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Secondo tutti i sondaggi dopo la nascita del governissimo il Pdl gua- dagna oltre 3

Secondo tutti i sondaggi dopo la nascita del governissimo il Pdl gua- dagna oltre 3 punti e il Pd ne perde altrettanti. Complimenti, bel colpo!

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Complimenti, bel colpo! y(7HC0D7*KSTKKQ( +%!z!,!z!# Mercoledì 1 maggio 2013 – Anno 5 – n° 119 Redazione:

Mercoledì 1 maggio 2013 – Anno 5 – n° 119

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

– 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230 € 1,20 – Arretrati:
– 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230 € 1,20 – Arretrati:

1,20 – Arretrati: 2,00

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

PARTITI: 40 MILIONI DAI PRIVATI NOME PER NOME, CIFRA PER CIFRA

I 100 mila euro di Bertelli (Prada) al Pd, a Lista Civica i 710 mila di Borletti (Buitoni) e i 100 mila di Enrico

Bondi, il sostegno delle cooperative, i 5 milioni di An girati al Pdl. E ancora, i versamenti dei politici ai loro stessi gruppi (magari sperando nella candidatura), Di Pietro che si svena per Rivoluzione civile e Bossi che non sgancia

un euro per la Lega di Maroni

civile e Bossi che non sgancia un euro per la Lega di Maroni Tecce » pag.

Tecce » pag. 2 - 3

sgancia un euro per la Lega di Maroni Tecce » pag. 2 - 3 U di

U di Furio Colombo

LA SINISTRA CHE HA SCELTO DI ANDARE SULLA DESTRA

» pag. 18

» GOVERNO » Mentre Letta vola a Berlino dalla Merkel

Diktat di Berlusconi:

sull’Imu decido io

L’AGGUATO DI DOMENICA Ansa Lugi Preiti era a meno di un metro di distanza dal
L’AGGUATO DI DOMENICA
Ansa
Lugi Preiti era a meno di un metro di distanza dal
maresciallo Giangrande quando, col il braccio teso e la
pistola puntata sul volto del carabiniere, ha aperto il fuoco
Nel tondo rosso al centro, Preiti e il carabiniere Giangrande
Nel tondo a sinistra, Negri, l’altro carabiniere ferito

Prime frizioni nella nuova maggioranza. A Franceschini che dice “per ora è sospesa solo la rata di giugno”, il Pdl risponde a muso duro “attenti, facciamo cadere l’esecutivo”. Il premier in Europa conferma gli impegni “ma come troviamo le risorse è affare di casa nostra”

d’Esposito e Feltri » pag. 4

L’INTERVISTA

Vietti (Csm):

“Immunità per i parlamentari? Se ne può parlare”

Mascali » pag. 7

LA CATTIVERIA Buon Primo maggio. Torniamo in edicola giovedì 3 » L’INTERVISTA John Le Carré:
LA CATTIVERIA
Buon Primo maggio.
Torniamo in edicola
giovedì 3
» L’INTERVISTA
John Le Carré:
L’Olanda ha un nuovo Re.
E senza dover fare 5 votazioni
Il sito sarà regolarmente
aggiornato
“Anche le Talpe si
sono globalizzate”
» www.forum.spinoza.it
Dwight Garner » pag. 14

dc

CONFLITTO D’INTERESSI VIETATO PARLARNE

di Paolo Flores d’Arcais

S iamo in piena “neolingua”, quella del Grande Fratello di orwelliana memoria:

ieri sono state cancellate dall’italiano la lo- cuzione “conflitto d’interessi” e il lemma “ineleggibilità”, i concetti stessi devono di- ventare impensabili, benché (o forse proprio perché) lungo tutta la campagna elettorale il Pd avesse giurato e spergiurato che porre fine al conflitto d’interessi era una questione sia di civiltà istituzionale che di efficienza economica, dunque cruciale e improcrasti- nabile. Immediatamente dopo le elezioni, il braccio operativo di Bersani, senatore Mi- gliavacca, aveva anzi garantito che il Pd avrebbe votato per l’arresto di Berlusconi in caso di motivata richiesta di un pm, e il pre- sidente dei senatori, Luigi Zanda, che Ber- lusconi andava dichiarato ineleggibile. Poi la rielezione di Napolitano e il “contrordine compagni!” con cui il Pd ha completato la sua mutazione antropologica in partito do- roteo postmoderno. “Con la lotta al conflitto d’interessi non si mangia”, è la giaculatoria d’ordinanza e d’a- morosi sensi col Caimano, con cui la Ca- sta-Pd cerca di tagliare la lingua a chi gli ricorda le promesse appena gettate al ma- cero. Ma è proprio un liberista doc come Luigi Zingales, laurea alla Bocconi, PhD al Mit di Boston, professore all’Università di Chicago, editorialista del quotidiano della Confindustria, promotore della destra civile “Fermare il declino”, che va ripetendo in ogni talk show come ogni conflitto d’inte- ressi produca impoverimento materiale, co- me il monopolio televisivo di B. generi mo- stri (anche economici), come l’Italia non possa uscire dalla crisi finanziaria e produt- tiva, e dalla cronica inefficienza dell’ammi- nistrazione pubblica, senza mandare siste- maticamente in galera i ladri, i corrotti e gli “amici degli amici” di ogni specie e rango. Otto milioni e mezzo di italiani hanno votato il Pd credendo di votare anche per queste misure. Scoprono invece che le loro schede fanno mucchio con quelle andate a Cicchitto e Santanchè, Alfano e Scilipoti, per innalzare il Conflitto d’Interessi nella sua forma per- sonificata (tecnicamente: Ipostasi), Silvio Berlusconi, a Presidente della Convenzione che riscriverà la Costituzione. Nell’intera storia d’Italia un voltafaccia del genere non ha precedenti, il trasformismo di Depretis al confronto sembra una gemma di coerenza. Il ceto politico del Pd che ha votato la fiducia ha firmato la propria ignominia morale, e stabilito che qualsiasi cosa dica in futuro un dirigente Pd la sua credibilità è per

definizione zero, flatus vocis per gonzi.

Dipartito democratico

di Marco Travaglio

D icono che i pesci rossi abbiano la memoria corta, tre mesi non di più. Ma la stampa ita-

liana li supera, diffondendo balle à gogò che non

tengono minimo conto della storia degli ultimi tre mesi: elezioni, consultazioni, presidenziali.

1. ”Il governo Letta non ha alternative: i 5Stelle

hanno detto no a Bersani e il Pdl ha detto sì a Letta”. Ma i 5Stelle han detto no a Bersani che chiedeva la fiducia a un suo governo di mino- ranza, fondato su 8 genericissimi punti, che per sopravvivere avrebbe raccattato i voti qua e là in Parlamento. Nessuno ha proposto un governo Pd-M5S presieduto da un uomo super partes. Er- rore di Bersani, che non andava al di là del pro- prio nome, convinto di aver vinto le elezioni. Ed errore dei 5Stelle che, quando salirono al Colle la seconda volta coi nomi di Settis, Zagrebelsky e Rodotà in tasca, non li fecero perché Napolitano disse no a un premier extra-partiti. Così rinun- ciarono a vedere il bluff del Pd: anche se Bersani fosse stato sincero, un suo governo con M5S non

avrebbe mai ottenuto la fiducia da tutto il Pd (che s’è spaccato persino su Marini e Prodi, figurarsi

su un’alleanza coi grilli).

2. “M5S, se voleva governare col Pd, doveva vo-

tare Prodi”. Ma M5S aveva candidato Rodotà, uomo storico della sinistra, uscito al terzo posto delle loro Quirinarie, mentre Prodi era a fondo classifica. Chi ridacchia dei pochi voti raccolti da Rodotà (4677) dovrebbe ridacchiare di più di quelli avuti da Prodi (1394). Ma soprattutto:

mentre i 5Stelle facevano scegliere a 48 mila

iscritti il loro candidato, Bersani faceva scegliere

il suo a uno solo: Berlusconi. Che indicava Ma-

rini, poi impallinato dal Pd. Che allora mandava allo sbaraglio Prodi. Ma, mentre Grillo chiedeva ufficialmente al Pd di votare Rodotà per gover- nare insieme, Bersani non ha mai chiesto a M5S

di votare Prodi per governare insieme (con Ro-

dotà premier). Si è tentato invece lo “scouting”

sottobanco per strappare i 15 voti che mancavano

a Prodi al quinto scrutinio. Ma Prodi non ci è

neppure arrivato, perché al quarto gli son man- cati 101 voti Pd. Come poteva il Pd pretendere che M5S votasse spontaneamente, senza richieste

ufficiali, un candidato osteggiato dal suo partito, rischiando di spaccarsi e di non riuscire neppure

a eleggerlo a causa dei franchi tiratori Pd?

3. “Grillo voleva fin dall’inizio l’inciucio Pd-Pdl”.

Ma, se così fosse, avrebbe lasciato andare le cose com’erano sempre andate, anziché fondare un movimento contro “Pdl e Pdmenoelle”. E soprat- tutto avrebbe scelto un candidato di bandiera per

il Colle (se stesso o Fo o un parlamentare qua-

lunque), per blindarsi in un dorato isolamento:

non avrebbe certo interpellato la base online, no- toriamente influenzata da grandi personalità del-

la sinistra come quelle poi uscite dalle Quirinarie.

In realtà Grillo aveva semplicemente previsto l’inciucio, previsione che non richiede partico-

lare acume a chi segue la politica da un po’.

4. “Quello di Letta è un governissimo di larghe

intese”. A contare gli elettori che rappresenta, è un governino di minoranza: su un corpo eletto-

rale di 47 milioni (di cui 35 hanno votato), i partiti che l’appoggiano raccolgono appena 20 milioni

di voti, avendone persi per strada 10 rispetto a

cinque anni fa. Gli stessi partiti che sostenevano il

governo Monti e che, dopo le urne, riconobbero che quel governo era stato bocciato. E ora rie- sumano lo stesso ménage à trois, con ministri più giovani ma meno autorevoli e competenti dei tec- nici. Come se gli italiani non avessero votato. 5. ”Il governo Letta pone fine a vent’anni di guerra civile fredda”. Sarà, ma a giudicare dagli inciuci ventennali, dai teneri abbracci Bersa- ni-Letta-Alfano e dagli occhi dolci che si fanno gli ex combattenti, non si direbbe. Spaccato su nonno Marini e papà Prodi, il Pd ritrova una rocciosa compattezza su padron Silvio, da sem- pre al centro dei sogni erotici dei suoi dirigenti. Più che di una guerra, è la fine di una lunga re- lazione clandestina con l’outing liberatorio dei due amanti: “Sì, è vero, andiamo a letto da ven- t’anni: embè?”.

2

2 IL DOSSIER Oltre al sostegno pubblico, ecco su cosa fa conto la politica. Nome per
2 IL DOSSIER Oltre al sostegno pubblico, ecco su cosa fa conto la politica. Nome per

IL DOSSIER

Oltre al sostegno pubblico, ecco su cosa fa conto la politica. Nome per nome, cifra per cifra:

in 87 pagine la rendicontazione dei contributi oltre i 5 mila euro

pagine la rendicontazione dei contributi oltre i 5 mila euro LO SCONTO AL GOVERNATORE SOLO 7.000

LO SCONTO AL GOVERNATORE SOLO 7.000 DA PARTE DI FORMIGONI Ha insistito così tanto Roberto Formigoni per avere il seggio di senatore a Roma e il Pdl gli ha fatto pure lo sconto: a differenza dei colleghi, ha pagato solo 7.000 mila euro.

Onorevoli, Prada e le Coop: i 40 milioni dei “privati” ai partiti

IL BOTTINO DEI TECNICI, L’ASSEGNO-SPERANZA PER LE CANDIDATURE, IL SOSTEGNO DELLE IMPRESE. ASPETTANDO LA MANNA DEI RIMBORSI ELETTORALI

DELLE IMPRESE. ASPETTANDO LA MANNA DEI RIMBORSI ELETTORALI di Carlo Tecce I rimborsi ai partiti esistono

di Carlo Tecce

I rimborsi ai partiti esistono ancora, anche se Enrico Letta vuole taglia- re e controllare. Non vi preoccu-

pate: a luglio sarà staccato il primo assegno per la prima rata a chi l'ha chiesto: tutti,

tranne il Movimento Cinque Stelle. La torta di 91 milioni – tra spese per la campagna elettorale e finanziamenti ai gruppi – sarà divisa per por- zioni più grosse. La legge pre- vede che al sostegno pubblico

si affianchi il contributo pri-

vato: vanno dichiarate le do- nazioni oltre i 4.999 euro. In queste pagine troverete un resoconto - nome per nome e

cifra per cifra - dei 40 milioni

di euro versati ai partiti per le

ultime votazioni. Non manca nessuno. Tranne, ancora, il M5S che ha organizzato lo Tsunami di Grillo con sotto- scrizioni di poche decine di euro.

IL 27 APRILE è scaduto il ter- mine per presentare la ren- dicontazione, all'appello

mancano Scelta Civica, Pdl e Pd. La Lega Nord, visti i tra-

scorsi dell'ex tesoriere Belsito,

ha inviato quattro faldoni da

migliaia di pagine. Queste spese saranno pubbliche

quando verranno convalidate

da un comitato nominato al-

l'interno della Corte dei Con- ti. Ma prima di mostrare le carte, gli stessi di Scelta Ci- vica, Pdl e Pd hanno chiesto di avere la parte spettante dei 91 milioni.

PER ADESSO, potete divertir- vi a capire come Mario Monti

sia riuscito a raccogliere oltre

2 milioni di euro profittando

di imprenditori-candidati e

di tecnici generosi come

LA GRANDE TORTA I grillini non figurano: hanno avuto solo quote sotto la soglia I

LA GRANDE TORTA

I grillini non figurano:

hanno avuto solo quote sotto la soglia

I piddini e quel doppio

sui berluscones: perché c’è lo sconto Irpef

Enrico Bondi. Vi abbiamo ri- sparmiato l'elenco dei depu- tati e senatori che versano

una quota al partito (spesso

detratta dall'indennità), fissa-

ta in circa 9.600 per il Pdl e

quasi il doppio per il Pd: con- viene, perché la somma pro- cura un beneficio per l'Irpef con sconti sino al 19%. Ma un giovane candidato, che non dispone di questi soldi, come

fa? Viene inserito lo stesso nei

listini bloccati grazie al Por-

cellum?

In attesa di una risposta, si

può dire che ci sono bonifici curiosi, come quelli che pun- tuali arrivano dall'imprendi-

tore Alfredo Romeo, che so- stiene il democratico ex da- lemiano Nicola Latorre. La frangia democristiana del Pd dovrà ricordarsi, quando sa-

rà, se sarà, il momento di una

scissione, che gli ex comunisti

nelle regioni rosse garanti-

scono liquidità con l'apporto

di decine e decine di coope-

rative. Non fosse per una

grande azienda di Bologna - e dove, sennò? - e per un gioiel-

lo di Prada, il Pd dovrebbe

sperare nei lauti rimborsi per sopravvivere ai bilanci prima

IL SALVADANAIO

Illustrazione di Marilena Nardi

prima IL SALVADANAIO Illustrazione di Marilena Nardi che con all’avvento di Renzi. Le solite imprese di

che con all’avvento di Renzi.

Le solite imprese di costru-

zioni partecipano al carico elettorale per la propaganda:

perché lo fanno? Simpatia o

cosa? Vanno incrociate le si-

gle per interpretare il grande

aiuto che riceve sempre l'Udc

di Pier Ferdinando Casini,

seppur ormai estinta.

E FA SORRIDERE il ricco Pdl

del ricco Cavaliere che con-

quista ossigeno finanziario

con i 5 milioni degli ex di Al- leanza Nazionale. E cosa dire

del povero Antonio Di Pietro,

escluso da tutto e da tutti, che si svena per la Rivoluzione Civile di Ingroia? Avranno ragione i pionieri Gianpiero Samorì e Alfonso Luigi Marra

che se la cantano e se la suo- nano, si pagano l'esperienza elettorale e salutano senza la- sciare traccia. Come Umber-

to Bossi, che non dà un euro al Carroccio guidato da Ma- roni.

I 100 mila euro di Bondi, i 710 mila di Mrs. Buitoni

Monti tra Bombassei e “il super-tagliatore”

Non avrà dimestichezza con la politica, però Mario Monti è un professore a far di conto. Anche per Scelta Civica, fabbricata in fretta a gennaio per le elezioni di febbraio. In po- chi giorni, il movimento ha raccolto oltre 2 milioni di euro. I candidati in posti blindati, pescati non senza riflessioni aggiunte tra l'imprenditoria e l'acca- demia, si sono presto adoperati con bonifici a molte cifre. Carla Anna

con bonifici a molte cifre. C a r l a A n n a Ilaria Borletti

Ilaria

Borletti

dell'Ac-

qua, coniugata Buitoni, ha donato 710.000 euro. Tanta generosità che Monti non è riuscito a ripagare: doveva entra- re nel governo come ministro, potrebbe rientrare come sottosegretario. Alberto Bombassei, gruppo Brembo, non si è sve- nato: 50.000 euro e spiccioli. La metà di un tecnico fra i tecnici, nominato l'11 aprile amministratore delegato all'Ilva di Taranto:

ma Enrico Bondi non aveva già rimosso l'e- sperienza a Palazzo Chigi e, prima di sa- lutare, lo stesso giorno, la Camera registra un contributo di 100.000 euro. Per l'esordio romano, Lorenzo Dellai – che viene da Tren- to e dai laboratori di Italia Futura di Mon- tezemolo – non ha badato ha spese e ha

versato 72.000 euro in due rate. La famiglia Merloni ha partecipato con 150.000, così l'erede Maria Paola, ex democratica, ritorna

in Parlamento. Luca Cordero di Monteze-

molo ha avuto uno sguardo lungo, non ha svuotato le casse di Italia Futura per un esperimento risultato poi fallimentare: l'as- sociazione di LCdM non ha superato i 100.000 euro. Il professore voleva eccitare le piccole, medie e soprattutto grandi aziende:

non ha avuto reazioni entusiastiche. I co- struttori Salini si sono limitati a un obolo, 20.000 euro: hanno pareggiato persino la Nuova Casa di cura di Decimomannu. Gli Odontonetwork di Milano e la Paolonia Im- mobiliare si sono fermati a 10.000. Ha fatto meglio lo scrittore Edoardo Nesi, eletto in Toscana, 17.000 euro.

Nicola Latorre e i tifosi del mattone

Tra le 87 pagine che elencano i soldi privati ai partiti privati, una intera la merita Nicola Latorre, senatore Pd, che fece parte di quella granitica covata puglie-

se di Massimo D'Alema.

Per una campagna elet- torale non proprio pal- pitante, causa legge porcellum, Latorre ha ricevuto donazioni per

causa legge porcellum, Latorre ha ricevuto donazioni per 225.000 euro. La Isvafim non ha fatto man-

225.000 euro. La Isvafim non ha fatto man- care un sostegno di 30.000, anche se a Mat- teo Renzi ne andarono il doppio per le pri- marie. La società di multiservizi fa capo ad Alfredo Romeo, in passato coinvolto in un'inchiesta a Napoli: assolto da accuse pe- santi – era in grado di manovrare appalti – è stato condannato a due anni in primo grado per un singolo episodio di corruzione in merito a un'assunzione. Il mattone crede tanto in Latorre: 30.000 euro da Colonna Prima di Roma (che possiede le più sug- gestive terrazze romane), 30.000 ancora da Italiana Costruzioni e ben 50.000 da Sor- gente Group.

Il

tesoretto di Tabacci

e

il sostegno di Romeo

Il Centro democratico di Bruno Tabacci, che con qualche migliaio di voti ha consentito al Pd di ottenere il premio di maggioranza a Montecitorio, si è fatto sentire grazie ai soldi di Romeo (Isvafim) 30.000 euro e del can-

didato Nicola Benedetto, 50.000.

Da Ingroia a Favia:

tanto paga Di Pietro

Nessuno ha conquistato il Parlamento, ma la coalizione Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia si è retta soltanto con i soldi del- l'Italia dei Valori: un milione di euro per la

campagna nazionale, 50.000 per quella regio- nale laziale. Il partito di

Antonio Di Pietro ha an-

che donato 50.000 per il comitato promotore per il referendum sul la- voro; 40.000 a Giovanni Favia, consigliere emi-

liano ex Movimento Cinque Stelle; 30.000

ad Antonio Borghesi, ex capogruppo a Mon-

tecitorio e 20.000 per Ambrosoli presidente

in Lombardia.

An e Forza Italia foraggiano il Pdl, Silvio no

Questa è la notizia: Silvio Berlusconi non sgancia più moneta per il partito. E i liberali

di Arcore, che detestavano la fusione con gli

ex fascisti di Alleanza Nazionale, devono ringraziare proprio la liquidazione di An. Nonostante la diaspora di Ignazio La Russa

e Giorgia Meloni, più la pattuglia di Gian-

franco Fini, il Pdl si è meritato un contributo

di Gian- franco Fini , il Pdl si è meritato un contributo di 5,6 milioni di

di

5,6 milioni di euro che, assieme a un paio

di

milioni della defunta Forza Italia, hanno

permesso di attaccare i manifesti per l'a- bolizione dell'Imu. In proporzioni diverse, gli eletti hanno partecipato a una raccolta inedita per i berlusconiani: i bonifici va- riano da 9.600 a 15.000. Ma gli amici di sempre hanno compiuto uno sforzo in più:

IL SENATORE A PROCESSO PER MAFIA D’ALÌ PUNTUALE AI PAGAMENTI Antonio D’Alì, il senatore a processo per mafia, è tra quelli che nel Pdl hanno donato di più per disciplina di partito: 10.200 euro, un pochino in più dei 9.600 largamente richiesti.

euro, un pochino in più dei 9.600 largamente richiesti. 57.400 dal fidato Paolo Bonaiuti e 35.000

57.400 dal fidato Paolo Bonaiuti e 35.000 da Sandro Bondi. Per l'ascesa in politica, l'im- prenditore Bernabò Bocca ha sostenuto il partito che l'ha accolto con 25.000. Evento straordinario, però: per la prima volta, l'av- vocato Niccolò Ghedini non viene pagato dal cliente Berlusconi, ma stacca addirittura un assegno di 35.000 euro. I quasi 35.000 euro

di Marco Milanese nulla hanno potuto: il

Cavaliere non l’ha ricandidato.

Il Pd tra la “quota 18 mila” e la falange rossa

Il Partito democratico ha fissato la quota base di 18.000 euro, e tutti l'hanno rispet- tata. Il lungo rosario di nomi e di cifre ha

granello più spesso al punto di Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada, che credeva di poter spin- gere Pier Luigi Bersani

a Palazzo Chigi con

un

poter spin- gere Pier Luigi Bersani a Palazzo Chigi con un 100.000 euro. La bolo- gnese

100.000 euro. La bolo- gnese Seci è l'unica azienda che si è mo- strata generosa essen- do tanto facoltosa:

100.000 euro. Nel gruppo democratico nessuno è assente: nemmeno i non eletti

fra Livia Turco, Paola Concia, Vincenzo Vi-

ta e Marco Follini. I finanziatori demo- cratici diventano più interessanti in pro- vincia o nei comuni. Ad Alessandria, las- sù, si spingono la ditta piacentina Antas, 30.000 euro e la conterranea Ingegneria Biomedica Santa Lucia (vicina da sempre a Bersani), 18.000. La Santa Lucia ritorna a

TURISMO SOCIALISTA PER IL PSI GLI ALBERGATORI DI FIRENZE Il Psi ha raccolto soltanto 10.000, ma le due quote di pari importo provengono entrambe da Firenze:

una dalle Terrazze Brunelleschi e una dalla Com- pagnia Italiana Alberghi.

il Fatto Quotidiano

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

3

BASSA QUOTA PER I FINIANI PAGANO IN POCHI, CASSA VUOTA Alle urne è andata male, se possibile, la raccolta fondi è andata ancora peggio per Fli. Hanno ver- sato solo alcuni degli ex parlamentari per un to- tale di 142.000 euro.

RICONOSCENZA CAPITALE AIUTI ANCHE AL COMITATO DI FASSINO Il Pd romano non si è dimenticato del fondatore Fassino, ora sindaco di Torino e ha inviato due contributi al comitato, nel 2012 e nel 2013, per un totale di 85.000 euro.

Il Quirinale taglia le indennità dello staff

L’ annuncio arriva con la conferma del- la squadra del Quirinale. In una nota

del Colle, Giorgio Napolitano dà conto dei tagli operati al proprio staff. L’indennità di funzione del Segretario generale sarà ri- dotta del 15%, i compensi dei Consiglieri del Presidente della Repubblica del 12%, le indennità previste infine per il personale comandato e distaccato del 5%. La nota non spiega a quanto ammontino complessivamente i tagli annunciati, an- che perchè con il nuovo settennato l’intero staff potrebbe subire modifiche. L’inden- nità di funzione di Donato Marra ammon- ta a circa 350 mila euro l’anno (il segretario generale è anche giudice del consiglio di stato in aspettativa e anni fa ci fu una po- lemica tra lo stesso e la trasmissione Report

per un’indennità aggiuntiva di circa 180mila euro che sarebbe stata versata da Palazzo Spada). Un taglio del 15% di que- sta indennità di funzione (la maggiore nel-

la scala dell’amministrazione dello Stato)

la fa retrocedere quindi a 300 mila euro lor-

di l’anno. Marra andrà quindi a prendere

sempre più del Presidente Napolitano che ha il proprio assegno congelato dal 2010 alla cifra di 239.182 euro l’anno. Del compenso per i Consiglieri e consu- lenti si ha invece un conto complessivo,

tratto dall’ultimo bilancio del Quirinale (il primo “analitico” della storia del Palazzo),

di 2.620.828 di euro. La sforbiciata del 12%

ammonterebbe quindi a quasi 220 mila eu-

ro. Gli attuali distaccati al Colle (103) pe- sano infine sul bilancio per 12.228.450. Il taglio del 5% ai loro emolumenti farebbe risparmiare alle casse della Presidenza po-

co più di 610 mila euro. Il risparmio com-

plessivo è quindi poco sopra gli 800 mila euro l’anno. La dotazione annuale del Qui- rinale resta invariata a 228,5 milioni di eu- ro. Ma si annunciano nuove economie.

e. d . b.

“EUROPA” SALATA

Menichini certo, ma i 30 milioni?

S e ce ne fosse ancora bisogno, il generoso Ste- fano Menichini - generoso quando si tratta di

soldi pubblici, s’intende - dimostra la sua capa- cità nel cogliere la notizia. Però ha un approccio elegante e distensivo, da larghe intese: inizia con gli insulti, procede con gli insulti e finisce con gli insulti al Fatto che ha spiegato il fallimento edi- toriale di Europa a spese dei contribuenti. Me- nichini ci accusa di aver scritto “numeri alla rin- fusa”, anche se riportati chiaramente nei bilanci. Spesso i bilanci sono fonti di notizie, ma il di- rettore ha un rapporto complicato con le notizie, come testimoniano i dieci anni di spreco per un quotidiano sempre presente in edicola senza che nessuno se ne accorgesse. Insomma, Menichini, dove sono finiti questi 30 milioni di euro pub- blici? Un aiutino: la notizia, forse, erano i 30 mi- lioni.

CARTA CANTA 40 MILIONI DI EURO 13,9mln 11,1mln Popolo della libertà Partito democratico DICHIARAZIONI CONGIUNTE
CARTA CANTA
40 MILIONI
DI EURO
13,9mln
11,1mln
Popolo
della libertà
Partito
democratico
DICHIARAZIONI
CONGIUNTE
4,6mln
Un documento di 87 pagi-
ne, che proviene dalla Ca-
mera, contiene tutti i con-
tributi di persone fisiche o
giuridiche ai partiti. Il pe-
riodo di riferimento va dal
1 novembre 2012 al 28
aprile 2013
1mln
2mln
Lega
Rivoluzione
Scelta
nord
civile
civica

Piacenza, stavolta nei confini, con 25.000

euro in più rate. A Cesena le cooperative –

da Conscoop e la Gesco Consorzio – non

vanno oltre i 5.000. A Ferrara, la Con- cordia Soc. Coop. fa di più: 15.000 euro. A Pisa è molto attiva la Cittadella Spa di Pontedera, 25.000. Segno che nelle regioni rosse, i partiti locali hanno ottime dispo- nibilità finanziarie.

E Bossi boicotta le casse del nemico Maroni

Fa un certo effetto non trovare il nome di

Umberto Bossi, né di un figlio a caso, tra i finanziatori leghisti, nemmeno se – in ri- goroso ordine alfabetico – compaiono i di- sciplinati deputati e senatori. Roberto Ma- roni risponde presente con i suoi dovuti 29.000 euro: il partito ha ricambiato il fa-

vore con 450.000 per la scalata al Pirellone. Tra i versamenti detratti spesso in busta paga dei parlamentari uscente e poi di nuo-

vo entranti, si fanno notare i 71.000 euro di

Roberto Calderoli. E anche i 15.000 di Car- botermo spa, una società che gestisce gli impianti di riscaldamento sempre al Pirel- lone.

Messina, nel dubbio sostegno bipartisan

Una citazione va fatta per la Caronte&Tou-

rist di Messina, che gestisce i traghetti per

lo Stretto, e non ha scelto una chiara col-

locazione politica. Ha versato prima 50.000

al Pd di Messina e poi 40.000 al Grande Sud

di Gianfranco Micciché, un berlusconiano

mai troppo in fuga dal Cavaliere. L'Italiana Costruzioni di Roma, per non farsi trovare impreparata e anche lungimirante visto l'inciucio, ha donato 30.000 euro a Nicola Latorre (Pd) e anche 25.000 all'Udc roma- no.

Caltagirone, Casini va sul sicuro (in famiglia)

Da sempre l'Udc può

contare sui capitali di Caltagirone, suocero

di Pier Ferdinando Ca-

sini, adesso sono im- ponenti i contributi del distributore Sidam

srl (200.000 euro) e del

costruttore Donati (100.000). A Roma il partito riceve 10.000 anche dal Teatro di Marcello.

Roma il partito riceve 10.000 anche dal Teatro di Marcello. I Cristiano Popolari e gli affitti

I Cristiano Popolari e gli affitti al Parlamento

I Cristiano Popolari di Mario Baccini & Giu- seppe Galati, non senza qualche fatica, han-

no raccolto 130.000 euro. Però i finanziatori

sono tutti curiosi, a cominciare da Milano 90 srl, la società che affittava immobili al Parlamento e che ora attraversa la burrasca economia dopo aver perso numerose com- messe: la Milano ha elargito 35.000 euro in tre rate. Divertenti anche i 18.000 euro di Prai Trading& Shipping: imbarcazioni di lusso e costruzioni futuristiche. Non rinun- cia a 10.000 euro il Consorzio Laziale Ri- fiuti.

Da Samorì all’eclettico Marra: carissimi giocattoli

La politica è costata cara al banchiere Gian- piero Samorì, piccolo satellite nella galassia del centrodestra con il suo Movimento Ita- liani in Rivoluzione. Lo 0,2% dei voti ha ri- chiesto una spesa di 500.000 da parte di Mo- dena Capitale, la capogruppo degli affari di Samorì. L'eclettico avvocato e scrittore Al- fonso Luigi Marra, conosciuto per la rela- zione (soprattutto mediatica) con Sara Tom- masi, ha pagato 140.000 euro il suo giocat- tolo chiamato Partito di Azione per lo Svi- luppo.

Mobilitazione siciliana per Grande Sud

Gianfranco Micciché ci è riuscito: voleva qualche poltrona in Parlamento e voleva essere decisivo per il Pdl in Sicilia. Ce l'ha fatta. E con un’eccel- lente raccolta fondi. Grande Sud ha incas- sato mezzo milione di euro. Per la causa si so- no mosse le migliori imprese siciliane come Kemeko (30.000), Autrostrade di Palermo (20.000). Buona mobilitazione a Potenza con la Geocart (20.000) e Sud'altro, studi e ricerche sul Mezzogiorno (20.000). La Immobiliare Malu di Roma credeva nel progetto e ha inviato 110.000 euro in Sicilia.

Twitter: @Teccecarlo

(20.000). La Immobiliare Malu di Roma credeva nel progetto e ha inviato 110.000 euro in Sicilia.

4 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

4 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 FRAGILE INCIUCIO il Fatto Quotidiano N apolitano: “Sta esplodendo la disoccupazione”

FRAGILE INCIUCIO

il Fatto Quotidiano

Napolitano:

“Sta esplodendo la disoccupazione”

"STA ESPLODENDO in Europa e anche su più vasta scala la questione della disoccupazione giovanile, di una generazione senza lavoro. É que- sta la nuova grande questione sociale del nostro tempo". Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in oc- casione della Festa del Lavoro al ministro del La- voro, ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, al

inviato in oc- casione della Festa del Lavoro al ministro del La- voro, ai segretari generali

presidente della Federazione Maestri del Lavoro d’Italia. "In Italia – aggiunge il Capo dello Stato – c'è stata negli ultimi anni una drammatica perdita di posti di lavoro. La disoccupazione colpisce un gran numero di famiglie. Sono quasi un milione i nuclei famigliari in cui nessun individuo in età lavorativa ha un’occupazione. In cinque anni la cifra è più che raddoppiata”

in cui nessun individuo in età lavorativa ha un’occupazione. In cinque anni la cifra è più
in cui nessun individuo in età lavorativa ha un’occupazione. In cinque anni la cifra è più

BERLUSCONI MINACCIA GIÀ LETTA “SULL’IMU COMANDO SOLTANTO IO”

IL CAVALIERE PRONTO ALLA CRISI SE NON VENGONO ACCOLTE LE RICHIESTE DEL PDL DUE MINISTRI PD, FRANCESCHINI E DELRIO, ESCLUDONO IL RIMBORSO DELLE QUOTE 2012

di Fabrizio d’Esposito

I l governissImu vacilla nel giorno di Silvio Ber- lusconi al Senato. A Pa- lazzo Madama si vota la

fiducia all’esecutivo di Enrico Letta e il Cavaliere arriva sul- l’onda alta e spumeggiante del suo primo ultimatum sull’odia-

ta tassa della casa, tanto per far capire chi comanda: “Certo che sono fiducioso sia sull’abolizio-

ne sia sulla restituzione. Non

sosterremmo un governo che non attui queste misure né lo

sosterremmo dall’esterno. Ab- biamo preso un impegno con

gli

nerlo”. È la risposta, o Imu o ele-

zioni, per essere più chiari, alle parole del neoministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, che dice che quella di giugno è solo una proroga, “l’Imu non verrà tol- ta”.

elettori e vogliamo mante-

DAL PDL SI ALZA subito un

fuoco di sbarramento. L’ex An Altero Matteoli chiede “chiari- menti” prima che il Senato voti

la fiducia”. Un altro ex An, Mau-

rizio Gasparri, se la cava con una

battuta a effetto: “O si leva l’Imu

o si leva Letta”. È la prima guer-

ra, o guerricciola, nel perimetro

dell’inciucio. Un conflitto che sa tanto di propaganda, come di-

mostra la Capitale inondata dai

trionfali manifesti del Pdl sull’I-

mu (“A Roma tolta a 376mila fa-

miglie”) in vista delle elezioni amministrazioni per il nuovo sindaco. I falchi del Pdl, più

DEFICIT

a fatto mano

nuovo sindaco. I falchi del Pdl, più DEFICIT a fatto mano quieti e sorridenti del solito,
nuovo sindaco. I falchi del Pdl, più DEFICIT a fatto mano quieti e sorridenti del solito,

quieti e sorridenti del solito, tra- ducono la mossa di Franceschi- ni con la chiave delle divisioni interne del Pd: “Devono tenere buona la parte sinistra del par- tito e la Cgil, ma Letta ha accet- tato l’80 per cento del nostro programma e si va avanti così.

PRIMI EFFETTI A Roma Alemanno usa in campagna elettorale lo stop all’imposta sugli immobili cercando

PRIMI EFFETTI

A Roma Alemanno

usa in campagna elettorale lo stop all’imposta sugli immobili cercando

la rielezione

In ogni caso Berlusconi ha fatto capire chi detiene la golden sha- re del governo”. Comanda lui, se mai qualcuno avesse avuto dubbi in merito. E il piano B re- sta sempre lì sullo sfondo: caval- care l’Imu per il voto a Roma il 26 maggio (un test nazionale, con Alemanno che ancora inse- gue il candidato del centrosini- stra, Marino) e poi aprire una fi- nestra autunnale per le politiche

anticipate, capitalizzando i son- daggi vincenti di questi giorni, con il centrodestra primo.

LA FORZA DEL Cavaliere è sim- metrica alla debolezza ammessa da Letta, nella sua replica al Se- nato: “C’è un carico di aspetta- tive assolutamente eccessivo su

questo governo, con riferimen-

to a tutto quello di cui il Paese avrebbe bisogno, rispetto alla oggettiva fragilità di quello che noi abbiamo fatto e stiamo fa- cendo”. La scontro di ieri ha registrato anche l’ingresso in campo dei sindacati. In particolare della Cgil di Susanna Camusso, con- traria all’abolizione integrale:

“Così vengono sottratte risorse

a politiche più necessarie. Biso-

gna scegliere e dire che si difen-

dono le persone con una sola ca- sa, non chi ha 20 ville e 37 ap- partamenti, e con valore basso”.

Il ministro Graziano Delrio poi

specifica: “La restituzione non rientra nel programma”. È la di- mostrazione che sull’Imu co- munque si consumerà una par- tita che lascerà vincitori e scon- fitti. E Berlusconi punta a essere tra i primi. Anzi, l’unico vinci- tore. Per capirlo bastava guar- darlo ieri al Senato, circondato come al solito da esponen- ti-adoratori del suo partito. A Palazzo Madama c’è stato uno spettacolo surreale e incoerente. Tra gli zelanti dell’inciucio che

AL SENATO Il premier prova a ridimensionare: “C’è un carico di aspettative assolutamente eccessivo su

AL SENATO

Il premier prova

a ridimensionare:

“C’è un carico di aspettative assolutamente eccessivo su di noi”

hanno gridato alto e forte il loro sì in aula, durante la discussio- ne, si sono fatti notare, per en- tusiasmo e convinzione, Dome- nicoScilipoti e AlessandraMus- solini, entrambi nel Pdl. L’icona dei famigerati Responsabili ave- va in tasca un intervento lungo, ma lo stop del presidente Piero Grasso gli ha imposto una con- clusione anticipata. Non senza

aver proclamato la speranza che questo governo sia “duraturo”. La Mussolini è stata più solenne:

“L’era glaciale è finita, final- mente dopo un anno e mezzo do

la fiducia convintamente”.

TUTTO QUESTO è però nulla in paragone all’apologia di Renato Schifani, che ha trasformato la dichiarazione ufficiale di voto in un ringraziamento al Caro Lea- der Silvio, seduto accanto a lui e che ha alternato sorrisi e occhi chiusi, godendosi l’intervento e gli applausi dei suoi: “Un leader che con la lungimiranza propria dell’uomo di Stato ha consenti- to e consente oggi all’Italia di ri- trovare la strada maestra della solidarietà, della governabilità e della pacificazione anteponen- do alla cultura dell’odio la cul- tura del bene comune. Di questo

ne siamo fieri e lo ringraziamo”. Il capogruppo del Pdl, Schifani,

è ritornato anche sulla questio- ne dei big esclusi dal governo:

“Sulla prospettazione di un ri- cambio generazionale, ci è stato chiesto di escludere alcuni espo- nenti di primissimo piano e noi, per senso di responsabilità, ab- biamo evitato un’inutile batta-

di responsabilità, ab- biamo evitato un’inutile batta- LA COPPIA Enrico Letta parla con il suo vi-

LA COPPIA

Enrico Letta parla con il suo vi- ce, Angelino Alfano, ieri al Se-

nato LaPresse

glia di bandiera”. Se per Schifani questo è l’esecutivo voluto so- prattutto da Lui, per il centrista Olivero il governo “si pone in continuità con Monti”. Delle due l’una. Il democrat Zanda ci- ta invece Aldo Moro e il senso del dovere. Tre padri per un go- verno: Berlusconi, Monti e Mo- ro. La fiducia passa con 233 sì, 59 no e 18 astenuti. B. continua a sorridere e va persino a salutare alcune grilline. Ai suoi fa una raccomandazione: “Attenzione che il M5S è ancora alto nei son- daggi”. Il Cavaliere tiene in pu- gno il governo e ieri sulla giu- stizia si sono visti per la prima volta Napolitano e la neoguar- dasigilli Cancellieri per “un pri- mo giro d’orizzonte sui proble- mi”.

Merkel fredda, governo appeso a Bruxelles

di Stefano Feltri

cento nelle previsioni del governo, ma potrebbe essere superiore nei calcoli di Bruxelles) avrebbe tutte le ragioni per tenere in sospeso il giudizio sull’Italia e magari rimandare la chiusura della procedura a ottobre. Il governo Letta così pas- serebbe i primi sei mesi di vita senza alcun mar- gine di manovra, senza poter spendere un euro. Con le conseguenze di tenuta che si possono im- maginare. La data in cui si prende la decisione è il 29 maggio, ma le premesse stanno nei numeri di venerdì. Per questo oggi Letta arriva a Bruxelles, incontra il presidente del Consiglio Hernan van Rompuy e, domattina per colazione, il presidente della Commissione europea José Barroso. Gli

chiederà di non infierire sull’Italia, spiegherà co- me intende muoversi e ribadirà quanto detto an- che ieri a Berlino, in un gelido incontro con An- gela Merkel: “Confermo che manterremo gli im- pegni. I modi e le forme con cui troveremo le ri- sorse è roba di casa nostra e non devo spiegarla a nessuno”. Tradotto in numeri: Letta sta promet- tendo di tenere il deficit 2013 sotto il 3 per cento.

EPPURE IL PREMIER avrebbe due strade diplo- matiche, spiegano fonti di Bruxelles. La prima:

spiegare a Barroso che il deficit italiano deve as- solutamente superare il 3 per cento nel 2013, per arginare la recessione e pagare i debiti arretrati della pubblica amministrazio- ne, e chiedere una dilazione di un paio d’anni per il rientro. Co- me hanno fatto il Portogallo, la Spagna e la Francia. Invece Letta pare intenzionato a seguire la strategia di Mario Monti: gli obiettivi di bilancio, e quindi la credibilità dell’Italia, non si di- scutono. A qualunque costo. Le eventuali deroghe si ottengono, sulla base della virtù dimostrata e su voci specifiche (come è stato

per lo 0,5 per cento di deficit che

E nrico Letta ha 48 ore per risolvere un pro- blema molto più serio dei primi screzi in-

terni alla maggioranza sull’Imu. É un’azione di- plomatica quasi disperata, tra i molti danni del

ritardo nella formazione del governo c’è che il

premier si è ridotto all’ultimo per limitare i danni

a Bruxelles. Il destino del governo Letta dipende

in gran parte dai numeri che il commissario eu- ropeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn presenterà venerdì mattina alle 11, a Bruxelles:

sono le stime di primavera della Commissione,

previsioni su deficit e Pil condite con alcune righe

di raccomandazioni. Letta ha

bisogno che quelle raccoman- dazioni siano incoraggianti e spera che i numeri annuncino la chiusura della procedura d’in-

frazione cui è sottoposta l’Italia

ABERLINO

Il presidente del Consiglio confermagliimpegni “macometroviamo

le risorse è affare di casa

nostra”. In attesa

della Commissione UeABERLINO Il presidente del Consiglio confermagliimpegni “macometroviamo le risorse è affare di casa nostra”. In attesa

di casa nostra”. In attesa della Commissione Ue Enrico Letta a Berlino con Angela Merkel LaPresse

Enrico Letta a Berlino con Angela Merkel

LaPresse

dal

2009 per deficit eccessivo.

La

Commissione quasi certa-

mente certificherà che il deficit

2012 è stato al 3 per cento, ri- spettando i vincoli di Maastri- cht. Il problema è che Rehn, ve- dendo un deficit 2013 pericolo- samente vicino al tetto (2,9 per

Monti ha strappato al Consiglio europeo del 15 marzo per pagare 40 miliardi di debiti arretrati). Questa seconda strada è molto faticosa e dall’esito incerto. Anche perché a Bruxelles per ora ci danno

il beneficio del dubbio, ma aspettano di capire

quante delle promesse (tante) di Letta nel suo di- scorso diventeranno voci di spesa. Il portavoce di Olli Rehn ieri ha detto che “Abbiamo preso atto

della dichiarazione di Letta sull'Imu, ma è presto per commentare, abbiamo bisogno di vedere i dettagli delle misure che verranno prese”.

A Berlino, ieri, Letta si è trovato in sintonia con

Angela Merkel nell’indicare il lavoro come prio-

rità, “nuovo focus”, ha detto la cancelliera. Ma nel-

la frase “il fiscal compact non è tutto, la politica

deve portare lavoro in Europa” sarebbe troppo

leggere aperture da parte della Merkel. Anche lei è

in campagna elettorale ed è più sensibile ai disoc-

cupati, ma soltanto di quelli tedeschi. Oggi Letta

vedrà anche François Hollande, a Parigi. Ma l’im- popolarità domestica del presidente francese e la sua strategia pasticciata a livello europeo hanno lasciato l’Italia da sola a confrontarsi con Berlino e Bruxelles. Monti è riuscito a lungo a sfruttare a suo vantaggio il peso di Parigi mascherando le fragilità

di Hollande, per Letta, da tempo lontano dai cor-

ridoi brussellesi, sarà più difficile.

Twitter @stefanofeltri

il Fatto Quotidiano

IDEM CONTRO ANGELA: FAIDA TEUTONICA ”GIUSTO IL RISENTIMENTO ITALIANO”

A

dirlo è una donna con il sangue un po’ italiano

e

un po’ tedesco. Josefa Idem, neo ministro per

le

Pari opportunità, le Politiche giovanili e lo

Sport, secondo quanto afferma il sito del tabloid Bild, avrebbe affermato davanti alle telecamere delle televisioni tedesche che il risentimento

telecamere delle televisioni tedesche che il risentimento FRAGILE INCIUCIO degli italiani nei confronti della

FRAGILE INCIUCIO

degli italiani nei confronti della cancelliera tede- sca Angela Merkel “è comprensibile”. Gli italia- ni, inginocchiati dalla crisi economica, identifi- cherebbero nella cancelliera l’amarezza delle misure di austerità imposte dall’Europa per ri- sanare le casse dello Stato. Josefa Idem nasce in Germania nel 1964, poi viene naturalizzata italiana. È una donna da record: nel kayak indi-

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

5

viduale è stata più volte campionessa mondiale, l’ultima nel 2012 alle Olimpiadi di Londra all’età di 48 anni. Sposata con il suo allenatore, Gu- glielmo Guerini, dal quale ha avuto due figli. È stata testimonial di Emergency nella campagna a favore della donazione di organi. Dal Quirinale ha ricevuto il riconoscimento di Grande Ufficiale dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana.

dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana. La finta abolizione che inguaia i Comuni CON LO STOP

La finta abolizione che inguaia i Comuni

CON LO STOP ALLA TASSA SULLA CASA GLI ENTI LOCALI SI TROVERANNO CON 2 MILIARDI IN MENO, SOLDI CHE DOVRANNO ARRIVARE DA ROMA

di Marco Palombi

S ignori, si ricambia. Dopo gli annunci di Enrico Letta, pare che l’imposta sugli immo-

bili verrà modificata (per ora non è stata affatto abolita). E per la quarta volta in due anni bisognerà rifare tutti i conti su quel che spetta ai comuni. Ri- sultato? Inevitabili tensioni tra Tesoro e enti locali e i soliti pro- blemi di chiusura dei bilanci dei municipi. L’Imu era stata inventata dal governo Berlusconi nel marzo 2011 nell’ambito del federali- smo fiscale: avrebbe sostituito la vecchia Ici nel 2014. A no- vembre di quell’anno, però, il nuovo esecutivo di Mario Mon- ti ne anticipò la nascita al 2012 estendendola alla prima casa, inglobando l’Irpef fondiaria e aumentando le rendite catasta- li. I tecnici, per di più, destina- rono una bella fetta del gettito – 23,7 miliardi in tutto, 4 dalle abitazioni principali – allo Stato centrale. I Comuni si tenevano i soldi dell’Ici più una quota sulla prima casa e gli eventuali au- menti discrezionali.

OVVIAMENTE non era un rega- lo: tanti soldi arrivavano in più dall’Imu, tanti erano i tagli che il governo apportava ai trasferi- menti. Inizia qui la guerra tra Anci e Tesoro: secondo i sinda- ci, infatti, a Roma hanno sotto- stimato il gettito della vecchia Ici di almeno un miliardo di eu- ro rubandolo, dunque, ai comu- ni. A dicembre, infine, Monti cede alle pressioni del Parla- mento e decide che l’Imu 2013

andrà tutta ai Comuni, con l’ec- cezione di opifici, alberghi, fab- bricati commerciali etc: con questa novità però – calcolando anche il miliardo della nuova Tares sui servizi indivisibili - lo Stato azzerava i suoi finanzia- menti ai comuni.

ORA, PERÒ, si cambierà ancora

e, se si abolisce l’Imu sulla prima

casa, bisognerà tornare ai tra- sferimenti da Roma e all’inevi- tabile trattativa sul gettito “che sarebbe stato”. “Questa è la cosa drammatica – spiega Alberto Zanardi, professore di Scienza delle Finanze a Bologna – La dialettica tra erario e comuni viene moltiplicata perché ogni anno cambiamo l’imposta e bi- sogna stabilire da capo quel che sarebbe stato il gettito”. Togliendo l’Imu sulla prima ca-

sa bisognerà trovare una cifra compresa tra i 3,3 e i 4 miliardi.

É

il primo, enorme problema:

circa il 25 per cento dei Comuni, infatti, aveva aumentato l’ali- quota sull’abitazione principale ricavandone un extragettito, al- tri avevano intenzione di farlo quest’anno (Napoli e Bologna, ad esempio), tutti avevano già inglobato quelle maggiori tasse nel bilancio di previsione per il 2013. L’inghippo? I trasferi- menti statali saranno tarati sul- l’aliquota base del 4 per mille – senza aumenti – per evitare che

chi ha faticato per tenere basse le tasse venga alla fine penalizzato. Spiega il primo cittadino di Bol- zano Luigi Spagnolli: “Il presi- dente Letta ha annunciato che non si pagherà l’Imu sulla prima casa: dovranno però dirci come

e dove prendere quei soldi già

dovranno però dirci come e dove prendere quei soldi già Studio Nens su dati Agenzia del

Studio Nens su dati Agenzia del Territorio relativi al gettito Imu 2012

CAOS TOTALE I sindaci: “Con questi continui cambiamenti c’è troppa incertezza e non possiamo fare

CAOS TOTALE

I sindaci: “Con questi

continui cambiamenti

c’è troppa incertezza e non possiamo fare

i bilanci, procederemo mese per mese”

messi a bilancio”.

Discorso che riguarda anche la Tares, altra imposta comunale,

se si deciderà di rimandarla al-

l’anno prossimo. “In questo sta-

to di incertezza – dice il vicesin-

daco di Genova Stefano Bernini

- non riusciremo ad avere un bi-

lancio: senza certezza di entrate,

i Comuni saranno costretti ad

andare avanti a dodicesimi (di

mese in mese, ndr) con il rischio

di spendere di più”. Non solo: i

sindaci - se i trasferimenti statali

fossero rallentati come è acca- duto negli ultimi anni - potreb-

bero trovarsi ad avere pure pro- blemi di liquidità. “Effettiva- mente c’è un problema e lo af- fronteremo”, dice il neomini- stro Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia.

NON È UNA MERA faccenda

contabile. Nei bilanci dei muni- cipi ci sono le strade, il verde, i rifiuti, il welfare di prossimità, gli asili e altre cosette: niente sol- di, niente servizi. Ammesso e non concesso che alla fine Enri- co Letta trovi coperture solide,

c’è altro che va infine sottolinea- to: come spiega la tabella dell’A-

genzia del Territorio che pub- blichiamo, abolire tout court l’I-

mu sulla prima casa avrebbe ef- fetti regressivi abbastanza evi-

denti. In italiano significa che favorirebbe i più ricchi, cioè chi ha case più costose, assai di più

rispetto a chi possiede abitazio- ni modeste o normali.

CINQUE STELLE

le

ti

E

il

di

e

di

D a 163 a 161. Dopo le di- missioni di Giovanna

Mangili, il Movimento 5 stel-

perde un altro pezzo, que-

sta volta per esclusione a fu- ror di popolo: da ieri Marino Mastrangeli, senatore con la passione per i salotti tv, non fa più parte del gruppo dei 5 stelle. Lo hanno deciso gli iscritti con una votazione

online sul sito beppegrillo.it:

quasi l'89 per cento, circa 17.200 persone, si è espresso a

favore dell'espulsione, per via della sua partecipazione a di- versi talk show, primo tra tut-

quello di Barbara D'Urso.

Una maggioranza bulgara,

che però non cancella i dubbi, soprattutto di coloro che, in questi due mesi, con Ma- strangeli hanno condiviso gli uffici di Palazzo Madama.

se tutti sono d'accordo con

divieto di andare sul piccolo schermo, almeno una ventina

eletti non vede di buon oc-

chio il metodo dell'espulsio-

ne. “Non serve a niente, se non a perdere un voto in aula

57 mila euro di contributi,

che ora andranno al gruppo misto”, spiega Roberto Cotti, senatore a 5 stelle originario della Sardegna. La sua opi- nione l'aveva già discussa con

gli altri colleghi una decina di giorni fa, durante l'assemblea convocata per decidere l'al- lontanamento di Mastrange- li. Ora rincara la dose e pren- de le difese del senatore dif- fidato. “Nemmeno a me piac- ciono i salotti televisivi, ma l'espulsione si può accettare solo per cose gravi, anzi gra- vissime. Ad esempio nel caso

scontri fisici. Per tutto il re-

sto si può pensare a provve- dimenti diversi, come la non

Troppi talk show, il Movimento espelle un senatore

VOTO ON LINE SUL BLOG DI BEPPE GRILLO MASTRANGELIANDRÀNELGRUPPOMISTO

ricandidatura. Poi Mastran- geli si è sempre comportato in maniera leale con noi. L'e-

spulsione mi sembra troppo”. Davanti al resto del gruppo, Cotti si era schierato contro la radiazione di Mastrangeli. E con lui altri 24 eletti, tra cui i senatori Serenella Fuksia e Luis Alberto Orellana. Anche il deputato Stefano Vignaroli aveva bocciato l'idea dell'e- spulsione, anche se il suo giu- dizio su Mastrangeli è tutt'al- tro che morbido. “Non cono- sce lo spirito di gruppo e il la-

che morbido. “Non cono- sce lo spirito di gruppo e il la- voro di squadra. Per

voro di squadra. Per me è un corpo estraneo al Movimen- to, ma l'espulsione non por-

terà nulla di buono. Non farà altro che fomentare polemi- che e farci perdere tempo”. Intanto Mastrangeli, dopo il verdetto della rete, promette battaglia non solo politica, ma anche legale. Ha già as- sunto due avvocati. Fanno spallucce sulla posi- zione Beppe Grillo e Gianro- berto Casaleggio, al lavoro su quella che dovrebbe essere la fase due del Movimento. Di- versi gli obiettivi e, tra questi, lo stop ai comizi in piazza, maggiore spazio al dialogo con imprenditori e operai (la

Fiom, soprattutto), casalin- ghe e disoccupati.

e.liu.

MALAN Ma Grillo quanto guadagna?

U n disegno di legge per sapere quanto gua- dagnano Beppe Grillo e Gianroberto Casa-

leggio è stato depositato dal senatore del Popolo della Libertà Lucio Malan. Il senatore ha giusti- ficato la sua inusuale richiesta, dato che si tratta di semplici cittadini italiani e non di parlamentari, perchè a suo avviso è lecito che “anche i leader di partiti rappresentati in Parlamento debbano ren- dere pubblico il proprio reddito e il proprio pa- trimonio”. Malan ricorda che “Dal 1982 senatori, deputati, ministri e sottosegretari hanno questo obbligo, che con la legge anticorruzione dell’anno scorso è stato esteso a vice ministri, consiglieri regionali, provinciali e comunali”. Grillo e Casa- leggio, seppure non eletti in Parlamento, sono i leader di un movimento “fortemente rappresen- tato in Parlamento”. Perciò, spiega Malan, “è una evidente anomalia, tanto più per una formazione che fa della trasparenza uno dei principali miti della sua propaganda”.

6 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN BASSO A DESTRA il Fatto Quotidiano N oemi incinta
6 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN BASSO A DESTRA il Fatto Quotidiano N oemi incinta
6 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN BASSO A DESTRA il Fatto Quotidiano

6

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

IN BASSO A DESTRA

il Fatto Quotidiano

Noemi incinta e dimessa immortalata da Oggi

DA QUELLA famosa festa di com- pleanno di diciotto anni, nel 2008, in cui si è fatta immortalare in un brin- disi con l’allora premier Silvio Ber- lusconi, Noemi Letizia ha cambiato molti volti. Da semplice ragazza un po’ in tiro, è diventata sempre più eccentrica con i suoi vestitini suc-

cinti e i capelli biondo platino. Ma il settimanale Oggi l’ha immortalata in una versione inaspettata. Incinta di quattro mesi, negli scatti appare molto dimagrita, con i capelli più scuri e al naturale e senza un filo di trucco. La Letizia aspetta un bam- bino da Vittorio Romano, figlio di un

aspetta un bam- bino da Vittorio Romano, figlio di un noto imprenditore napoletano, con il quale

noto imprenditore napoletano, con il quale ha una relazione dal 2011. Il papà di Vittorio, Valerio, è sposato con una donna della nobiltà spagno- la, Vicky de Dalmases, che fu re- sponsabile delle relazioni interna- zionali durante la giunta regionale di Antonio Bassolino.

Convenzione, barricate Pd “Mai a guida Berlusconi”

SHOW AL SENATO DELL’EX PREMIER CHE VUOLE DETTARE LE RIFORME LA PRESIDENZA DELL’ORGANO COSTITUZIONALE VERSO LA LEGA

di Caterina Perniconi

S ente pronunciare il suo nome, si congeda dal capannello di par- lamentari che lo cir-

condano sorridenti e sfila sot-

to la presidenza del Senato

pronunciando il sì e rafforzan- dolo con un ampio gesto della testa. Le sorti del governo di- pendono da Silvio Berlusconi,

che ci mette volentieri il sigillo con la sua fiducia. Ma il Partito democratico non

ci sta. “Basta con le pretese

inaccettabili” è il titolo di un editoriale in prima pagina del-

l’Unità firmato dal direttore Claudio Sardo. Affidare addi- rittura la presidenza della

Claudio Sardo. Affidare addi- rittura la presidenza della Berlusconi fa il baciamano al neo ministro Nunzia

Berlusconi fa il baciamano al neo ministro Nunzia De Girolamo Dlm

ALTRI INCARICHI Daniela Santanchè verso la vicepresidenza della Camera Per i sottosegretari in corsa gli

ALTRI INCARICHI Daniela Santanchè verso la vicepresidenza della Camera Per i sottosegretari in corsa gli ex An e molte donne

zionalista (come l’amato Stefa- no Rodotà) ma a spiegare quale sia la strategia del governo è lo stesso Letta durante il discorso al Senato: “Ho ascoltato l’aper- tura di credito che la Lega ha voluto dare – ha detto il neo premier – l’ho colta e con gran- de attenzione. Ho ascoltato le parole del senatore Calderoli sulla Convenzione, ci sarà da parte di tutti noi la volontà di

fare questo percorso comune”. Insomma, per tenere anche il Carroccio stretto nei ranghi del governo, Letta pensa di af- fidargli la presidenza della Convenzione, magari proprio a Giancarlo Giorgetti, già coin- volto tra i dieci “saggi” di Na- politano perché a capo della Commissione speciale della Camera. Classe 1966, Giorgetti sarebbe perfetto per l’opera-

zione di maquillage del nuovo governo che non vuole esporre “vecchi arnesi” della politica.

vale

per i sottosegretari: nel Popolo della Libertà ad ambire ad un incarico sono in molti e i criteri della scelta molteplici: il primo e non emendabile è quello di non aver avuto ruoli nei pre- cedenti governi. Agli ex mini- stri andranno “solo” le presi- denze delle commissioni in quota Pdl. Poi c’è l’ipotesi di riservare una quota ad alcuni parlamentari non eletti e alle donne più giovani. Di certo an- drà riequilibrata l’assenza dal governo degli ex An rimasti fe- deli a Berlusconi e dei falchi che se restano completamente fuori dai giochi torneranno a breve a chiedere le urne. Il ten- tativo di “neutralizzarli” con una poltrona parte dalla vice presidenza della Camera. Il po- sto lasciato libero da Maurizio Lupi, nominato al dicastero delle Infrastrutture, Berlusco- ni lo ha promesso a Daniela Santanchè. L’importante è che non attenti al nuovo governo. La spina può staccarla solo il Capo.

LO

STESSO

DISCORSO

DA LOTTA A LETTA CONTINUA

Manconi, piccino, perché fai così?

A l senatore Pd Luigi Manconi dispiace che, quando mi insulta, io risponda (“a Travaglio je rode”). E va capito:

è abituato ai tempi in cui i suoi compagni, quando attac- cavano qualcuno, lo facevano talmente bene da lasciarlo esa- nime sul selciato, impossibilitato a rispondere. Ma, siccome non ci sono più i lottatori continui di una volta (o, meglio, si sono trasferiti al potere), dovrà rassegnarsi a sentire la mia voce. Ieri, sul Foglio di Ferrara & Berlusconi, il molto pro- gressista Manconi ripete che il sottoscritto è “amorale e im- morale”, “scrive malissimo”, “fa ridere pochissimo”, è “ge- rontofobo”, “ha 50 anni” (48 da poco compiuti, ma fa lo stesso), “perde vistosamente i capelli”, è “speculare a Ber- lusconi” anzi è “la simbiosi perfetta di Berlusconi”, “gestisce un certo traffico di influenza”(si dice “di influenze”, ma fa lo stesso), “nessuno gli vuole bene”, “nelle Quirinarie finisce ultimo”(a 48 anni si è ineleggibili, sciocchino), “il suo furore contro il Pd è di destra”. Poi il Manconi azzarda un’analisi psicologica del sottoscritto, definendolo “perfetta manife-

stazione del narcisismo nell’epoca della ‘rottura degli spec- chi’”. Immaginiamo che verrebbe fuori da un’analisi psi-

cologica del Manconi, senatore del Pd che scrive su un house organ di B. (e ben retribuito, si spera) contro gli avversari di B., ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua e dunque irenico pacifista, prova vivente del detto longanesiano “in Italia le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono a tavola (tranne quella volta che, durante un assalto, il Manconi si beccò un proiettile vagante in un gluteo perché, tanto per

cambiare,scappava),difensoredellevittimedegliagentipic-

chiatori e coautore dell’indulto che ha salvato dal carcere gli agenti picchiatori, talmente progressista da aver votato pro- prio ieri la fiducia al governo Letta Continua, insomma per- fetta manifestazione di dissociazione e sdoppiamento, più

sindrome di Giovanna d’Arco (la pulzella sentiva le voci, il pulzello vede sms e mail che naturalmente non gli ho mai inviato). Le masse che gli vogliono bene gli stiano vicino. Ne ha tanto bisogno.

(m.trav.)

Convenzione per le riforme a

Berlusconi “è troppo, sarebbe

un contributo al loro fallimen-

to” secondo il quotidiano de- mocratico. Insomma, stop ai ricatti che servono solo per ti- rare una corda già molto cor- ta.

BERLUSCONI non sembra col-

pito dall’ammonimento. Arri-

va a Palazzo Madama in trion-

fo, non risparmia baciamani alle ministre, battute con i ma- schi, saluti ai grillini e minacce a mezzo stampa: “Certo che sa- rei il più bravo a presiedere l’organo costituzionale”. In au- la non interviene, lascia la pa- rola a Renato Schifani ma par- tecipa attivamente al discorso con cenni di assenso, sorrisi per le parole a lui esplicitamen- te destinate e applausi quando il capogruppo auspica nuove politiche europee meno rigo- riste. Dopo il voto Enrico Letta è volato a Berlino per capire che margini di manovra può avere per accontentare anche queste richieste di Berlusconi. Che, sostenuto dai falchi del suo partito, non ha nessuna in- tenzione di pacificare gli ani- mi. E insiste sulla Convenzione consapevole che la sua è un’ar- ma per sbarrare la strada a eventuali presidenti del calibro

di Luciano Violante, Massimo

D’Alema o Mario Monti. An- che i grillini hanno espresso “sdegno” per la pretesa di Ber- lusconi, chiedendo che a pre- siedere l’organo sia un costitu-

Invenzioni

Vecchi vizi di nuovi ministri

sia un costitu- Invenzioni Vecchi vizi di nuovi ministri Quando Ruby era la nipote di Mubarak

Quando Ruby era la nipote di Mubarak

di Beatrice Borromeo ed Emiliano Liuzzi

ziano. Nei giorni della mozione Paniz, il ministro per i Rapporti con il Par- lamento sbeffeggiava i neo alleati: “Se capiterà un’altra volta, naturalmente per dovere istituzionale, di chiamare una questura per far rilasciare la nipote

di chiamare una questura per far rilasciare la nipote è in difficoltà si trova in questura
di chiamare una questura per far rilasciare la nipote è in difficoltà si trova in questura

è in difficoltà si trova in questura e chia- ma”. D’altra parte “non stava liberando un killer”. Ma il titolare del Viminale non è l’unico neoministro che si era specializzato nella difesa del Bunga Bunga. Nel febbraio 2011 Beatrice Lo- renzin, dicastero della Salute, aveva trovato la prova inconfutabile per

scagionare il capo:

“Credo non sapesse davvero che telefonan- do poteva incorrere in un possibile reato, e questa è la radice della sua innocenza. Non po- teva neanche immagi- nare che stava facendo un errore”. Una difesa a oltranza che risale ai tempi di Noemi Letizia, la minorenne di Portici che frequentava il Cava-

liere. Pareva difficile, al-

l’epoca, che Lorenzin e Franceschini facessero

L e lacrime bersaniane sono diven- tate larghe intese. Ma gli entusia-

smi e gli abbracci del primo giorno si

sono fatti tiepidi davanti al primo scoglio, l’Imu. Sep- pur con la consapevolezza che il matrimonio s’ha da fare. Una convivenza, quel- la tra Pd e Pdl, che almeno nei toni è iniziata da molto tempo. Giusto per fare un esempio, prendiamo un Enrico Letta d’annata.

per fare un esempio, prendiamo un Enrico Letta d’annata. Beatrice Lorenzin Ansa LA DIFESA SPUDORATA Silvio

Beatrice Lorenzin Ansa

LA DIFESA

SPUDORATA

Silvio credo non sapesse davvero che telefonando poteva incorrere in un reato, e questa è la radice

della sua innocenza

IN PIENA BUFERA giudi-

ziaria su Ruby si limitò a di- re che sarebbero stati gravi – attento a usare il condi- zionale – le pressioni di Berlusconi sulla questura di Milano e la novella della ni- pote di Mubarak. Da lì in poi, almeno Letta (che era vicepresidente del Pd), ha evitato di af- frontare l’argomento. Tanto che il 18 gennaio 2011 è costretto a intervenire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “L’opinione pubblica è turbata, credo sia necessaria chiarezza

in breve tempo”. Un paio d’anni fa, for- se, il tempo delle larghe intese non era ancora del tutto maturo. Almeno per Dario Franceschini, che oggi governa assieme a cinque ministri secondo cui Ruby era la nipote del presidente egi-

di

un capo di Stato straniero, magari

parte dello stesso esecutivo (lei lo ac-

mandi a prenderla un ambasciatore e la faccia dormire in ambasciata, non mandi una ragazza che dopo poche ore la riconsegna a una prostituta brasilia-

cusava di essere un classista “più radical che chic”, affetto da “sessismo prurigi- noso che non esita a strumentalizzare le donne per assecondare i propri teoremi

na”. Erano i giorni in cui il vice di Enri-

antiberlusconiani”). Di più: “France-

co

Letta, Angelino Alfano, lo accusava

schini e compagni hanno deciso di

di

“pescare nel torbido”. Anzi, chiariva

inaugurare la quarta via della sinistra

l'allora Guardasigilli, la telefonata di B. per far liberare Ruby era “esattamente nelle corde del presidente: apprende che una persona a cui vuol bene perché

italiana: il gossip casereccio” (Lorenzin, maggio 2009). Anche perché “il proble- ma non è Berlusconi”, come spiegava il ministro delle Infrastrutture Maurizio

Lupi. Si tratta di alti principi: “In questi anni si è teorizzato che ogni desiderio è un diritto. Mi sembrano ipocriti anche i miei amici di sinistra, che oggi attac- cano il presidente e che qualche anno fa predicavano l'amore e il sesso libero”. Non che fossero molti, gli amici di si- nistra che criticavano B.

NEANCHE TRA LE DONNE: da Josefa

Idem, attenta alle coppie gay e mai in- teressata all’affare Ruby, ad Anna Ma- ria Cancellieri, ministro della Giustizia, flirt alle spalle con la Lega, il Pdl e il Pd che, dopo aver evitato di trovarsela can- didata a sindaco di Bologna nel centro- destra, le hanno offerto la cittadinanza onoraria di Bologna. Ma la Cancellieri è prudente per mestiere: nasce prefetto, solo in tempi recenti si ritrova nel mon- do della politica nonostante smentisca ogni due mesi con la promessa di “tor- nare a fare la nonna a tempo pieno”. Intanto però governa insieme a Gaeta- no Quagliariello (ministro per le Rifor- me Istituzionali), che nel 2011 preten- deva l'immunità per il premier e urlava contro “l’uso politico della giustizia”. Le più intraprendenti però restano le donne del Pdl. Nunzia De Girolamo, oggi alle Politiche agricole, nel 2011 mi- nacciò a più riprese (spalleggiata pro- prio dalla Lorenzin) una manifestazio- ne di piazza contro gli insulti della “ma- gistratura” e in piena solidarietà con il capo Silvio Berlusconi. Manifestazione che, causa mancanza partecipanti, non venne mai fatta.

il Fatto Quotidiano GOVERNISSIMO MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 7 L a Gdf perquisisce IERI sera
il Fatto Quotidiano GOVERNISSIMO MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 7 L a Gdf perquisisce IERI sera

il Fatto Quotidiano

GOVERNISSIMO

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

7

il Fatto Quotidiano GOVERNISSIMO MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 7

La Gdf perquisisce

IERI sera gli agenti della Guardia di Finanza hanno perquisito l’abitazione milanese di Ric- cardo Bossi a caccia di documenti relativi allo yacht da 2,5 milioni di euro ormeggiato in Tu- nisia e che, in base alle indagini, sarebbe stato acquistato grazie a un’appropriazione indebita dell’ex tesoriere Belsito. Come spiegava ieri Il Corriere della Sera, il fi-

glio maggiore di Umberto aveva parcheggiato l’imbarcazione nel porto tunisino di Port El Kantaoui. I pm milanesi che indagano sulla vixcenda han- no ribattezzato l’imbarcazione “Stella” e han- no scoperto che sarebbe stata acquistata da Belsito in favore di Riccardo Bossi tramite l’u- tilizzo di un prestanome, Stefano Alessandri.

stata acquistata da Belsito in favore di Riccardo Bossi tramite l’u- tilizzo di un prestanome, Stefano

la

casa

di

Riccardo Bossi

Vicepresidente Csm

Michele Vietti

AVVOCATO diazione, la conciliazione e Sulla legge Cirielli: l'arbitrato. “Se nessuno la tocca ci sarà
AVVOCATO
diazione,
la
conciliazione
e
Sulla legge Cirielli:
l'arbitrato.
“Se nessuno
la tocca ci sarà
un motivo” LaPresse
Pensa ancora, come nel 2004,
che vada ripristinata l'immuni-
parlamentare?
Un sistema di ammortizzatori
che eviti una frizione diretta
tra iniziativa giudiziaria e rap-
presentanza parlamentare esi-
ste in molti Paesi occidentali e
nello stesso Parlamento euro-
peo. Se ne può discutere lai-
camente, anche se non mi pare
oggi una priorità, evitando in
ogni caso soluzioni autoasso-
lutorie.
Perché ha incontrato il 30
marzo 2012 a Torino l’allora
presidente di Finmeccanica
Giuseppe Orsi nel suo ex
studio da avvocato?

MINISTRI DISCOLI

twitter @chiarapaolin

Silenzio stampa tra un’intervista e l’altra

L etta l’aveva chiesto con gentilezza, ma con fer- mezza, ai suoi compagni d’avventura: lasciate

parlare me, teniamo una voce unica, facciamo ca- pire a tutti che stavolta il compromesso più che sto- rico è miracoloso. E invece i ministri gli hanno di-

sobbedito in mezzo secondo. Manco il tempo di chiedere la fiducia al Senato che Flavio Zanonato, chansonnier dello Sviluppo economico, discettava

di Europa sulle pagine di Repubblica. E pure i col-

leghi Alfano e Franceschini hanno derogato: il mi-

nistro degli Interni ha ri-dato la linea sul caso Prei-

ti, quello dei rapporti col Parlamento ha dovuto

garantire all’Ansa che l’Imu non farà saltare il go- verno. E poi ci sarebbe anche la dichiarazioncina di

Chiara Maria Carrozza: “Non ci sarà mai da parte mia una graduatoria, una preferenza, fra scienze dure e scienze umanistiche”. Meditando sulle scienze dure, la giornata s’è chiusa con Graziano Delrio dalla Gruber. Un silenzio da paura.

Ho incontrato il Presi- dente della più grande azienda italiana, al- l'epoca non inda- gato, come in- contro tanti al- tri rappresen- tanti del mon- do istituziona- le e produttivo. Abbiamo avuto uno scambio di opinioni sulla situazione eco- nomica generale e locale.

Ma lei è il vicepresidente del- l’organo di autogoverno della magistratura perché deve par- lare con un manager?

La mia carica non comporta una condanna a essere mono- tematico.

Come se ne esce da questa cri-

si economica e della giustizia?

Dal mio punto di vista: rifor- mando la giustizia che è uno dei fattori di competitività del Paese. Se funziona, il sistema giudiziario ci rende attrattivi per gli investimenti e ci con- sente di agganciare la cresci- ta.

Ci

sono state polemiche per il

no

al fuori ruolo di Antonio In-

groia come esattore in Sicilia dato che ci sono tanti prece- denti di incarichi non giurisdi- zionali. Due pesi e due misure?

Tutti i precedenti del Csm so- no nel senso di vietare inca- richi che comportino attività di gestione in società di capi- tali. Nessuna disparità di trat- tamento.

“Immunità

parlamentare?

Parliamone”

pure di fare la più incisiva ri- forma del codice civile dal 1942 in materia di so- cietà. Ogni giudi- zio dovrebbe sempre tener conto dei pro e dei contro.

Se fosse diventa- to ministro della Giustizia quali sa- rebbero state le sue priorità?

Nel mio ultimo libro "Faccia- mo giustizia" ho proposto an-

ultimo libro "Faccia- mo giustizia" ho proposto an- MINISTRO MANCATO Non so perché non mi abbiano

MINISTRO

MANCATO

mo giustizia" ho proposto an- MINISTRO MANCATO Non so perché non mi abbiano scelto perviaArenula

Non so perché non mi abbiano scelto perviaArenula IncontraiOrsiaTorino, nelmioufficio:micasono

monotematico

zitutto di rivedere proprio la materia della ex Cirielli, la pre- scrizione, evitando di fare del processo penale una corsa ad ostacoli in cui vince chi arriva ultimo. Ho suggerito di sfol- tire il sistema delle impugna- zioni per rendere la pena più efficace e tempestiva. Interve- nire ancora contro la corru- zione rimane una priorità. Nel civile occorre deflazionare il processo con il ricorso alle so- luzioni alternative quali la me-

di Antonela Mascali

D oveva essere il nuovo ministro della Giustizia, in- vece Michele

Vietti è rimasto a fare il vice-

presidente del Csm. Poche ore prima di rendere nota la sua lista, Enrico Letta ha scelto Anna Maria Cancellieri.

Presidente Vietti cosa è suc- cesso?

Non ne ho idea. Ho appreso dai giornali di quella che non era certo un'autocandidatura.

L'ipotesi ovviamente mi ha lu- singato ma non mi ha distolto neppure per un momento dal mio attuale lavoro che mi ono-

ra e mi onera con piena sod-

disfazione. Comunque Anna Maria Cancellieri è stato un ottimo Ministro e nell'interlo- cuzione con lei il CSM vedrà certamente valorizzato il pro- prio ruolo.

In ambiente Pdl si parla di un veto di Berlusconi. È vero?

Ignoro l'esistenza di veti così come di sponsorizzazioni.

Come si spiega questa esclu- sione?

Spero dipenda dalla circostan-

za che non ho fatto male il vi-

cepresidente del Csm. Proba- bilmente la mia modesta com- petenza in materia di giustizia è ritenuta più utile a Palazzo dei Marescialli che a via Are- nula.

Eppure lei, quando era deputa- to dell'Udc ha proposto la leg- ge sul legittimo impedimento ad hoc per il presidente del Consiglio che era proprio Ber- lusconi

Non ho proposto io quella leg- ge. Quale membro della Com- missione Giustizia della Ca- mera suggerii alcune soluzioni (con il suo partito, l’Udc, si è i astenuto perché la norma spe- ciale fu allargata ai ministri, ndr) che peraltro furono di- sattese, contribuendo alla boc- ciatura da parte della Corte costituzionale.

Lei è stato anche sottosegreta- rio alla Giustizia e all'Econo- mia in due governi retti da Sil- vio Berlusconi. Erano gli anni delle leggi “ad personam” co- me la ex Cirielli taglia prescri- zione che oggi critica e che vorrebbe cambiare

Sulla legge Cirielli, la cui pa- ternità sta nel nome nono- stante il disconoscimento, il mio partito dell’epoca fece ap- provare un emendamento che escludeva l'applicabilità della norma ai processi pendenti.

Nel 2001 ha promosso la de- penalizzazione del falso in bi- lancio

Non ho depenalizzato il falso in bilancio ma ho contribuito a definire meglio una fattispe- cie obsoleta, mantenendone la natura criminosa. Constato che dopo dieci anni e svariati governi nessuno ha cambiato la legge mentre io ho detto e scritto che lo si deve fare, so- prattutto per evitare la crea- zione di provviste funzionali alla corruzione.

Intanto Berlusconi con quella legge è uscito da un paio di processi perché “il fatto non costituisce più reato”

Non si può valutare una rifor- ma dal l'esito di un solo pro- cesso. Peraltro quell'interven- to faceva parte di una legge de- lega molto più ampia che con- sentì di introdurre nuovi reati economici come le false co- municazioni sociali, il falso in prospetto, le false comunica- zioni delle società di revisione, l'omessa comunicazione del conflitto di interessi e consentì

Insulti razzisti, la Kyenge non replica

BORGHEZIO: “GOVERNO DEL BONGA BONGA”. ZAIA: “VENGA A SPIEGARCI LA LEGALITÀ”

di Chiara Paolin

N on tutto è perduto se qualcuno si alza in piedi e dice così: “Borghezio la smetta e

stia zitto. Sono assolutamente disgustata da queste affermazioni. Si può non essere d’ac-

cordo su provvedimenti come lo ius soli, ma si deve rimanere nel rispetto della dialettica democratica”. Manuela Dal Lago, candidata sindaco a Vicenza per la Lega Nord, manda a quel paese il collega di partito che ieri alla Zanzara delirava commentando la nomina

di Cecile Kyenge a ministro per l’Integra-

zione.

“QUESTO È UN GOVERNO del bonga bonga,

vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo. Lei è

italiana? Il Paese è quello che è, le leggi sono ”

fatte alla cazzo

Mario Borghezio. Aggiungendo: “La persona giusta per fare il ministro era il sindaco Gen- tilini, persona preparata, esperta, di una certa

spiegava l’eurodeputato

serietà. Treviso è la città con la maggiore integrazione. Verrebbe da chiedere la carta di identità del Congo perchè almeno là non fan-

no

casalinga, non un ministro del governo”. E, per restare in Veneto, ieri s’è aggiunta la perla

di Luca Zaia, governatore leghista: due gha-

nesi sono stati fermati come presunti vio- lentatori di una donna austriaca, e Zaia ha pensato di dover coinvolgere il ministro. “La Kyenge venga a Vicenza a rendere visita alla vittima, con il coraggio di affrontare i pro- blemi per quello che sono e per ribadire a tutti che non ci può essere integrazione senza legalità” ha detto Zaia. Carezze morali e pensieri profondi rispetto

ministri così. La Kyenge sembra una brava

agli insulti che i siti di estrema destra e tante pagine facebook hanno pubblicato negli ul- timi giorni: dal classico “sporca negra” al- l’inedito governo che puzza di “scimmia con- golese”. “Pazienza, Cecile è una tipa tosta, non si spaventa per così poco” alza le spalle Dora Kyenge, la sorella che abita a Pesaro e si è ritrovata a raccontare per strada com’è ave- re un parente ministro della Repubblica. “Io faccio la cassiera alla Coop, e anche la sarta - spiega Dora -: in città mi conoscono tutti e non ho nessun problema. Però si sa che il problema del razzismo in Italia esiste. Si sen- te. E per questo mia sorella è stata scelta da Enrico Letta, perché sa come affrontarlo”. Nessun timore di essere vittima del ruolo, cioè di avere ottenuto un po- sto così importante più per il colore della pelle che per le qualità professionali? Dora

smette di sorridere: “Su que- sto non ho dubbi: mia sorella è una persona in gamba, molto preparata, che ha pas-

è una persona in gamba, molto preparata, che ha pas- LA SORELLA DORA “Nel nostro Paese

LA SORELLA DORA

“Nel nostro Paese il razzismo esiste, si sente. Ma Cécile è una persona preparata, lavorerà bene e nessuno avrà più niente da dire”

lavorerà bene e nessuno avrà più niente da dire” Il ministro per l’Integrazione Ansa sato tutta

Il ministro

per l’Integrazione

Ansa

niente da dire” Il ministro per l’Integrazione Ansa sato tutta la vita a gestire i proble-

sato tutta la vita a gestire i proble- mi dell’immigra- zione. Oltretutto vorrei ricordare che è italiana. Italianissima. Siamo cittadine

di questo Paese come chiunque altro. Quindi

basta con queste stupidaggini. Cecile deve fare il suo lavoro, e su questo essere giudicata. Tutto qui”.

NEL FRATTEMPO LA POLIZIA POSTALE ha

aperto un fascicolo sugli insulti razzisti e mil-

le segnali di solidarietà sono arrivati al mi-

nistro Kyenge. Il presidente della Camera,

laura Boldrini, ha sintetizzato: “Non sono co-

se

degne di un paese civile”. Il ministro non

ha

voluto rilasciare dichiarazioni, limitando-

si

a un tweet serale: “Ringrazio per la par-

tecipata attenzione e vicinanza che mi espri- mete. Credo che anche le critiche insegnino

se ci si confronta con rispetto”.

8 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

8 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 DEMOCRACK il Fatto Quotidiano Y oudem, redazione chiede dimissioni a Chiara

DEMOCRACK

il Fatto Quotidiano

Youdem, redazione chiede dimissioni a Chiara Geloni

NERVI TESI a Youdem, la televisione del Pd. La maggior parte dei redattori avrebbe chiesto alla direttrice Chiara Geloni di dimettersi. Ma Geloni, con un contratto a termine legato alla segre- teria Bersani, per ora resta: “Aspetto il reggente: se mi conferma rimango fino al congresso, altrimenti me ne andrò”.

rimango fino al congresso, altrimenti me ne andrò”. CAOS REGGENTE Nel caos del Pd ogni giorno

CAOS REGGENTE Nel caos del Pd ogni giorno nasce un’ipotesi reggente: fino a ieri in po- le position c’era la candidatura di Epifani. Ma i dalemiani stanno lavo- rando a un’alternativa. Prima si è fatto il nome di Cuperlo, ora si sta- rebbe lavorando sulla Finocchiaro

lavo- rando a un’alternativa. Prima si è fatto il nome di Cuperlo, ora si sta- rebbe

LA DOMANDA DEI DEMOCRATICI:

“MA SIAMO PIÙ COGLIONI DEGLI ALTRI?”

IL PARTITO TRAMORTITO E LE LACRIME DI COCCODRILLO SULLE LARGHE INTESE

di Antonello Caporale

S i arriva al nodo dei nodi e Francesco Sanna, sardo d'azio- ne per via del carat-

tere votato al fare qui e ora

pone sul tappeto la domanda

centrale: “Siamo più coglioni

di quegli altri? Siamo noi i più

coglioni di tutti?” È una bella questione che vale un viaggio dentro palazzo Madama. Infilato nel vicolo della paura il volto di Nicola Latorre, splendido dalemiano

dalle larghe vedute, benchè si- curo e convinto della linea lie- vissimamente teme che la fur- bizia, quando raggiunge un suo apice grossolano e pre- suntuoso, si trasformi in una devianza dell'intelligenza e che il sapore di questa avven- tura prenda presto il senso della fregatura. “Avverto nella pancia qualcosa, rimugino e ripenso. Hai voglia tu se non

lo faccio! Ma ha senso pren-

dersi paura? La verità è che è saltata la democrazia, è in crisi il concetto di rappresentanza, il vincolo ideologico, l'appar- tenenza. Dobbiamo saperlo e interrogarci prima che sia troppo tardi”. Come sapete lo scaltro Latorre non ha mai la cravatta fuori posto e benchè scosso anche oggi ha il volto presente all'obbligo di giorna- ta: molto istituzionale. Il Se- nato è un vascello di seconda

molto istituzionale. Il Se- nato è un vascello di seconda CONTRIZIONE Franceschini: “Mi rode, eccome se
CONTRIZIONE Franceschini: “Mi rode, eccome se mi rode Ma è uno stato di necessità Non

CONTRIZIONE

Franceschini:

“Mi rode, eccome

se mi rode

Ma è uno stato

di necessità

Non vede?”

classe, si arriva con i bagagli già ammaccati dal viaggio ini- ziato. Dopo le prime quindici

ore di responsabilità l'esecu- tivo di servizio alla nazione ha fatto salire a bordo la prima polemichetta: che fare dell'I- mu? Annuncio poi precisa- zione, poi ri-precisazione. Perciò qui il clima è marca- tamente rilassato, si naviga utilmente a vista ed è tutto nel solco immortale della Demo- crazia cristiana. Infatti ci si ar- rende alla maestà della rifles- sione di Riccardo Villari:

“Corpi che vagano, compreso

il mio. Si potrebbe chiudere il

palazzo e destinarlo a museo.

Non cambierebbe niente. Qua

si registra il già avvenuto, il

già visto. Siamo notai certifi- catori, troppi e quindi inutili”. Lei è perfetto per un posto da sottosegretario allora: “Non chiedo niente, sarà la provvi- denza a incaricarsi del caso”.

SI VEDE che è tempo demo- cristiano, c’è un ritmo antico della giornata che non può de- siderare altro che la penni- chella. Niente a che vedere con l'adrenalina berlusconiana

che riempiva i corridoi di urla

e spintoni, e squadre di par-

lamentari contrapposte e ve-

ramente belligeranti. Oggi no.

La maggioranza è tranquilla e

si disperde verso il prosciutto

e la mozzarella, il piatto freddo

alla buvette. Allo sguardo re- siste una macchia rossastra, il nugolo dei militi ignoti del Pd,

dei caduti in battaglia, dei vin-

ti che in lacrime si uniscono

alla gioia dei vincitori. Persino Dario Franceschini, che è sta-

to nominato ministro e vive

una rinnovata felicità, ha qualcosa che non gli torna: “Ci

penso anch’io, eccome se mi

rode. Ma è uno stato di ne- cessità. Non vede?”. Gli rode, è insoddisfatto ma continua, forse la situazione migliorerà.

Ci vuole stomaco, fede, molto

ottimismo. Lucrezia Ricchiu-

ti, cooptata dal mondo del-

l’antimafia, espressa dalle vi- scere di Libera, la creatura di Don Ciotti, non ce la fa. Lei

no. La paura ha già fatto no- vanta e ha già messo all'angolo Pippo Civati e Davide Mattiel- lo. Troppo sprovveduti, disar- monici, distonici, si sono ar- resi alla prima prova di re-

RIFLESSIONI Latorre: “Rimugino e ripenso. Ma ha senso prendersi paura? La verità è che è

RIFLESSIONI

Latorre: “Rimugino

e ripenso. Ma ha

senso prendersi

paura? La verità

è che è saltata

la democrazia”

sponsabilità. Cesare Damiano si è iscritto al purgatorio: ha votato col naso chiuso. Ma

guardare il volto terreo di Fe- lice Casson è la dimostrazione che la pena dev'essere infinita.

Gli si stringono intorno e qualcuno appoggia la mano sulla spalla per incoraggiarlo. In fondo c’è Enrico Letta lag- giù, è un amico, in fondo è del Pd. Ma gli occhi suoi, e siamo nella sfortuna più grande, ca- dono sul sorriso efferato di Gasparri, e la compostezza ri- trovata di Silvio Berlusconi

che si gode dal suo banco la

performance di Schifani, il ca- pogruppo: “Lei, onorevole Berlusconi ha dato prova di essere uno statista”. Lui ha fat- to cenno con la testa e rin- graziato degli applausi. “Sia- mo morti, sono fuori strada quelli del Pd”.

LA PATTUGLIETTA dei socia-

listi capitanati da Riccardo Nencini (sono tre), si ritrova nell’arsura alla fontanella del bar. Acqua per tutti e orazione funebre: “Bersani ha sbagliato

tutto e la sinistra sta scivolan- do verso il nulla, ci stiamo an- nientando e siamo stati dei co- glioni grandi così”. Marco Di Lello ha risposto all’interroga-

tivo di Sanna sul chi ha fregato chi. Teniamoci su e non pen- siamoci: “È un partito nato sbagliato, il concetto di inclu- sione ha annacquato le diffe- renze, sostituito la passione, chiamati tutti a volgere lo sguardo verso l’obiettivo più breve, l'approdo quotidiano. Dobbiamo sbrigarci a capire che così non si va lontano e al congresso bisogna parlarne”. Il congresso? Gianni Cuperlo pensa che il congresso salverà l'anima dei peccatori. Ma qui è un popolo del peccato, e a squadrarlo appare nient’affat- to pentito. Vedere Rosy Bindi stralunata, immobile dentro il corso dei corpi che si accin- gevano a dare la fiducia e lei, con un sospiro: “Io non ce la

a dare la fiducia e lei, con un sospiro: “Io non ce la NELL’OMBRA Sopra, la

NELL’OMBRA

Sopra, la sala stampa di San- t’Andrea delle Fratte, sede del Pd; a sinistra, Rosy Bindi

Emblema, Ansa

faccio”. Ce l’ha fatta, alla fine si è data un pizzicotto come Cesare Damiano e anche la Laura Puppato. Lei e lui, Cor- radino Mineo, che avrebbe voluto meglio precisare le ra- gioni del suo distinguo, inter- venendo in aula. “Mi dispiace ma devo interromperla, il tempo a sua disposizione è terminato”, ha detto Grasso, il presidente, inflessibile. E tutto è finito. Il governo di Enrico Letta, sono Davide contro Go- lia ha detto, ha salutato festoso ed è partito per la valle di Gio- safat.

Davide Mattiello

 

Il deputato Pd di Libera

di Wanda Marra

 

mi

N on posso accettare il rischio che la pa- cificazione nazionale passi non per la

a

giustizia, ma per il negoziato politico”. Da-

vide Mattiello, neo parlamentare del Pd pie- montese, una vita nell’associa- zione Libera, non ha votato la fiducia alla Camera. Sceglien- do di uscire dall’Aula. Dopo- diché ha messo a disposizione del gruppo dei Democratici a Montecitorio le sue dimissio- ni, che sono state respinte.

Da

Perché questo voto?

È la mia storia, il mio impegno. Io lavoro con i testimoni di giustizia e con le vittime della mafia. L’unica forma possibile di pacificazione passa per la verità storica e giudiziaria. Non posso ac- cettare la tesi espressa da Eugenio Scalfari nei suoi editoriali, a difesa del presidente della Repubblica Napolitano quest’estate, quando si parlava della “trattativa”. Ovvero che ci sia stata una guerra. Ma non è così, c’è stato un attacco criminale. E i politici conniventi e i mafiosi sono criminali.

Scusi, ma perché lei si è presentato col Pd?

a

Io

Penso che sia l’unico partito con un progetto

“Pacificazione? Temo giochini sulla giustizia”

pesante. E i giovani parlamentari neo eletti

fanno sperare che sia possibile continuare

pensarlo.

Sulla giustizia le parole di Letta cosa le hanno fatto pensare?

come mi sembra partito, c’è il rischio che questo governo faccia delle mi- sure su giustizia e corruzione molto superficiali. E questo non va bene, perché continua a passare il messaggio che i furbi la fanno franca e i coglioni pa- gano.

Lei come pensa che si dovrebbe risolvere la questione Berlusco- ni?

Il nostro leader Renzi continua

dire che lui Berlusconi non vorrebbe ve-

Renzi continua dire che lui Berlusconi non vorrebbe ve- derlo in prigione, ma in pensione. Ecco,

derlo in prigione, ma in pensione. Ecco, io dico che lo vorrei vedere processato. Perché continua a difendersi dai processi e non nei processi.

Non è d’accordo col premier e neanche con uno dei papabili segretari, come fa a rimane- re nel Partito Democratico?

sono un europeista convinto, il mio ri-

ferimento è Altiero Spinelli e il mio sogno sono gli Stati Uniti d’Europa. E questo non possono realizzarlo né Sel, né Grillo.

Lucrezia Recchiuti

 

La senatrice Pd di Desio

N on potevo votare la fiducia a questo go- verno. Avrei dovuto sconfessare me stes-

sa”. Lucrezia Ricchiuti, neo-senatrice Pd viene da Desio, per 10 anni consigliere comunale del-

l’opposizione, poi vicesindaco. Una lunga mi- litanza, dal Pci al Pds, ai Ds, al Pd.

Senatrice, perché il suo no?

 

La

linea del partito è cambiata e

nessuno ci ha informato.

 

Ma voi avete votato in direzione il via alla linea di Napolitano.

Ci

hanno sempre informato a

cose fatte. Come sulla candida-

tura di Marini al Colle. E nessuno

mi

ha ancora spiegato perché

non andava bene Rodotà come Presidente, o perché è stato detto

no

alla candidatura di Zagrebelsy sulla quale al-

cuni stavano lavorando, la notte dopo l’affos- samento di Prodi. Poi c’è la mia storia.

Ovvero?

 

Per

anni a Desio, terra di ’ndrangheta, mi sono

occupata di abusivismo e di speculazione edi- lizia, di discariche abusive. Poi ci siamo auto sciolti nel 2010 e dopo l’indagine “Crimine in- finito” abbiamo vinto le elezioni. Berlusconi ha tenuto per anni in casa Mangano: come posso pensare che un governo che si accorda con il Pdl possa fare qualcosa contro la mafia?

“Questo governo non farà niente contro la mafia”

Com’è arrivata in Senato?

Ho vinto le primarie

Da chi era portata?

Da nessuno. Non appartengo a nessuna corren- te e sono libera di fare ciò che voglio. Come dice l’articolo 67 della Costituzione.

Perché si è candidata?

Mi sono resa conto che io e il mio

Sindaco eravamo soli a portare avanti la battaglia contro la cri- minalità organizzata a Desio. E come noi, ci sono tanti ammini- stratori che vanno tutelati. Vo- levo portare il tema della batta-

glia contro le mafie all’attenzio-

ne

del Parlamento e del gover-

no.

all’attenzio- ne del Parlamento e del gover- no. Già delusa? Nel programma di Letta di questo

Già delusa?

Nel programma di Letta di questo problemone si fa solo un cenno.

Pensa di lasciare il Pd?

No. Magari mi butteranno fuori. Ma io conti- nuo a fare il lavoro per cui mi sono candidata. Nel gruppo del Senato ci sono molti scontenti.

Che ne sarà del Pd?

Io spero che venga spazzata via questa classe dirigente, che ha sbagliato tutto, dalla campa- gna elettorale in poi.

wa.ma.

il Fatto Quotidiano

Lavoro, a marzo 70 mila donne hanno perso il posto

L avoro, a marzo 70 mila donne hanno perso il posto MARZO NERO per l’occupazione femminile.

MARZO NERO per l’occupazione femminile. Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, 70 mila donne hanno perso il lavoro rispetto a febbraio. Un crollo preoccupante, tenuto conto anche che sinora le lavoratrici erano state meno col- pite dalla crisi. Ma ora, fanno notare gli esperti, neanche la permanenza al lavoro delle donne sopra i 50 anni (effetto della stretta sulle pen-

DEMOCRACK

sioni) basta per frenare l’emorragia. Nel giro di un anno, sempre secondo l’Istat, si sono persi complessivamente 248mila posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione a marzo è stato del- l’11,5%, stabile rispetto a febbraio. Ma molto probabilmente si tratta di un mero calcolo sta- tistico: ovvero, l’esercito dei due milioni e 950 mila senza lavoro non cresce solo perché molti

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

9

non cercano neanche più un’occupazione, so- praffatti dallo scoramento. Non a caso, l’Istat registra un sensibile aumento della inattività tra le donne. Tra gli under 25 il tasso di disoc- cupazione è del 38,4%, inferiore solo a quello di Grecia e Spagna. Mentre tra i ragazzi tra i 15 e i 24 anni i disoccupati sono 635 vmila, il 10,5% dei loro coetanei.

i disoccupati sono 635 vmila, il 10,5% dei loro coetanei. di Salvatore Cannavò C’ è attesa

di Salvatore Cannavò

C’ è attesa per quello che potrebbe av- venire a sinistra del Pd dopo il va-

ro del governo Letta. Lo dimo-

strano le scadenze previste per

le prossime settimane. Lo di-

mostra la partecipazione al con- vegno della Fiom, ieri a Bolo- gna, su “Lavoro e welfare”. L’i- niziativa, convocata un mese e mezzo fa, ricorda Landini, do- veva vedere la partecipazione,

tra gli altri, di Stefano Rodotà, dell’ex ministro Fabrizio Barca e

di Sergio Cofferati. Quasi l’an-

nuncio di un evento politico. Forte, quindi, la delusione nello scoprire l’assenza del professo- re candidato alla Presidenza della Repubblica e l’intervento

in video, dalla propria scrivania

al ministero delle Finanze, dove è tornato a lavorare, di Fabrizio Barca. L’intervento, dal vivo, di Sergio Cofferati, centrato su un’analisi molto netta delle po- litiche di austerità e di rigore, non ha invece offerto novità sul fronte politico.

È TOCCATO quindi al segretario

della Fiom, Maurizio Landini,

offrire qualche appiglio con una relazione-replica al discorso del nuovo premier Enrico Letta e l’’annuncio di un’opposizione esplicita al governo. Opposizio-

ne avviata con la manifestazione

del 18 maggio a Roma. Ma il piatto più succolento, Landini, l’ha offerto quando, leggendo la lettera con cui Stefano Rodotà si è scusato dell’ assenza, ha an- nunciato che il professore par- lerà dal palco di San Giovanni. E non sarà solo. Accanto a lui an-

che Gino Strada e, se accetterà, il costituzionalista Gustavo Za- grebelsky. “Non vogliamo fare

un partito” ha ribadito per l’en-

nesima volta Landini , “siamo un sindacato fondato sui prin- cipi di autonomia e indipenden- za”. Però la Fiom “ambisce ad avere un’idea generale” e, in

questa fase, punta a costruire un “campo”, una rete di iniziativa sindacale e sociale nella quale chi ha da costruire un’iniziativa politica la possa costruire.

facile notare che gli ospiti di

È

La sinistra delusa

che aspetta Rodotà

AL CONVEGNO FIOM LANDINI GUARDA A GRILLO E LANCIA IL REDDITO DI CITTADINANZA: “SIAMO UN SINDACATO NON UN PARTITO. IL PROFESSORE ATTESO SABATO A L’AQUILA

San Giovanni sono nomi spon- sorizzati dal Movimento 5 Stelle

per la Presidenza della Repub- blica. La preoccupazione di do- versi rivolgere a quel mondo, ormai, caratterizza stabilmente l’iniziativa della Fiom. “Nel con- fronto con i partiti avuto il 9 giu-

gno dello scorso anno - spiega al Fatto Landini, prima di avviarsi a Palazzo Re Enzo, in piazza Mag- giore - avevamo di fronte i se- gretari del centrosinistra. Oggi ci sono gli 8 milioni e mezzo di elettori che hanno votato Grillo e quelli che si sono astenuti”. La proposta centrale di ieri, non a caso, è stato il “reddito di citta- dinanza”, un sostegno da offrire

a “disoccupati e inoccupati” che

non sostituisca la cassa integra- zione “pagata da imprese e la- voratori”. Il reddito, spiega Lan- dini, come forma per “riunifica- re un mondo del lavoro distrut- to dalla crisi e ridare forza a un sindacato che altrimenti non ha più futuro”.

LANDINI al sindacato e Rodotà alla politica? È il desiderio di molti. Il professore, in effetti, ha spiegato che “nel sistema sociale

e politico italiano si sta aprendo

un vuoto pericoloso, che può es- sere colmato soltanto grazie al

ritrovamento di un filo comune da parte del variegato mondo

del lavoro e della sinistra”. Ma se ha accettato “con molto entusia- smo” di parlare nella piazza del 18 maggio “per un progetto di cambiamento sociale e politi- co”, ha anche ribadito che non vuole “prestarsi a operazioni di breve respiro”. Il suo impegno

prioritario,delresto,èrivoltoal-

la “Costituente dei beni comu- ni”, una rete di giuristi e movi- menti sociali che si ritroverà sa- bato 4 maggio a L’Aquila. Un luogo frequentato da molti

“grillini” con poche venature politiciste e rivolto all’“azione sociale”. Se una sinistra dovrà ri- nascere, il rapporto con la no- vità-Grillo, sarà decisivo.

TORINO Primo maggio

senza servizio d’ordine

dietro allo striscione “Resisten-

za democratica”. Non ci stanno

all’inciucio con il Pdl, vogliono il congresso subito e protestano contro i “signori delle tessere”. Michele Paolino - responsabile

organizzativo del Pd torinese -

ha tentato una mediazione fino

all’ultimo, invano: “Capisco la loro rabbia - dichiara - alcuni

di loro sono persone con pro-

blemi non indiferrenti di cassa integrazione e mobilità. La loro scelta, che non ostacoliamo, fa parte della dialettica di un par- tito che, come tutti possono facilmente os- servare, sta discutendo. Significa che siamo un partito vivo, che non rinuncia certo a sfi- lare al corteo del primo maggio, una festa che sentiamo profondamente nostra”. E se ci fossero contestazioni? “Ci sono ogni anno - sospira - vorrà dire che, qualora fosse ne- cessario, non starà a noi consentire la Pd l’in- gresso in piazza ma alle forze dell’ordine”.

Stefano Caselli

L ’anno scorso ebbero il lo- ro bel da fare. Una tren-

tina di anarchici (la giornata poi proseguì carica di tensione

tra scontri con la polizia e “as-

salti” a palazzo civico) cercò di impedire al sindaco Piero Fas-

sino e alla delegazione del Pd

di sfilare per il centro di To-

rino durante il corteo del pri- mo maggio. Ma quest’anno - in cui si an- nunciano tensioni forse anche maggiori - non ci saranno. Lo spezzone di corteo del partito che governa la città non potrà infatti contare sul proprio servizio d’ordine. La squadra - composta da un gruppo di “an- ziani” ex Pci, quindi senza legami diretti con i ragazzi di “pallacorda” che nei giorni scorsi hanno occupato le sedi del partito per pro- testa - sfileranno da soli in coda al corteo,

che nei giorni scorsi hanno occupato le sedi del partito per pro- testa - sfileranno da
  Ansa Ignazio Marino   Candidato Pd a Roma   “Base scontenta, ma la gente
 

Ansa

Ignazio Marino

 

Candidato Pd a Roma

 

“Base scontenta, ma la gente piange per la crisi”

di Luca De Carolis

V edo grande disagio tra elettori e iscritti al Pd, ma i pro- blemi principali della gente sono altri: in giro per Roma

incontro gente che piange dalla disperazione”. Ignazio Marino,

candidato sindaco nella capitale per il centrosinistra, senatore

Pd

dimissionario (“La lettera di dimissioni l’ho mandata, il Se-

nato deve approvarla”), dice di non temere contraccolpi dal caos nel suo partito: “I cittadini mi chiedono soluzioni, e io cerco di darle, studiando come un secchione e ascoltando tutti. Questo è il mio compito, al di là della politica nazionale”.

Marino, che clima respira tra la gente del Pd? Deve giustificare il partito per l’alleanza con Berlusconi?

Il

disagio tra elettori e iscritti è forte. Non comprendono le

strategie politiche degli ulti-

mi

tempi. Ma in generale

mi tempi. Ma in generale  
 

emerge una grande stan- chezza verso tutte le ideolo- gie. Mi parlano e mi chiedo-

PRIORITÀ

no

poco di massimi sistemi,

PUBBLICHE

e

tantissimo dei problemi dei

 

loro quartieri o di quelli per- sonali.

Lei è in campagna elettorale da alcune settimane: dopo il flop su Prodi e il governissimo non si è fatta più difficile?

 

c’è

Questa però

Tra elettori e iscritti

forte disagio

è

un’elezione

No: credo pesi il fatto che questa è una elezione ammi- nistrativa. Il vero tema sono

amministrativa:

mi

chiedono il lavoro

gli

effetti della crisi economi-

ca. L’altro giorno una signora

ca. L’altro giorno una signora o i pali della luce

o

i pali della luce

 

è

venuta da me a un appun-

tamento elettorale con le ana-

lisi

della tiroide, perché sono un medico, e lei non ha i 300 euro

per

lo specialista. Incontro persone in lacrime, perché non ce le

fanno ad arrivare a fine mese o non trovano lavoro.

Non teme davvero di pagare la crisi del Pd? Sul web è rivolta, anche dagli utenti romani

Non ho timori: piuttosto, mi capita di trovarmi in imbarazzo di fronte a certe domande specifiche della gente. Quando ti chie- dono quanto tempo ci vorrà a mettere i pali della luce in un quartiere lasciato a se stesso, è davvero difficile.

Il governo Letta potrà aiutare Roma? A proposito: lei avrebbe votato la fiducia?

Mi

limito a fare i migliori auguri di buon lavoro al governo e a

Enrico Letta. Spero di interagire con lui da sindaco di Roma.

Sinceramente: in un momento come questo, l’essere un uomo

con una storia politica relativamente breve la può favorire?

Le

rispondo con i dati: sono stato parlamentare per due anni

come indipendente (dal 2006, per i Ds, ndr), poi sono stato rieletto con il Pd. La tessera l’ho presa solo nel 2009, poco prima di correre alle primarie nazionali.

Quindi, questo percorso la avvantaggia

 

Dico che questa è la mia storia, di un medico che fa parte del Pd.

Nel partito romano sono volati stracci: il segretario è stato di- chiarato decaduto, tra le polemiche. Non teme di finire in una guerra tra correnti?

No, perché a contare sono i voti di 2 milioni e 700mila cittadini,

e

non le logiche di qualche capo corrente, se esistono.

Quando ha sentito l’ultima volta Bersani?

 

Abbiamo parlato al telefono nel giorno dell’elezione di Na- politano. Gli ho chiesto consigli, perché lui ha amministrato l’Emilia Romagna.

10 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN PIAZZA il Fatto Quotidiano brevi IL PAPA EMERITO RATZINGER
10 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN PIAZZA il Fatto Quotidiano brevi IL PAPA EMERITO RATZINGER
10 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 IN PIAZZA il Fatto Quotidiano

10

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

IN PIAZZA

il Fatto Quotidiano

brevi

IL PAPA EMERITO RATZINGER RITORNERÀ IN VATICANO Padre Lombardi ha annunciato che Joseph Ratzinger ritornerà a vivere in un convento interno al Vaticano. Insieme a lui monsignor George Gaen- swein e le quattro Memores che se ne prendono cura. Una stanza è stata sistemata anche per le visite di suo fratello. Ansa

sistemata anche per le visite di suo fratello. A n s a POMEZIA DUE MORTI FOLGORATI

POMEZIA DUE MORTI FOLGORATI Due uomini stavano cercando di rubare il rame da una cabina elettrica di una fabbrica dismessa, ma qualcosa è andato storto e sono morti folgorati dall’elettricità. I corpi, ritrovati semicarbonizzati, non sono stati ancora identificati. Il colpo gli avreb- be fruttato solo qualche centinaio di euro.

colpo gli avreb- be fruttato solo qualche centinaio di euro. BRINDISI MARE “ROSSO”. TUTTO OK “Abbiamo

BRINDISI MARE “ROSSO”. TUTTO OK “Abbiamo potuto constatare il rispetto dei para- metri tabellari, all’infuori di un solvente, il tetrai- drofurano che non è normato”. Non vi sarebbero grosse anomalie, quindi, per l’Arpa, nel contenuto della sostanza di colore rossastro segnalata il 23 aprile scorso nelle acque del porto di Brindisi.

TARANTO, PRIMO MAGGIO NELLA POLVERIERA

DALLA MANNOIA A BARBAROSSA, DA RIONDINO A ROY PACI PER DARE MUSICA A CHI RESISTE ALL’ILVA

ROMA

Capossela ed Elio per il Concertone a San Giovanni

SULLOSTORICOPALCOANCHEPIOVANI,

MAXGAZZÉEIMARTASUITUBI

di Giuseppe Zingaro

di Sandra Amurri

di Giuseppe Zingaro di Sandra Amurri IL SINDACO La reazione del primo cittadino Ippazio
IL SINDACO La reazione del primo cittadino Ippazio Stefàno: “Cosa c’è domani? Un concerto? A

IL SINDACO La reazione del primo cittadino

Ippazio Stefàno:

“Cosa c’è domani? Un concerto? A me la musica non piace”

eccomi se posso esservi utile. C’è un gran bisogno di dimostrare che il problema dell’Ilva non è un problema solo di Taranto ma del Paese e per un artista essere a fianco di chi non ha diritto ad avere diritti è un dovere. Voglia- mo far sentire ai cittadini di que- sta bellissima città così umiliata che non sono soli”. Tanti i vo- lontari che hanno contribuito a montare il palco ad allestire le aree ristoro a curare ogni più piccolo dettaglio. “Non sarà un contro-concerto rispetto a quel- lo di Piazza San Giovanni” ci tie- ne a sottolineare Massimo Bat-

tista del comitato organizzatore “gli artisti che si esibiranno oggi non avranno alcun cachet in no- me del lavoro, qui sono venuti perchè credono nel significato di questa festa. Noi non voglia- mo più essere ostaggio di questo sistema in un territorio caratte- rizzato da precarietà diffusa ed il 40 per cento di disoccupazio- ne”. Si spera il tutto esaurito per un’aerea che può ospitare fino a 50mila persone seppure non siano i numeri a destare preoc- cupazione quanto che passi il messaggio: “Politica dal basso e musica”. Che tradotto vuol dire:

non abbiamo più alcuna fiducia nelle Istituzioni e nel sindacato tant’è che non ci sarà nessuno sul palco a rappresentare la CGIL da dove invece interve- ranno i rappresentanti di molte associazioni compreso il Forum sociale antimafia Felicia e Pep- pino Impastato, No Tav, No Triv. Al concerto presentato da Valentina Petrini e Andrea Ri- vera parteciperanno anche Francesco Baccini, Capovilla, Elio Germano e le Bestierare,

l’Orchestra Popolare Ionica, Raf, Michele Riondino & the Revolving Bridge e Roy Paci. Fi- no a mezzanotte quando il cielo sopra Taranto diventerà uguale

a quello ritratto nei giorni scorsi da due eco-sentinelle a dimo- strazione che la legge ad hoc ha salvato la produzione a dispetto dell’ambiente.

A DISPETTO DI CHI ha dichia-

rato che la situazione dell’aria di Taranto sia nettamente miglio- rata e che l’Ilva sia in ritardo nel rispetto di una sola prescrizione prevista dall’AIA. Non si tratta, come sostiene l’Ilva di un “effet- to ottico classico di una città di mare” bensì dei fenomeni dello “slooping” che sprigiona in at- mosfera gas inquinanti causati

dall’utilizzo improprio delle torce al servizio delle acciaierie e dalla diossina che continua ad uscire dagli elettrofiltri dell’ag- glomerato, posti alla base del ca- mino E-312. Mentre i campi mi-

neralisonoancoraall'ariaaperta

e il vento dissemina le polveri sottili.

inviata a Taranto

L a storica rassegna musicale, organizzata dai sindacati con-

federali per celebrare la festa dei lavori, prende il via tra

novità e polemiche. Il tema

di quest’anno è “La musica

per il nuovo mondo: spazi, radici, frontiere”. Madrina della kermesse: Geppi Cuc- ciari. Sul palco con lei, dal compositore premio Oscar

Nicola Piovani a Vinicio Ca-

possela. E ancora, tra gli al-

tri: Max Gazzé, Marta sui tubi, Management del do- lore Post Operatorio. La

parte serale, quella più at- tesa, comincerà con un’or- chestra di cento violoncel- listi, diretta da Giovanni Sollima, che eseguirà l’In- no di Mameli per poi con- cludere sulle note di Bella Ciao. Oltre ai grandi nomi non sono mancati i grandi

esclusi: al rapper Fabri Fi-

bra, considerato diseduca- tivo dall’associazione DiRe (Donne In REte contro la violenza), è stato impedito

di esibirsi. Nel pomeriggio

spazio anche ai 6 finalisti di

1Mfestival, il contest che ve- de in gara Aeguana way, Almamediterranea, CRI-

FIU, Le Metamorfosi, Toromeccanica e Honeybird & the bir- dies. Il vincitore si esibirà nuovamente in serata. Dal 4 marzo, con una sorta di quirinarie ante litteram, il popolo del web ha potuto votare tra circa 700 band candidate a suonare nella par-

te pomeridiana del concerto. Sono state tante le polemiche per

questo esperimento di democrazia diretta musicale, con una serie di accuse rivolte all’organizzazione, da parte di molti iscritti, sulla mancata trasparenza nel conteggio delle prefe- renze online. Un concertone al passo coi tempi, dunque, no-

nostante Elio (e le storie teste) salirà sul palco per evidenziarne

la parte più retorica e autoreferenziale con il suo nuovo singolo

“Complesso del primo maggio”. Così al passo coi tempi che dell’evento verrà girato un film, diretto da Stefano Vicari, at-

traverso le immagini raccolte dal pubblico in piazza, armato di

smartphone ed App creata per l’occasione. Marco Godano,

l’organizzatore, annuncia che per risparmiare il catering sarà a pagamento per ogni artista. C’è la crisi.

I l 1° Maggio di lotta-Sì ai

diritti, no ai ricatti”. È il

titolo del concerto che si

diritti, no ai ricatti”. È il titolo del concerto che si POCHI SOLDI L’organizzazione spiega che
POCHI SOLDI L’organizzazione spiega che per la prima volta i cantanti dovranno pagarsi il catering

POCHI SOLDI L’organizzazione spiega che per la prima volta i cantanti dovranno

pagarsi il catering da soli

svolge oggi a Taranto al

parco archeologico di Soli- to-Corvisea, alle spalle della Concattedrale, organizzato dal

comitato Cittadini Liberi e Pen-

santi al quale partecipano Luca Barbarossa, Fiorella Mannoia, Luca Carboni, Riondino, Roy Paci e molti altri nomi noti del mondo dello spettacolo, tutti a

titolo gratuito e a proprie spese per dimostrare solidarietà ad una città divorata dall’inquina- mento dell’Ilva, dall’indifferen- za e dalla compromissione della politica. Ultimo esempio è l’av- viso di garanzia al sindaco Ip- pazio Stefàno nell’ambito del- l’inchiesta “Ambiente svendu- to”. Lui spiega in una conferen-

za stampa di non aver ricevuto

nulla e motiva con ciò le sue mancate dimissioni. Gli chie-

diamo se oggi ci sarà. Risponde:

“Perché che c’è?”. Informato ri- batte: “A me la musica non pia- ce”, mentre i cittadini presenti

gli urlano “pagliaccio”.

“QUANDO MI HANNO invitato

non ho esitato un attimo ad ac- cettare perché la situazione che Taranto subisce non può e non deve finire nel dimenticatoio” sono le parole di Fiorella Man- noia “mettere la mia notorietà a disposizione di una causa sacro-

santa come quella del diritto al lavoro e alla salute è il mio unico merito a cui non posso sottrar-

mi per non far prevalere il pes-

simismo della ragione all’otti- mismo della volontà”. Motiva- zioni condivise da Luca Barba- rossa: “A Riondino ho risposto:

IL CORTEO UFFICIALE

Cgil, Cisl e Uil si ritrovano più unite e presentano il conto a Enrico Letta

S usanna Camusso, segretario della Cgil, si è spinta a dire che il Con-

certone del Primo maggio “è segnato dal tempo”. Il prossimo anno sarà il

25° anniversario e “bisogna fare una riflessione”. La riflessione, forse, ri- manda al ruolo più generale del sin- dacato, ai suoi rapporti unitari e, so- prattutto, al modo di recuperare un rapporto con un mondo del lavoro se- gnato dalla crisi.

In ogni caso, oggi Cgil, Cisl e Uil sa-

ranno insieme a Perugia, città scelta per onorare le due dipendenti regio- nali, “Daniela e Margherita”, uccise dagli spari di un imprenditore “im- pazzito” da crisi. Un’occasione, spie- gano i sindacati, anche per ricordare il carabiniere ferito a palazzo Chigi. La

manifestazione sarà particolarmente unitaria perché, proprio ieri, le tre confederazioni hanno siglato un do- cumento comune con cui chiedono al governo l’urgente “rifinanziamento della Cig in deroga” e “il completamento dell’effettiva salva-

guardia degli “esoda- ti”. Richiesta anche la “riduzione delle tas- se per dipendenti e pensionati”, l’allen- tamento del patto di stabilità per i Comu- ni, la riduzione dei costi della politica, la proroga dei contratti precari nella Pubbli-

ca amministrazione e, in particolare,

la riforma dell’Imu, non la sua abo-

lizione, “esonerando solo i possessori

di un’unica abitazione, con un tetto ri-

ferito al valore dell’immobile”. Su que- sta piattaforma Cgil, Cisl e Uil terranno

una manifestazione nazionale il 22 giu- gno prossimo”. L’appuntamento che, però, si presterà alle principali pole- miche è quello di Bo- logna dove il Primo maggio sarà festeg- giato, in piazza Mag- giore anche con Confindustria. A

APERUGIA La dedica è per le due dipendentiregionali uccise. Firmato l’accordo sullarappresentatività. Scontro a

APERUGIA La dedica è per le due dipendentiregionali uccise. Firmato l’accordo sullarappresentatività. Scontro a Bologna per la parolaagliimprenditori

parlare, infatti, ci sarà il presidente di

Uninindustria, Alberto Vacchi, im- prenditore “illuminato”, proprietario

dell’Ima, azienda del “packaging” da 2500 dipendenti e che va molto bene. Il profilo di “colomba” non impedirà alla Fiom di disertare l’appuntamento e di festeggiare in provincia di Ferrara con il suo segretario regionale, Bruno Papignani: “Lavoratori e imprese non hanno gli stessi problemi: c’è tutto l’anno per incontrarsi, non serve il pri- mo maggio”. Per quanto riguarda la rappresentanza, il testo varato ieri che ha il consenso della Fiom, prevede la certificazione della rappresentanza e la validazione degli accordi con alme- no “il 50%+1 della rappresentanza e la consultazione certificata dei lavorato-

rappresentanza e la consultazione certificata dei lavorato- Susanna Camusso, segretario Cgil Ansa ri, a maggioranza

Susanna Camusso, segretario Cgil

Ansa

ri, a maggioranza semplice”. Per la Fiom è il superamento del “modello Marchionne” anche se i suoi contesta- tori sottolineano che sarà costretta ad accettare l’esigibilità dei contratti. Una volta firmato, insomma, non si sciopera più. In ogni caso, è un pas- saggio centrale nella vita futura del sindacato.

Sa. Can.

il Fatto Quotidiano CRONACHE MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 11 SCUOLA VELENOSA GENITORI OCCUPANO Genitori
il Fatto Quotidiano CRONACHE MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 11 SCUOLA VELENOSA GENITORI OCCUPANO Genitori

il Fatto Quotidiano

CRONACHE

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

11

il Fatto Quotidiano CRONACHE MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 11

SCUOLA VELENOSA GENITORI OCCUPANO Genitori costretti a occupare la scuola dei propri fi- gli contro il Comune di Brescia. Alla Grazia Deled- da i bimbi sono obbligati a giocare su una piastra in metallo perché il giardino è contaminato da Pcb. Come raccontato sul Fatto il 18 febbraio, le famiglie da 10 anni chiedono la bonifica inutilmente.

le famiglie da 10 anni chiedono la bonifica inutilmente. VELLETRI CROLLA SOLAIO, UN MORTO Stava ristrutturando

VELLETRI CROLLA SOLAIO, UN MORTO Stava ristrutturando il solaio di un appartamen- to al pian terreno del centro storico, quando il solaio gli è crollato addosso, morendo sotto le macerie. La vittima è un operaio romeno di 46 anni, che lavorava senza protezioni e probabil- mente in nero. Xxxxx

ROMA VITTIMA STALKING SFIGURATA Rischia di rimanere sfigurato dall’acido muria- tico dopo un’aggressione alla fermata di un tre- no. È successo a Roma, dove un uomo di 32 an- ni, già vittima di stalking, è stato colpito al volto e al torace da acido muriatico in strada. È caccia all’aggressore, probabilmente una ex.

Fondazione San Raffaele Paga uno soltanto

PER IL BUCO DI OLTRE UN MILIARDO È STATO CONDANNATO SOLO PIERINO ZAMMARCHI, 5 ANNI PER CONCORSO IN BANCAROTTA

di Antonella Mascali

Milano

P er il buco da oltre un miliardo dell’ospe- dale San Raffaele di Milano una condan-

na e 3 assoluzioni decise ieri se-

ra dal Tribunale di Milano. Condannato a 5 anni di carcere per concorso in bancarotta

l’imprenditore Pierino Zam- marchi. Assolti, invece, il figlio Gianluca Zammarchi, un altro imprenditore, Fernando Lora e

il suo contabile Carlo Freschi,

tutti imputati per associazione a delinquere e concorso in banca- rotta per “distrazione”. Dunque, secondo i giudici, non c’era l’associazione a delinquere

e solo Pierino Zammarchi ha

contribuito alla caduta rovino-

sa dell’ospedale di don Luigi

cambio di benefit e finanzia-

a

10 anni di carcere. Sempre ieri

menti occulti per il “Celeste”.

il

giudice del lavoro di Milano,

Verzé e ha leso le garanzie dei creditori. È stato condannato

anche all’interdizione dalle ca- riche societarie (10 anni) dai pubblici uffici (5 anni) e a una provvisionale di 700 mila euro a favore dei commissari giudizia-

Durante la requisitoria, l’accusa aveva parlato di un “interesse degli imprenditori a partecipare a una giostra criminale” che ve- deva don Verzé e Mario Cal (il vicepresidente morto suicida)

Silvia Ravazzoni, ha respinto il ricorso presentato dai sindacati Usi Sanità e Usb contro l’ospe- dale San Raffaele per condotta antisindacale.

li della fondazione Centro San

Raffaele e un’altra da 100 mila

euro a favore del Centro San

Raffaele. Il pm Luigi Orsi aveva chiesto pene per tutti tra i 4 anni

e 9 mesi e i 4 anni e 4 mesi.

gli

imprenditori facevano parte del sistema di Piero Daccò, il fac- cendiere amico dell’ex governa- tore e attuale senatore del Pdl Roberto Formigoni, da cui

avrebbe avuto favori per i suoi clienti nel mondo della sanità, in

SECONDO

LA

PROCURA,

“drenare risorse dalla fondazio-

ne”. I due, hanno fatto in modo che “fossero i fornitori” a dargli i soldi “per pagare Daccò e i suoi

mandanti

do l’accusa, prevedeva la “costi-

tuzione di un fondo nero” pa- gando a un fornitore compia- cente “un di più che poi viene restituito in nero” in modo da pagare così “Daccò e i suoi man- danti”. Per il buco del San Raffaele, Daccò, con il rito abbreviato, nei mesi scorsi, è stato condannato

Il sistema, secon-

”.

l’occu-

pazione del rettorato dell’uni- versità Vita Salute del San Raf-

faele iniziata lunedì da studenti

e specializzandi dopo che il mi-

nistero dell’Istruzione non ha

messo al bando alcun posto per

la facoltà di medicina per il pros-

simo anno accademico

(2013-2014).

Oltre all’occupazione c’è il bloc- co dell’attività didattica, per de- cisione dei professori che ap- poggiano la protesta studente- sca. Finora le scuole di specia-

INTANTO

CONTINUA

Ayala e il caramellaio di scorta

A GUARDIA DEL MAGISTRATO C’ERA ANCHE UN CIVILE. FU VISTO IN VIA D’AMELIO

di Giuseppe Lo Bianco

Palermo

C’ era un uomo in via D’A- melio il pomeriggio del

19 luglio 1992 che si aggirava assieme ad alcuni esponenti delle forze dell’ordine e che qualche giorno dopo la strage prese servizio nella scorta del giudice Giuseppe Ayala. Quel- l’uomo, che non era né un ca- rabiniere, né un militare, di mestiere faceva il commer- ciante di caramelle: si chiama Roberto Campesi, e a ricono- scerlo in fotografia, ieri mat- tina in aula a Caltanissetta nel processo per la strage di via D’Amelio, è stato l’appuntato

dei carabinieri in pensione Rosario Farinella, ex capo- scorta di Ayala, che ha smen- tito la versione del giudice sui movimenti attorno alla borsa del magistrato ucciso da cui sparì, probabilmente quel po- meriggio, l’agenda rossa. Fu

Ayala a volerlo nella scorta, ha detto ieri Farinella, e quando il suo caposcorta gli fece presen- te che la presenza di un civile

in una scorta armata di un ma-

gistrato antimafia era quanto- meno inopportuna, Farinella fu sollevato dall’incarico e tra- sferito ad altro servizio. Cam-

pesi rimase invece nella scorta del magistrato e cinque anni più tardi venne arrestato con

l’accusa di millantato credito e

truffa nei confronti dei figli di Gianni Ienna, un imprendito-

re arrestato per mafia nel ‘94 ritenuto un prestanome dei

boss Graviano. In quell’occa- sione Campesi si sarebbe fatto consegnare 160 milioni con la promessa di organizzare una campagna di stampa in favore

di Ienna, con l’aiuto dei depu-

tati Tiziana Maiolo e Vittorio

Sgarbi che hanno negato di

conoscerlo. Nell’udienza di ie-

ri Farinella ha più volte smen-

tito la versione fornita dal giu- dice Ayala e dal giornalista Fe- lice Cavallaro, sostenendo di

avere preso lui la borsa di Bor- sellino e di averla consegnata,

su indicazione di Ayala, a una persona “che Ayala conosce- va”. “È una persona che co-

nosco io – mi disse Ayala – ma non ricordo se disse che era un ufficiale o un ispettore. Non era però il capitano Arcangio- li”. L’ex caposcorta ha detto di essere stato in via D’Amelio con Ayala “in auto” (e non a

piedi, come aveva sostenuto il giudice), e di non ricordare la presenza sul luogo dell’esplo- sione del giornalista Cavallaro

(che però non conosceva, ndr). Si riprende il 6 maggio con la deposizione del tenente Car- melo Canale e del magistrato amico di Borsellino Diego Ca- valiero.

e del magistrato amico di Borsellino Diego Ca- valiero. L’ospedale San Raffaele di Milano Ansa OCCUPAZIONI

L’ospedale San Raffaele di Milano Ansa

OCCUPAZIONI Gli studenti sono sul piede di guerra Lo scontro tra le Sigille di Don

OCCUPAZIONI Gli studenti sono sul piede di guerra Lo scontro tra le Sigille di Don Verzé e l’ospedale blocca le immatricolazioni

lizzazione in sciopero sono 21

su 25. “La situazione è piuttosto gra- ve”, ha detto un rappresentanti degli studenti: non solo sono state bloccate le iscrizioni al pri- mo anno di medicina per il prossimo anno accademico ma i posti per le specializzazioni so-

no stati riassegnati e accorpati

alle altre università di Milano.

IL DECRETO ministeriale del 24 aprile non ha assegnato alcun posto all’università del San Raf- faele per lo scontro tra le Sigille del fondatore don Luigi Verzé, Raffaella Voltolini e Gianna Zoppei e i nuovi vertici dell’o- spedale, tenuti fuori dal cda del- l’ateneo. Un contrasto che ha spinto la proprietà del San Raf- faele a non rinnovare la conven- zione tra università Vita e Salute e ospedale. L’ex ministro dell’I- struzione Profumo un paio di settimane fa aveva nominato un suo rappresentante per cercare

di intavolare una mediazione.

Ora non è più ministro. Entro fine settimana verrà in visita il nuovo, Maria Chiara Carrozza.

BERTOLASO Chiesto il processo su appalti G8

L a Procura di Roma ha chiesto il processo per l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso,

per l’imprenditore Diego Anemone, per l’ex presi- dente alle opere pubbliche Angelo Balducci e altri 15 coinvolti nell’inchiesta sugli appalti del G8 e alcuni “Grandi eventi”. Non ci fu invece alcun abuso edilizio per le opere dei Mondiali di nuoto, nel 2009. È quanto ha stabilito il giudice monocratico di Roma che al termine di una vicenda giudiziaria durata oltre due anni ha assolto, con la formula “perché il fatto non sussiste”, 19 per- sone accusate di una serie di violazioni edilizie e pae- saggistiche. Il giudice Marina Finiti ha assolto, tra gli altri, Angelo Balducci, ex presidente del consiglio nazionale dei lavori pubblici, Claudio Rinaldi, l’ex commissario della rassegna iridata, e l'architetto Angelo Zampolini, il cui nome compare anche nella vicenda giudiziaria relativa all’appartamento al Co- losseo dell’ex ministro Claudio Scajola.

nome compare anche nella vicenda giudiziaria relativa all’appartamento al Co- losseo dell’ex ministro Claudio Scajola.

12 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

12 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 ALTRI MONDI il Fatto Quotidiano Pianeta terra USA ”ASSAD HA USATO

ALTRI MONDI

il Fatto Quotidiano

Pianeta terra

Pianeta terra

USA ”ASSAD HA USATO ARMI CHIMICHE: STIA IN GUARDIA” Cambio di strategia Usa per la Siria: il presidente Obama ha denun- ciato l’uso di armi chimiche contro i ribelli, confermando voci che cir- colano da tempo. La denuncia rappresenta il superamento della “li- nea rossa” e avvicina l’impegno diretto Usa nel conflitto. LaPresse

diretto Usa nel conflitto. L a P r e s s e UCRAINA LA UE CON

UCRAINA LA UE CON LA TYMOSHENKO La carcerazione preventiva di Yulia Tymoshenko dall’agosto del 2011, prima della sua condanna a 7 anni di carcere per abuso di potere, è giudicata “il- legittima e arbitraria” dalla Corte europea dei di- ritti dell’uomo. Ma il ricorso presentato dall’ex pre- mier ucraina è definito “inammissibile”. LaPresse

pre- mier ucraina è definito “inammissibile”. LaPresse QUIRICO NEL SILENZIO SIRIANO NESSUNA NOTIZIA DEL

QUIRICO NEL SILENZIO SIRIANO

NESSUNA NOTIZIA DEL GIORNALISTA DE “LA STAMPA”. IL SUO MODO DI LAVORARE NELLE PAROLE DEL FOTOGRAFO CON CUI È ANDATO IN MALI

Ancora nessuna notizia di Domenico Quirico, entrato in Siria il 6 aprile e che non da notizie di sé dal 9, mentre si trovava tra Homs e Damasco

di Fabio Bucciarelli *

C onsigliano a chi vuole vedere la storia da vi- cino, a chi vuole par- tecipare agli avveni-

menti in prima persona, di se- guire i fotografi. Loro hanno bi-

sogno di sentire la storia e la ter-

ra tremare sotto i loro piedi per

scattare le immagini che diver- ranno testimonianza. Avere l’incoscienza dei fotogiornalisti non è un lavoro per tutti. Du- rante la mia breve carriera, il

numero dei writers che sono ve- nuti con me, che hanno deciso

di lasciare il computer in alber-

go e armati di penna mi hanno accompagnato in prima linea, li conto sulle dita di una mano. Il taccuino rosso di Domenico c’è sempre. È fra i primi ad arriva- re. I suoi racconti sono sinceri e pungenti, e come lui, si intru- folano nelle storie più dimen- ticate, quelle fuori dai circuiti

main stream. Si traveste da Tua- reg per affrontare il deserto africano e da tunisino per attra-

versare con gli ultimi il Medi- terraneo. Domenico è un uomo curioso e sprezzante del perico- lo come se non esistesse, pur es- sendo perfettamente conscio del rischio. Il suo corpo minuto e fragile, sempre coperto da stirate cami- cie messe nei pantaloni, rac- chiude il cuore che contraddi- stingue i grandi giornalisti. I suoi occhi raccontano le storie che ha vissuto: occhi tristi in- castonati in un viso quasi ma-

SEGUI CHI SCATTA È la regola dei reporter, per essere vicini alle storie. Le tante

SEGUI CHI SCATTA

È la regola dei reporter, per essere vicini alle storie. Le tante

esperienze al fronte

e la capacità

di raccontare l’umanità

ghrebino. Ci siamo conosciuti a Tripoli, durante l’assedio delle forze non governative al com- pound di Gheddafi, Bab al-Azi- ziya. Fu un incontro fugace e sfortunato. Lui e altri tre gior- nalisti avevano preso la via er-

rata durante l’entrata in città e furono sequestrati per circa 48 ore dall’esercito del Colonnel- lo. Quando lo liberarono il suo sguardo era perso, spaventato e allo stesso tempo eccitato dalla libertà. Aveva visto la morte av- vicinarsi e l’aveva schivata di un soffio. Il suo driver era stato uc- ciso sotto i suoi occhi e quelli dei suoi colleghi. Quasi con senso di colpa, è tornato in Ita- lia e ha raccolto fondi per la fa- miglia dell’autista giustiziato.

DA ALLORA ci siamo sentiti più

volte e sfiorati in Tunisia, Egitto

e Siria ma senza avere la pos-

sibilità di lavorare insieme. A febbraio La Stampa ha deciso di mandarci insieme in Mali per coprire la “guerra” dei francesi

per liberare le ex terre coloniali dai fondamentalisti islamici. Emozionato e allo stesso tempo

fiero di accompagnare Dome- nico, scopro con lui una guerra invisibile. Frustrati passiamo circa due settimane in territorio maliano, con la vana speranza

di potere vedere il conflitto. Gli

scontri rimasero lontani, ma scoprimmo che le nostre idee erano sempre più vicine. Par- lammo di guerra, di vita e mor- te. E di tanta Siria. Giusto in quei giorni era scomparso un

te. E di tanta Siria. Giusto in quei giorni era scomparso un buon amico, il brillante
te. E di tanta Siria. Giusto in quei giorni era scomparso un buon amico, il brillante

buon amico, il brillante reporter Jim Foley lungo la strada che da Idlib porta ad Aleppo. Diversi colleghi ci hanno lasciato e altri sono stati sequestrati mentre cercavano di diffondere per il mondo le ingiustizie di questo

conflitto. Ora anche Domenico manca all’appello; voglio pensa- re che presto, insieme a Jim, tor- ni per raccontarci come meglio sa fare la storia degli uomini.

* fotografo, Robert Capa Gold Medal 2013

degli uomini. * fotografo, Robert Capa Gold Medal 2013 L’87ENNE “Napolitano di Tunisia” di Paolo Hutter

L’87ENNE “Napolitano di Tunisia”

di Paolo Hutter

Tunisi

L’ ex primo ministro della transizione nel 2011 , il “vecchio leone” Caid Beji Essebsi, ha ufficializ-

zato la candidatura alle presidenziali, aprendo la con- creta possibilità che l'egemonia degli islamisti di En- nahda nella politica tunisina sia al tramonto, o alme- no destinata ad accontentarsi di una fetta di potere. Pochi mesi dopo la vittoria elettorale di Ennahda del- l'ottobre 2011 Essebsi era tornato impetuosamente all'iniziativa con un “Appello alla Tunisia” che si è trasformato nella creazione di un partito politico, Ni- daa Tounes, e di una prima coalizione, l'Unione per la Tunisia. Il vecchio (classe 1926) Caid Essebsi è già riuscito a mettere insieme il consenso necessario per sfidare Ennahda. In alcuni sondaggi il suo partito tal- lona Ennahda, mentre sul piano delle preferenze per- sonali per un eventuale presidente, col suo 30% Es- sebsi supera chiunque altro e sarebbe agevolmente in grado di vincere al secondo turno, quando l'elezione si trasformerà in un referendum pro o contro gli isla- misti politici. La Costituzione non è pronta, si tratta intensamente su vari nodi. Erano anche in campo ipotesi di legge per stoppare o svuotare la forza dell'anziano leader:

una legge per impedire a chi ha più di 75 anni di essere presidente della Repubblica, un braccio di ferro per evitare che il presidente della Repubblica abbia un ruolo anche di governo. Con il suo annuncio Essebsi ha spiazzato gli avversari, che avranno difficoltà a fare leggi che parranno ad personam contro di lui. Non si sa ancora quando saranno le presidenziali ma Essebsi parte in vantaggio. Dice che Ennahda ha spaccato la società sull'islamismo, mentre occorre rimetterla in moto per il progresso sociale e civile. E sui suoi 86 anni dice che dev'essere il popolo a decidere. Mentre i gior- nalisti qui citano l'età di Napolitano.

MEMORIE DI REPORTER

I pensieri solitari del reporter sotto le bombe

di Maurizio Chierici

stra disattenzione. Camminare con la gen- te è il vecchio giornalismo che il gelo tec- nologico non può sostituire. Da sempre l’impegno di Quirico. Faticoso, solitudine, pericoli ma è il solo modo per trasmettere alle nostre abitudini l’infelicità di popoli ormai vicini.

CON QUALE SPERANZA sta aspettando di

raccontare non lo sappiamo. È la speranza

che ha aiutato l’attesa di tanti giornalisti.

Unavolta–1982,invasionedelLibanogui-

data dal generale Sharon – mi sono rifu- giato nel limbo di un posto sconosciuto as- sieme a due compagni di viaggio: Giancar- lo Lannuti (Unità) e Maurizio Mengoni (Gr1 Rai). Dalla frontiera siriana stavamo arrivando a Beirut che bruciava quando i caccia israeliani bombardano la strada. Voragini aprono le strade. Pattuglie di mi- lizie ostili fra loro: filo nasseriane, filo si- riane, cristiano maroniti, palestinesi. Le candele illuminano un alberghetto circon- dato da guardie armate senza bandiere. Chiediamo rifugio:

perquisizioni, valigie aperte, attesa infinita. Alla fine apro- no una stanza. All’alba provia- mo a rimetterci in viaggio. Ma chiudono la porta: decidono loro se e quando partiremo. Tre giorni così. Col pensiero dell’allarme che agita chi non ci ha visti arrivare. Ambasciata in allarme. E le famiglie che ascoltano l’annuncio della sparizione. Un giorno, due

I pensieri di un giornalista isolato nel niente si dividono tra la famiglia che

aspetta un segno e la rabbia del non poter raccontare la realtà nelle quali è immerso. Immagino che l’immobilità di Domenico Quirico sia agitata dall’impossibilità di rompere il silenzio: appunti inerti nel tac- cuino. Chi racconta le guerre civili attra- versa un disordine senza confini, nessuna certezza se non l’azzardo di un’invisibilità prima o poi smascherata. Dipende da chi. Se il lampo elettronico avvicina una lon- tananza anni fa incolmabile, il vecchio modo del testimoniare sul campo, ascol- tare il dolore, attraversare macerie e de- solazione, è il documento da trasmettere al lettore. Condividere l’infelicità senza ag- gettivi per far capire che morti, feriti, pro- fughi sono atrocità quotidiane, calde e strazianti: i numeri dei bollettini le con- gelano nell’indifferenza che allunga la no-

le con- gelano nell’indifferenza che allunga la no- giorni, tre giorni: nessuna notizia. Un gior- no,

giorni, tre giorni: nessuna notizia. Un gior-

no, due giorni, tre giorni e noi lì in silenzio.

Le

parole ci spaventano. Ognuno coi pro-

pri

pensieri. Lo sappiamo solo dopo: dal-

l’Italia arrivano altri giornalisti per capire dove siamo finiti, ma cercare nella Beirut segmentata in chissà quante bande armate è impresa impossibile. Non riusciamo a dormire. Qualcuno prendeva appunti, scrive massaggi: non si sa mai per chi. Il quarto giorno succede qualcosa. Si spara attorno all’hotel. Ore dopo quello che ha l’aria del comandante allarga la mano ver-

so

la strada. Possiamo andare. Ma come?

Di

nuovo a piedi. Posti di blocco, docu-

menti, perquisizioni. Infine l’albergo a due passi dall’Hamra, allora via Veneto di Bei- rut: palazzi scrostati dai combattimenti. La storia di Quirico può finire così. Abbiamo rivissuto la stessa angoscia dalla parte di chi aspetta. San Salvador, hotel Ca- mino Real abitato da soli giornalisti. I mi- litari che hanno ucciso il vescovo Romero non sopportano le cronache dei loro mas- sacri. Soprattutto le immagini di una fe- rocia che fa il giro del mondo. E una sera l’allarme: John Hoagland, fotografo di Ne-

wsweek non è tornato. Le autorità erano ar- rabbiate per la sua copertina: corpi disfatti dalla tortura. Gigante biondo, testimonia-

va la violenza dei violenti. Per due giorni

cattivi pensieri e la speranza di rivederlo con racconti uguali ai nostri. Con tante scuse lo hanno riportato i militari: per er- rore gli avevano sparato. Indossava la t-shirt bianca con le parole: “Non sparare, giornalista”. Non se ne sono accorti.

UOMINI E NUMERI Condividere l’infelicità senza aggettivi per far capire che morti, feriti, profughi sono

UOMINI E NUMERI Condividere l’infelicità senza aggettivi per far capire che morti, feriti, profughi sono atrocità quotidiane, calde e strazianti

il Fatto Quotidiano

USA OBAMA: CHIUDEREMO GUANTANAMO “Inutile, costosa e dannosa per l'immagine degli Stati Uniti”. Obama torna su destino del carcere di Guantanamo, dove sono recluse 166 persone ac- cusate di far parte di al Qaeda o altri gruppi ter- roristici, e che sono in sciopero della fame. Il pre- sidente ne promise la chiusura già nel 2008. Ansa

Il pre- sidente ne promise la chiusura già nel 2008. Ansa ALTRI MONDI OLANDA GUGLIELMO È

ALTRI MONDI

OLANDA GUGLIELMO È IL NUOVO RE “Vi presento il nuovo re. Guglielmo-Alessandro”. Beatrice accompagna il sovrano sul balcone del palazzo reale dopo aver abdicato, mentre una folla arancione applaude e grida: “Lunga vita a Gugliel- mo e Maxima”. La monarchia volta pagina e per prima apre il capitolo della gioventù. LaPresse

MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013

13

della gioventù. LaPresse MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 13 Il suono della morte tra le macerie di

Il suono della morte tra le macerie di Aleppo

LA POPOLAZIONE SFINITA DI FAME E PAURA SI RINTANA NEI CUMULI DI ROVINE. E LA GUERRA È DIVENTATA CARNE DELLA CITTÀ

REPORTAGE

D’AUTORE

Le foto di questa pagina sono di Stanley Greene, uno dei maggio- ri reporter americani (per corte- sia di Francesca Borri). Nel suk distrutto; a destra, l’interno del- la grande moschea; a sinistra, l’esterno e un cecchino dei ribelli

Gli islamici felici per L’Aquila

“DIO È GRANDE. E tante chiese sono state distrutte… Sì, tutte le chiese sono crollate”. È l’aprile del 2009, all’indomani del terremoto che distrugge L’Aquila, questa è una delle fra-

si intercettate dal Ros dei Carabinieri nell’in-

chiesta condotta dalla procura di Bari: 6 per-

sone – di nazionalità tunisina e marocchina - sono state arrestate e accusate di apparte- nere a una cellula del terrorismo internazio- nale di matrice fondamentalista islamica. Il presunto capo della cellula - i cui membri si addestravano anche sull'Etna per simulare situazioni di guerriglia – è Hosni Hachemi Ben Hassen, 45 anni, tunisino, già imam della moschea di Andria e gestore di un call center. Dall’inchiesta emergono i suoi collegamenti con personaggi di rilievo del terrorismo in- ternazionale come Essid Sami Ben Khemais, Ben Yahia Mouldi Ber Rachid e Ben Alì Moha-

med, già condannati in via definitiva. La cel- lula non aveva stabilito obiettivi precisi, spie- gano gli investigatori, ma era pronta a colpire

– in Italia e altrove – non appena avesse ri-

cevuto un ordine. “Il culto della morte - scrive

il gip del Tribunale di Bari, Maria Scamarcio -

è l'elemento determinante che motiva il ter-

rorismo jihadista”. Il collaboratore Jelassi Rihad, sentito nel novembre 2009, spiega con quali concetti vengono indottrinati i fu-

turi terroristi: “L'unica cosa certa nella vita è

la morte! Allora perché devo lavorare, perché

devo sposare, perché devo far figli? Il giorno della nascita di una persona è una condanna

a morte! Con questi pensieri, con questa fi-

losofia, ti fanno diventare la vita un inferno! Non c'è via di uscita che la morte! Arrivi al punto che la vita ti fa schifo!”.

Antonio Massari

di Francesca Borri

nel fango. Non hanno che l'acqua piovana, la pelle

crolla in pianto e ti dice scusa, ma non ho più pa-

sacco a pelo un ragazzo violaceo, un foro alla tem-

tempestata di infezioni, persino i gatti, qui, sono malati, mentre un aereo, improvviso, ti ringhia in testa, provi a scostare un'anta, e trovi un uomo che sta morendo di leucemia, provi a scostarne un'al- tra, e trovi un uomo che sta scuoiando un topo - provi a fare una domanda, e il tuo interprete che

role, non ho più parole per tutto questo.

pia. Poi entri in una scuola, un'aula, e ai mortai, i bambini che neppure si girano: solo a una gran- dinata di proiettili cominciano a discutere: è una doshka (mitragliatrice pesante, ndr), dice Ahmed, 6 anni, no è un kalashnikov a canna corta, dice Omar, 6 anni - mentre forse tocca a te, adesso, e non ti rimane che stringerti a te stesso, insieme a tutto quello che non hai detto nella tua vita, le volte che

sapere che qualcuno è morto. E - è come se questa

È

così alla fame, Aleppo, così sfinita che i missili di

adesso è tardi per tutto, e la vita è di una bellezza

Assad colpiscono, e si rimane ad abitare tra le ma- cerie. Come a Ard al-Hamra, 117 morti - di cui 17 ancora qui, sparsi sotto di te. I vivi ti sbucano da scale, soffitti collassati, uno a uno, da pavimenti sgretolati, mozziconi di pilastri, un tappeto che pende da un lampadario: non hanno che quello

feroce, adesso che forse tocca a te. Fino a quando arriva la notizia: bombardato Sheik Said. Ed è ruvido ammetterlo, ma è un sollievo infinito: Sheik Said: non tu - un sollievo infinito:

guerra ti avesse lasciato nudo allo specchio: nudo

che hanno addosso, nel telefono di Fouad Zytoon,

in

quello che davvero sei. Perché conti solo tu, nel-

36 anni, la foto di una testa scagliata su una men-

la

tua vita, sanguina ammetterlo, ma questa guerra

sola, è sua figlia. Insistono per raccontarti tutto nei dettagli, vuoi i nomi delle vittime?, ti chiedono, ho l'elenco completo, e tu ti vergogni a dirlo, ma no,

non ti ha derubato di niente: la tua umanità, la tua diversità non è mai esistita. Conti solo tu - e una vita così, che vita è?

non hai bisogno dei nomi, è sufficiente il numero,

Perché poi, esausto, ti snodi tra gli ennesimi sacchi

e

poi è tardi, e Aleppo è mille storie e questo è solo

di

sabbia per schivare l'ennesimo cecchino. Ma tra

un rigo del tuo articolo, è tardi, davvero, e poi sei

quanto arriviamo?, chiedi, i nervi in frantumi, è ancora lontano? - ed è solo allora che capisci la guerra di Siria: quando in mezzo al nulla, Alaa ti dice: siamo già arrivati. Perché dell'antico souk di Aleppo, i 4mila metri quadrati più incantevoli del Medio Oriente, una vertigine di voci, e storie e colori, uno straripare di vita, non è rimasto che questo: macerie. I piedi che cammini e affondano fino alle caviglie, spunzoni contorti di ferri arrugginiti, vetri lamiere, le ser- rande sventrate e traforate dai proiettili. Polvere e pietre. Nient'altro. Ma davvero nient'altro. Ti gui- dano vicolo per vicolo, i ribelli: questo è il mercato del cotone, ti spiegano, questo il mercato degli orefici, a destra le spezie, lì in fondo l'argento. E invece non sono che macerie. Qui le spose com- prano l'abito, e ti indicano un mozzicone di qual- cosa, qui l'anello - indicativo presente: e tu non vedi che niente.

QUASI NULLA È RIMASTO DEL SUK: IL LUOGO PIÙ INCANTEVOLE DEL MEDIO ORIENTE

Ribelli e lealisti sono così vicini che si insultano mentre si sparano - è una guerra del secolo scorso,

la guerra di Aleppo, è una guerra di trincea com-

battuta a colpi di fucili, al fronte la prima volta non

credi: con queste baionette che hai visto solo nei libri di storia, e pensavi non si usassero più dai tempi di Napo- leone, oggi che la guerra si fa con i

ci

stanco, e impolverato, e sei ter- rorizzato da questo aereo sulla

tua testa, che continua a girare, e girare e girare, il pilota che sta scegliendo chi bombardare, che forse sta scegliendo te e no, hai bisogno solo del numero, grazie

è sufficiente, 117, di cui 17 mai

recuperati - e il ragazzo, a bru- ciapelo, che ti guarda, ti dice: hai visto? non resta più niente, delle nostre vite, neppure un nome.

Sembra normale, Aleppo. Tra le macerie è cresciuta l'erba, tanto

la guerra è diventata carne di questa città, i tassisti

ti vedono con la Nikon al collo, e ti fermano, come

fossi un turista, ti chiedono: ti accompagno al fronte? - poi incroci una bambina, e ti fa il saluto militare: poi incroci uno spazzino, per strada, un elettricista che ripara un'antenna, e come un ru- more di frustata, all'improvviso, il corpo che cade:

abbattuti: un cecchino. Poi all'ingresso dell'ospe- dale, mentre l'aereoscompare, riappare plana, tor- na in quota, all'ingresso dell'ospedale sono stesi i cadaveri senza carta di identità, la gente passa, sol- leva appena il lenzuolo, si accerta non sia un fra- tello, un cugino. Poi entri in un campo giochi, mentre forse sta scegliendo te, e tra le altalene c'è un sacco a pelo, mentre forse tocca a te, e dentro il

IL CECCHINO SPARA Incrociunabambina che fa il saluto militare, poi un elettricista che ripara un'antenna.

IL CECCHINO SPARA Incrociunabambina che fa il saluto militare, poi un elettricista che ripara un'antenna. Un rumore come di frustata ecadonoabbattuti

droni: e invece qui ci si scontra e squarcia metro a metro, con quel-

la

lama legata alla canna, e cariata

di

sangue, e perché è davvero stra-

da a strada, corpo a corpo, i ran- dagi, fuori, che si contendono un osso di tibia. Anche se non sono che pretoriani di un impero di morte, ormai, mentre dalla vec- chia moschea, patrimonio Une- sco dell'umanità, ti salutano con il

segno della vittoria come fossero davanti al Colosseo per una foto ricordo: e invece non sono che davanti a minareti

schiantati a terra, muri sfigurati dall'artiglieria ro-

vi di macerie mentre ti fermano, qui è vietato en-

trare, ti dicono: è l'area riservata alle donne, e in- vece non sono che resti di cose che neppure capisci cosa sono - mentre montano la guardia a un'al- lucinazione: ma tutto, qui, tra i fantasmi delle spo- se, è più sacro della vita. Sembrano strade, sono La strada di Cormac Mc- Carthy. Neppure il muezzin, ormai, chiama più alla preghiera: cerca donatori di sangue per i feriti del- l'ultimo missile, piovuto mezz'ora fa. E solo un ka- lashnikov, all'improvviso, ti risveglia - fuori si ri- comincia a sparare. È l'unico segno di vita - fuori, qualcuno muore. Qualcuno non è ancora morto.

Aleppo

H a il suono di un aereo che arriva, e tutti, è un istante, si guardano, le pa- role che si spengono in bocca: ma è solo un cancello che scorre e si chiu-

de. Un'accetta che spacca la legna è una raffica di

kalashnikov, il passo di un tacco femminile il colpo secco di un cecchino. Sembriamo normali, ad Aleppo. E invece la paura è un cancro che ci sta consumando dentro.

A 8 mesi dall'inizio della battaglia, una sola cosa

non è cambiata, qui: i caccia di Assad sono così imprecisi che non bombardano mai le linee del fronte - rischierebbero di centrare non i ribelli, ma i lealisti. E se prima l'obiettivo più gettonato era l'ospedale al-Shifa, ora che dei suoi muri non resta che polvere, dei suoi medici un fiore e una foto in cornice, il luogo più pericoloso sono le file per il pane e gli aiuti umanitari. Non sono che donne e bambini, stamattina. In duecento, si con- tendono una manciata di scatole con un po’ di olio, riso ceci. Zucchero. Addosso una maglia

un po’ di olio, riso ceci. Zucchero. Addosso una maglia sdrucita e poco altro, le ossa

sdrucita e poco altro, le ossa che scolpiscono sche- letriche la pelle. Le madri ti vedono, straniera, e tentano di lasciarti il figlio in braccio, ti dicono:

Bring him with you, save him”, Salvalo. Portalo via.

TI CONSEGNANO IL FIGLIO TRA LE BRACCIA E TI IMPLORANO: “PORTALO VIA DI QUI”

È alla fame, Aleppo, travolta da un'epidemia di ti-

fo, per strada si vende di tutto, sembra ognuno

abbia rovesciato a terra il salotto di casa, teiere, tv, telefoni, tovaglie, interruttori della luce, qualsiasi cosa - più esattamente: pezzi di qualsiasi cosa: per- ché Aleppo non è che macerie: uno ti vende il pas- seggino, un altro le ruote. Ibtisam Ramdan ha 25 anni, abita con i suoi tre figli e la tubercolosi in un trancio di fognatura sotto l'argine del fiume, la porta che è una grata di pollaio, il focolare un bi- doncino di vernice, e questi tre bambini, nel buio umido di un angolo rancido, che piangono e tos- siscono, tossiscono così forte e piangono così di- sperati che rantolano - un residuo di riso su un ritaglio di cartone: non hanno neppure piatti: e comunque qui intorno, al momento, non c'è nien-

te

di commestibile. E come loro decine d'altri: tut-

to

l'argine del fiume è faglie e tuguri, pezzi di cose,

lamiere pietre, assi di legno, teli di plastica - ti ci ritrovi dentro, tra donne, bambini, anziani mu- tilati e muti, passi a un centimetro e neppure ti guardano, anneriti dal carbone delle stufe, i piedi

14 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013 il Fatto Quotidiano EMELI SANDÈ BATTE I BEATLES 63 SETTIMANE
14 MERCOLEDÌ 1 MAGGIO 2013
il Fatto Quotidiano
EMELI SANDÈ BATTE I BEATLES
63 SETTIMANE PRIMA IN HIT PARADE
ZANETTI OPERATO AL TENDINE
MORATTI: SICURO DI RIVEDERLO
IL MINISTRO BRAY VIA TWITTER:
SALVIAMO IL MAGGIO FIORENTINO
Emeli Sandè con l’album “Our version of
events”ha venduto 2 milioni di copie in Gran
Bretagna e trascorso 63 settimane nella hit
parade, superando il debutto dei Beatles
JavierZanettièstatooperatoel'intervento,è
perfettamente riuscito. Il presidente dell’Inter
Moratti si dice certo che si riprenderà: “È
impossibile per i tifosi non rivederlo in campo”
Salviamo il Maggio Fiorentino! È la promessa
fattaviatwitterdel neoministrodellaCultura
Bray. Domani il ministro sarà a Firenze per
la prima del Don Carlo, opera di apertura
a Firenze per la prima del Don Carlo, opera di apertura SECONDO TEMPO SPETTACOLI.SPORT.IDEE L’intervista
a Firenze per la prima del Don Carlo, opera di apertura SECONDO TEMPO SPETTACOLI.SPORT.IDEE L’intervista

SECONDO

TEMPO

SPETTACOLI.SPORT.IDEE

L’intervista

SECONDO TEMPO SPETTACOLI.SPORT.IDEE L’intervista L’inventore della “Talpa” Le Carré: “Oggi anche le

L’inventore della “Talpa”

Le Carré: “Oggi anche le spie si sono globalizzate”

di Dwight Garner

John fu spedito in collegio dove rimase fino a 16 anni. Di sua ma-

I dre ha pochissimi ricordi: “se qualche volta, come capita a tut-

sono stato crudele o cattivo

forse la causa va cercata nel fatto che da piccolo mi è mancato l’a-

va cercata nel fatto che da piccolo mi è mancato l’a- Gary Oldman nel film Tinker,

Gary Oldman nel film Tinker, Tailor, Soldier, Spy (La Talpa), tratto dall’omonimo romanzo. Sotto, lo scrittore John Le Carré LaPresse

romanzo. Sotto, lo scrittore John Le Carré LaPresse portarmi come se niente fosse perché la maggior

portarmi come se niente fosse perché la maggior parte di loro sudavano sette camicie per guada- gnare un paio di migliaia di sterline l’anno”. Dalla seconda moglie, Valerie Jane Eustace, editor della Hodder & Straughton, ha avuto un figlio, Ni- cholas, romanziere con il nome d’arte di Nick Harkaway.

HA ESITATO prima di autorizzare una seconda versione cinematografica de La talpa, dopo quella con Alec Guinness. “Non ero certo che se ne sen- tisse il bisogno e poi mi sembrava di tradire Alec consentendo ad un altro attore di interpretare Smiley”. A Le Carré piace farsi vedere sul set e os- servare gli attori che danno vita ai suoi personaggi. Nel 1990 ricorda di non aver voluto che Jeremy Irons interpretasse il ruolo principale in Casa Rus- sia. Il ruolo andò poi a Sean Connery. “Si trattò di

una faccenda personale. Un giorno in un parco di Londra i suoi enormi cani avevano aggredito i miei che erano molto più piccoli. Jeremy Irons non si fermò nemmeno per scusarsi. Non gliel’ho perdonato”.

ANCOR PRIMA della caduta del muro di Berlino, il suo interesse per la guerra fredda era già scemato tanto che nel 1983 aveva già scritto La tamburina ambientato in Medio Oriente. “Dopo La talpa mi dissi che dovevo mettermi alla prova con qualcosa di diverso. Niente di eroico, intendiamoci. Solo un cambio di prospettiva. Oggi il mondo dello spio- naggio è diverso, multietnico: facce bianche, nere, gialle e totale interclassismo”. D’altro canto Le Carré trova assurda e ridicola l’ossessione dei suoi concittadini per le classi sociali. Quanto agli avvenimenti degli ultimi anni non riesce a nascondere la sua contrarietà per la po- litica di Stati Uniti e Gran Bretagna dopo gli at- tentati dell’11/9. “Sono stato critico in tempi non sospetti”, ricorda. Quando nel gennaio 2003 quasi tutti i giornalisti e gli scrittori del mondo approvavano la decisione di rovesciare Saddam Hussein, scrisse sul Times un pezzo dal titolo “Gli Stati Uniti sono impazziti”. “Bush e la sua cricca sono riusciti a deviare su Saddam la rabbia della gente nei confronti di Osama bin Laden. È stato un autentico imbroglio. Per questo sono sceso in piazza insieme alla mia famiglia”. È an- cora talmente arrabbiato che in bagno, dinanzi al water, ha appeso una foto di Bush per poterla guardare ogni volta che urina.

© The New York Times – Distribuito da The New York Times Syndicate Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

ti,

more di una madre”. Prima di entrare a Oxford, nel 1952, aveva studiato lingue e aveva lavorato in Austria per l’intelligence militare come in-

terprete dal tedesco durante gli interrogatori di disertori che passavano dal blocco comunista

in Occidente. A Oxford si laureò

in lingue con il massimo dei voti e cominciò a lavorare per l’MI5. Poco dopo iniziò a scrivere il suo primo romanzo: Chiamata per il

morto. Adorava il Security Servi-

ceMI5: “Era come lavorare per

un grande giornale. gente diver-

tentissima. Erano tutti molto

anticonformisti, aperti, intelli- genti e con strani interessi”. Nel 1960 fu trasferito all’MI6 e inviato a Bonn e Amburgo dove si occupò di intercettazioni, in- terrogatori e formazione di agenti sul campo. I servizi non

gli consentirono di pubblicare il

suo primo romanzo con il suo

ncontro John Le Carré in un pub di St. Buryan, in Cornovaglia, nelle prime ore del mattino quando intorno a noi dozzine di persone stanno partendo per la caccia alla volpe. L’ottantunenne scrittore – alto, distinto, austero, i capelli bianchi accurata- mente tagliati – non è un cacciatore, ma quando

alcuni amici gli chiesero di firmare una petizione per vietare la caccia alla volpe, si rifiutò e difese, pur con poca convinzione, quell’antica tradizio- ne. Mentre i cacciatori si allontanano a cavallo, Le Carré sorseggia le ultime gocce del suo punch e commenta: “per lo meno non stanno cacciando la povera volpe con i droni”. Non è difficile capire le ragioni del buon umore che Le Carré non riesce a dissimulare. Ha supe- rato gli 80 e la sua popolarità non accenna a di- minuire. A Hollywood, Philip Seymour Hoffman

e Rachel McAdams hanno appena terminato le

riprese di Yssa il buono, mentre Ewan McGregor sarà il principale interprete de Il