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numero 7 anno IV - 29 febbraio 2012

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L.B.G. MILANO. LA POLITICA DELLA DECRESCITA Guido Martinotti BERLUSCONI: IL PRESCRITTO GI SCRITTO Franco DAlfonso CARO VITALE SU TRIENNALE, IO DISSENTO Ilaria Li Vigni EXPO. PROTOCOLLO. UNO STOP ALLA NDRANGHETA Ada Lucia De Cesaris PGT, INDIFFERENZA FUNZIONALE: PI INFORMAZIONI Massimo Gargiulo PROVINCE: NEXT STOP AREA METROPOLITANA Raffaello Morelli IMU E PARIFICATE. IL BANDOLO DELLA MATASSA Marco Ponti STRADE E FERROVIE. VA DOVE TI PORTA IL SOLDO Ferruccio Porati RHO-MONZA: THE NEVERENDING STORY Cristina Simonini MILANO ITALIA: LA MEGLIO GIOVENT Franco Ciarcia SEA COMUNE: MAI SOTTO IL 51% Walter Marossi LARANCIONE RINGIOVANISCE VIDEO DAVID E CAROL ROSS: POCHI AMERICANI PER LEXPO COLONNA SONORA Alicia Keys Superwoman Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero TEATRO a cura di Emanuele Aldrovandi CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

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MILANO. LA POLITICA DELLA DECRESCITA Luca Beltrami Gadola


Le due materie in questi giorni in Consiglio Comunale, PGT e Bilancio, sono tra le poche che vedono il Consiglio stesso nel pieno dei suoi intoccati residui poteri. Non un caso perch di urbanistica e di bilancio una citt pu semplicemente sopravvivere, morire o prosperare. Ho detto prosperare e non crescere non a caso. Da tempo guardo con sempre maggior attenzione, direi simpatia, al dibattito intorno alla decrescita felice, quella propugnata da Serge Latouche, che, pur con il suo fondo di utopia, affronta i problemi del mondo cercando di costringerci a ragionare senza comodi sotterfugi o inutili ottimistiche fughe in avanti. Il termine decrescita non deve spaventare perch decrescere non vuol dire mettere indietro le lancette dellorologio ma come prima cosa avere un atteggiamento parsimonioso nei confronti dei beni non riproducibili. Acqua, aria e suolo in primo luogo. Il PGT in discussione, redatto in pratica con laccoglimento selettivo delle osservazioni - e per questo non del tutto soddisfacente, - va nella direzione dellassoluta parsimonia nelluso del suolo. Partendo da questo principio possiamo cominciare a ragionare sulla citt e sul suo futuro possibile. Ma perch collegarlo non solo temporalmente al dibattito sul bilancio? Perch passata la terribile nottata del turare i buchi ereditatati dalla gestione Albertini-Moratti e dello strangolamento dello Stato, avaro soprattutto con le amministrazioni locali, quando sar tornato un minimo di equilibrio e si potr parlare di allocazione delle risorse frutto di scelte politiche e non di pistole puntate alla nuca, potremo parlare anche nel bilancio comunale di decrescita felice. Tanto per cominciare abbandonare per sempre le operazioni finanziarie del tipo derivati e simili che sono fatte solo per fare radicare la finanziarizzazione di qualunque attivit umana, strategia che sta agli antipodi della decrescita felice, ma invece gestire quel poco che ci rimarr di aziende partecipate e/o possedute privilegiando il benessere dei cittadini rispetto alle sottili alchimie di bilancio, agli interessi personali di reddito dei Consigli di amministrazione e a quello che stato costantemente uno dei pi insidiosi leitmotiv degli ultimi anni: voler essere di esempio agli altri. Questa una frase che non vorrei proprio pi sentire sulla bocca dei politici, degli amministratori locali e di chiunque si occupi dei beni della collettivit o di servizi pubblici, cos come non vorrei pi sentir parlare di eccellenze delle attivit che si svolgono nella nostra citt, non perch non ve ne siano - sta agli altri giudicare ma perch spesso sono una rivendicazione tesa a giustificare altre e pi importanti manchevolezze: la gara a realizzare ledificio pi alto a Milano non pu far da contrappeso ai quartieri pi degradati. PGT e bilancio si misureranno anche con la prossima scadenza pubblica della nostra citt: lExpo 2015. Il tema Nutrire il pianeta, energie per la vita ormai sembra un pallido ricordo, peccato, abbiamo perso una grande occasione col ripiombare in pieno ottocento: qui s si sono rimesse indietro le lancette dellorologio. Gi strumenti di governo del territorio ci garantiscano un uso ragionevole delle aree per il dopo, il bilancio del Comune sia difeso dal faraonismo di qualche leader politico e dagli sprechi dellinefficienza. La decrescita, sorella di latte della parsimonia, non ci impedir di certo di fare unExpo che lasci un segno importante nella storia della citt: se fosse un segno eccellente per una volta non mi ribellerei per labuso di questa parola, a patto che la citt non dimentichi una della sue pi nascoste ma fondamentali virt: la parsimonia.

BERLUSCONI: IL PRESCRITTO GI SCRITTO Guido Martinotti


Da che mondo mondo e in tutti i luoghi, i mariuoli di ogni risma hanno sempre giurato di essere innocenti e che era il giudice ad avercela con loro. Questo significa che Silvio Berlusconi, secondo Cavaliere della Storia dItalia post-risorgimentale, un mariuolo? No, significa solo che i cittadini italiani non possono sapere se lo sia o meno. stato loro impedito, non dallordinamento giuridico italiano, come dice Matteo Renzi, ma dalle manipolazioni di questordinamento fatte dal principale imputato di gravi mariolerie, aggiustandolo di volta in volta in modo da sfuggire al giudizio. Oggi Berlusconi non assolto, perch lassoluzione richiede una sentenza, ma perch ha fatto di tutto, aiutato da una mole considerevole di servi e di fiancheggiatori, per non essere dichiarato n assolto n colpevole. Avrebbe potuto ovviamente rinunciare alla prescrizione come hanno fatto altri che si sentivano come lui innocenti, ma sarebbe troppo chiedere al Passato Cortese di turno di togliere il tronco che ha messo sul passaggio per impedire ai carabinieri di raggiungerlo. Lultimo stato processuale del Cavaliere, in questo procedimento, quello dimputato, e lultima voce che si sentita nelle aule prima che agli italiani fosse brutalmente spento laudio, come quando ti staccano il cellulare perch finita la ricarica, quella di un magistrato dello stato italiano che sulla base di evidenze emerse, dopo un lungo accertamento, ha ritenuto plausibile in base a documenti e prove testimoniali, la richiesta di 5 anni per corruzione. Questa voce rimane, la voce di chi crede nella certezza del diritto, non la voce degli ultr, come dice Matteo Renzi, che per loccasione dismette il rude giubbotto del rottamatore per indossare il doppiopetto del guarda porte. Rivolgendosi allintervistatore del Corriere, con un tono da mi consenta, Renzi dichiara: finita la lunga era degli ultr. Di questi temi ora si parli sul serio (Corriere, domenica 26 Febbraio, p. 3). ma s, quello che lei vuole stato prescritto ma io oggi non posso non tenerne conto: da oggi Berlusconi uscito da quel processo. un libero cittadino (E, io, sintuisce dietro il senso di liberazione, posso liberamente andarlo a trovare in villa senza che nessuno mi critichi).

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E ancora, Questo un fatto e chi volesse metterlo in discussione, metterebbe in discussione anche la giustizia di questo paese. Non si capisce a chi si rivolga il novello pontiere, perch dei critici di Berlusconi nessuno mette in discussione la sentenza, nel senso di dire che i tre giudici di Milano hanno sbagliato, per esempio, a non tenere conto della richiesta del PM di calcolare diversamente i tempi della prescrizione. Si discute del significato di questa dichiarazione di prescrizione, ma soprattutto, cosa che Renzi non dice, si depreca che il provvedimento era gi stato scritto dallimputato stesso. Prima la Cirielli, che, come giustamente Ferrarella dice sul medesimo quotidiano a p. 2, Una fine gi scritta sette anni fa, stato lelemento decisivo. Sappiamo poi dallo stesso Cirielli (ex AN) che a suo tempo si era dimesso dalla Commissione e aveva ricusato il suo ruolo di relatore, che in quella legge la prescrizione corta era stata introdotta con violenza da Forza Italia probabilmente allora per salvare Previti. Ma la Cirielli pu ancora essere considerata una legge generale e molti mariuoli ne possono approfittare (e noi paghiamo le spese). Ma, non bastando, poi intervenuto il Lodo Alfano, che valeva invece proprio per Berlusconi permettendogli di melinare dentro e fuori il processo con la scusa degli impegni di stato. appena il caso di menzionare che il Lodo Alfano stato dichiarato incostituzionale. Ma che importa? I suoi effetti li aveva avuti. E poi si lamentano che solo l8% dei cittadini ha rispetto per i partiti! (Mannheimer, Corriere, 27

Febbraio). Che rispetto possono pretendere delle organizzazioni al soldo, nostro o di un padrone, che pensano solo ed esclusivamente a salvare la ghirba del padrone? Gli ultr non sono i cittadini che chiedono giustizia ma gli ideologi del pateracchio, che hanno riempito le pagine dei giornali non con il grido giustizia fatta (nessuno osa dire tanto) ma con il respiro di sollievo e lesultanza perch si evitato un imbarazzo al mondo politico e allequilibrio esistente in caso di condanna. Sinneggia alle pressioni che sono trapelate (e chiss quante non le abbiamo percepite) sostanzialmente in una grande strizzata docchi dentro un quadro da salvacondotto. Oggi Bossi lo dice chiaramente, una sentenza politica (Corriere, 27 febbraio) e Cicchitto pi chiaro ancora se si tocca la prescrizione noi ripartiremo con la separazione delle carriere. Secondo me una ritorsione deboluccia, ma la dice lunga sul clima delle trattative sotterranee. Per questo si prova un leggero senso di disorientamento, simile a quello del mal di mare, leggendo i peana degli opinionisti indipendenti. Vedi E.G. Battista che dichiara un giorno di svolta il proscioglimento (dimentica di aggiungere per prescrizione) di Silvio Berlusconi. E poi continua a p. 43: rimozione di un macigno gigantesco che ha sinora ostruito la strada per una pacificazione dellinfinita guerra tra politica e magistratura. Vediamola questa pacificazione due pagine pi in l dello stesso quotidiano. Quale tregua? A che costo? E chi paga? La tregua la si pu leggere nelle dichiarazioni del

PDL. Gasparri, sul PM, Questa gente deve essere allontanata dalla magistratura. Il capogruppo del Senato Pasquale non pu restare nella magistratura e Alfano: finita la folle corsa del PM (p. 5). Un tempo si diceva, allusivamente chi tocca i fili muore, e tutti sapevano bene di quali fili si trattasse. Questa non una tregua, anche perch credo che il collegio giudicante non abbia ceduto alle intimidazioni, ma al diritto. Ma le intimidazioni ci sono state, e come. Sulla stessa linea di Battista, sul Corriere la Santanch conclude senza mezze parole A nessuno conviene rompere la tregua. La parola dordine profondamente e quasi naturalmente dorotea quella del Preside del maestro di Vigevano Quieta non movere, et mota quietare. Ah! Ma allora tu sei un giustizialista, vuoi perseguitare Berlusconi. Chiariamo, se Berlusconi fosse stato condannato, io sarei stato contento perch mi sembra che ci sia un limite alla credulit che ci impongono questi potenti, da Ruby Mubarak alla ritrattazione dellAvvocato Mills che suona come una moneta di stagno. C un livello delle cose provate in giudizio, cio allinterno di un gioco con le sue regole che possono essere piegate dai potenti e c un livello delle cose che si possono far bere alle persone. Se fosse stato assolto mi sarei dispiaciuto personalmente, per le ragioni di cui sopra, ma avrei cominciato a pensare che forse mi sbagliavo. Cos oggi sono soprattutto triste, con la bocca amara perch vedo che il potente di turno riesce a cavarsela.

CARO VITALE SU TRIENNALE, IO DISSENTO Franco DAlfonso


Non mi capita spesso, in questo periodo, di dissentire da Marco Vitale. Proprio perch succede di rado penso sia necessario esporre con la chiarezza e la ruvidezza che contraddistingue il rapporto con il professor Marco le ragioni del dissenso, netto e deciso, sul recente caso presidente della Triennale. Inquadriamo innanzitutto gli esatti termini della questione. A dicembre di questanno scaduto il mandato di consigliere di nomina comunale del presidente Rampello, che aveva avuto gi due proroghe con decreto del Governo per superare il limite perentorio di due mandati previsto dallo Statuto e dalla legge. Per questo motivo si proceduto alla nomina di un consigliere (su tre di nomina Comunale e sul totale di nove del Cda) da parte del sindaco Pisapia, attraverso un procedimento un po barocco di selezione delle candidature che comunque ha portato alla nomina di Carlotta De Bernardinis, scelta non sgradita, come naturalmente opportuno sia, allassessore alla Cultura Boeri. Il Presidente della Triennale competenza del Cda, prerogativa che lo stesso Consiglio ha difeso con grande energia nel passato, dando spesso vita a risse omeriche come per esempio quella che vide soccombente, fatalit vuole, proprio il marito della neoconsigliera De Bernardinis, limprenditore e fondatore di Artemide Ernesto Gismondi, che fu sconfitto dopo una tenzone durata pi di un anno da Pierantonio Bert allepoca del sindaco Albertini. Lattuale Cda, in scadenza fra un anno, ha una sua omogeneit culturale piuttosto chiara, essendo risultato di nomine che da un decennio vengono fatte da maggioranze di centro destra e che si compattato con il lunghissimo periodo di presidenza Rampello. Una scelta di rottura con il passato o come eufemisticamente si dice di discontinuit avrebbe potuto passare solo attraverso una revoca motivata del Cda in essere: il sindaco Pisapia, che non ha in realt ricevuto alcuna pressione o indicazione in

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tal senso, ha ritenuto che questa azione oggettivamente forte e dirompente non avesse sufficienti motivazioni e che il ciclo dellattuale Cda dovesse arrivare a scadenza naturale. A maggior ragione il sindaco non ha ritenuto di intervenire in alcun modo sulle prerogative tradizionalmente strenuamente difese del Cda in carica e non ha dato indicazione sulla Presidenza, esprimendo al vicepresidente Ballio il suo auspicio per una presidenza eletta con il massimo consenso possibile. Come risulta ampiamente dalle rassegne stampa, lassessore Stefano Boeri aveva un parere diverso, ritenendo si dovesse dar luogo appunto alla famosa discontinuit, dimenticandosi, forse nella fretta, di indicare rispetto a cosa tale discontinuit dovesse esprimersi: non credo infatti si trattasse di discontinuit rispetto alla gestione Rampello, dal momento che una altrettanto ampia rassegna stampa evidenzia un Boeripensiero impregnato di riconoscimenti alleccellenza e alla straordinariet dellazione della Triennale di questi ultimi anni. Questi i fatti, che poco o nulla hanno avuto a che fare con i problemi di cattiva digestione e men che meno con le ricorrenti manie complottarde e dietrologiche di chi proietta sulla giunta Pisapia il proprio modo di ragionare, fatto di accordi tanto raffinati quanto improbabili e al contempo volgarmente insinuanti e insultanti, quali lo scambio sul Pgt in approvazione. Marco Vitale cui la discontinuit invocata dai frequentatori di tutti da Fulvia il sabato sera esplicitamente non interessa, visto il giudizio positivo che da sulla gestione Rampello dice che De Albertis non adatto a fare il presidente della Triennale perch grande sostenitore del Pgt di Masseroli Moratti e presidente dei costruttori in conflitto di interesse palese. La giunta che ha bloccato il Pgt Masseroli Moratti e che si accinge a intraprendere una discussione in Consiglio Comunale che molto probabilmente sar lunga e

molto contrastata, ha evidentemente una impostazione politica e culturale diversa da quella della maggioranza dei membri del CdA Triennale, come ho detto; le alternative individuate da Vitale, Ballio e Abis, per ragioni che conosco solo in piccola parte, non si sono palesate. Non capisco cosa avrebbe dovuto fare il sindaco Pisapia, a valle della decisione di non rimuovere il Cda: dichiarare problemi gastrici a sua volta? Sostenere altre candidature non in campo? E soprattutto, considerando il fatto che tutti i membri dellattuale Cda, non solo il suo Presidente, si sono ben guardati dallemettere unbeh! contro la giunta Moratti e il suo Pgt, qual la base sulla quale avrebbe dovuto esprimere una preferenza anche del tipo male minore? Non sono convinto nemmeno dellincompatibilit presunta o del conflitto di interessi di De Albertis quale presidente dei costruttori: non credo che un architetto, un imprenditore di una azienda di moda e design abbiano minori conflitti a priori rispetto a un imprenditore edile. A differenza di Marco Vitale, penso che se la storia ha dato la possibilit a Thomas Beckett di diventare meritatamente santo come arcivescovo di Canterbury dopo una vita di dissolutezze e atrocit, non possa essere negato a un geometra, a un architetto o perfino a un costruttore edile la possibilit di emendarsi In conclusione per questa che ritengo essere, come ha detto Luca Beltrami Gadola, un despias de sciuri, non penso proprio valga la pena di esaminare scenari pi o meno apocalittici e trarre conclusioni che potrebbero essere poco o niente fondate. Vale certo molto pi la pena di discutere della politica culturale della Triennale passata e futura, possibilmente senza eccessive personalizzazioni: su questo argomento confesso di essere in deficit di informazioni e sarei certamente interessato a partecipare ascoltando a una discussione sulle scelte delle ultimi anni, dal programma di mo-

stre alle sedi di New York e della Bovisa, per dire di scelte di software e di hardware della conduzione della Fondazione. Sulla questione del parcheggio di SantAmbrogio, da oppositore della prima ora dellintero piano parcheggi di Gabriele Albertini, ho invece le idee molto pi chiare e mi sento di consigliare a Marco Vitale di rivolgere i suoi giusti strali sullintera architettura del disgraziatissimo piano che ha imposto a Milano il Commissario ad acta, sempre lo stesso Albertini. I contratti sottoscritti dallamministratore del Condominio sono assolutamente blindati in favore dei concessionari, al punto che il ritardo di un voto favorevole in Consiglio comunale ovvero di una concessione amministrativa in ragione di pendenza di una causa danno luogo a un diritto di risarcimento a carico del Comune, fatto questo senza precedenti nella storia del diritto amministrativo e pubblico. Gli oltre 10 milioni di euro di penale da pagare per annullare la realizzazione del parcheggio non sono una pretesa infondata e proterva del concessionario De Albertis, sono un diritto tutelato da molte e solide carte che recano la firma diretta o indiretta di colui che inopinatamente alcuni hanno perfino considerato essere un possibile candidato sostenibile dalla sinistra alle ultime elezioni. In questi primi mesi di amministrazione municipale ho capito che governare la citt significa fare prima di tutto i conti con le eredit delle amministrazioni precedenti e cantieri massacro per i parcheggi come Cda della Triennale ne fanno parte e poi avere la possibilit di lanciare progetti e idee che i nostri successori potranno portare a realizzazione: se vogliamo alimentare la speranza per chi verr dopo non dobbiamo attardarci pi del necessario sullallarme suscitato dagli sciagurati che ci hanno preceduto. Sono sicuro che Marco Vitale, che fa parte della Milano che ha la speranza nel futuro nel cuore, la pensa come me.

EXPO. PROTOCOLLO. UNO STOP ALLA NDRANGHETA Ilaria Li Vigni


Nella giornata del 13 febbraio 2012, alla presenza del ministro dell'Interno, presso la prefettura di Milano, il prefetto Gian Valerio Lombardi e l'amministratore delegato di Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, hanno siglato il Protocollo di legalit per il contrasto ai fenomeni di infiltrazione criminale negli appalti concernenti le opere essenziali in vista di Expo 2015. Le linee guida per i controlli antimafia, dettate dal comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere, riguardano i controlli "senza limitazioni di soglie sul valore degli appalti", lobbligo di informare il prefetto anche per contratti e sub-contratti "a cascata", piena tracciabilit dei flussi finanziari e verifica di quelli di manodopera. Inoltre, previsto lobbligo per tutte le imprese di denuncia di ogni tentativo di estorsione, di certificazioni an-

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timafia rilasciate dalla prefettura per tutta la filiera, indipendentemente dalla sede della societ e della presenza, in tutti i contratti, di una clausola risolutiva in caso di esito positivo di controlli antimafia effettuati successivamente alla firma. Per rendere operativo quanto sottoscritto dal predetto Protocollo, Expo ha realizzato Si.G.Expo, una piattaforma informatica per la gestione telematica di tutti i contenuti dell'intesa, compresa unanagrafe degli esecutori, e altri strumenti per un completo monitoraggio dell'attivit dei cantieri con dati relativi a contratti, assetti proprietari e manageriali, conti e tracciabilit finanziaria. Per velocizzare e ottimizzare le procedure di controllo delle societ iscritte all'elenco, la struttura Si.G.Expo verr integrata con le White List, il sistema di gestione informatizzata delle richieste di iscrizioni nell'elenco della prefettura. Il 22 febbraio si tenuto un incontro di aggiornamento tra prefettura e sindacati sulla complessa tematica. Ladozione di tale Protocollo davvero un importante passo avanti verso quella concretezza del controllo che auspicavamo in interventi precedenti, dando conto della creazione di organismi istituzionali di tutela della citt contro lespansione della criminalit organizzata, quali la Consulta Antimafia istituita dal Sindaco e la Commissione Consiliare Permanente in seno al Consiglio Comunale.

evidente che il complesso meccanismo degli appalti edli e di servizi, aperti in vista di Expo 2015, un potenziale rischioso mezzo di infiltrazione di forze criminali in ambito pubblico e le procedure di controllo di cui abbiamo parlato in precedenza possono essere davvero un utile strumento di contrasto in tal senso. Il sistema di gestione informatizzata SI.G.Expo un mezzo ad altissima sofisticazione informatica e quindi ci attendiamo davvero grandi risultati in tema di tracciabilit di ogni compagine sociale. Tuttavia andr rodato, testato sulla complessit quotidiana e si dovr verificare se davvero sia immune da errori di verificazione e, soprattutto, se riesca concretamente a evidenziare eventuali societ fittizie, intestazioni di comodo, oggetti sociali celati, etc Insomma, la criminalit organizzata a Milano, soprattutto in settori ad alto tasso di redditivit quale quello degli appalti, si difende con i denti e utilizza tutti i sistemi di un raffinato capitalismo: la verifica istituzionale dovr pertanto essere scaltra e capillare per ottenere il successo sperato. Tra laltro, a modesto avviso di chi scrive, un sistema informatico di tal genere potrebbe essere lapripista, anche a livello nazionale, di un sistema di controllo capillare per la tracciabilit fiscale relativa alla posizione di ogni cittadino, con conseguenti positivi risultati in tema di lotta allevasione fiscale.

Altra riflessione deve essere fatta per lobbligo, previsto dal Protocollo, di denuncia allAutorit Giudiziaria da parte di tutte le societ della filiera edile in caso di condotte estorsive in proprio danno. regola di comune civilt che, verrebbe da dire, in un sistema moderno quale il nostro, dovrebbe essere prassi comune. Non decisamente cos. I recenti fatti di cronaca di questi ultimi mesi relativi alle indagini dellAutorit Giudiziaria in tema di infiltrazioni della criminalit organizzata in realt locali dellhinterland milanese hanno dimostrato che spesso gli imprenditori ricoprono il ruolo ibrido di persone offese di attivit estorsive criminali, ma anche a loro volta di appartenenti allorganizzazione criminale stessa di cui godono anche i favori professionali. Questo collante tra criminalit e imprenditoria rappresenta un forte rischio intrinseco per la trasparenza degli appalti, in quanto lomert di categoria rischia di rendere davvero difficoltoso ogni controllo dello Stato. Occorre, quindi, che anche sotto questo profilo, lattivit pubblica sia capillare, prevedendo gli aspetti repressivi del caso, ma anche unattivit di impulso allimprenditoria, soprattutto in favore di quella medio-piccola, affinch stia distante dai poteri criminali e concorra davvero allo sviluppo di uneconomia sana, nellinteresse di tutti.

PGT, INDIFFERENZA FUNZIONALE: QUALCHE INFORMAZIONE IN PI Ada Lucia De Cesaris


Il contributo di Gianni Zenoni al dibattito sul PGT (ArcipelagoMilano, 21 febbraio 2012), focalizzato sul tema della regolazione dei cambi di destinazione duso, contiene alcune inesattezze, probabilmente frutto di difetto dinformazione, che mi sembra cosa buona e giusta chiarire. 1. Il piano modificato conferma sia il principio dellindifferenza funzionale (per gli ambiti di trasformazione e per la citt consolidata), che il recupero delle volumetrie esistenti (per la citt consolidata). Chiarisce semplicemente meglio alcune vocazioni degli ambiti di trasformazione urbana, separando gli interventi di riqualificazione e di manutenzione edilizia dalle trasformazioni e ristrutturazioni urbanistiche nel caso di riuso di comparti produttivi di dimensioni rilevanti. Assumendo in questo caso il governo del disegno della citt pubblica e la verifica della sostenibilit (infrastrutturale, ambientale e insediativa), nonch i necessari interventi di mitigazione e compensazione degli impatti e degli effetti. Mentre per tutti gli interventi che possiamo definire di manutenzione qualitativa della citt esistente (comprese le ristrutturazioni edilizie e le sostituzioni urbane), vengono fatti salvi i diritti esistenti, sia funzionali (ampliati a tutto il mix urbano, la vera liberalizzazione delle destinazioni duso), che quantitativi (le superfici legittimamente realizzate). 2. Le aree dismesse della nostra citt si sono trasformate nel corso degli ultimi trenta anni con densit di progetto di 0,50 mq/mq (i PRU) e 0,65 mq/mq (i PII), con obblighi (perlomeno teorici, a fronte delle varianti urbanistiche), di corresponsione di standard qualitativi e contributi extraoneri. Si tratta di densit ben inferiori a quella programmata dal nuovo piano (fino a 1,00 mq/mq, che, per inciso rappresenta la densit prevista per le zone produttive dal PRG 1980). Confermando come detto lindifferenza delle funzioni allinterno di tutti gli usi urbani programmati, con il significativo e obbligatorio innesto della residenza sociale, che diventer (anche se si fa ancora fatica a capirlo), il vero volano delle trasformazioni urbane. La sfida per il futuro (attuativa e gestionale), sar semmai quella di trattare con leggerezza e qualit le densit programmate, componendo qualitativamente citt pubblica e citt privata, incentivando e favorendo lutilizzo dei Concorsi (sia per i progetti urbani che per le architetture), per innalzare concretamente

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la qualit urbana della nostra citt, come accade in tutte le migliori citt europee. 3. Le vere destinazioni senza mercato sono quelle che non corrispondono alle prevedibili e reali domande della societ e delleconomia e che alimentano un mercato di offerta gi pesantemente drogato. Il tema strutturale che la nuova Amministrazione comunale ha operativamente affrontato quello di non fare un regalo senza contropartite alla rendita fondiaria urbana, il fattore parassitario (lunico), che beneficia, a discapito di tutti gli altri fattori di produzione del mercato

urbano, dei teorici e irrealistici indici di edificabilit. E soprattutto nessuna difesa ideologica di destinazioni duso senza mercato, ma piuttosto incentivi (e quindi opportunit, non vincoli), per le funzioni deboli, con particolare riferimento ai modelli di produzione contemporanea, non solo in quanto compatibili con le altre funzioni urbane, ma considerati vero e proprio motore e fattore attrattivo per la crescita economica e sociale della citt. Come si vede, da questo punto di vista, il riferimento/confronto con il PRG 1980, assolutamente inappropriato, sapendo in ogni caso che il campo in

cui si giocher il tema delle attivit produttive (ma non solo) quello della citt estesa e del dialogo con i territori. In conclusione e in estrema sintesi, la coerenza di un piano certamente legata allequilibrio fra obiettivi dichiarati e scelte effettuate, ma anche al confronto pragmatico con le risorse reali a disposizione e con la fattibilit e la sostenibilit concreta delle trasformazioni, che dovranno confrontarsi in primo luogo con la nuova necessit e qualit dellabitare da tutti auspicata.

PROVINCE: NEXT STOP AREA METROPOLITANA Massimo Gargiulo


La Costituzione Italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 assegnava alle regioni prevalentemente funzioni legislative e di indirizzo. Il comma 3 dellarticolo 118, infatti, recitava La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Province, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici. Come noto, nonostante il dettato costituzionale, le regioni si sono via viva sempre pi caratterizzate come organi di gestione, realizzando in molte funzioni un vero e proprio centralismo regionale. La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 ribalta i termini della questione dichiarando con il comma 1 dellarticolo 118, cos come modificato, che Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne lesercizio unitario, siano conferite a Province, Citt metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiariet, differenziazione e adeguatezza. Non mi sembra che il nuovo enunciato dellarticolo 118 abbia trovato applicazione o quanto meno abbia interrotto la corsa delle Regioni verso la centralizzazione delle funzioni amministrative. La manovra del governo Monti prevede che le funzioni delle Province vengano trasferite ai Comuni o alle Regioni (a quanto pare entro il 31 dicembre 2012). Vedremo se, in questo caso, i principi ispiratori del nuovo enunciato dellarticolo 118 troveranno coerente applicazione. C da dire che dubbi sugli effettivi risparmi derivanti dallabolizione pura e semplice delle Province erano gi stati sollevati lestate scorsa dal Servizio studi del Senato (allora ci si limitava a quelle piccole) che evidenziava come tali misure avrebbero potuto produrre costi superiori ai risparmi, peraltro non quantificati dal governo, per il manifestarsi di possibili profili onerosi, in particolare nella fase di transizione. Valutazioni confermate nel dicembre scorso da uno studio dellUniversit Bocconi di Milano relativo a tutte le province. Ci detto, io sono per il mantenimento delle Province, rivedendone le funzioni nel pi generale riordino delle competenze degli enti locali, e per il depotenziamento del centralismo gestionale e amministrativo delle Regioni. Per, poich sono pi che consapevole della necessit di risparmi e razionalizzazioni, sono favorevole allabolizione dei Consigli Provinciali (eliminando in tal modo anche i costi delle elezioni provinciali) da sostituirsi con lAssemblea dei Sindaci, al dimezzamento degli Assessori e alla drastica riduzione delle spese di rappresentanza. Inoltre, sempre nelle prospettiva della razionalizzazione, sarei anche favorevole alla riduzione del numero delle Province da realizzarsi attraverso opportuni accorpamenti, individuati sulla base di criteri di efficienza. Viceversa, il destino assegnato alle Province, qualunque esso sia, dovrebbe dare finalmente il via alla realizzazione delle Citt metropolitane, previste gi dalla legge 142 del 1990, inserite nella Costituzione Italiana dal 2001 e ribadite dalla legge delega 42/2009. Provvedimento questo che costituirebbe un vero fattore di ammodernamento della pubblica amministrazione locale. Mi pare che questo tipo di proposte stiano trovando crescenti consensi nel dibattito politico e che siano gi adesso contenute in progetti di legge di iniziativa parlamentare, che trovano la convergenza di parlamentari dei diversi schieramenti. Pi o meno nella stessa direzione si muove lUPI - Unione Province Italiane, che chiede il contemporaneo riordino degli uffici periferici dello Stato e labolizione di enti e agenzie strumentali. C da dire che la legge 42/2009 individua ben quindici citt metropolitane tra quelle indicate dal Parlamento italiano e dalle Regioni a statuto speciale, ma mia opinione che soltanto Roma (Capitale), Milano, Napoli e Torino e pochissime altre abbiano le caratteristiche per poter essere considerate tali. Andrebbe altres fissato un termine entro il quale il Parlamento dovr provvedere a disciplinare le competenze della Citt Metropolitana, le sue modalit elettive e di rappresentanza interna, provvedendo, se del caso con leggi ad hoc per ogni singola realt territoriale, come stato per Roma Capitale. Da parte loro, le Provincie e i Comuni delle Citt Metropolitane dovrebbero avviare fin da subito forme di governance volontarie su tutti i temi che abbiano carattere sovra comunale sia per dare risposta a problemi specifici che per fornire utili indicazioni per dare forma al governo del nuovo ente locale. Una volta sperimentate, nulla vieterebbe di estendere le governance volontarie al di fuori dei confini della Citt Metropolitana realizzandone di fatto (e in futuro eventualmente anche di diritto) levoluzione in Ente per cos dire senza-confini. Infine, per quanto riguarda laccorpamento dei piccoli comuni, altro tema caldo sul fronte dellefficienza,

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della qualit e dei risparmi, propongo di dare delega alle Regioni con lindicazione di provvedere sulla ba-

se di criteri di efficienza e partecipazione.

IMU E PARIFICATE. IL BANDOLO DELLA MATASSA Raffaello Morelli


La coincidenza dellemendamento Monti sulle esenzioni IMU e del Convegno nazionale del Fondo Ambiente a Milano, spinge a riflettere sul tema dei rapporti tra istituzioni e forme di no profit. Monti ha scritto un emendamento per rendere le esenzioni IMU accettabili in Europa: lesenzione riguarda le modalit non commerciali, senn limmobile paga lIMU chiunque ne sia il proprietario. Lo stesso Monti aveva detto che quanto al riconoscere le radici giudaico-cristiane ciascuno di noi, me compreso, pu avere una preferenza affinch vi sia, ma importante vedere che la Ue incarna valori etici che molto pi spesso sono stati assenti nelle politiche degli Stati, anche nel nostro Paese, come giustizia distributiva ed equit intergenerazionale. Dunque con lemendamento, Monti non rinnega il suo personale cattolicesimo ma opera come Capo di Governo alleuropea che non si inchina a esigenze in contrasto con la laicit istituzionale. La laicit istituzionale affidarsi alla diversit del cittadino in tutte le diverse espressioni. Non rispettarla non equo. Il primo passo impedire che le esenzioni IMU siano utilizzate per distorcere la concorrenza. E questo non riguarda solo la Chiesa ma tutto il mondo assistenziale che finora ha utilizzato le esenzioni. Il governo chiaro, il convegno FAI un po ambiguo. Fin dal sottotitolo, Per un ruolo collettivo del cittadino italiano. Spero sia un infortunio linguistico, perch se si dovesse prendere alla lettera ruolo collettivo, ci sarebbe da dire che il FAI avrebbe una deriva totalitaria, il che non pu essere. Purtroppo ci sono state anche le parole dellAbate di SantAmbrogio, padrone di casa, che preso dallentusiasmo per il valore della gratuit, del dare disinteressato e della sua dimensione umana, cio del volontariato che non chiede mai il conto, si spinto oltre e ha fatto altre affermazioni assai discutibili dal punto di vista istituzionale: la vita va giocata sulle passioni buone, non sull'interesse personale. Un po di controcanto lo ha fatto, meno male, il Sindaco dicendo che si incide con i fatti e non con le parole e che va riscoperto il valore dellascoltare gli altri. Come si vede, sono due esempi di logiche opposte dal punto di vista civile. Il governo si sforza di introdurre regole per rispettare la diversit di tutti i cittadini (anche con i controlli sulle Onlus), altri auspicano unattenzione a preferenze mirate respingendo il principio delle diverse scelte di vita. Naturalmente come liberale condivido sul punto la scelta di Monti, siccome la convivenza tanto pi feconda quanto pi adopera il conflitto democratico delle diversit e non il conformismo del contentare di tipo buonista. Le due logiche portano a differenti linee delle istituzioni. Se rispettano i diversi, allora consentono lesprimersi di ambedue le logiche (e anche altre) ma finanziano solo le iniziative pubbliche, non impositive per natura. Se ritengono alcuni pi degni di altri, li finanziano anche con i soldi di chi non condivide la loro impostazione e sono impositive. Un riscontro di tale differenza lo ha dato la reazione allemendamento Monti. Chi vorrebbe finanziare con soldi pubblici i propri principi (parlamentari milanesi in prima fila), immediatamente saltato su chiedendo di interpretare la nuova regola nel senso che le scuole parificate dovrebbero essere esentate dallIMU al pari di quelle pubbliche. Mentre scrivo non so se il Governo resister a queste richieste delle parificate, in prevalenza comprese nellarea della cultura cattolica. Per dico che dovrebbe. Per semplice coerenza con il principio base dellemendamento. Quello di impedire distorsioni della concorrenza (perch violano i trattati). Infatti, le scuole parificate rientrano nella libert costituzionale di impresa nel settore educativo ma non in una libert di insegnamento privato a carico dello Stato, che non c e non ci deve essere. La libert di insegnamento privato possibilit di insegnare cosa si vuole, non di essere finanziati per farlo. Sostenere il contrario e cio che solo con il finanziamento pubblico si potrebbero insegnare alcune importanti culture significa non riconoscere la funzione educativa pubblica come connettivo del convivere tra soggetti culturalmente diversi e dichiarare che per istruire secondo gli indirizzi della famiglia sarebbero leciti recinti protetti decisi solo dalla famiglia a spese delle istituzioni. Il percorso educativo privato ammesso ma non con il contributo spese di tutti gli altri. Altrimenti la convivenza salterebbe subito e si avrebbe lintegralismo multiculturale tra ghetti invece del pluralismo liberale. Di fatti una scuola parificata quando la sua gestione privata segue programmi e regole dello Stato. Quindi, se non un raggiro, una scuola parificata non esprime la privata libert di insegnamento, bens una scelta di impresa nel settore educativo. Dicono che allevierebbe i compiti dello Stato. Ammesso sia vero, dirlo non significa che lo Stato articoli i propri compiti dando privilegi fiscali e soprattutto non elimina linteresse imprenditoriale dorigine (genera introiti, se gratuita avrebbe gi lesenzione IMU per gli usi culturali). Dunque la concorrenza dimpresa non va violata. Pertanto, con il criterio della sovranit di cittadini diversi, l'esenzione IMU non si applica alle parificate. E a ogni attivit, anche gestita dal volontariato, che abbia caratteri economici (tipo strutture commerciali no profit). La finalit del proprietario non deve indurre esenzioni IMU. Il proprietario, quanto guadagna con lattivit commerciale, al netto delle imposte, pu utilizzarlo come vuole. Ma aumentare il guadagno, o solo pareggiare i costi, diminuendo le imposte in base ai fini della propriet, avvantaggia un potere di fatto. Le istituzioni, specie oggi, non devono finanziare le scelte dei convincimenti privati. La crescita del sistema si fa con prodotti e servizi validi, non con la droga dei privilegi a qualcuno.

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STRADE E FERROVIE. VA DOVE TI PORTA IL SOLDO Marco Ponti


In Lombardia, forse la regione pi congestionata dItalia, c un grande fervore di infrastrutture di trasporto, in progetto e in costruzione. Vediamo le principali: 1. Su ferro: metropolitane (una a Milano e una a Brescia in costruzione, e una a Milano di imminente avvio), linee ferroviarie AV per Genova (di imminente avvio) e Verona (in costruzione). Linee merci: la gronda nord e il potenziamento della linea per il Gottardo non sembrano avere particolare fretta, causa lassoluta assenza di domanda. Sono essenzialmente linee radiocentriche su Milano, in quanto per giustificare il trasporto su ferro occorrono flussi molto stabile ed elevati. Le metropolitane le paga un po lo stato, un po il comune, molto poco gli utenti (in Project Financing). LAV la paga tutta lo stato (gli utenti non vogliono saperne), quindi qui di finanziamenti di terzi non occorre nemmeno parlarne. 2. Su gomma: quattro autostrade, assai meno radiocentriche (BreBeMi e Pedemontana, avviate, Tangenziale Esterna Milanese TEM e una nel sud della regione, avviate o di imminente avvio, nonostante crescenti problemi di finanziamento, causa laumentato costo del denaro). Le autostrade le pagano in parte gli utenti (anche qui col Project Financing) e in parte lo stato; forse la TEM la pagheranno tutta gli utenti. Si badi tuttavia che il Project Financing una tecnica che spesso si presta a mascherare costi pubblici pi elevati di quanto si voglia far credere. Le logiche di questi interventi appaiono difficilmente difendibili; vediamole rapidamente. Le metropolitane milanesi sono finanziate in vista dellEXPO, anche se, a) non lo servono nemmeno, cio sono altrove e, b) non si finiranno comunque in tempo. Ma anche senza i primi due punti, finanziare infrastrutture strategiche per un evento destinato a durare pochi mesi, e di incerti risultati, appare davvero stravagante, e conferma che le motivazioni vere di questi eventi sono quelle di attirare soldi pubblici dal governo centrale. Le nuove linee di Alta Velocit non sembrano avere razionalit maggiore: la linea Milano-Genova destinata al traffico merci del porto, ma progettata con standard e costi da alta velocit passeggeri, non ne noto lo studio di fattibilit economico-finanziario, ed stata pi volte dichiarata inutile dallo stesso amministratore delegato di FS ingegner Moretti. Pi consistente la domanda passeggeri sulla MilanoVerona, ma comunque i dati economici conosciuti sembrano evidenziare che si tratterebbe di uno spettacolare spreco di denari pubblici (cfr. La voce.info sul tema). Le autostrade costano un po meno soldi alle casse pubbliche, ma la scelta sembra dettata non dalla loro utilit complessiva (pur spesso provabile con le analisi economiche, data lalta disponibilit a pagare degli utenti e lelevata domanda), ma dal fatto che siano oggi finanziabili solo strade a pedaggio, cio chiuse e concepite per le lunghe distanze, mentre la domanda prevalente in Lombardia (75%) di breve distanza e diffusa sullintero territorio. Infatti i vincoli di bilancio dei comuni sono cos stringenti che di investimenti per la viabilit comunale non si pu proprio parlare; persino a rischio la manutenzione della rete. Quindi, come si detto, le uniche opere che si possono mettere in cantiere sono quelle tariffate, cio quelle autostradali, che non sono le pi essenziali nel contesto lombardo, che vede un traffico stradale capillare e diffuso. Si noti poi che il problema dellassenza di fondi per migliorare la rete stradale ordinaria (lintervento di gran lunga pi necessario) non sembra porsi per le nuove linee AV, come se la tragedia della costosissima linea AV Milano-Torino, deserta, non avesse insegnato nulla ai nostri governi centrali che la hanno pagata a cos caro prezzo. Certo ha insegnato molto ai costruttori interessati, che si sono procurati le risorse per continuare a fare azioni di lobby (nella migliore delle ipotesi), affinch la festa continui; ma questa unaltra storia, e non certo virtuosa. La strategia complessiva della regione risulta di fatto molto condizionata dai meccanismi finanziari distorti sopra descritti: i progetti di cui si parlato sono tutti in gestazione da molti anni, senza cha appaia la volont politica di cambiare le logiche economiche che vi sottostanno. Ogni sforzo regionale sembra concentrato sul portare a termine le iniziative avviate, in un quadro programmatico e territoriale congelato, e probabilmente oggi obsoleto. Che fare, in questo scenario poco consolante? Innanzitutto sperare che la scarsit di risorse pubbliche induca a un ripensamento delle priorit e dei meccanismi attuali di finanziamento. E che questo ripensamento sia indotto anche da valutazioni ambientali realistiche delle quantit (trascurabili) di traffico merci e passeggeri che si riesce a trasferire dalla strada alla ferrovia con la costruzione di nuove infrastrutture ferroviarie. Infine, speriamo che le ferrovie che servono di pi, quelle per i pendolari verso Milano, siano messe in grado di fornire servizi migliori attraverso la messa in gara della loro gestione, timidamente incoraggiata dal governo Monti e fieramente avversata (per ragioni mai spiegate, ma ben intuibili) dalla regione Lombardia. E un po malinconico osservare cha anche questo doveroso, e ipotetico, ripensamento debba essere messo in moto dal taglio dei fondi pubblici, e non da una reale attenzione agli interessi degli utenti e dei contribuenti. Per la rete stradale il quadro forse pi oscuro ancora: le risorse degli automobilisti dovrebbero essere riincanalate l dove servono di pi, cio sullintera rete, gestita oggi da comuni e provincie. Ma questo richiederebbe un ripensamento radicalmente federalista dellassetto finanziario del settore, che non appare negli orizzonti verosimili. Un po di leghismo in questo caso, ma credo solo in questo, sarebbe auspicabile.

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RHO-MONZA: THE NEVERENDING STORY Ferruccio Porati


Nutrire il pianeta, energia per la vita. Questo il motto di EXPO2015 che ormai da anni stuzzica la nostra immaginazione, facendoci sognare chiss quale mirabolante vigore per tutti: la fine di tutte le nostre preoccupazioni... Eh gi! Come indicavo in un altro articolo di un po di tempo fa, per i comuni del Nord Milano tutto ci si sta rivelando come un inquietante incubo che rischia di stravolgere per sempre la vita di centinaia di migliaia di persone e la morfologia di un territorio gi ampiamente antropizzato e compromesso. Levento del 2015 accelera la fase di ampliamento del sistema autostradale lombardo, dalla Pedemontana alla Bre.Be.Mi; dalla TEM allipotizzato ampliamento della Milano-Meda, fino alla costruzione dellautostrada Rho-Monza. Il tutto solo ed esclusivamente volto al soddisfacimento delle esigenze commerciali, pianificate, come nel caso della Rho-Monza, trascurando il piccolo particolare della presenza degli insediamenti umani, in modo cos evidente che nessuno si dar pena se, alla fine, a Paderno Dugnano un giorno vi saranno 8 corsie autostradali di Milano-Meda (tre corsie per senso di marcia + corsie demergenza), affiancate senza soluzione di continuit alla costruenda autostrada Rho-Monza (altre sei corsie complessive che oggi non esistono affatto...), per un totale di 14 nastri dasfalto autostradali, uno accanto allaltro, a sventrare il centro urbano di una citt di 50.000 abitanti, anche a meno di dieci metri di distanza da abitazioni di migliaia di persone, scuola elementare, centro pediatrico e centro anziani... Come gi denunciato, tutto ci ha scatenato una lotta cittadina per avere un progetto Rho-Monza non impattante, un attraversamento in galleria, idea che fa fatica ad affermarsi sui tavoli dove si prendono le decisioni. Il 2011 padernese stato caratterizzato dal tentativo di prendere in mano la situazione. Dopo un passaggio in Regione Lombardia presso la commissione territorio (20 febbraio 2011) in cui, sostanzialmente, la Regione si dichiarava impotente ad agire su di una decisione che, a detta della commissione stessa, spettava solo al presidente della Provincia di Milano Podest, il primo trimestre ci ha visto attivi sul fronte dell'organizzazione delle forme di protesta, sia con i cittadini Novatesi (diretti interessati dalla questione Rho-Monza) che con i cittadini della Brianza, interessati dal discorso Pedemontana. Un'ipotizzata manifestazione congiunta, per portare la protesta direttamente sulle strade interessate, non stata autorizzata dalle autorit della Prefettura di Milano. Invece la protesta al presidio durante l'inaugurazione della stazione M3 di Affori riuscita in pieno. Le bordate di fischi hanno infastidito moltissimo il team L. Moratti, R. Formigoni & R. Cattaneo, oltre ogni loro previsione. Da spot elettorale pro Letizia Moratti, quel 28 Marzo si potr ricordare come l'inizio della disfatta elettorale che ha portato al cambio di governo nella citt di Milano. Sfruttando le competenze tecniche presenti dentro e attorno alla realt dei comitati pro interramento, i cittadini si sono fatti promotori di un tavolo tecnico intercomunale, in cui si sono permanentemente riuniti i comuni interessati alla riqualifica della Rho-Monza e cio: Cormano, Paderno Dugnano, Novate Milanese, Bollate e Baranzate, al fine di ragionare tutti insieme per tirar fuori un progetto alternativo che potesse accogliere le specificit dei vari territori, restando entro (o sforando di poco) il budget imposto dalla Provincia di Milano. Questa azione stata lunga e difficoltosa, anche perch la Provincia di Milano e la sua controllata, societ Serravalle, mai si sono coinvolte proattivamente, ma si sono limitate al ruolo di "professoroni" giudicanti l'opera dei cittadini, peraltro svolta pro-bono. Con mille difficolt, esami e revisioni che si sono protratte fino all'autunno inoltrato, l'idea progettuale stata messa a punto, dimostrando, anche col prezziario ANAS alla mano, che l'interramento della Rho-Monza a Paderno Dugnano e la costruzione del resto del tracciato in trincea e non in rilevato pu senza dubbio avere dei costi comparabili e accettabili con quelli del progetto preliminare a cielo aperto, la cui gara, nella forma dell'appalto/concorso, si protratta per tutto il 2011, alla fine del quale anno non dato ancora di sapere se vi sia un'azienda vincitrice, n tantomeno, se esista un'aggiudicataria provvisoria. La cosa importante , per, che tutti i cinque comuni sostengono la loro idea progettuale mentre, seppur con motivazioni e intensit diverse da comune a comune, il progetto preliminare oggetto di bando di gara, non piace a nessuno. A tal fine abbiamo anche incassato l'appoggio del nuovo governo della citt di Milano, in conferenza stampa a Palazzo Marino, nel corso del mese di novembre. E questo sar anche un voto da spendere, eventualmente, in conferenza dei servizi, qualora si dovesse andare allo scontro finale sul progetto a cielo aperto. Ora che le obiezioni tecniche ed economiche sono state sgretolate con i fatti, finalmente, il primo dicembre 2011 il consiglio provinciale di via Vivaio, per la prima volta, ha votato una mozione prointerramento all'unanimit, in cui si sollecitano gli enti competenti a reperire quello che serve per la modifica del progetto. Al di l di questo importante risultato di indirizzo, resta per ancora oggi oscuro in che modo incidere per annullare la gara in atto senza incorrere nelle penali e nei ricorsi di rito in questi casi. Anche per sollevare questo problema, in data 17 febbraio 2012 i cittadini di Paderno Dugnano hanno scritto a tutti gli enti competenti (dalla stazione appaltante fino al ministero delle infrastrutture di Roma) per "suggerire" che fare, in base a quanto esplicitamente contenuto nel disciplinare di gara, e ottenere una risposta chiara, anche perch, nelle stesse ore, sembrerebbe che la situazione finanziaria di Pedemontana si stia sbloccando e questo non potr che avere, se confermato, ripercussioni per tutto ci che gira intorno ad essa, anche se, bisogna ricordarlo, l'intervento sulla Rho-Monza non inserito in nessun caso di legge obiettivo, ma continua a essere una delle opere accessorie in vista di EXPO 2015.

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MILANO ITALIA: LA MEGLIO GIOVENT Cristina Simonini


Ci sono serate che a Milano sono magiche perch sorprendenti. Perch sono un regalo di quelli che scaldano il cuore e fanno volare alta sul presente e il futuro la speranza come aquilone saldato al filo del pensiero, della conoscenza. Cos stato lo scorso luned 13 febbraio, dove nell'indifferente e francamente incomprensibile silenzio della stampa alla Facolt di Scienze Politiche dell'Universit Statale presieduta da Daniele Checchi, il professor Nando dalla Chiesa ha presentato i laureati con tesi magistrali e triennali del suo corso in Sociologia della Criminalit organizzata, alla sua seconda edizione. Nella calda accoglienza della bella sala tesi, per l'occasione aperta alla citt dal Preside Checchi in orario serale e affollata di giovani appassionati e non solo, spiccava nella presentazione del professor Dalla Chiesa l'alta caratura etica degli studenti che intreccia preparazione, competenza scientifica, vivacit intellettuale e ricchezza di vertici di approfondimento nello studio della realt mafiosa, esaminata nella molteplicit dei fattori storici, culturali, economici, antropologici e transnazionali che la caratterizzano. Vedere per credere i titoli che con gli autori sono sotto pubblicati! Se si tenta di convincerci che luniversit pubblica un carrozzone inutile, che i giovani sono senza ideali, o "sfigati", ecco una puntuale smentita: ci sono giovani che studiano per il futuro loro e di tutti. Che con le loro tesi di laurea vogliono offrire al Paese nuove conoscenze sulla criminalit organizzata. Che sposano la spinta etica e civile con limpegno scientifico. Che spesso uniscono lo studio al lavoro, all'impegno volontario in Cooperative impegnate nei possedimenti sequestrati alle mafie. Questa l'autentica, preziosa realt regalata a Milano dalla sua migliore giovent. Confortanti anche l'evidente rispetto e reciproco riconoscimento che improntano il rapporto docentediscenti, l'attenzione esigente e sensibile del relatore nei confronti dei suoi laureati, ricambiata dalla qualit di un accurato e ben documentato lavoro di ricerca. Facevano corona - e non solo simbolica - alla presentazione delle tesi gli interventi dello stesso Preside Checchi, giustamente orgoglioso della qualit didattica del corso, del Presidente del consiglio Comunale Basilio Rizzo, del Presidente di "Libera" Don Luigi Ciotti, di Antonino Caruso, senatore membro della Commissione Parlamentare Antimafia. Interventi, tutti, improntati a sottolineare il valore dei contributi e dell'iniziativa aperta alla citt, l'invito a mantenere viva l'attenzione sull'argomento. Ci sembra davvero un importante segnale al Paese e a Milano, nel momento in cui le istituzioni cittadine hanno acceso finalmente i riflettori sulla pervasiva realt della mafia sul territorio lombardo. Ed motivo di grande soddisfazione condivisa avere appreso che dall'Universit di Oxford come da altre istituzioni culturali, politiche e universitarie alcuni tra i contributi offerti nelle tesi di laurea siano gi stati richiesti. Due ore di ossigeno purissimo e un'occasione per tuffarsi in un'altra Italia giovanile e un'opportunit per studiosi e curiosi del tema di acquisire nuove conoscenze in tempo reale... Alla meglio giovent che si affaccia ora al mondo del lavoro un caldo augurio di buon vento, con la nostra gratitudine. Ecco qui sotto i nomi di tutti i laureati del 2011 con i titoli delle loro tesi: TESI MAGISTRALI Matteo Albania: In principio era il Verbo. Il giornalismo antimafia. Il caso di Giovanni Spampinato Aurora Boccali: La destinazione sociale dei beni confiscati: nascita di una legge Antonio Carpini: Cosa Nostra e lAmerica. Un progetto di monopolio del crimine Stefano Crippa: Gli onorevoli della mafia. Il mafioso politico e il politico amico Antonela Destanisha: La criminalit albanese. Sviluppi e collegamenti internazionali Stefano Forleo: Insediamento e sviluppo della Ndrangheta in Lombardia: il caso di Desio Andrea Martena: Le politiche antidroga dellOnu Valentina Muscente: La mafia palermitana negli anni settanta. La rottura dellomert: due casi a confronto Stefano Paoletti: Una dinastia di Cosa Nostra americana. La famiglia Gambino Marco Piselli: La criminalit organizzata cinese in Italia. Il caso lombardo Cristina Pistorio: Mafia e servizi deviati Nicola Schettini: Criminalit organizzata e trasformazioni sociali in Basilicata (1980-2010) TESI TRIENNALI Cristina Adornetto: I beni confiscati tra mafia e antimafia Tommaso Aiello: La ndrangheta nellarea nord della provincia di Milano: i casi di Bollate e Limbiate Thomas Aureliani: La criminalit cinese a Milano: il caso di via Paolo Sarpi Erica Baldon: Il fenomeno del pentitismo: alle radici della defezione Ruggero Barbazza: Le alleanze criminali. Ndrangheta e cartelli colombiani Marco Bignelli: La mafia dei colletti bianchi a Milano. Linchiesta di San Valentino (febbraio 1983) Marina Bosetti: Il traffico di donne. Geografia e dinamiche criminali negli anni Duemila Marta Bove: Luso sociale dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose: il caso di Affari puliti. Incubatore di imprese giovanili a Campolongo Maggiore (Venezia) Cristian Bramini: La presenza delle organizzazioni mafiose nel lodigiano: tracce e sviluppi Alice Busnati: Dalla mafia alla giustizia dello Stato: due casi femminili (tragici) a confronto Beatrice Cattaneo: Le risorse della ndrangheta. Specificit organizzative e specificit ambientali Paolo Chini: Criminalit organizzata e mondo del calcio: analisi di alcuni casi di contiguit e infiltrazione Francesca Curto: I modelli comunicativi di Cosa Nostra. Il caso di facebook Lorenzo Grossi: La penetrazione della ndrangheta nella provincia di Varese: il caso Zagari Valentina Limonta: Nuove forme di imprenditorialit. Il caso delle cooperative Libera Terra Tommaso Marelli: Alle radici della legge Rognoni- La Torre. Nuova fenomenologia mafiosa e risposta istituzionale Monica Memeo: Le donne nelle organizzazioni mafiose: la letteratura contemporanea Francesca Mosna: La Chiesa di fronte alla mafia: 1945-2000 Roberto Nicolini: Le organizzazioni criminali in Sud America (19802010) Stefano Paglia: La criminalit organizzata in Spagna. Il caso dei Lancheros Gallegos Luca Paini: Traffici illegali e sistemi aeroportuali: il caso di Malpensa

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www.arcipelagomilano.org Carmela Racioppi: La mafia russa in Italia Federica Radaelli: Il carcere nella cultura mafiosa Ilaria Recchia: Linsediamento delle organizzazioni mafiose nellEuropa occidentale mediterranea: le forme attive della latitanza Francesca Rezzaghi: Lotta alle organizzazioni mafiose e cooperazione internazionale Jennifer Valentina Ricci: La penetrazione della Ndrangheta nella provincia di Milano. Due casi a confronto: Melzo e Cologno Monzese Giuseppina Soccio: Genitori e figli nella famiglia mafiosa. Tre casi a confronto Mattia Tamborini: Il traffico degli stupefacenti tra scenari internazionali e strategie criminali: 2000-2010 Elisabetta Zavaglia: Criminalit organizzata e sanit: tre casi a confronto

SEA COMUNE: MAI SOTTO IL 51% Franco Ciarcia


Lipotesi di cessione di un ulteriore 25% di SEA va analizzata in modo razionale, tenendo conto degli interessi dei lavoratori del gruppo, dellindotto, degli utenti, del territorio e della strategicit della SEA stessa. La prima riflessione va fatta sui risultati concreti degli ultimi anni: sotto le amministrazioni Albertini, Moratti e Pisapia la Sea ha prodotto per gli azionisti pi di 500 milioni di euro, tra dividendi ordinari e straordinari, di cui il Comune di Milano ha beneficiato per l84%. In pi il Gruppo SEA ha mantenuto mediamente un organico di circa 5.500 lavoratori con rapporto di lavoro stabile e sicuro. Certamente un grande valore sociale ed economico per il territorio. Gli obbiettivi sopra indicati fanno ritenere che la vendita del 29.75% al Fondo 2i per 340 milioni, pi altri 45 quando sar andato in porto il contratto di programma, per tutti gli anni a venire comporter una forte riduzione dei dividendi per il comune di Milano soprattutto se, come riportano alcune notizie di stampa, il Comune scendesse sotto il 51%. C chi sostiene nella Giunta Pisapia che della SEA vanno vendute ulteriori quote sino ad arrivare alla soglia del 25% in mano al Comune, perch la societ non ritenuta strategica. Questo per un giudizio discutibile in quanto tutte le aziende che mantengono occupazione stabile e sicura, soprattutto in questa fase di crisi, che sono nelle condizioni di intercettare le economie mondiali, che producono servizi competitivi e creano ricchezza nel territorio, che hanno concrete potenzialit per la crescita, sono per loro natura strategiche. Assistiamo al fatto che la SEA diventata una preda perch le infrastrutture aeroportuali sono in realt un monopolio e chi ne ha acquistato una parte e tenta di acquisire ulteriori quote come F2i, lo fa perch vuole fare limmobiliarista con gli affitti, i parcheggi e le attivit commerciali e vuole riscuotere le tasse aeroportuali sui passeggeri e sulle compagnie aeree, cos come si riscuote la bolletta del gas o della luce elettrica. I capitali spesi per comprare le quota SEA da parte del Fondo 2i (cassa depositi e prestiti pi fondazioni bancarie) non sono capitali che creano ricchezza, ma la spostano da un soggetto allaltro come nel nostro caso: dalla SEA al Fondo 2i; questi capitali non creano insomma aziende start up per costruire prodotti innovativi ed esportarli nel mondo, ma si rifugiano in settori dove vige in buona sostanza un monopolio incontrastato. Da questi tipi di operazioni nascono a livello generale inefficienze locali e nazionali, mentre la collettivit non ricava alcun vantaggio. La SEA un patrimonio pubblico, un bene comune costruito nel corso di sessantanni da molte generazioni di lavoratori che non va alienato perch rappresenta un settore vitale per la comunit, quindi la sua natura non pu non avere un profilo di interesse collettivo democraticamente controllabile dai lavoratori e dai cittadini. La SEA perci non va svenduta, ma devessere valorizzata in tutti i suoi settori sotto lindirizzo e il controllo del Comune di Milano, inoltre va esperita una trasparente e rigorosa procedura di spending rewiew per eliminare incrostazioni e sacche di inefficienza con lobbiettivo di raggiungere i pi alti parametri di produttivit, di competitivit, di equit, di efficienza e di crescita. La trasformazione del pacchetto azionario della SEA che lascerebbe nelle mani del Comune solo il 25% comporta la concentrazione del potere economico dellimpresa in capo a pochi tecnocrati che rispondono solo ai loro gruppi di interesse e a se stessi. In questo modo cambia la natura sociale della SEA, che sempre stata vissuta dalla comunit e dai lavoratori come un bene collettivo a cui ognuno contribuiva e contribuisce tuttora con spirito di partecipazione. Chi dice che anche solo con il 25% il Comune pu controllare le strategie aziendali fa unaffermazione non credibile perch chi conta in realt sar sempre il soggetto che possiede la maggioranza delle azioni, in pi i dividendi saranno logicamente ripartiti in base alla quantit delle azioni possedute, perci in futuro il Comune non potr pi incassare i congrui dividendi distribuiti negli anni passati. Tutta la vicenda della vendita del 29,75% di SEA al Fondo 2i non ha visto partecipi i lavoratori che sono stati di fatto completamente esautorati, nonostante fossero stati siglati accordi per dar loro la possibilit di acquisire un certo numero di quote dellazienda in concomitanza della quotazione in borsa. Si intende dire che anche a fronte della mancata quotazione, il principio di partecipazione allazionariato da parte dei dipendenti nella fase di vendita doveva essere salvaguardato. Con lingresso in SEA del Fondo 2i necessario porre degli interrogativi: quali saranno le ripercussioni su SEA Handling? Settore con circa 3200 lavoratori. Il Fondo 2i manterr questo importante Settore nel gruppo SEA? Che accordi sono stati fatti con il Comune sul futuro dellhandling? Sappiamo che a Napoli Capodichino il Fondo 2i, possessore del 70% di GESAC, svolge solo attivit di Gestore Aeroportuale e non di Handler, anzi lattivit di PRM, (passeggeri con ridotta mobilit) precipua del Gestore, viene svolta in appalto dalla azienda GH (Ground Handling) della famiglia Zincone. A questo punto la FLAI intende ribadire con fermezza la sua contrariet al fatto che il Comune scenda sotto il 51% e pertanto, qualora il Comune insistesse con ulteriori dismissioni propone due soluzioni: la prima riguarda la possibilit dei lavoratori di acquisire il 3% che la differenza tra la soglia del 51% e lattuale 54% posseduta oggi dal Comune; la seconda riguarda la possibilit, a fronte di una eventuale decisione del Comune di cedere un altro 25%, di fare unofferta pubblica

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www.arcipelagomilano.org di vendita per questo 25% ai lavoratori, agli operatori aeroportuali, ai cittadini e agli Enti che hanno un rapporto con le attivit aeroportuali con un tetto massimo per ogni gruppo del 3%. Riteniamo tali proposte pi in linea con gli interessi del territorio, pi democratiche, perfino pi efficaci per realizzare un modello di partecipazione e di socializzazione di un prezioso bene comune come la SEA. Auspichiamo perci che il maggior azionista, Il Comune di Milano e la Giunta Pisapia ci stupiscano con qualche risposta.

LARANCIONE RINGIOVANISCE Walter Marossi


Il mondo della politica milanese e lombarda in fibrillazione. Le elezioni si avvicinano, almeno met dei parlamentari stante statuti, regolamenti interni etc. ineleggibile o incompatibile, laltra met non gode pi di una solida base di appoggio tra i propri elettori/partiti. In regione il dopo Formigoni gi iniziato. Nel centro destra si parla di Berlusconi come del nonno in coma: con rispetto, con timore che possa risvegliarsi e cambiare il testamento ma anche con rassegnata indifferenza. Nel centro la strategia definita: accodarsi al montismo e sfruttarne labbrivio, la meta finale non essere pi minoranza per nessuna ragione. La Lega attende con ansia il verdetto delle amministrative e il decorso della malattia di Bossi, per ora gioca in difesa, facendo lunica cosa che sa fare bene: demagogia a poco prezzo. E il centro sinistra o sinistra centro? Le primarie di Genova, lagitarsi del sindaco di Bari, il permanente appeal di Pisapia, il diffuso timore che Monti oltre che mettere a posto i conti diventi elettoralmente simpatico hanno aperto un dibattito sul ruolo e il futuro dei partiti e in particolare del PD. Un partito omogeneo e dalle forti caratteristiche identitarie programmatiche o un partito dal programma pi ecumenico e tendente alle alleanze? Dibattito non nuovo, a discuterne per primo furono Antonio Labriola e Filippo Turati nel 1892, ma si sa a sinistra la tradizione conta. Dibattito che curiosamente coincide con la prima vittoria da decenni e con il pi alto numero di consiglieri eletti nella storia del Comune, quando cio dovrebbero essere tutti ancora a festeggiare. Perch? Molto banalmente perch la questione non la sopravvivenza dei partiti e nello specifico del PD ma la sopravvivenza di una classe dirigente che ritenuta inadeguata, plasmatasi su un modello partito, quello del secondo dopoguerra fondato su tessere, sezioni, legge proporzionale e organizzazione interna piramidale (per semplificare leninista). Poich in democrazia i partiti si modulano in funzione della legge elettorale non viceversa, le leggi elettorali maggioritario/presidenzialista (in comune, provincia e regione) e le primarie hanno ovviamente portato a una modifica del loro ruolo e funzionamento irreversibile. Pisapia simboleggia un diverso (non uso il termine nuovo perch se ne parla dai tempi di Caldara) modello partito: il partito del sindaco. Un modello con molte varianti: pu nascere dalle primarie come a Milano, dalle elezioni come a Napoli, ma pu nascere anche dalla cannibalizzazione del partito originario come a Bari o dalla logica delle correnti come a Firenze. Comprensibilmente la nomenclatura reagisce con fastidio: come in tutti i gruppi dirigenti la propria autoconservazione la mission principale. Ergo la madre di tutte le battaglie sar la nuova legge elettorale per camera e senato. Oggi tutto il potere legittimato dagli elettori di Pisapia, Emiliano, Renzi, Vendola, si scontra contro il potere legittimato dagli attivisti di un qualsivoglia segretario di scegliersi i parlamentari e gestire la cassa (Lusi docet). Si creato quindi un variegato fronte composto dalle armate elettorali dei sindaci, dei presidenti, degli aspiranti parlamentari, aspiranti sindaci, aspiranti presidenti, ex di vario genere e tipo, giovani impazienti, che da lassalto alla cittadella della nomenclatura. A vivacizzare il dibattito su queste pagine, lassessore DAlfonso e lex assessore PierVito Antoniazzi; due giovani outsider che lasciata per un attimo la discussione su sciatica e prostata convergono sullobbiettivo: smantellare il soi disant gruppo dirigente del PD milanese e pi in generale il PD stesso, spalleggiati (momentaneamente?) dai vari rinnovatori interni: Civati, Monguzzi, Majorino, financo Boeri (tenuto in giunta alluopo) etc. Per DAlfonso la soluzione c gi: larancione un partito-movimento che discute e sceglie la politica attraverso le vie che trova a disposizione eliminando vecchi residui berlingueriani e collegandosi con il socialismo democratico europeo. In sostanza una versione di sinistra, direi mitterandiana, del progetto craxiano. Larancione sostituisce il garofano, e da vita a una grande coalizione di riformisti, trotkisti, movimentisti, ecologisti, animalisti, anarcoliberisti, azionisti, tabaccisti, laburisti, sindacalisti etc Per Antoniazzi che retoricamente finge dissenso ma concorda, occorre aggiungere a questo mix i cattolici democratici anzi occorre dare ai cattolici democratici la leadership. In sostanza una versione carnitian martiniana del medesimo progetto, un omaggio a Livio Labor. Larancione sostituisce lulivo e da vita a una grande coalizione come sopra ma cristianamente benedetta. Per entrambi larancione non che lennesima incarnazione del MOVIMENTO, vero e proprio mito fondativo della sinistra non comunista. Personalmente non riesco a capire se un progetto politico o nostalgia dei bei tempi andati. Le elezioni tra un anno scioglieranno il dubbio.

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org

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Un violoncello meraviglioso
Raramente accade di sentire che un concerto stato accettato - pi che accolto - con entusiasmo totale e senza alcuna riserva dallintero pubblico in sala, con testimonianze incontrovertibili di grandi emozioni provate e con unanimi giudizi di eccellenza, relativi sia alla scelta del programma che alla sua esecuzione. E questa felice circostanza si verificata gioved scorso il gioved grasso del rito ambrosiano nella sala tristemente semivuota del Conservatorio, a opera di uno dei maggiori violoncellisti viventi, linglese Steven Isserlis, accompagnato dal bravissimo pianista russo-americano Kirill Gerstein, in un concerto tutto beethoveniano organizzato fuori abbonamento dalle Serate Musicali. Il programma, magnificamente impaginato, prevedeva dapprima le 12 Variazioni su tema di Hndel (dal Judas Maccabeus) e le 12 Variazioni su tema di Mozart (il celeberrimo couplet di Papageno del Flauto Magico, che i bambini tedeschi cantano a Natale girando di casa in casa) e poi tre Sonate, rispettivamente la prima e la terza delle cinque scritte originariamente da Beethoven per violoncello e pianoforte e, fa le due, quella per corno e pianoforte che lo stesso Beethoven poi riscrisse per il pi usuale strumento ad arco. Con alcune famose eccezioni - come le Suite di Bach (che Beethoven non conosceva) e le opere di Boccherini e dei fratelli Duport (che erano grandi virtuosi di quello strumento) - nel diciottesimo secolo il violoncello era impiegato, insieme al clavicembalo o allorgano, quasi esclusivamente nel ruolo di basso continuo, come sostegno armonico alle parti melodiche, oppure - con Mozart e Haydn in particolare - in piccole formazioni da camera (trii, quartetti, ecc.) con il ruolo pi di accompagnamento a violini e viole che con voce propria. Nel 1795, con la Sonata n. 1 dellopera 5, Beethoven inventa dunque un genere musicale che avr poi molta fortuna lungo tutto larco dellottocento, e che porter lui stesso a creare dapprima quel capolavoro che la Sonata n. 3 (lopera 69, del 1807) e pi avanti, nel 1815, le rarefatte, concettuali e difficilissime ultime due sonate, la 4 e la 5 dellopera 102. Isserlis e Gerstein non hanno voluto enciclopedicamente farci ascoltare dallA alla Z lopera beethoveniana dedicata al violoncello, ma farci capire come a partire dai primi passi Beethoven sia arrivato a comporre la pi bella, godibile ed entusiasmante opera per quello strumento costruendo nuovi equilibri fra archetto e tastiera. Inoltrandoci nel programma, infatti, poco a poco cambia il paesaggio sonoro: nella prima Sonata il pianoforte ancora la voce dominante e il violoncello gli fa da spalla; le Variazioni, di due anni pi tardi, e specialmente quelle sul tema del Flauto, sembrano consentire a Beethoven di sperimentare, nel gioco delle parti, diversi piani sonori e diverse possibilit di dialogo fra i due strumenti. Poi, nella riscrittura della Sonata per corno (siamo gi nel 1800) il passaggio dal potente ottone allo strumento ad arco porta a inusuali e feconde riflessioni sulle diverse sonorit dei due strumenti e nel loro rapporto con il pianoforte che, ricordiamo, era lo strumento pi familiare a Beethoven. Il pubblico segue passo passo questo percorso, con crescente entusiasmo ed eccitazione, e ne percepisce lo strepitoso risultato quando lincipit della straordinaria terza sonata fa esplodere tutta la potenzialit emozionale del violoncello solo. Concerti come questi ci dicono quanto sia importante costruire con intelligenza e con sensibilit il programma di una serata e quanto sarebbe utile che i programmi di sala aiutassero il pubblico a svelarne il senso invece di raccontare le solite stereotipate (e solitamente noiose e illeggibili) biografie degli artisti e quanto alle opere fornire analisi frettolose e superficiali o insignificanti aneddoti sui loro autori. Delle opere importante conoscere la data e il luogo della loro composizione, come si collocano fra le altre dello stesso autore, nel contesto della sua storia personale e nel pi generale contesto storico, sociale, culturale degli anni che la videro nascere. Vorremmo chiedere alle nostre istituzioni musicali, e in particolare alle Serate Musicali che si prodigano con grandissima generosit per offrire concerti in gran numero e quasi sempre di ottima qualit, di curare di pi i programmi di sala, cominciando a pretendere dagli artisti invitati che raccontino di pi e meglio la loro storia personale, il loro percorso artistico, i loro orientamenti e attitudini. Gli ascoltatori che vogliono essere consapevoli e informati non chiedono di conoscere tutte le orchestre con cui hanno suonato o i teatri e i festival che li hanno invitati; vorrebbero piuttosto sapere dove si sono formati, in quali luoghi hanno vissuto, quali sono i loro autori preferiti e quale repertorio maggiormente frequentano. Soprattutto vorrebbero che quando vengono espressi giudizi e opinioni - sulle opere, sugli autori, sugli esecutori - se ne sveli sempre lautore (anche per potercela prendere con qualcuno quando non si daccordo!). Ricordate i programmi di sala firmati da Enzo Beacco per la Societ del Quartetto di qualche anno fa? Il pubblico arrivava mezzora prima per concentrarsi sulla loro lettura e alla fine dellanno li rilegava per farne preziosi volumetti di storia e di critica musicale.

Musica per una settimana *gioved 1 e sabato 3 al Teatro Dal Verme lOrchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Tito Ceccherini in un concerto totalmente dedicato a Bla Bartk: Schizzi, Rapsodie n.1 e n.2 per violino e orchestra (violinista Marco Rizzi), Canti contadini ungheresi e Suite di danze *gioved 1, venerd 2 e domenica 4, allAuditorium, lOrchestra Verdi diretta da Wayne Marshall esegue The perfect Fool di Gustav Holst, il Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore di John Ireland (pianista Piers Lane) e la Quarta Sinfonia opera 48 di Alexander Glazunov *sabato 3 alle ore 17 nella Sala 8a della Pinacoteca di Brera, per la Societ del Quartetto il Trio Broz esegue la Serenata per archi opera 8 di Beethoven e il Divertimento per archi in mi bemolle maggiore K. 563 di Mozart *domenica 4, alle ore 16 alla Scala, i Violoncellisti della Scala eseguono Kol Nidrei op. 47 di Max Bruch, Sette canzoni popolari spagnole di Manuel De Falla, Fantasia su Iberia di Isaac Albeniz e Le grand tango di Astor Piazzolla (trascrizioni dellensemble e di Stefano Nanni) *luned 5 al Conservatorio (Serate Musicali) il pianista Alexander Lonquich esegue il Klavierstck IX di Karlheinz Stockhausen e due Sonate di Schubert: in la minore D. 845 e in si bemolle maggiore D. 960 *luned 5, alla Scala, in una serata a favore della Fondazione F. Rava, la pianista Sofya Gulyak esegue musiche di Schubert-Liszt e di Wagner-Lizt, la Wanderer Fantasie di Schubert e la Sonata in si minore di Liszt

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www.arcipelagomilano.org *marted 6 al Conservatorio (Societ del Quartetto), il pianista Rafal Blechacz in un programma che prevede Bach (Partita n. 3), Beethoven (Sonata opera 10 n. 3 in re maggiore), Chopin (Ballata n. 1 opera 23 e due Polacche opera 26) e Szymanowski (Sonata n. 1 opera 8)

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Film dautore al Museo Diocesano
LAssociazione Culturale Silvia DellOrso propone uninteressante iniziativa allinterno del Museo Diocesano di Milano, una rassegna cinematografica di film e documentari darte. Visioni darte, questo il titolo della manifestazione, ha come scopo diffondere e mostrare come larte sia spesso protagonista del racconto cinematografico e come questo mezzo di comunicazione cos potente sia ottimale per la diffusione, anche presso il grande pubblico, dellarte stessa, della sua evoluzione e dei suoi protagonisti. Soprattutto per, la rassegna nasce come volont di far conoscere film, documentari e produzioni poco note ma dallalto valore contenutistico e divulgativo. Il programma, ampio e diversificato, ha proposto nei primi due appuntamenti lavori cinematografici interessanti e diversi tra loro. Nella prima domenica il tema era I musei vanno in guerra - Capolavori in fuga dai musei italiani, che grazie a una serie di filmati depoca, documentari e servizi dellIstituto Nazionale Luce e della Settimana Incom, hanno mostrato immagini dellodissea subita dalle opere darte italiane in tempo di guerra, portando alla luce leroismo degli addetti ai lavori che tentarono di salvarle e in seguito di riportarle a casa dopo spostamenti e trafugamenti fuori dal Paese. La seconda domenica stata dedicata a Van Gogh e Picasso: due geni di cui i registi francesi Resnais e Clouzot, attraverso le loro Soggettive dartista, hanno raccontato vita, opere e passioni dei grandi artisti. Gli appuntamenti continueranno poi fino a tutto marzo, con altre tre domeniche dedicate allarte e al cinema. Domenica 4 marzo saranno proiettati tre documentari su tre grandi artisti moderni: Medardo Rosso, Guttuso e Velasco Vitali, monografie televisive per documentare il cambiamento del modo di raccontare gli artisti e il loro rapporto con le opere. Domenica 11 marzo il tema sar Larte nella natura. La natura nellarte. Il primo documentario sar dedicato allo scultore Henry Moore, ripreso mentre lavorava ad alcune opere; il secondo sar su Giuliano Mauri, realizzato da Studio Azzurro; il terzo si intitoler Paesaggi rubati, documentario di Nino Crescenti per la RAI, in cui saranno protagonisti i disastri e la cattiva cura del nostro patrimonio artistico. Conclude il ciclo, domenica 18 marzo, Picasso e Braque go to the movies, documentario coprodotto da Martin Scorsese, mai visto prima in Italia, dedicato al rapporto tra arte e cinema agli inizi del Novecento, per evidenziare come le esperienze cubiste siano state influenzate anche dal cinema stesso. Una bella iniziativa che ha gi riscosso moltissimo successo nei primi appuntamenti e che permetter di vedere, e riflettere, su film e docufilm inediti o poco trasmessi in Italia. Un programma culturale vario e coerente con gli scopi dellAssociazione Silvia dellOrso, dedicata al ricordo della figura di Silvia DellOrso, storica dellarte, giornalista e saggista, nonch gi collaboratrice di ArcipelagoMilano, scomparsa in prematura et nel 2009. Visioni darte. Rassegna cinematografica - Museo Diocesano, sala dellArciconfraternita. Le proiezioni iniziano alle ore 16. L'ingresso libero sino a esaurimento posti. Non si accettano prenotazioni. I visitatori del Museo Diocesano muniti di biglietto e i soci dell'Associazione culturale Silvia Dell'Orso potranno accedere a posti a loro riservati.

Da Bellini a Tiziano. Nascita ed evoluzione del paesaggio


Si aperta la nuova stagione delle mostre a Palazzo Reale, e a inaugurarla niente meno che una mostra su Tiziano e il suo secolo. Il Cinquecento veneto stato dominato in pittura proprio da Tiziano, un artista che a partire dalla lezione di Giovanni Bellini e di Giorgione ebbe il merito di aver portato la natura e il paesaggio sullo stesso piano dei soggetti allora ritenuti pi importanti (scene storiche, nudi, racconti sacri), aggiungendo quindi un elemento di grande modernit allinterno dei suoi dipinti. Suo fu infatti luso nellaccezione moderna, del termine paesaggio, parola che compare per la prima volta nel 1552, in una celebre lettera dello stesso Tiziano allimperatore Filippo II. Linvenzione del paesaggio in pittura, come realt a se stante, fu una vera a propria rivoluzione. Dallo sfondo quasi riempitivo dei dipinti degli artisti delle generazioni precedenti, visto a volte come secondo piano su cui relegare episodi secondari e piccoli dettagli, pass a essere un vero e proprio piano autonomo. Paesaggi fantasiosi, spesso inventati, ma che permisero agli artisti, Tiziano in primis, di sperimentare un nuovo rapporto tra i soggetti rappresentati e la natura, di farli interagire e di renderli complementari. Fino alla prima met del Quattrocento, nel Veneto, quasi non esistono aperture paesistiche nei dipinti, che non siano generici fondali di verzura, o stilizzate convenzioni, come le onde a ricciolo dei mari in burrasca. Prima del nuovo termine tizianesco, lambiente naturale era paese e gli artisti dipingevano quadri di paesi, cio degli spazi, dei luoghi, considerati sotto il profilo delle loro caratteristiche fisiche e ambientali, spiega il curatore della mostra Mauro Lucco. Ecco perch il cammino iniziato da Bellini e concluso da Tiziano e seguaci cos importante, tanto da aver fatto arrivare a Milano una cinquantina di dipinti e disegni provenienti da alcuni dei maggiori musei americani - il Museum of Fine Arts di Houston,

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www.arcipelagomilano.org lInstitute of Arts di Minneapolis - ed europei - la National Gallery di Londra, la Gemldegalerie Alte Meister di Dresda, le Gallerie dellAccademia di Venezia, gli Uffizi di Firenze. La mostra aperta da due capolavori, la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione, che accompagnano un celebre dipinto giovanile di Tiziano, La sacra conversazione. Fu proprio Bellini il primo a inserire nei suoi dipinti sacri il paesaggio sullo sfondo, distinto per dal soggetto principale, e ben delimitato da drappi, cortine o invisibili valli spaziali. Seguendo il modificarsi della funzione del paesaggio, il percorso si sviluppa poi attraverso le sale, in cui le opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese e Jacopo da Bassano, arrivando alla chiusura con il Narciso di Tintoretto, sono accostate ad altri dipinti di Tiziano, interpreti di questa novit: L'Orfeo e Euridice, La Nascita di Adone, Tobiolo e l'angelo, Ladorazione dei pastori. Un paesaggio che ha avuto anche una sua declinazione letteraria, grazie a Jacopo Sannazzaro, che in quegli anni compose e pubblic lArcadia (la cui prima edizione del 1504 esposta in a Palazzo Reale), in cui la natura e la campagna sono descritte come luoghi ameni di delizia e gioia, popolate da pastori e contadini lieti. Italiani ma non solo. Importante dal punto di vista artistico fu anche larrivo a Venezia di artisti e opere del Nord Europa, con una diversa sensibilit per il paesaggio: una natura pi selvaggia e dura, a volte addirittura malinconica o iperdettagliata, come nel caso del disegno di Bregel dellAmbrosiana. E allora ecco concludere con lultimo Tiziano, in cui la materia e il mondo stesso sono fervore e movimento. Linvenzione del paesaggio, inaugurata da Giovanni Bellini e Giorgione e sviluppato in modo particolare da Tiziano pu dirsi completamente conclusa, lasciando alle generazioni a venire questa straordinaria e rivoluzionaria eredit. Tiziano e la nascita del paesaggio moderno - Palazzo Reale fino al 20 maggio - orari: 9.30-19.30; lun. 14.30-19.30; gio. e sab. 9.30-22.30 - costi: Intero 9,00. Ridotto 7,50

Klimt. Disegni per il fregio di Beethoven tra musica e arte


Il 2012 sar un anno interamente dedicato allartista austriaco Gustav Klimt, in vista del suo 150 anniversario di nascita. Klimt (1862-1918), pittore sopraffino ed elegante, inventore dello stile liberty e padre di quella grande rivoluzione artistica che fu la Secessione viennese, verr celebrato in tutta lAustria con una serie di mostre ed eventi a lui dedicati, ma anche nel resto dEuropa, da Parigi a Barcellona, da Londra a Milano. Ed infatti Milano che apre le danze klimtiane con una mostra incentrata sul grande fregio di Beethoven, eseguito da Klimt nel Palazzo della Secessione costruito da Olbrich. Il Fregio di Beethoven, lungo 34 metri, stato infatti qui ricostruito nelle sue parti fondamentali, e accompagnato da 18 disegni originali correlati a questo misterioso e affascinante affresco. Loriginale, custodito a Vienna, fu dipinto da Klimt nel 1902 in occasione della XIV mostra del movimento viennese. Lesposizione, nata in seguito alla creazione della grande scultura policroma di Max Klinger dedicata a Beethoven, fu tutta dedicata alla celebrazione del compositore tedesco, cos amato e ammirato dagli artisti secessionisti. Beethoven era considerato lincarnazione del genio, colui che aveva creato la Nona Sinfonia, incarnazione dellamore e dellabnegazione artistica e spirituale. Ecco allora lorigine del fregio: ispirato dalla Nona, nella declinazione data da Wagner durante la sua esecuzione del 1846, quando Wagner stesso aveva anche descritto nel libretto le immagini che la composizione gli suggeriva. Secondo Wagner solo larte e la poesia avrebbero potuto riscattare lumanit verso una vita migliore. Il fregio ha dunque la stessa funzione liberatrice della musica, in contrasto alla morte e alla decadenza del mondo terreno. Ecco perch il giorno dellinaugurazione Gustav Mahler venne chiamato a dirigere proprio la Nona Sinfonia allinterno di quella sala. Lopera si compone di tre parti: Lanelito alla felicit, le Forze ostili e lInno alla gioia, la stessa sinfonia che pervade gli ambienti della mostra. Il fregio si pone quindi come la rappresentazione del percorso che il Cavaliere, luomo, dovr affrontare per raggiungere la Poesia, fanciulla affascinante e sensuale, meta del suo cammino. Ma la strada tortuosa: il Cavaliere dovr affrontare le Erinni, la Lussuria, la Malattia, il Dolore, il gigante Tifeo ecc. Il Cavaliere arriver finalmente nelle braccia della Poesia, circondato da un coro gioioso, traduzione visiva dellInno alla gioia di Schiller e musicato proprio da Beethoven. Un tripudio di oro e decorativismo, figure dalle linee eleganti e sinuose, capelli sollevati dal vento, visi taglienti e occhi espressivi, arabeschi e pietre preziose, per arrivare allopera darte totale, che prevedeva lintegrazione delle diverse discipline artistiche (pittura, scultura, grafica, design, arte decorativa e architettura). Qui sembra esserci tutto. Fondamentali diventano allora i disegni, schizzi e studi preparatori fatti per i personaggi del fregio e per le figure femminili cos amate e a volte sfuggenti, che popolano i dipinti di Klimt. Ragazze esili e sensuali, colte in pose naturali, quasi distratte, un esercito di modelle che si aggirava per latelier del maestro viennese. Completano lesposizione i manifesti originali della Secessione, realizzati dai compagni di Klimt: Koloman Moser, Alfred Roller, Ferdinand Hodler e Leopold Stolba; con anche alcuni numeri di Ver Sacrum, lo strumento di divulgazione realizzato dagli artisti secessionisti, rivista/catalogo/opera darte totale della loro estetica. Gustav Klimt - Disegni intorno al fregio di Beethoven fino al 6 maggio, Spazio Oberdan Orari: Marted e gioved: dalle 10.00 alle 22.00. Mercoled, venerd, sabato, domenica: dalle 10.00 alle 19.30 - Luned chiuso Ingressi: intero 8,00 , ridotto 6,00 / 7,00

Brera mai vista: due lavori di Gerolamo Giovenone


In un mese in cui molte mostre stanno per giungere al termine (Artemisia Gentileschi, Oro dai Visconti agli Sforza e lArte Povera nella sua sede milanese), continua lesposizione di capolavori della Pinacoteca di Brera con il ciclo Brera mai vista. Fino a marzo sar possibile vedere due dipinti su tavola dellartista vercellese Gerolamo Giovenone (1490 1555). Le due opere, unAssunzione della Vergine

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www.arcipelagomilano.org e una grande ancona raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Giacomo, Giuseppe, Marta e donatore, rappresentano due momenti diversi e successivi della carriera dellartista. Giovenone nasce e cresce in una vera e propria stirpe dartisti: il padre Amadeo era maestro di legname, cos come lo fu il fratello, mentre furono pittori il fratello minore del Giovenone, Giuseppe (allievo e poi collaboratore di Gaudenzio Ferrari), e i figli di Gerolamo stesso, Giuseppe il Giovane e Giovanni Paolo. La formazione di Giovenone avviene quindi in un contesto caratterizzato dalle esperienze familiari e locali, ed stata infatti ipotizzata una formazione presso Martino Spanzotti, documentato a Vercelli a fine Quattrocento, e il suo discepolo Defendente Ferrari, con il quale collabora in diverse occasioni nei primi decenni del Cinquecento. Presto per lo stile di Giovenone cambia, venendo condizionato dallincontro con Gaudenzio Ferrari, che aveva gi operato a Vercelli per la prima volta agli inizi del secolo. Linfluenza di Gaudenzio si avverte nelle opere di Gerolamo fin da subito, ma diventa particolarmente importante in quelle del decennio successivo, quando sono ripetutamente documentati i rapporti del maestro valsesiano con la famiglia Giovenone. A questa fase appartiene lAssunzione della Vergine, giunta a Brera nel 1903/1904 con il dono della collezione del mercante Casimiro Sipriot, e che si ipotizza dipinta per la cappella dellAssunta in San Marco a Vercelli. Nel 1525 infatti il testamento di Nicolino de Lancis ne disponeva la decorazione, destinando agli eredi duecento fiorini per la realizzazione di unancona entro sei anni. Ma un nuovo artista si inserisce sulle scene vercellesi negli anni trenta, dominata a tutto tondo dai Giovenone: Bernardino Lanino, giovane pittore allievo e collaboratore di Gaudenzio Ferrari che diviene presto il pi importante divulgatore della poetica gaudenziana. I rapporti di Lanino con la famiglia Giovenone sono documentati dal 1530, e diventano via via pi fitti fino ad arrivare al matrimonio, dieci anni dopo, tra la figlia di Gerolamo, Dorotea, e il Lanino. Inizia da questo momento un intenso rapporto di scambio tra suocero e genero, del quale esempio la Madonna con il Bambino e i santi Giacomo, Giuseppe, Marta e donatore (ca. 1543), entrata in Pinacoteca nel 1808 con le soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi e gi in Santa Maria delle Grazie a Novara. Limpostazione ha infatti numerosi punti di contatto con la pala dipinta da questultimo per la cappella della Maddalena in San Francesco a Vercelli (1543, ora alla National Gallery di Londra). Il motivo del baldacchino, inoltre, si trova nella Madonna con il Bambino, santi e angeli, opera di Lanino per la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Borgosesia. Nel paesaggio si riconosce invece il Sacro Monte di Varallo Sesia come si presentava allepoca, opera in cui gioc la parte del protagonista lo stesso Gaudenzio Ferrari. Un artista dal linguaggio sobrio e misurato, forse privo di grandi invenzioni ma che incontr grande favore da parte della committenza, come dimostra la fiorente bottega vercellese. Due opere provenienti dai depositi della Pinacoteca ed esposte per la prima volta al grande pubblico. Brera mai vista - fino al 18 marzo 2012 - Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica. chiuso luned - Biglietti: 6,00 intero, 3,00 ridotto

Abo e la Transavanguardia italiana


ABO (Achille Bonito Oliva) vs Germano Celant. I due giganti della critica darte si sfidano con due mostre diversissime ma non troppo nella citt meneghina. Se Celant ha proposto la sua Arte Povera sparsa per lItalia, con sede principale presso la Triennale, ABO propone una grande retrospettiva sulla sua Transavanguardia, con seguito di mostre personali in giro per lItalia. Cinque i protagonisti di ieri e di oggi, riuniti sotto letichetta di Transavanguardia proprio da Bonito Oliva alla fine degli anni 70: Cucchi, Chia, Clemente, Paladino e De Maria. Di ciascuno dei cinque protagonisti raccoglie 15 opere, selezionate dal curatore in collaborazione con gli artisti, scegliendole tra le loro pi significative, inedite o particolari. Teorizzata nel 1979 da Achille Bonito Oliva con un saggio su Flash Art e da questi presentata per la prima volta al pubblico alla XIII Rassegna internazionale darte di Acireale, la Transavanguardia ha la propria consacrazione ufficiale nella sezione Aperto 80 della 39 Biennale di Venezia, segnando un punto di rottura con le ricerche minimaliste, poveriste, processuali e concettuali che avevano dominato gli anni Sessanta e Settanta. Un movimento artistico che sin dal suo nascere ha saputo e voluto puntare sullidentit della cultura italiana, inserendola a pieno titolo, e con una sua peculiare originalit, nel dibattito culturale internazionale degli ultimi quarantanni. Nello stesso tempo ha portato larte contemporanea italiana a un livello di attenzione, da parte di collezionisti, musei e critici stranieri, del tutto nuovo. Allidealismo progressista delle neoavanguardie il nuovo movimento risponde con il ritorno alla manualit dellarte e alle sue tradizioni. Allutopia del modernismo e del moderno in cui tutto internazionale, multinazionale e globalizzato, la Transavanguardia, nel suo trans-attraversamento di linguaggi, tecniche e scelte, oppone il genius loci del singolo artista, ossia il territorio del suo immaginario, nonch una rivalutazione del proprio nomadismo culturale e delleclettismo stilistico, che si nutre di memorie del passato (vedi i riferimenti longobardi beneventani di Paladino) e di citazioni dalla storia dellarte, contribuendo cos al pi generale processo di rielaborazione della Storia e della soggettivit avviato negli anni ottanta. Levento milanese ruota attorno ad alcune tematiche comuni, che attraversano le diverse poetiche dei cinque artisti: il ritorno alla manualit della pittura, delle tecniche semplici e primitive, il narcisismo dellartista, il doppio e laltro, la violenza, la natura, lincertezza della ricerca, linconscio, limmagine tra disegno e astrazione, il tutto in bilico tra bi e tridimensionalit. La mostra raccoglie in tutto 66 opere: 44 provenienti da musei, fondazioni, gallerie e collezioni private italiane, e 22 da musei e collezioni europee. Si potranno mettere cos a confronto le opere dei cinque artisti, appartenenti s a ununica corrente ma sicuramente diversi nella propria ricerca personale: le cupole, i fiori e i colori sgargianti di De Maria; i dipinti un po espressionisti e alla Bacon di Francesco Clemente, nella sua visone dellarte come catastrofe; i riferimenti a Chagall, Picabia, Picasso e De Chirico di Sandro Chia; le memorie storiche, tra forme organiche, simboliche e arcaiche di Mimmo Paladino; infine i riferimenti alla morte e alla decadenza fatti da Enzo Cucchi, in una profusione di teschi e immagini precarie sui suoi fondali desertici.

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www.arcipelagomilano.org La mostra di Palazzo Reale parte di un ciclo progressivo di sei mostre dedicato alla Transavanguardia. In concomitanza con la mostra milanese, sei importanti istituzioni italiane organizzeranno alcune giornate di approfondimento sulla Transavanguardia presiedute da uno dei cinque filosofi del comitato scientifico composto da Massimo Cacciari, Giacomo Marramao, Bruno Moroncini, Franco Rella, Gianni Vattimo, e contestualmente esporranno le opere della Transavanguardia presenti nelle loro collezioni. Alle giornate di studio prenderanno parte critici darte, curatori e direttori di musei. Di seguito il calendario delle giornate ancora a venire: Le mostre personali saranno ospitate in altrettante citt italiane tra le pi rappresentative della storia e dellidentit italiana, oppure legate alle vicende stesse della Transavanguardia. Le varie mostre saranno incentrate sulla recente produzione dei singoli protagonisti, partendo da un primo nucleo di opere storiche per poi seguire levolversi nel tempo e gli esiti ultimi delle loro ricerche artistiche. 1 marzo 2012, ROMA - MIMMO PALADINO: Roma, ex-GIL di Luigi Moretti, a cura di Achille Bonito Oliva e Mario Codognato e lorganizzazione di Civita. Marzo 2012, PALERMO - FRANCESCO CLEMENTE: Palermo, Palazzo Sant'Elia, a cura di Achille Bonito Oliva e Francesco Gallo e lorganizzazione di Civita. Transavanguardia-Palazzo Reale, fino al 4 marzo 2012 Orari: luned 14.30 - 19.30, marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30, gioved e sabato 9.30 - 22.30 Biglietti: 9,00 intero, 7,50 ridotto

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org La rosa del freddo e lavventura delluomo
Renzo Mosetti, Roberto Purini, Marina Silvestri Bruno Mondadori, 2011 pp. 139, euro 15,00
Gli autori, come i tre moschettieri del freddo, ci fanno rivivere lemozione di una delle pi grandi avventure delluomo davanti alla sfida della natura. Tra le pagine emergono grandi enigmi: possibile il ritorno di una nuova glaciazione? Lo scenario del noto film apocalittico The day after tomorrow potrebbe realizzarsi? Le oscillazioni del clima, che da sempre hanno segnato la storia, determinano lo sviluppo, la migrazione o la morte delle civilt. Tredicimila anni fa, il mondo sub un cambiamento climatico repentino. Il diffondersi della rosa del freddo, il bianco fiore artico, annunci un crollo delle temperature di circa 10 e un rallentamento della fase di riscaldamento, della durata di 1.000 anni. Non sappiamo molto su ci che accadde alle comunit primitive in quel drammatico ritorno al grande freddo. Possiamo ipotizzare che luomo abbia trovato rifugio nelle medie latitudini, che sia passato da predatore a produttore di cibo, ma quel che successe in quel lontano passato misur la resilienza umana: la capacit di affrontare in modo dinamico gli eventi negativi, non solo resistendo, ma superando le fasi critiche. Fu unavventura che rese possibile lavvio consapevole di una trasformazione culturale. Lo Younger Drays, la fase fredda prima dellOlocene, che prende il nome dalla rosa artica, incise sullo sviluppo dellagricoltura. Luomo matur una profonda conoscenza dellhabitat in cui viveva, del comportamento degli animali di cui si cibava e del ciclo delle piante, che inizi a domesticare. La memoria collettiva sembra sia stata tramandata nei miti sullorigine delle piante alimentari e sulla nascita dellagricoltura. Unendo cultura e poesia, Marina Silvestri ci conduce per mano tra i popoli antichi: ci narra il mito di Demetra, la bionda dea del grano, generosa nutrice che partor Persefone dalle bianche braccia. E mentre Demetra si strugge nel tempio per la figlia perduta, la carestia affligge gli uomini. Oggi il riscaldamento dovuto allenorme immissione di gas serra sta causando danni su scala planetaria: scioglimento della calotta artica, del permafrost siberiano con conseguente aumento della portata dei fiumi che sfociano nellOceano Artico, lo spostamento verso nord del vortice polare con periodi sempre pi siccitosi, sono tutti segnali di un periodo caldo che potrebbe precedere un nuovo Younger Dryas. I climatologi sostengono che laumento delle temperature potrebbe innalzare il livello del mare di circa 6,5 metri. Se fosse cos, addio a numerose regioni costiere della Florida meridionale, a Manhattan e ai paradisi terrestri come le Maldive. Ma, osservando le previsioni delle principali istituzioni scientifiche mondiali, solo due mostrano il collasso della Circolazione Termoalina, che determina i processi fisicochimici associati alla nota Corrente del Golfo. Chi avr ragione? Questa la sfida che ci attende per il futuro, un futuro che affonda le sue radici in un passato ghiacciato.

TEATRO questa rubrica a cura di Emanuele Aldrovandi rubriche@arcipelagomilano.org E pensare che cera il pensiero
di Giorgio Gaber e Sandro Luporini - con Maddalena Crippa

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arrangiamenti e pianoforte Massimiliano Gagliardi - coriste Chiara Calderale, Miriam Longo, Valeria Svizzeri regia Emanuela Giordano
Maddalena Crippa ha una presenza cos forte da potersi permettere di portare in scena Gaber senza imitarlo, di trasformarlo al femminile facendolo coincidere con se stessa. Le canzoni, cos indissolubilmente legate al loro autore, sono reinterpretate senza timore reverenziale, senza la paura di cambiare toni e intenzioni, inserendo o togliendo pause e in generale con una grande libert attorale supportata da una voce sempre allaltezza. Il lavoro agli arrangiamenti di Massimiliano Gagliardi (che suona anche il pianoforte in scena) preziosissimo e permette allo spettacolo di smarcarsi dallombra di Gaber anche dal punto di vista musicale, mantenendo le melodie ma allo stesso tempo smontandole e riassemblandole in modo da cucirle alla perfezione su Maddalena Crippa. Anche le tre coriste, che restano per molto tempo sullo sfondo con un grande impatto coreografico dato dalle luci che le disegnano come sagome nere, accompagnano la protagonista con brio e precisione. Lo spettacolo di teatro-canzone messo a punto da Gaber e Luporini fra il 1994 e il 1996, per, funziona pi come concerto che non come teatro. O meglio, se le canzoni hanno unindiscutibile forza e bellezza prese come singole canzoni, assumono con loperazione di collage una ridondanza che fa essere il risultato nel suo complesso, da un punto di vista drammaturgico, molto pi banale di quanto sarebbe ogni pezzo ascoltato da solo. La malinconia per unipotetica et delloro in cui cera il pensiero espressa fin dal titolo e percorre tutto lo spettacolo, in un susseguirsi di luoghi comuni che, pur essendo espressi con brillantezza e poeticit, restano pur sempre luoghi comuni. Criticare la modernit preferendole tempi passati un clich talmente abusato e rimasticato che diventato persino oggetto di parodia in un film mainstream come Midnight in Paris di Woody Allen. E le lamentele nei confronti del potere, della politica, dei giovani e del conformismo riescono a essere attuali soltanto grazie alla loro genericit tendenzialmente qualunquista (che le fa diventare, a loro volta, estremamente conformiste). Per fortuna Maddalena Crippa troppo brava per lasciare il tempo di annoiarsi. E lora e mezza di spettacolo scorre fluidamente, con buona alternanza di atmosfere e cambi di ritmo ben dosati dalla regia di Emanuela Giordano. Il tocco femminile dellaccoppiata regista/attrice riesce anche a far dire con eleganza e naturalezza a una donna un paio di battute palesemente maschili. I tre bis dopo i primi applausi poi, con Massimiliano Gagliardi e le tre coriste ad accompagnare la protagonista in proscenio, sono chicche del miglior Gaber per soddisfare un pubblico che, a sentir cantare/recitare la Crippa, resterebbe unaltra ora. Teatro Tieffe Menotti dal 21 febbraio al 4 marzo In scena Al Teatro Elfo Puccini dal 28 febbraio all11 marzo Abbastanza sbronzo da dire ti amo? e Prodotto, due atti unici rispettivamente di Caryl Churchill e Mark Ravenhill, regia di Carlo Cecchi. Al Piccolo Teatro Studio dal 1 al 20 marzo Blackbird di David Harrower, con Massimo Popolizio. Al Piccolo Teatro Strehler dal 28 febbraio al 5 aprile Santa Giovanna dei macelli di Bertold Brecht, regia di Luca Ronconi. Al Crt Salone dal 28 febbraio al 2 marzo Ci sono tanti modi per morire: due tentativi di Antonio Iannello, che cura anche la regia. Al Teatro Out/Off fino al 4 marzo Il guardiano di Harold Pinter, regia di Lorenzo Loris

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Paradiso amaro


di Alexander Payne [The Descendants, USA, 2011, 110] con George Clooney, Shailene Woodley, Judy Greer, Beau Bridges
I miei amici sul continente credono che, solo perch abito alle Hawaii, io viva in paradiso. Una voce fuori campo accompagna cos le prime immagini di Paradiso Amaro, ultima opera cinematografica di Alexander Payne. Tra gli amici di Matt King (George Clooney) ci siamo sicuramente anche noi. Il mondo occidentale, che ha selvaggiamente deturpato queste isole, associa da sempre le Hawaii al privilegio di una vita vissuta tra fiori, mare cristallino e surf. Matt non usa una tavola da surf da quindici anni e la camicia a fiori che indossa non lenisce, ovviamente, il dolore che prova nel vedere sua moglie in coma a seguito di un incidente sugli sci dacqua. La tragedia della moglie sconvolge la sua vita di uomo semplice, quasi impacciato, che si trova gi di fronte una scelta fondamentale, scegliere il compratore per l'ultimo pezzo di terra incontaminato ereditato dai propri antenati. Ha due figlie ribelli e capricciose, Alex (Shailene Woodley) e Scottie (Amara Miller), dei cugini opportunisti che aspettano la sua decisione per contare i soldi che incasseranno. Se fosse proprio necessario utilizzare una metafora biblica, la vita di Matt King non verrebbe certo paragonata al paradiso. Ci sono sicuramente tutti gli elementi per un dramma strappalacrime. Payne, regista noto per la sua propensione all'originalit, sceglie invece di miscelare il lato tragico della storia con dei risvolti comici spontanei, apparentemente involontari. L'amico bizzarro e inopportuno che Alex decide di portare in viaggio con la famiglia cos come l'amante della moglie dal faccione inebetito che troneggia su tutti i cartelli immobiliari ci strappano una risata, alleggerendo cos il calvario del protagonista. Matt King ha dovuto affrontare questo faticoso e sconvolgente percorso per realizzare che lultima piccola parte di paradiso nelle sue mani. Marco Santarpia

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www.arcipelagomilano.org In sala a Milano: Colosseo, Eliseo, Arlecchino, UCI Cinemas Bicocca, UCI Cinemas Certosa, Arlecchino, Plinius Multisala, Ducale, Anteo.

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VIDEO DAVID E CAROL ROSS: POCHI AMERICANI PER LEXPO http://www.youtube.com/watch?v=JrtnX9AnsNE

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