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armando puglisi

GIUBILEO 2000

Lettera aperta a Giovanni Paolo II

scritti di antidogma

In una intervista rilasciata qualche tempo fa ad un importante settimanale, un noto giornalista lamentava i disagi che Roma dovr subire a causa del Giubileo. In particolare, prendendo spunto dal previsto raduno di Tor Vergata che nell'agosto 2000 porter a Roma oltre due milioni di giovani, egli denunciava il grave danno urbanistico e il disagio umano che l'evento destinato ad arrecare alla citt. Che le doglianze del giornalista siano razionali indubbio, ma che siano irrealistiche altrettanto certo, dal momento che gli sfugge il destino che un futuro non troppo lontano riserva alla citt eterna, a causa del sopravanzare della popolazione musulmana. Il quadro concettuale da cui muove il giornalista, per contestare l'operato della gerarchia ecclesiastica, quello illuminista, mentre la molla che spinge questa gerarchia ad oltraggiare la vigente struttura urbanistica di Roma Storico-realistica: se la citt destinata a trasformarsi da cristiana in musulmana, coerente utilizzare il Giubileo per segnalare, con la durezza dei fatti, il trauma che dovr subire con il dischiudersi e il sopravanzare del nuovo millennio. Questo trauma, per quanto possa apparire ingiusto ad alcuni illuminati, non cancella il fatto grandioso che Roma, per continuare a vivere attraverso i millenni, ha dovuto pi che conservarsi, distruggersi, per assecondare le diverse esigenze civili e religiose dei popoli che lhanno abitata. Santit, io le scrivo -in primo luogo- per esprimerLe la solidariet nei confronti di critiche poco pertinenti che vengono mosse alla Chiesa da parte di un certo laicismo disattento e questo perch sono convinto che il Suo operato fondato sulla consapevolezza della inevitabilit della realizzazione della profezia maomettana, che vuole i musulmani conquistatori e dominatori delle terre e dei popoli dell'occidente cristiano. Devo per confessare che pur condividendo con Lei la convinzione che la realizzazione di tale profezia inevitabile, non sono altrettanto certo che essa debba essere oltremodo favorita se prima non si verifcano determinate condizioni. Come vede, Santit, la solidariet si subito sopita, a causa dell'emergere di perplessit e divergenze e sono soprattutto queste ultime che mi hanno spinto ad inviarLe questa lettera. Io non condivido che il Giubileo 2000 diventi il portatore planetario della richiesta dell'abolizione della pena di morte. Sia chiaro: personalmente sono favorevole all'abolizione di tale pena e quindi non sul principio che cade il dissenso, ma sul modo e i tempi che si utilizzano per conse-guirlo. Gi nell'ormai lontano autunno del '91 avevo inviato una "LETTERA APERTA" ai dirigenti radicali, per segnalare la mia avversione alla posizione che il Partito radicale aveva assunta sull'argomento. In quella lettera affermavo che l'abolizione della pena di morte poteva essere richiesta solo da coloro che intendono sostituirla con un forte luogo carcerario, ma che la stessa richiesta illegittima se proviene da chi pretende di abolire, allo stesso tempo, pena di morte e carcere. 2

Da allora gli anni trascorsi sono stati per me un letto di spine, destinato a penetrare sempre pi nella carne, tutte le volte che sopraggiungevano notizie che l'associazione "NESSUNO TOCCHI CAINO" veniva ricevuta, ascoltata, condivisa, dalle massime autorit del mondo. Diverso sarebbe stato se quell'associazione si fosse chiamata "NESSUNO AMMAZZI CAINO" e fosse stata accompagnata da una proposta abrogazionista rispettosa dei valori intangibili. Per me, che non sono un fautore del pensiero debole, lupo e agnello non si presentano come creature equivalenti, ma diverse come Caino e Abele, destinati a rappresentare, nella durata della coscienza, l'uno la sopraffazione e la morte, l'altro l'innocenza e la vita. Chi nutre tali convinzioni pu solo affermare: NESSUNO TOCCHI ABELE, TUTTI FERMINO CAINO E LO PUNISCANO SEVERAMENTE PER L'ATTO INFAME CHE HA COMPIUTO. Santit, affermare che il titolo dato all'associazione "NESSUNO TOCCHI CAINO" frutto del caso sarebbe falso, dal momento che esso trova il presupposto nella consapevole attivit prodotta -a partire dal 1979- da un noto leader laico, quando, sollecitato dalla giusta esigenza di denunciare il dramma della fame nel mondo, ha teorizzato che il "non uccidere" aveva ormai assunto valore di "legge storicamente assoluta". In tale teorizzazione il bene viene identificato con il lasciare e il lasciarsi ammazzare dai malvagi di questo mondo. Se si affermasse che tale sconcertante teoria farina d'autore, si affermerebbe il falso, perch le contraddizioni del personaggio, che lo rendono -ad un tempo- massone e frate, cultore della retta classica e dell'ellittica romantica, architetto di solide strutture e di fragili palingenesi rigeneratrici, non ne danno ragione, mentre diventa pienamente spiegata se viene considerata manifestazione delle ferme, lineari, consistenti concezioni elaborate e sostenute da una parte del mondo cattolico, che indica nei Vangeli il luogo ove si realizza la sovversione della tradizionale legge ebraica. Secondo questa parte Ges di Nazaret non avrebbe insegnato ad agire secondo i dettami di una morale inflessibile, tesa a inibire, fin sul nascere, le pulsioni contrarie alle dure prescrizioni dei comandamenti, n avrebbe predicato la tolleranza verso le debolezze umane per consentire agli iniziati di avvicinare i profani per poterli poi coinvolgere gradualmente in una vita di santit, ma si sarebbe presentato al mondo come banditore di un Dio buono, amorevole, tollerante anche verso le pi turpi nefandezze umane. Santit, non pu certo ignorare che oggi i buonisti non sono scorie marginali di una cristianit relegata in cripte sconsacrate, dal momento che costituiscono gran parte del corpo iniziato -docente e celebrante- delle istituzioni e delle chiese cattoliche, che liberamente opera per influenzare il popolo credente e non credente. Questa influenza testimoniata soprattutto dall'attivit quotidiana dei partiti laici e repubblicani. E' noto -o dovrebbe essere noto- che secondo gli intellettuali illuministi del secolo XVIII, gli Stati moderni fondano la loro legittimit sul popolo e che pertanto l'attivit legislativa dei Parlamenti deve essere volta a varare leggi che rispecchiano la volont dei liberi cittadini che li hanno eletti, mentre se si esamina il contenuto delle leggi penali che sono state varate dal Parlamento italiano, si deve amaramente constatare che esse, oltre a ignorare tale volont, riflettono le pi radicali concezioni del buonismo cattolico. Che cos' se non teologia ci che consente all'uxoricida, che si costituisce e ammette la sua colpa, di tornarsene subito a casa?; o al pluriomicida, gi condannato ad una pena non troppo severa, di lasciare il carcere dopo un solo anno per consentirgli di commettere altri delitti?; o che permette a colpevoli di decine di omicidi e condannati a pi ergastoli, di godersi, ancora giovani, la libert con il pretesto di una cagionevole salute? Vede, Santit, quando gli Stati moderni si trasformano in Stati teologici e utilizzano amore e tolleranza per colpire i principi dai quali erano sorti, coloro che, in nome di Cesare Beccaria denunciano la strumentalizzazione cui pu andare incontro l'abolizione della pena di morte, non possono che essere osteggiati e isolati dai loro stessi compagni di fede. Personalmente tali condizioni le ho gi conosciute nel '92 quando, dopo aver pubblicamente dissentito sull'argomento dalle posizioni radicali, fui costretto a subire la reazione scorretta dell'attuale segretario di "NESSUNO TOCCHI CAINO", senza che nemmeno Radio Radicale -che notoriamente si pregiava di essere un 3

organo di servizio pubblico dedito all'ascolto e al dialogo-, mi offrisse la bench minima possibilit di replica. Qui ho voluto ricordare tale esperienza, non per ritornare a denunciare comportamenti che pre-tendono di rimanere occulti, ma per sottolineare la consapevolezza delle difficolt, enormemente superiori, a cui andrebbe incontro chi nel mondo cattolico si proponesse di contrastare le posizioni buoniste e per spronare ad affrontarle in nome del dovere. Nell'anno che precede il Giubileo, consenta Santit di rivolgermi a Lei per ripetere che l'abolizione della pena di morte legittima solo se proviene da coloro che vogliono sostituirla -quantomeno- con una pena minima esemplarmente severa, che sia somministrata -senza eccezionia tutti gli omicidi volontari, dal momento che in mancanza di leggi e di misure esecutive atte a renderla effettiva, qualsiasi proposta abrogazionista costituisce atto immorale e delittuoso davanti alla coscienza degli uomini e di Dio, nonch incitamento alla dissoluzione del cemento che tiene uniti in consorzio civile gli individui, N i buonisti possono pretendere che l'innovazione della tradizione mosaica apportata da Ges, con la separazione della sfera religiosa da quella civile, comporti l'abbandono dell'obbligatoriet della pena terrena, perch egli non si limita a punire le offese con il simbolico fuoco eterno della geenna, ma affida ai tribunali di Stato il compito di somministrare pene durissime ai colpevoli di crimini, come dimostra, in modo non equivoco, l'episodio evangelico del padrone buono della vigna a cui viene ammazzato ingiustamente il figlio dai suoi servitori. Se insisto sul fatto che n il Nuovo, n il Vecchio Testamento autorizzano a somministrare pene lievi o nulle a chi compie efferate azioni volontarie, perch la distinzione del lecito dall'illecito e del bene dal male possibile solo se l'illecito e il male vengono puniti. Senza punizione Caino si confonde con Abele e non esiste su questa terra nessun mezzo che sia in grado di evidenziare e fissare i diversi valori di cui Caino e Abele sono portatori. Se questa regola, semplice e chiara -conosciuta da millenni da numerosi popoli e variamente applicata sotto molte latitudini del mondo-, in Italia disattesa, la responsabilit morale della Chiesa che, forte di un diffuso consenso popolare, ha approfittato delle debolezze altrui per spingere la sua consistente milizia laica, presente in Parlamento, a varare leggi permissive per far trionfare i principi del buonismo nell'ambito dello Stato, con il conseguente azzeramento dell'entit e della certezza delle pene. Se riconoscere tale oggettiva responsabilit non comporta per la Chiesa una condanna reale, dal momento che i suoi membri e le sue istituzioni sono tutelati dai diritti di libert che i principi democratici assicurano alle associazioni private, anche qualora i loro valori e interessi confliggano con quelli dello Stato, ci non di meno i danni provocati dalla Chiesa non possono evaporare in una irresponsabilit generalizzata ricadendo, in primo luogo, su quei cattolici che, grazie alle cariche pubbliche rivestite, hanno attentato ai diritti che tutelano la laicit dello Stato e della persona, ivi compreso quello primario della vita. Che quei cattolici, che hanno abusato del Parlamento per imprimere il marchio del peggiore clericalismo alle leggi, si siano gi sporcati le mani del sangue innocente d'Abele confermato dal fatto di cronaca del pluriomicida scarcerato dopo un solo anno, che ha potuto ammazzare la moglie -rea di avergli dato due figli- convinto che la legge gli permetteva impunemente di continuare a coltivare la sua criminale inclinazione. N creda, Santit, che questo episodio costituisca un caso circoscritto, perch al contrario esso rappresenta, emblematicamente, la normale condizione in cui versa il sistema penale italiano, come dato constatare dalla frequenza degli omicidi commessi dagli assassini che sono stati esentati dall'obbligo di scontare in carcere pene severe. E se qui mi astengo dal riportare l'elenco di crimini siffatti, forniti dalle pagine di cronaca nera, solo perch esso finirebbe per edulcorare le responsabilit di coloro che hanno realizzato una catena di orrori, che tanto pi grave in quanto riconosciuta come espressione teologica del bene e della virt laica dello Stato. Vede, Santit, ci che pi preoccupa nell'osservare tale catena, non il grado di impunit godu-ta da coloro che l'hanno realizzata, perch naturale che la democrazia teologica riservi agli atti 4

irresponsabili dei suoi governanti il trattamento privilegiato che l'assolutismo monarchico garantiva ai re per diritto divino e ai suoi ministri, ma la rassegnazione che ha pervaso il popolo e che gli impedisce di reagire contro i nuovi despoti e i loro soprusi. E' questa mancanza di reazione che preoccupa e non perch la societ divisa ha accettato la logica signore-schiavo, di hegeliana memoria, dove una parte si gratifica del dominio e l'altra della sottomissione, bens perch manifestazione di una malattia ben pi grave e inconfessabile che ha indotto la societ a scegliere di vivere nel mondo dell'infanzia, dove le responsabilit adulte vengono neglette perch l'introiezione del "bene" predicato dal buonismo religioso e fatto proprio dallo Stato sedicente laico ha convinto che la vita non ha valore e quindi non merita il sacrificio di viverla. Come sarei lieto se potessi ignorare che, nell'era del benessere di massa, il motore della storia ormai diventato l'indottrinamento diffuso dalle radio-televisioni, che entra nelle coscienze per ricreare e moltiplicare gli effetti gobelsiani che sono dimensione mentale, prima che diventi essa stessa creatrice di dirompenti, effetti economico-sociali, dal momento che solo tale dimensione d ragione del pi grande fenomeno che l'occidente ha conosciuto - e che fa impallidire la stessa dissoluzione dell'impero romano- costituito dal furibondo calo demografico, destinato a portare, entro tre o quattro generazioni, sull'orlo dell'estinzione le popolazioni europee. Che tale enorme fenomeno di morte sia stato propiziato dal nazismo certo, perch, fra tutte le esperienze storiche che si sono succedute sul palcoscenico del mondo, solo il nazismo, con una sequenza interminabile di delitti e di orrori, prima ha imposto all'attenzione che l'uomo poteva trovare ragione di vivere solo se viveva per realizzarsi come Caino e poi Santit, a questo punto confesso di provare disagio a proseguire, perch posso apparire un esacerbato prodotto della schiera di coloro che accusano la Chiesa di essersi resa deliberatamente complice del nazismo, mentre io sono estraneo a questa compagnia dal momento che credo che -se tale complicit ci fu-, essa deve essere imputata sostanzialmente alla troppo tardiva conoscenza della vera natura dell'hitlerismo. Aver sollevato il problema delle responsabilit stato utile perch ha permesso di chiarire che chi scrive non parte da posizioni pregiudizialmente ostili all'operato della Chiesa e che pertanto la critica al buonismo non stata svolta sul presupposto che i buonisti -docenti e celebranti- siano senz'altro consapevoli degli errori che commettono nell'interpretazione delle Sacre Scritture e delle distorsioni che da tali errori discendono, quando vengono utilizzati per la comprensione degli avvenimenti politico-sociali contemporanei. Anzi, chi scrive, dal momento che crede che i buonisti appartengono alla schiera dei mistici della fede, ritiene che essi sbaglino in buona fede, perch, accecati dagli slanci di un cuore desideroso di offrirsi gratuitamente a tutti, non sono nemmeno in grado di accertarsi se il loro amore viene utilizzato per renderli complici di atti e fatti disonesti e criminali. E se il buonismo contemporaneo, nato nel secondo dopoguerra dal senso di colpa per quanto la Chiesa non aveva saputo fare per prevenire l'ascesa e l'affermazione dei fascismi, si propone il nobile fine di rendere irreversibile un civile processo di pacifica convivenza, esteso a tutti i popoli della terra, l'irrazionalit della sua componente mistica priva questo fine delle condizioni reali che sole sono in grado di renderlo possibile. Santit, che Lei stesso sia vittima del misticismo buonista dimostrato dalle incongruenze che emergono dal Suo ministero, perch quando usa tutta l'autorit che proviene dalla Sua carica per difendere la sacralit della vita -fin dal concepimento- e lattivit di "NESSUNO TOCCHI CAINO" -volta a convincere che l'assassinio e la sua reiterazione sono cose di poco conto- , Lei cade in palese contraddizione, perch non si comprende come una eventuale promessa di vita possa valere incommensurabilmente di pi della vita. Ma se, sul tema della vita e su quello ancora pi delicato delle incongruenze espresse sull'argomento dal Suo ministero, non insisto, per lasciarli alle cure dei filosofi e dei teologi; affinch li affrontino con la profondit e l'ampiezza che meritano -senza il rischio di inutili polemiche-, mi permetta, Santit, di rivolgermi a Lei, senza pregiudizio, per invitarLa a lottare contro le leggi pena- li e il sistema giudiziario italiano, per smantellare lo Stato teologico e per instaurarne uno democratico -quantomeno decente-, prima di appoggiare "NESSUNO TOCCHI CAINO". 5

Se Lei accettasse questa posizione, non solo i benefci per l'Italia sarebbero enormi (si potrebbero -tra l'altro- finalmente avere partiti laici di destra e di sinistra, (sic!), ma anche il rischio che corre il mondo di trasformarsi nel regno unico delle democrazie teologiche e delle dittature si attenuerebbe. Infatti se Lei manterr ferma l'attuale posizione della Chiesa, molto probabile che nel 2000 l'ONU proclami l'universale abolizione della pena di morte con conseguenze negative prevedibili dal momento che, per soddisfare la generale pubblica demagogia, i Paesi dispotici si sentiranno autorizzati a praticarla in modo occulto -magari ricorrendo ad apparati "mafiosi" paralleli- con il risultato di peggiorare i loro gi pessimi comportamenti in materia penale, mentre quelli democratici saranno sollecitati ad adottare una forma di giustizia all'italiana, dove la pena di morte -somministrata in forma illegale- inevitabilmente peggiorer anche la residua deprecata giustizia legale fondata sulla pena di morte, perch la morte verr sistematicamente inflitta ad innocenti per mano di omicidi, resi liberi dopo che i tribunali di Stato avranno accertate le loro oggettive responsabilit criminali. Santit, mi auguro che il Giubileo che Lei si appresta a celebrare rappresenti il sacro recinto nel quale la certezza di non poter vedere il raggiungimento della meta solleciti, con pi rigore, alla lotta per i diritti civili, capaci di imporre il fiorire delle democrazie, senza le quali impossibile abolire la pena di morte n possibile sostituirla con la pena certa e severa, a testimonianza che gli uomini appartengono alla schiera dei giusti, perch in grado di mantenere vivo il ricordo di coloro che dovevano continuare a vivere la vita che gli era stata donata da Dio o dalla natura e che solo Dio o la natura hanno l'autorit e/o il diritto di togliere. A Lei, Santit, il compito di giudicare se quanto proposto degno di considerazione e di decidere se convenga tentare ci che ancora possibile, sapendo fin da ora che solo Lei pu compiere il miracolo di arrestare il cieco procedere delle popolazioni europee verso il baratro, perch solo Lei in possesso del carisma per annunciare che il Giubileo 2000 segna la resurrezione di Abele, necessaria a risvegliare dal torpore della morte e a predisporre al rifiorire del consenso fattivo verso la propria e l'altrui vita. Se questo miracolo dovesse compiersi allora la stessa profezia maomettana perderebbe il suo carattere inquietante perch il vasto e variegato mondo musulmano acquisterebbe il tempo per scoprire e/o approfondire la saggezza dei greci che lo fornirebbe delle difficili attitudini e capacit che sono necessarie -anche ai conquistatori e dominatori- di far progredire l'umanit unita in un comune destino di pace e prosperit. Ma anche un altro miracolo si compirebbe perch la razionalit laica del noto giornalista ritornerebbe ad acquistare significati e valori reali, significati e valori che altrimenti sono destinati ad andare persi, non dalla sua personale sensibilit e coscienza civile ma da quella degli altri che non avranno voluto raccoglierli, per difenderli e valorizzarli come meritano. Voglia gradire un saluto antidogmatico.

Torino, marzo 1999