commissione
abbia dato il suo via libera: le opposizioni non hanno ritirato le 3mila richieste di
modifica eMatteo Renzi, a differenza di quanto promesso, sembra intenzionato a
chiedere la fiducia sul maxiemendamento che contiene i punti principali della
riforma e che stato depositato in mattinata dai relatori Francesca Puglisi
(Pd) e Franco Conte (Ap). Lipotesi stata approvata anche dal Consiglio dei
ministri in serata nel caso fosse necessario. La maggioranza intanto si difende: E
stata una scelta obbligata, ha commentato il democratico Andrea Marcucci. Ma le
opposizioni protestano. Se restano cos le cose, ha ribattuto Gian Marco Centinaio
della Lega Nord, noi usciremo dallAula.

Il maxiemendamento un tentativo di venire incontro alle richieste di modifica,


anche se di fatto la struttura del provvedimento rimane invariata. La prima novit
riguarda il piano straordinario assunzioni. Nellinfornata promessa da Renzi per il
prossimo anno scolastico, a patto che venga votato il pacchetto scuola nei termini
stabiliti dalla maggioranza, vengono inglobati tutti gli idonei al concorso a cattedre
2012, non solo i vincitori come gi previsto dallarticolo 10. Parte dei nuovi assunti a
tempo indeterminato servir a sostituire i turn over (circa 30mila posti) e i posti

vacanti (circa 15mila) finora ricoperti con le supplenze. I precari esclusi da questa
lista (oltre 50mila), invece, vengono ammessi con unassunzione giuridica di un
anno. E da settembre 2016 finiranno nellorganico potenziato aggiuntivo.

Un esercito di precari rimane comunque appeso al vuoto. Il sindacatoAnief ricorda


che sono 70mila quelli che ricorreranno in tribunale, chi ha frequentato i corsi di
abilitazione Pas o i Tfa ha diritto allassunzione, non a pillole amare presentate
come regali. Tra gli esclusi ci sono anche coloro che hanno conseguito il titolo
allestero e in Scienze della formazione primaria dopo il 2011. Secondo il
presidente Anief Marcello Pacifico, chiunque si candidi a fare linsegnante ed
stato abilitato dallo Stato, o ha avuto un titolo riconosciuto, ha diritto a essere
immesso a pieno titolo nelle graduatorie per concorrere alle assunzioni.

La seconda modifica invece introduce la valutazione dei dirigenti scolastici, a


cadenza triennale, affidata a degli ispettori nominati dal Miur. Tra i criteri per il
giudizio ci sar anche la competenza gestionale del dirigente, il miglioramento delle
prestazioni scolastiche dellistituto, che tiene conto dei risultati dei singoli studenti e
del successo di insegnanti e personale Ata. Nelle 40 pagine del maxiemendamento,
spunta anche un nuovo comitato di valutazione del merito dei docenti, che dovr
essere formato da tre insegnanti dello stesso istituto (di cui due scelti dal collegio
dei docenti e uno dal consiglio di istituto), un componente esterno (selezionato tra
docenti, dirigenti scolastici e tecnici dellufficio scolastico regionale), due
rappresentanti di genitori nella scuola fino al primo ciclo (infanzia, prima e
secondaria di primo grado), oppure da un rappresentante dei genitori e uno degli
studenti nel secondo ciclo. Nel triennio pilota 2016-2018 le schede verranno
raccolte dagli uffici scolastici regionali e consegnate al Miur, che sulla base dei dati
ricevuti, elaborer le linee guida per la valutazione del merito dei docenti, in sinergia
con le parti sociali e le associazioni di categoria, da rivedere periodicamente.
Quarta aggiunta: il dieci per cento dello school bonus dovr essere destinato alle
scuole che avranno ricevuto donazioni sotto la media nazionale. In pi, stato
messo un tetto alcredito di imposta di centomila euro.

Altro punto importante il fatto che entro il 1 dicembre dovr essere emanato
il bando per lassunzione di docenti. Si stabilisce infatti al comma 113 che il
ministero dellIstruzione ferma restando la procedura autorizzatori dovr bandire

entro il 1 dicembre 2015 un concorso per titoli ed esami per lassunzione a tempo
indeterminato di personale docente per le istituzioni scolastiche ed educative
statali, per la copertura, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, di tutti i posti
vacanti e disponibili nellorganico dellautonomia, nonch per i posti che si rendano
tali nel triennio.

Per lopposizione il maxiemendamento solo fumo negli occhi. Nessuno disposto


a gettare la spugna e le opposizioni, nel caso di un voto di fiducia, annunciano che
daranno battaglia. Io mi astengo ha dichiarato Corradino Mineo, che insieme
a Walter Tocci, tutti e due della minoranza democratica, bocciano lultima versione
del ddl sia nel metodo che nella sostanza. Nessuno dei problemi che hanno
creato la protesta della scuola stato risolto scrivono in una nota su Facebook -.
Rimane confermato il potere di chiamata del preside che cancella la libert di
insegnamento e apre la breccia al clientelismo, allaumento delle diseguaglianze,
alle scuole di tendenza ideologica proprio mentre premono alle porte i
fondamentalismi. Ribadiscono che si finanziano i ceti medio alti con i bonus fiscali
mentre viene azzerato il fondo delle borse di studio per i ceti meno abbienti. E se
da una parte il governo insiste sullautonomia delle scuola, dallaltra non si
restituiscono alle scuole i soldi per il funzionamento ordinario, costringendo gli
insegnanti a fare la questua con i genitori, una sorta di aumento nascosto delle
tasse per le famiglie.

La presidente del gruppo Misto-Sel Loredana De Petris e la senatrice Alessia


Petraglia (Sel) sottolineano che il maxiemendamento ignora completamente le loro
critiche. Quanto allalibi dei tempi stretti, sbandierato anche oggi dal presidente
della commissione Marcucci dicono De Petris e Petraglia non ci stancheremo
mai di sbugiardare il governo. Il solo ostruzionismo stato fatto dal governo e dalla
maggioranza, che hanno letteralmente impedito alla commissione di lavorare e
votare con il solo obiettivo di evitare che il Parlamento sovrano potesse
esprimersi. Dura anche la reazione dei parlamentari delMovimento Cinque Stelle:
Il testo di sintesi non cambia limpianto sostanziale della riforma: resta il preside
manager, resta la chiamata diretta, resta lingerenza dei privati nella scuola pubblica
statale e gli sgravi per le paritarie. Resta, in sostanza, tutto ci che il M5S e lintero
mondo della scuola contestano da mesi.