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LEER JUNTOS SARIENA. DINO BUZZATI Y EL DESIERTO DE LOS TRTAROS.

7 de diciembre de 2011

Trayectoria literaria.

(Belluno, 1906 - Miln, 1972) Escritor y poeta italiano que fue uno de los pocos representantes en su pas de esa narrativa surrealista o metafsico-existencial que tuvo en Franz Kafka a su mximo exponente. Tras doctorarse en derecho en la Universidad de Miln, inici en 1928 una extensa carrera de periodista en el Corriere della sera, diario en el que tambin desarroll labores de redactor y enviado especial. Ms tarde se emple como redactor jefe en la Domenica del corriere. Debut en el campo de las letras con Barnab delle montagne (1933), pero fue en su segundo libro, Il segreto del Bosco Vecchio (1935), una fantstica presentacin de un mundo de gigantes, de animales que hablan y de hechos prodigiosos, donde se hicieron evidentes algunos de los motivos fundamentales de su obra: el gusto por la magia y la alegora, una inclinacin a la fabulacin y al romanticismo descriptivo y un clima de leyenda nrdico-gtica. Desde 1936 escribi numerosos relatos para el "Corriere" y otros peridicos, posteriormente recopilados en Los siete mensajeros y otros relatos (I sette messaggeri) (1942), "Paura alla Scala (1949), "Il crollo della Baliverna" (1954), Sessanta racconti (1958, premio Strega), "Esperimento di magia" (1958), Il colombre (1966), Las noches difciles y otros relatos (Le notti difficili) (1971). Su mayor logro fue El desierto de los trtaros (1940), historia de jvenes oficiales que consumen toda su existencia en una solitaria fortaleza fronteriza, esperando en vano la invasin de los trtaros, en la que se retrata el ansia, la renuncia y la soledad del hombre, incapaz de escapar a su propio destino. La novela tuvo un gran xito de pblico y de crtica y fue traducida a mltiples lenguas. El resto de su obra, entre la que destacan Siete mensajeros (1942) o Sessanta racconti (1958), con el que obtuvo el premio Strega, ahondan en su tendencia a lo grotesco, en el misterio y la angustia de lo cotidiano o en el absurdo e inexplicable destino humano. A veces, como es el caso de Una gota, el soporte de la fabulacin lo constituye una situacin
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intranscendente reflejo de la insignificancia y la. sta termina por envolver al individuo en una atmsfera inquietante que se desliza hacia el terror. Sentido y fuentes de la literatura de Buzzati. La obra literaria de Dino Buzzati remite -como anticipamos- a la influencia de Kafka por el escarnio y la expresin de la impotencia humana enfrentada al laberinto de un mundo incomprensible. Pero tambin remite al Surrealismo, como acaece en sus cuentos en donde la connotacin onrica est siempre muy presente. Aunque tal vez el ms convincente de los intentos de establecer relaciones haya que buscarlo en su parentesco con las corrientes existencialistas de los aos 1940-1950. O en la proximidad al espritu de "La nusea" (1938) de Jean-Paul Sartre; o en la de Albert Camus con El extranjero (1942) con un "presente perpetuo e interminable", que vinculan este tpico con otros dos grandes clsicos: Georges Perec y Las cosas y Thomas Mann, con su Montaa mgica. A pesar de todo, y curiosamente, Buzzati no acept jams ser considerado un escritor. Se defina, ms bien, como un simple periodista que escriba de tanto en tanto ficciones o nouvelles, a las cuales no atribua gran valor. El juicio de la posteridad y el de sus contemporneos han contradicho muy profundamente el punto de vista del propio Buzzati. Gracias a su modestia y su humildad, Dino nos ha dejado el ms preciado de los legados: la palabra hecha arte, gua y luz perpetuas con la que escudriar los eternos misterios de nuestra srdida existencia.

Il deserto dei tartari. Recensione.


Dino Buzzati pubblica Il deserto dei tartari, suo terzo romanzo, nel 1940, mentre l'Europa freme sotto i colpi di una guerra dentro la quale anche l'Italia inizia a muovere i primi passi. Lo stesso scrittore/giornalista (dal 1928 collabora con Il Corriere della Sera) si imbarca, quell'anno, come corrispondente per il suo giornale. l'anno in cui Hemingway pubblica Per chi suona la campana, Corrado Alvaro, Incontri d'amore e Giovanni Comisso Felicit dopo la noia. Dino Buzzati potrebbe essere definito, per comodit e convenzione, lo scrittore dell' assurdo-reale, ovvero di quell'assurdo che diviene realt sotto gli occhi di chi, vivendo, scruta ogni piega della propria esistenza e di ci che lo circonda. lo scrittore che non d lezioni sullo scrivere, n postula teorie, che ama il suo lavoro di giornalista, al pari della Letteratura, attingendo dal reale per sognare e far sognare. Sogno che, tuttavia, non alienazione dalla realt. Ed il suo uno stile onirico, fatto di lucide visioni, di ombre, di sussulti e di misteri, di miti avulsi da qualsiasi condizionamento storico, universali perch fuori da ogni tempo e attuali sempre. Uno stile sapientemente
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sottratto alle mode, alle etichettature, che segue un filo interno, coerente, fatto di temi ricorrenti, talvolta ossessivi: l'attesa, il trascorrere del tempo, il senso della morte, l'illusione e la delusione, il vuoto e l'ansia di colmarlo, le infinite sfaccettature del vivere. E ancora, la montagna che diviene spesso personaggio, la solitudine che accomuna e divide l'intera umanit nelle opere di Buzzati tutto diviene tangibile, anche l'irreale. Le etichette che la critica gli affibbiava, sembravano lasciarlo impassibile, sia che lo si accomunasse a Kafka o a Bontempelli, sia che lo si accusasse di fuga dalla realt, di surrealismo. L'attivit del gruppo fiorentino Solaria, cui collaborano critici quali Debenedetti e Solmi, aveva gi delineato, negli anni trenta, due precisi filoni narrativi: quello di tipo saggistico/memorialistico e quello realistico: Buzzati non rientrava in nessuno dei due. Ne Il deserto dei tartari, attraverso metafore, pi o meno velate , analogie, sottili processi allusivi ed evocativi, Buzzati segue la vita/non vita di Giovanni Drogo, dal suo arrivo, appena ventunenne, alla Fortezza Bastiani, fino alla sua morte. La Fortezza un avamposto al confine con un deserto, in passato teatro di rovinose incursioni da parte dei tartari: sperduta, sulla sommit di una montagna, retta da regole ferree, microcosmo minacciosamente affascinante che strega i suoi abitanti impedendo loro di abbandonarla. I zelanti militari che la abitano e le danno vita sono retti da un'unica speranza, che diviene ragione pura del loro esistere: vedere sopraggiungere i tartari da quei confini, per combatterli, acquisire gloria, onore, diventare, insomma, eroi. Le vite si consumano, dunque, in questa sterile attesa, cullate dalla pigra abitudine, scandite dall'ignaro trascorrere del tempo. Giovanni Drogo, che arriva alla Fortezza convinto di ripartirne subito, si trova avvinto, immediatamente, dalla sua malia: sicuro di s, sa di avere tutta la vita davanti, di poterne disporre a suo piacimento, aspettando la grande occasione. Cos Giovanni si adatta alla vita della Fortezza, consegnando nelle mani della Disciplina militare, sempre uguale, sempre regolare, la propria esistenza. Trascorreranno quindici anni prima che egli inizi a rendersi conto che il tempo fuggito, prima che riesca ad individuare, a ritroso, perfino l'attimo esatto in cui la giovinezza gli sfuggita di mano: la prima sera che fece le scale a un gradino per volta. Da quel momento tutto diviene troppo veloce, perfino il ritmo della scrittura del libro accelera (basti pensare che in ventuno capitoli vengono descritti quattro anni, e negli ultimi nove, se ne avvicendano pi di venticinque!), per giungere alla fine di tutto, all'amara constatazione che la vita stessa sia stata una specie di scherzo: mentre, infatti, i tartari, tanto attesi, attaccano davvero, Giovanni Drogo, minato da una grave malattia, costretto a lasciare la Fortezza per andare a morire, da solo, in un'anonima stanza di locanda, in
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citt. Ma non nella disperazione che muore : superata, infatti, la rabbia, la delusione, la tentazione di rinnegare tutta la sua vita, egli si convincer che la Missione Suprema proprio quella che sta affrontando: la morte esiliato fra ignota gente, solo ed abbandonato. L'intero romanzo caratterizzato, oltre che dai temi buzzatiani e da un ritmo alquanto variabile di narrazione, dal continuo mutare di prospettiva del narratore. Talvolta questi assume il punto di vista del protagonista, altre volte narra di lui in terza persona, allontanandosi; oppure interloquisce con i personaggi; in alcuni casi sembra seguire un proprio pensiero, un flusso di coscienza ininterrotto che prelude a quelle che saranno poi le riflessioni dello stesso Giovanni Drogo. Vale la pena di leggerlo, per riflettere, per guardarsi dentro. Fonte: http://www.italialibri.net/opere/desertodeitartari.html . A cura della Redazione Virtuale